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Ricerca personalizzata

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In questa sezione raccoglieremo dei testi brevi, dei piccoli estratti di opere letterarie famose allo scopo sia di fornire ai naviganti un po' di buon materiale per le loro letture, sia allo scopo di fare da stimolo alla critica e alla produzione di nuovi lavori. Il tutto viene così ad unirsi all'offerta di più di 80.000 aforismi messi in rete, 15.000 in italiano e gli altri in lingua inglese raggiungibili dai nostri links, alla sezione dei nuovi autori, e a tutte le altre pagine, vale a dire quella dei forum, quella dei libri in rete, quella delle promozioni, delle chat e via dicendo. Così facendo si cercherà di creare un ponte tra le nuove leve, gli autori più o meno affermati  e i vari operatori del settore allo scopo sia di aumentare sempre più la popolarità di tutti gli amanti di questo mondo, sia di fare al tempo stesso da guida, da stimolatori e da promotori a tutti coloro i quali amano leggere e scrivere; a tutti quelli che credono sempre più fermamente nel valore positivo della pluralità dei testi, del dialogo e del confronto dialettico e a quanti sono più o meno consapevoli del bisogno che tutti abbiamo di un minimo di aiuto, di conforto e di solidarietà. Si sa sin troppo bene infatti che l'arte nasce dal dolore e noi fino a prova contraria pur volendo certamente essere degli artisti vogliamo anche cercare di soffrire un po' di meno, sempre che la cosa sia possibile! Se dunque anche tu vuoi far sentire la tua voce, non devi far altro che unirti a noi, e quindi devi leggere il nostro statuto, i Principi Sintetici ed Enigmatici di Daimonologia Applicata, il nostro lascito, il testamento di Carl William Brown e poi potrai contattarci, dopo aver dato un'occhiata alla nostra politica leggendo la nostra pagina delle promozioni. A presto dunque e buon divertimento. Ciao, ciao e a presto! 



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COME FARSI RISPETTARE

(Testi letterari scelti da Carl William Brown)


Una summa della miglior filosofia di ogni tempo contro ogni forma di sopruso, i più famosi aforismi, le più acute riflessioni, i più seri motti di spirito contro il potere e l'autorità, vale a dire contro la stupidità dell'uomo e dell'universo.

Prima parte della tragedia

Notte
Una piccola stanza gotica, con una volta alta
Faust, inquieto, sulla sua poltrona, davanti al leggio

FAUST. Ahimè!, ho studiato, a fondo e con ardente zelo, filosofia e giurisprudenza e medicina e, purtroppo, anche teologia. Eccorni qua, povero pazzo, e ne so quanto prima! Vengo chiamato Maestro, anzi dottore e già da dieci anni meno, per il naso, in su ed in giù, in qua ed in là, i miei scolari. E scopro che non possiamo sapere nulla! Ciò mi brucia quasi il cuore. Ne so, è vero, un po' più di quelli sciocchi, dottori, maestri, scribi e preti; non mi tormentano né scrupoli, né dubbi, né ho paura del diavolo o dell'inferno. Però mi è stata tolta in cambio di ciò ogni gioia; non mi metto in capo di sapere qualcosa di buono, non mi illudo di poter insegnare qualcosa, di saper render migliori o convertire gli uomini. Oltre a ciò non ne ho né beni, né danari, né onori, né le pompe del mondo. Nemmeno un cane potrebbe continuare a vivere cosi. Mi sono dato pertanto alla magia, se mai il potere o la parola dello Spirito mi rivelassero qualche segreto. Per non dover dire, dopo così amare, sudate fatiche, quello che non so, per poter scoprire ciò che, nel profondo, tiene insieme l'universo e contemplare ogni attiva energia ed ogni primitiva sostanza e smetterla di rovistare nelle parole.
J.W. Goethe

Già, quello che si chiama sapere! A chi è permesso chiamar le cose con il loro nome? I pochi che ne capirono qualche cosa e, abbastanza ingenui, non frenarono l'empito del loro cuore e rivelarono alla folla i loro sentimenti e le loro visioni, li hanno sempre messi in croce o sopra un rogo. Vi prego, amico, è notte fonda, per questa volta dobbiamo interrompere.
Goethe Faust

Anche la vecchia pelliccia pende al vecchio chiodo e mi ricorda le sciocchezze che insegnai, allora, a quel ragazzo e delle quali egli, un giovanotto ormai, si nutre ancora oggi. O cappa dal lungo pelo, mi prende veramente il desiderio di darmi, ancora una volta unito a te, l'importanza del docente, come quando si pensa di aver completamente ragione. Ai dotti ciò riesce, al diavolo è passata la voglia da un pezzo.
(Scuote la pelliccia che ha tirata giù dal chiodo. ne vengono fuori tignole, scarafaggi e farfallette.)
Mefistofele Goethe

La giustizia è soltanto viva preoccupazione di venir privati dei propri beni; da ciò deriva la considerazione e il rispetto per gli interessi del prossimo, la cura scrupolosa di non recargli alcun danno. Senza questo timore, che lo trattiene entro i confini dei beni che gli sono toccati per nascita o per fortuna, l'uomo farebbe continue scorribande nei beni altrui.
La Rochefaucoult

Ritengo che buona parte della morale corrente per quanto riguarda i rapporti economici e sessuali sia profondamente sbagliate.... Scrivo commedie con il preciso scopo di convertire il paese alle mie idee.
G. B. Shaw A questo proposito vedi Estetica ecc. anche Etica o comportamento, ideologia, motivazione, persuasione, retorica, morale, felicità, critica, filosofia, ecc.

Il totocalcio è una delle più subdole armi inventate dalla borghesia capitalista per difendersi dal proletariato. Un'arma efficacissima e che non costa niente alla borghesia. Anzi le da dei grossi guadagni.
G. Guareschi

Che cosa ha fatto di male agli uomini l'atto sessuale così naturale, così necessario, così legittimo, per non osarne parlare senza vergogna, per lasciarlo fuori dai discorsi seri e misurati?
Noi pronunciamo senza problemi termini come uccidere, rubare, tradire e del coito non oseremmo parlare che con un filo di voce. Vuol dire allora che meno ne parliamo più abbiamo diritto di ingigantirlo nel pensiero ?
Montaigne (III, 5)

Ci siamo valsi della loro ignoranza e inesperienza (dei popoli sottosviluppati) per portarli con maggiore facilità sulla strada del tradimento, della lussuria, della bramosia e di ogni altra sorta di efferatezza e crudeltà, sul modello dei nostri costumi. Chi ha mai assegnato un simile prezzo all'utilità dei commerci e dei traffici ? Tante città rase al suolo, tante popolazioni annientate, milioni di uomini passati per le armi e la più ricca e bella parte del mondo sconvolta per il commercio delle perle e del pepe ! Vittorie scellerate. (III, 6)

Gli uomini finiscono per darsi in affitto, non nutrono le proprie facoltà per se stessi ma per quelli ai quali si assoggettano; sono i loro locatari che abitano in loro, non essi stessi. Questa inclinazione comune non mi aggrada: dobbiamo essere i diretti gestori della nostra anima e ipotecarla solo quando è indispensabile; e ciò non può avvenire che in rarissime occasioni, se giudichiamo con senno. Osservate le persone abituate a lasciarsi condurre e possedere, fanno sempre così, nelle piccole cose come nelle grandi, per ciò che non le riguarda affatto come per ciò che le riguarda; si ingeriscono indifferentemente dove c'è da darsi da fare e da impegnarsi, e perdono ogni vitalità quando non sono in agitazione angosciosa. (III, 10)

Quanto alla guerra, che è la più grande e spettacolosa delle azioni umane, desidererei sapere se preferiamo servircene come prova di qualche nostra prerogativa o, al contrario, come testimonianza della nostra debolezza e imperfezione: poiché, in effetti, pare che la scienza di distruggerci e scannarci tra noi, di rovinare e far finire la nostra stessa specie, non
abbia molto da farsi invidiare dalle bestie che non la posseggono... Viene quasi da ridere a considerare che quel terribile schieramento di tante migliaia di uomini armati, tanto furore, audacia, coraggio sia stato mosso ed alimentato da cause senza senso.....(II, 12)

E' patetico e rischioso dipendere da altri... Odio con tutto il cuore essere obbligato a qualcuno, sia per questi che per me stesso. Prima di usare della benevolenza di un altro, in qualsiasi occasione, farò tutto quello che posso per evitarlo... Detesto sottomettermi a qualsiasi obbligazione ma soprattutto a quella che mi condiziona per debito d'onore. Niente è così oneroso come quello che mi viene dato perchè in questo modo la mia volontà resta ipotecata a titolo di riconoscenza. Accetto più di buon grado quelle cariche che si possono acquistare. Lo credo bene: per queste do solo del denaro, per le altre la contropartita è me stesso. (III, 9)

Si vuole che ognuno nel proprio partito abbia una disciplina cieca e ottusa e che il nostro convincimento e la nostra valutazione delle cose non debbano seguire la verità ma servire solo gli obiettivi finalizzati al nostro desiderio. Io preferisco sbagliare nel senso opposto, tanta è la preoccupazione che il mio desiderio finisca per subornarmi. Aggiungo che non diffido mai abbastanza delle cose che desidero. (III, 10)

La lettura costeggia tutto il percorso della mia vita e mi è di conforto dovunque. Mi consola della vecchiaia e nella solitudine. Rende più leggero il peso di un ozio noioso e mi libera in qualunque momento delle compagnie fastidiose. Se il dolore non è eccessivo o troppo acuto lo attenua. Spesso per distogliermi da un pensiero sgradevole ricorro ai libri: finiscono facilmente per assorbire tutta la mia attenzione e mi sottraggono ad esso. (III, 3)

La menzogna è un vizio esecrabile. Siamo uomini e legati gli uni agli altri solo per mezzo della parola. Se ci rendessimo conto dell'iniquità e della portata di tale vizio ne faremmo pagare il fio col fuoco più giustamente che per altri reati...Se la menzogna, come la verità, avesse un volto solo, saremmo in una condizione ottimale. Finiremmo per assumere per il certo il contrario dell'affermazione del bugiardo. Ma il rovescio della verità ha centomila facce e un campo indefinito. (I, 9)

Dalla Pratica del mondo si ricava una meravigliosa chiarezza per giudicare gli uomini. Siamo tutti gretti e chiusi in noi stessi e non riusciamo a vedere più in là del nostro naso. Domandarono a Socrate di dove fosse. Non rispose " Di Atene " ma " Del mondo ".
Lui, che aveva uno spirito ricco e capace di una visione ampia della vita, abbracciava l'universo come la sua città, estendeva le sue conoscenze, la sua solidarietà e i suoi affetti a tutto il genere umano, non come noi che guardiamo soltanto al nostro ombelico. (I, 26)

( Secondo la nostra consuetudine ) il compito dell'educazione consiste nel dire agli altri ciò che ci è stato detto. Vorrei che ogni precettore correggesse questo metodo e che, sin dall'inizio, secondo le reali possibilità dell'allievo affidatogli, cominciasse a metterlo alla prova facendogli apprezzare da solo le cose, inducendolo a sceglierle e a discernerle autonomamente, ora aprendogli la via, ora lasciando che se la apra da solo. Non vorrei che il precettore parlasse soltanto lui, ma che, a sua volta, ascoltasse il discepolo. Socrate, e dopo di lui Arcesilao, avevano l'abitudine di far parlare prima i discepoli e solo dopo parlare loro. " L'autorità dei maestri - diceva Cicerone - nuoce spesso a coloro che vogliono imparare. (I, 25)

In Italia gli uomini corteggiano e fanno i galanti persino con le ragazze che si vendono. E ne danno anche una spiegazione: ci sono vari gradi nel godimento, ed è con la loro corte che essi vogliono ottenere per loro il più completo. Queste ragazze, in effetti, non vendono che il proprio corpo: la volontà non può prostituirsi, è troppo libera e troppo personale. Così costoro dicono che è alla volontà che tendono e, in effetti, hanno ragione. Io ho orrore a immaginare mio un corpo privo di affetto, ( esagerato !) e mi sembra che questo comportamento dissennato abbia qualche somiglianza con quello di quel giovane che andò a insozzare per amore la bella immagine di Venere scolpita da Prassitele o con quel folle egiziano infiammatosi per il cadavere di una morta che stava imbalsamando. ( III, 5) ( Montaigne non aveva il senso dell'umorismo nero!)

Offriamo volentieri alla devozione solo quei servigi che soddisfano le nostre passioni. Non c'è animosità tanto forte come quella cristiana. Il nostro zelo raggiunge il culmine quando compiace la nostra tendenza all'odio, alla crudeltà, all'ambizione, all'avidità, alla calunnia, al ribellismo. Al contrario non ci porta mai, né in concreto, né idealmente, verso la bontà, la disponibilità, la temperanza a meno che, quasi per miracolo, qualche rara disposizione naturale non ci trascini spontaneamente. La nostra religione dovrebbe avere come obiettivo di sradicare i vizi; in realtà essa li protegge, li alimenta, li stimola. (II, 12)

Nella nostra società non abbiamo assolutamente bisogno di più autorità, regole e leggi di vita di quante ne occorrano alle gru e alle formiche nella loro. E tuttavia vediamo che queste si comportano con perfetto ordine, pur non avendo alcuna istruzione. Se l'uomo fosse davvero saggio valuterebbe ogni cosa al suo giusto prezzo, sul metro cioè della sua utilità e della maggiore adattabilità alla sua vita. Se qualcuno volesse stimarci per quello che facciamo e per la nostra condotta, si renderebbe presto conto che vi è un maggior numero di persone di qualità tra gli ignoranti che tra le persone erudite: sottolineo, in ogni sorta di virtù. Mi sembra che l'antica Roma abbia prodotto uomini di maggior valore, sia in pace che in guerra, rispetto a quella Roma dotta che finì per autodistruggersi. In effetti - a parità delle altre condizioni - l'onestà e l'innocenza militano dalla parte antica: proprio perchè queste doti si associano particolarmente bene con la semplicità. (II, 12)

Ch'io mi volga indietro a guardarti. O tu, muraglia che ricingi quei lupi, sprofonda nella terra e non proteggere più Atene! Diventate incontinenti, matrone! L'obbedienza sparisca nei fanciulli! Schiavi e pazzi, strappate i grinzosi senatori dai loro seggi e amministrate le leggi in loro vece! In pubbliche bagasce mutatevi all'istante, fresche virginità! Fatelo sotto gli occhi dei vostri genitori! Voi, falliti, tenete duro, e invece di pagare, fuori i coltelli e tagliate la gola dei vostri creditori! Servi giurati, rubate! I vostri austeri padroni sono ladri a man bassa e saccheggiano in nome della legge. E tu serva, va' nel letto del padrone, poiché la tua signora è di bordello. Figlio sedicenne, strappa la gruccia imbottita del tuo vecchio padre zoppicante e con essa spaccagli il cervello! Pietà, timore, devozione agli dei, pace giustizia, verità, domestica reverenza, riposo notturno, buon vicinato, cultura, costumi, arti e mestieri, gerarchie, riti, consuetudini e leggi, decadete nei vostri deleteri opposti, e solo viva il caos! Pestilenze che colpite gli uomini, ammassate le vostre potenti e infette febbri su Atene, matura alla rovina! E tu, fredda sciatica, storpia i nostri senatori, così che lussuria e libidine, nel cuore e nel midollo della nostra gioventù, in dissolutezza! Rogne e pustole, disseminatevi sul petto degli Ateniesi e la loro mèsse sia una lebbra universale! L'alito infetti l'alito, sì che la loro società, come la loro amicizia, sia solo veleno! Da te voglio portar via nient'altro che nudità, o città detestabile! Prendi anche questa con innumerevoli maledizioni! Timone se n'andrà nelle foreste dove troverà bestie selvagge molto più miti dell'uman genere. Confondano gli dei (uditemi voi tutti. buoni dèi!) gli ateniesi, dentro e fuori queste mura! E concedano che con la vita di Timone cresca anche il suo odio per tutta la razza degli uomini, grandi e umili! Amen.
William Shakespeare Timone d'Atene

Nella comunità stabilirei che ogni cosa si dovesse regolare all'opposto di quel che si fa per solito. E difatti non ammetterei alcuna sorta di traffico. Né i magistrati avrebbero autorità alcuna. La cultura dovrebb'essere affatto sconosciuta. Le ricchezze, la povertà, gli impieghi servili non dovrebbero esistere. Né contratti, né diritti di successione, né confini, né divisioni di terre, né coltivazioni, né vigne: nulla di tutto questo. Non si dovrebbero conoscere alcun uso del metallo, né del grano, né del vino, né dell'olio. E nessuna sorta di occupazione. Tutti in ozio. Tutti, nessuno escluso. Ed anche le donne, ma innocenti e pure. Nessuna sovranità...
William Shakespeare La tempesta

Essere, o non essere - questa è la domanda: se sia più nobile per la mente soffrire i colpi e le frecce dell'oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, finirli. Morire, dormire - nient'altro, e con un sonno dire fine alla stretta del cuore e ai mille tumulti naturali che eredita la carne. E' una consumazione da desiderare devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare; e qui è lo scoglio. Perchè, in quel sonno di morte, quali sogni possono venire, dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale, deve farci esitare. Ecco il motivo che dà alla sventura così lunga vita. Perchè chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo, il torto degli oppressori, l'offesa degli arroganti, gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge, l'insolenza delle cariche ufficiali, e gli insulti che il merito paziente riceve dagli indegni, quando da solo potrebbe darsi la sua quietanza con un semplice pugnale ? Chi vorrebbe portare pesi, per imprecare e sudare sotto una faticosa vita, se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte, il paese inesplorato dal cui confine nessun viaggiatore ritorna, sconcerta la volontà e ci fa sopportare i mali che abbiamo piuttosto che volare ad altri che non conosciamo ? Così la coscienza ci fa codardi tutti, e così il colore naturale della risoluzione è contagiato dalla pallida cera del pensiero, e imprese di grande altezza e momento, per questa causa, deviano dal loro corso e perdono il nome di azione.
William Shakespeare Amleto

Se, in questo caos della nostra formazione, cerchiamo di scoprire chi abbia avuto più occasioni di raggiungere la conoscenza dell'uomo, dobbiamo constatare che si tratta proprio di persone che hanno mantenuto intensi rapporti di relazione, sviluppando contatti con i propri simili, ossia di ottimisti o almeno di pessimisti contingenti non ancora frustrati dalla rassegnazione. Il semplice contatto umano non è però sufficiente: esso deve essere integrato dall'esperienza. Per concludere, visto che la nostra educazione è incompleta e talora permeata di errori, si può dire che la vera conoscenza dell'uomo è oggi limitata ad un solo tipo di individuo, il "peccatore pentito"; ossia a colui che ha potuto sperimentare tutte le soluzioni devianti della vita psichica o che, almeno, le ha sfiorate ed è riuscito a salvarsi. Si potrebbe prendere in considerazione anche il tipo umano che, per la sua natura particolarmente sensibile, è in grado di comprendere una dimostrazione che gli sia effettuata. Tuttavia chi ha fatto esperienza diretta di ogni forma di passione resterà sempre il miglior conoscitore dell'uomo. Non soltanto ai nostri giorni, ma anche all'epoca in cui si andavano sviluppando le religioni, il "peccatore pentito" è stato l'individuo capace di guadagnarsi una maggiore considerazione, tanto da porsi al di sopra dei "giusti". Se ci chiediamo il motivo di tutto ciò, non possiamo prescindere dal fatto che soltanto chi ha saputo superare le difficoltà dell'esistenza e ha trovato la forza di elevarsi e di scrollarsi di dosso tutte le brutture in cui era immerso, può arrivare a conoscere il bene e il male della vita. In questo nessuno, e tantomemo il giusto, può eguagliarlo.
(vedi poeti maledetti, veggenti ecc.)
Alfred Adler La conoscenza dell'uomo.

Aristotele definisce con molta esattezza la condizione dello schiavo, dicendo che è uno "strumento animato": una specie di macchina che offre il vantaggio di capire e di sapere più o meno eseguire gli ordini, uno strumento che appartiene a un altro uomo: una cosa, di cui un altro è il proprietario.
L'unica garanzia dello schiavo è l'interesse del suo padrone. Al padrone non conviene rovinare il suo strumento. Aristotele osserva a questo proposito: "Dello strumento bisogna avere cura, nella misura in cui è buono al lavoro". Quando, dunque, uno schiavo è un buon strumento di lavoro, conviene nutrirlo a sufficienza, vestirlo meglio, concedergli il necessario riposo, autorizzarlo a crearsi una famiglia, e infine lasciargli intravedere la speranza di quella suprema, rarissima ricompensa che sono l'affrancamento, la libertà. Anche Platone insiste sull'interesse che ha il padrone a trattar bene lo schiavo. Per Platone però lo schiavo è.....soltanto un "bruto"(!), ma bisogna che questo bruto non trovi intollerabile la sua condizione servile (la quale, secondo il filosofo, deriva da un'ineguaglianza che è nella natura stessa delle cose) Dunque è necessario trattare bene il "bruto" a nostro vantaggio, precisa, più che a vantaggio suo". Bel modo di ragionare, non vi pare ?
A. Bonnard, rid.

P.S. Per trovare un filosofo che sosterrà la causa della parità, dell'uguaglianza e del diritto alla libertà di tutti gli uomini, dovremo aspettare l'arrivo di Seneca. Citare anche le ricette di Catone.

In una commedia di Aristofane, senza dubbio uno degli autori satirici greci più famosi, pungenti, ironici, critici e corrosivi, Prossàgora, una dama di idee molto avanzate, così si esprime: " A mio avviso, conviene porre in comune tutte le sostanze, unificare tutte le fonti di guadagno si che ognuno possa trarne vitto e beneficio. Non voglio che uno possegga quattrini a palate ed un altro viva miseramente, che uno abbia immense proprietà terriere e una folla di schiavi ai suoi ordini ed un altro neppure uno per accompagnarlo. Io, invece, voglio accomunare la vita di tutti, voglio eguali diritti per
tutti". Ma a questa tirata qualcuno obietta: " E chi eseguirà i lavori?", "Gli schiavi !", è la risposta.
E' inutile dire che da questa visione del mondo, egalitaria, libertaria, progressista, civile, democratica e filantropica, hanno tratto grandi insegnamenti i politici ed i galantuomini di tutti i tempi.
C.W. Brown

Una dimostrazione grandiosa della miserabile soggettività degli uomini per cui essi riferiscono ogni cosa a se stessi e da ogni pensiero risalgono immediatamente a sé in linea diretta, è offerta dall'astrologia che riferisce la rotta dei grandi corpi celesti al miserabile io e mette in rapporto le comete del cielo con le beghe e le meschinità terrene.

Un uomo intelligente costretto a vivere insieme a degli sciocchi assomiglia a colui che ha un orologio che va bene in una città le cui torri hanno tutti orologi che vanno male. Lui solo sa l'ora giusta: ma a che gli serve? Tutta la gente si regola secondo gli orologi cittadini sbagliati, persino coloro i quali sanno che soltanto il suo orologio indica l'ora vera.
Arthur Shopenhauer

Noi rifiutiamo ogni legislazione, autorità e influenza privilegiata, ufficiale e legale anche se uscita dal suffragio universale, convinti che essa non potrà non andare a vantaggio di una minoranza dominante e sfruttatrice, contro gli interessi dell'immensa maggioranza asservita. Ecco in che senso siamo veramente anarchici.
Bakunin Dio e lo stato

Non amo gli animali, e ancor meno le persone che li amano. Mi è sempre sembrato che le persone che amano gli animali sottraggono una parte dell'amore agli uomini, e il mio punto di di vista mi è apparso particolarmente giustificato quando per caso ho saputo che i tedeschi del Terzo reich amano i cani lupo.
Joseph Roth

Havvi una classe di gente che fa prova e vanto di essere di molte generazioni illustre, ancorchè oziosa si rimanga ed inutile. Intitolasi nobiltà: e si dée, non meno che la classe
dei sacerdoti, riguardare come uno dei maggiori ostacoli al viver libero, e uno dei più feroci e pèermanenti sostegni della tirannide.
Vittorio Alfieri Della Tirannide

Una modesta proposta per evitare che i bambini dei poveri diventino un peso per i genitori e il paese, e per renderli utili al pubblico.
"Un americano molto ben informato... mi assicura che un bambino di un anno, in buona salute e bene allevato, è un cibo delizioso, nutriente e sano, sia cotto in stufato, arrostito, cotto in forno o bollito; e non dubito che riuscirebbe egualmente bene in fricassea o in ragù."
J. Swift

Una volta scritto questo testo potrò anche morire soddisfatto, avrò anch'io contribuito a meglio delineare i mali dell'essere umano; morirò con un lieve sorriso sulle labbra, consapevole del fatto che nonostante ciò tutto procederà come prima, anzi forse anche peggio. Per uno scrittore romantico tale consapevolezza porterà con se una bella soddisfazione che non potrà in alcun modo essere sminuita dal fatto che non vi sarà alcuna amata a piangere sulla mia tomba. L'illusione che qualcuno leggendo queste poche righe mi potrà immaginare come una persona degna del suo affetto farà sì che nel caotico mondo dei vivi anche chi è molto triste possa rincuorarsi un poco e decida di non abbandonare le sue stanche speranze. Del mio personaggio, di tutte le sue avventure e di tutti i suoi conoscenti, assieme a tutte le potenziali storie d'amore e di ribellione che non si sono mai concretizzate non resterà quasi nulla, forse qualche ricordo sfumato nei sogni di qualche vecchia e triste ragazza, o di qualche psicolabile burlone, ma comunque non lamentatevi, la letteratura è piena di buone storie e potrete in ogni caso consolarvi. Amerei però che restasse almeno questo piccolo libro contro il potere e la stupidità, contro l'egoismo, l'arroganza e la crudeltà, contro tutte quelle persone che continuano ad infrangere il desiderio di felicità di tutti i poveri diavoli della terra, i quali loro malgrado continuano comunque a sognare, a sperare ed a lottare per un domani migliore.
Carl William Brown

E Alessandro andò da Diogene. Lo trovò sdraiato al sole. Diogene, all'udire tanta gente che veniva verso di lui, si sollevò un poco da terra e guardò Alessandro: questi lo salutò affettuosamente e gli chiese se avesse bisogno di qualcosa, che potesse fare per lui. "Scostati dal sole", rispose il filosofo.
Plutarco

La società borghese moderna....rassomiglia al mago che non riesce più a dominare le potenze degli inferi da lui evocate. Sono decenni ormai che la storia dell'industria e del commercio è soltanto storia della rivolta delle forze produttive moderne contro i rapporti moderni della produzione, cioè contro i rapporti di proprietà che costituiscono le condizioni di esistenza della borghesia e del suo dominio.
Marx-Engels

Il carnefice. Egli è fatto come noi esteriormente, nasce come noi; ma è un essere straordinario, e, perchè esista nella famiglia umana, occorre un decreto particolare, un fiat della potenza creatrice. E' creato come un mondo. E tuttavia ogni grandezza, ogni potenza, ogni subordinazione riposa sull'esecutore; egli è l'orrore e il legame dell'associazione umana. Togliete dal mondo questo agente incomprensibile:
al momento stesso l'ordine cede al caos, l'ordine manca, i troni si inabissano e la società scompare.
J.De Maistre

Dall'urto dei bisogni dei diversi ordini sociali nasce la vita pubblica, che è vita essenzialmente di lotte; e questo per chi preferirebbe un mondo pieno di pace e di giustizia è un male, ma è un male inevitabile; e dal momento che c'è, il meglio che possa accadere è che ognuno prenda nella lotta il posto che gli spetta e non si lasci fuorviare da un falso apprezzamento della propria utilità.
Salvemini

Questa è un'epoca commemorativa. La quantità di denaro che si impiega per commemorare cose accadute è enorme. Lo stesso denaro, se fosse stato impiegato a suo tempo per le stesse cose, avrebbe forse mutato il corso della storia.... La stessa creazione dell'universo, se il buon dio avesse potuto disporre del denaro investito nei film biblici, sarebbe riuscita, penso, più chiara e ordinata.
Ennio Flaiano

Il compito di un partito veramente rivoluzionario non consiste nel proclamare un'impossibile rinuncia a qualsiasi compromesso, ma nel saper conservare, attraverso tutti i compromessi inevitabili, la fedeltà ai principi, alla propria classe, al proprio compito rivoluzionario, alla preparazione della rivoluzione e all'educazione delle masse popolari per la vittoria della rivoluzione.
Lenin

Che cos'è veramente Dio?...Da un punto di vista professionale, una sola analogia sembrava adattarsi abbastanza bene al difficile caso. Remoto, enigmatico, inaccessibile, il Grande Mafioso non era mai stato visto a volto scoperto; ma il Suo immenso potere si manifestava ovunque, e tutti erano consapevoli di non poter muovere un passo, fare un gesto, senza che Egli lo venisse subito a sapere. Anche altri attributi corrispondevano: la smisurata ferocia, le dure lezioni impartite a nemici e traditori, temperate tuttavia da tenerissime indulgenze, da subitanei, quasi capricciosi slanci di generosità nei confronti di vedove, anime semplici, bambini.
Fruttero e Lucentini

Quando avetevisto che tutto era vizioso e criminale sulla terra, dirà loro l'essere supremo in malvagità, perchè vi siete smarriti sui sentieri della virtù?.... E qual è dunque l'atto
della mia condotta nel quale mi abbiate visto benefico? Forse
mandandovi pestilenze, guerre civili, malattie, terremoti, tempeste? Forse scuotendo perpetuamente sopra le vostre teste tutti i serpenti della discordia vi ho persuasi che il bene fosse la mia essenza? Imbecille! perchè non mi hai imitato?
De Sade

L'economia politica, questa scienza della ricchezza, è quindi a un tempo la scienza della rinuncia, della penuria, del risparmio, e giunge in effetti a risparmiare all'uomo persino il bisogno d'aria pura o di movimento fisico. Questa scienza della mirabile industria è a un tempo scienza di ascesi, e il suo vero ideale è l'avaro ascetico ma usuraio e lo schiavo ascetico ma produttivo...(e consumistico diremmo oggi) L'economia è perciò - malgrado il suo aspetto mondano e voluttuario - una scienza realmente morale; la scienza la più morale ! (notate l'ironia e la differenza degli intenti espressivi in B. Russell quando tracciò l'identità tra etica ed economia.)
K. Marx

Gli anarchici si accontentano di assalire i rami politici, giuridici ed economici dell'albero sociale mentre noi (i futuristi) vogliamo assai di più. Di quest'albero infatti vogliamo strappare e abbruciare le più profonde radici, quelle piantate nel cervello dell'uomo (abbastanza nichilista o no?) e che si chiamano: desiderio del minimo sforzo (che genera il potere), quietismo vile (agevola e concorre a creare il potere), amore dell'antico e del vecchio (conserva il potere), di ciò che è corrotto e ammalato (la paranoia del potere), orrore del nuovo (insidierebbe il potere) disprezzo della gioventù (come prima), venerazione del tempo (il tempo è denaro, quindi potere), degli anni accumulati (quindi dei privilegi), dei morti(l'autorità dell'oltretomba, della paura e della colpa), dei moribondi (la carità genera la sottomissione), bisogno istintivo di ordine chiuso (la protezione che difende il potere), di leggi (come prima), di catene (imprigionano chi va contro il potere), di ostacoli (barricano il potere), di questure (arrestano chi lotta contro il potere), di morale (giustifica il potere), di pudore (fa sentire in colpa chi va contro il potere), paura della libertà totale (impedisce di distruggere il potere).
F. T. Marinetti Democrazia futurista
P.S. Come si vede dai miei commenti tra parentesi, l'intento di Marinetti è simile al mio, cambia ovviamente la forma.

Ogni giornale dalla prima all'ultima riga, non è che un tessuto di orrori. Guerre, delitti, furti, oscenità, torture, delitti delle nazioni, delitti dei privati, un'ubriacatura d'atrocità universale.
E con questo disgustoso aperitivo l'uomo civilizzato accompagna il suo pasto d'ogni mattino. Non capisco come una mano pura possa toccare un giornale senza una convulsione di disgusto.
Baudelaire

Russell....propone che le scuole elementari insegnino l'arte di leggere i giornali con incredulità. Penso che tale disciplina socratica non sarebbe inutile. Delle persone che conosco, ben poche arrivano appena a compitarla. Si lasciano ingannare da artifici tipografici...; pensano che un fatto sia avvenuto davvero perchè è stampato in grandi caratteri neri; confondono la verità col corpo dodici.
Borges

La storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia, colle sue proprie forze solamente, è in grado di elaborare soltanto una coscienza trade-unionista.... La dottrina del socialismo è sorta da quelle teorie filosofiche, storiche, economiche che furono elaborate dai rappresentanti colti delle classi possidenti - gli intellettuali. dal punto di vista della posizione sociale, i fondatori del socialismo scientifico contemporaneo, Marx e Engels, erano degli intellettuali borghesi.
Lenin

Il tale diceva che noi venendo in questa vita, siamo come chi si corica in un letto duro e incomodo, che sentendovisi star male, non vi può stare quieto, e però si rivolge cento volte da ogni parte, e procura in vari modi di appianare, ammollire ecc. Il letto, cercando pur sempre e sperando di avervi e riposare e prender sonno, finche senz'aver dormito né riposato vien l'ora di alzarsi.
Leopardi

Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male.
Leopardi

Mi dico: esiste un dio, una mano che ha creato ciò che vedo, ma per il male; soltanto nel male si compiace; il male è la sua essenza; tutto ciò che ci fa commettere è necessario all'organizzazione viziosa di questo triste universo....La virtù essendo in contrasto con il sistema del mondo, tutti coloro che l'avranno ammessa possono essere sicuri di dover sopportare tremendi supplizi, per la pena che costerà loro rientrare nel seno del male, autore e rigeneratore di tutto ciò che vediamo.
Sade

Quasi tutti gli uomini oggi si rendono ben conto che la matematica è entrata come un demone in tutte le applicazioni della vita. Forse non tutti credono alla storia del diavolo a cui si può vendere l'anima, ma quelli che di anima devono intendersene, perchè in qualità di preti, storici e artisti ne traggono lauti guadagni, attestano che essa è stata rovinata dalla matematica.
Musil

Le superpotenze si comportano un po' come due ciechi, armati fino ai denti, che si aggirano cautamente dentro una stanza: ognuno crede che l'altro ci veda benissimo, e che da un momento all'altro lo ammazzerà. Ognuna delle due parti dovrebbe sapere che l'incertezza, il compromesso, l'incoerenza sono spesso la vera essenza della politica; eppure ognuna di esse tende a credere che l'altra sia dotata di fermezza di propositi, preveggenza, coerenza politica, che pure sono nettamente smentite dall'esperienza.
Henry Kissinger

Le masse sono molto più primitive di quanto immaginiamo. La propaganda dunque dev'essere sempre e essenzialmente semplice, fondata sul principio della ripetizione. A lungo andare, riuscirà a influenzare in modo essenziale l'opinione pubblica solo l'uomo capace di ridurre i problemi ai termini più semplici, l'uomo che avrà il coraggio di ripeterli senza stancarsi in questa forma semplice.
Goebbels

Le capacità ricettive delle masse sono molto limitate, e limitata la loro capacità di comprendere; inoltre dimenticano presto. Stando così le cose, è chiaro che una propaganda, per essere efficace, deve esprimere pochi concetti essenziali, ed esprimerli il più possibile in formule stereotipate. Questi slogans devono essere ripetuti all'infinito...
Hitler

Il primo che avendo cintato un terreno, osò dire: questo mi appartiene, e trovò uomini abbastanza ingenui per credergli, quegli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassini, quante miserie e orrori non avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i confini e riempiendo il fossato, avesse gridato ai suoi simili: non ascoltate questo impostore: siete perduti, se dimenticate che i frutti appartengono a tutti e la terra a nessuno.
Rousseau

Pur troppo la più parte degli uomini ragiona con questa falsa e terribile logica: - Io seguo lo stendardo A, che son certo essere quello della giustizia: colui segue lo stendardo B, che son certo essere quello dell'ingiustizia: dunque egli è un malvagio.
Ah no, o logici furibondi! di qualunque stendardo voi siate, non ragionate così disumanamente!... Questo volgare rigorismo è sommamente antifilosofico.
Silvio Pellico

Mezzo e condizione, se non scopo principale della rivoluzione è l'annientamento del principio di autorità in tutte le sue possibili manifestazioni, è l'abolizione completa dello stato politico e giuridico, perchè lo stato....è la consacrazione storica di tutti i dispotismi e privilegi, è la ragione politica di tutte le schiavitù economiche e sociali, è l'essenza stessa e il cardine di ogni reazione. Quando in nome della rivoluzione si crea uno stato, foss'anche provvisorio...si lavora per il dispotismo e non per la libertà, per il privilegio contro l'eguaglianza.
Bakunin

La guerra è divina per le sue conseguenze di un ordine sovrannaturale, sia generali che particolari.... La guerra è divina nella gloria misteriosa che la circonda, e nel fascino non meno inesplicabile che vi ci porta. La guerra è divina nella protezione accordata ai grandi capitani, anche ai più temerari, che sono raramente colpiti nei combattimenti....La guerra è divina nella maniera in cui si dichiara...La guerra è
divina nei suoi risultati che sfuggono assolutamente alla speculazione della ragione umana.....
Joseph de Maistre

In contrasto col sistema feudale del Medio Evo, in cui ciascuno aveva il proprio posto fisso in un sistema sociale ordinato e trasparente, l'economia capitalistica abbandonò a se stesso l'individuo. Quel che faceva, come lo faceva, se riusciva o se falliva era soltanto affar suo. Che questo principio abbia favorito il processo di individualizzazione è fuor di dubbio e viene sempre citato come fattore importante a favore della cultura moderna. Ma con il favorire la "libertà da", questo principio ha anche contribuito a recidere tutti i legami tra un individuo e l'altro, isolando e separando l'individuo dal suo prossimo.
E. Fromm

Il processo. Inchiesta formale appositamente designata per ribadire e registrare pubblicamente la specchiata onestà di giudici, avvocati e giurati. Allo scopo di provvedere un efficace contrasto si ricorre ad un altro elemento, definito via via come imputato, accusato o prigioniero. Se il contrasto risulta sufficientemente chiaro, tale individuo è costretto a subire una punizione sufficiente a produrre nei succitati e virtuosi signori la confortevole consapevolezza della loro immunità privilegiata, che si somma così a quella del loro congenito valore.
A. Bierce

Apriamo le istorie, e vedremo che le leggi, che pur sono, o dovrebbero essere patti di uomini liberi, non sono state, per lo più, che lo strumento delle passioni di alcuni pochi, o nate da una fortuita e passeggera necessità; non già dettate da un freddo esaminatore della natura umana, che in un sol punto concentrasse le azioni di una moltitudine di uomini e le considerasse in questo punto di vista: "la massima felicità divisa nel maggior numero."
(vedi utilitarismo, Rowls,vedi Parini) C. Beccaria

E' per me motivo di grande dispiacere che da un centinaio di anni i letterati abbiano esageratamente discusso di "spirito" e di "natura umana" e questo, in modo vago e piuttosto incomprensibile....Essi non hanno detto una sola parola sulla miseria e sulla povertà del mondo....
Gu Yanwu Tiglin

Poiché secondo Adam Smith, non è una società felice quella in cui la maggioranza soffre, e poiché lo stadio di massima ricchezza di una società conduce a questa sofferenza della maggioranza, ed è l'economia politica (e in genere, la società dell'interesse privato) che conduce a questo stadio di massima ricchezza, il risultato finale dell'economia politica è dunque l'infelicità della società.
K. Marx

In una società alienata il modo in cui la gente esprime la propria volontà non è affatto diverso da quello della loro scelta nell'acquisto delle merci. La gente ascolta i tamburi della propaganda e i fatti significano poco in confronto al chiasso suggestionante che la martella....In effetti il funzionamento della macchina politica in un paese democratico non differisce sostanzialmente dalla procedura del mercato delle merci. I partiti politici non sono troppo diversi dalle grandi aziende commerciali e i politici di professione cercano di vendere la loro merce al pubblico.
(vedi i persuasori occulti) E. Fromm

Vi è, o discepoli, una sede che non è né terra, né acqua, né luce, né aria, né infinità dello spazi, né infinità della mente. Non ha la qualità di una qualsiasi cosa, è al di là del rappresentare e dal non rappresentare, non è questo né l'altro mondo.... né un andare né un venire né un sostare: non nascita, non morte. Privo di base, privo di sviluppo, privo di sosta: è la fine del dolore.
Canone Buddista

Lo scetticismo non è, in effetti, l'accettazione della sconfitta, ma il margine di sicurezza, di elasticità, per cui la sconfitta - già prevista, già ragionata - non diventa definitiva e mortale. Lo scetticismo è salutare. E' il miglior antidoto per il fanatismo. Impedisce cioè di assumere idee, credenze e speranze con quella certezza che finisce con l'uccidere l'altrui libertà e la nostra....Lo scetticismo io lo vedo dunque, come la valvola di sicurezza della ragione. E così il pessimismo.
L. Sciascia

Della lotteria, nessuno ha mai segnalato l'aspetto di "oppio della miseria". Non è forse vero che essa crea speranze magiche? Il giro di roulette che fa sognare ai giocatori

montagne d'oro e di godimenti, non dura che lo spazio di un lampo: la lotteria fa in modo che questo lampo duri per cinque giorni. Ebbene, qual è il fatto sociale che riesca a donare, con quaranta soldi appena, cinque giorni di gioia, consegnandovi idealmente tutte le fortune del mondo?
H. de Balzac

Per dimostrare che non c'è distinzione tra giusto e sbagliato, non c'è nulla di meglio che giudicare una cosa mediante un'altra. Facendo così vediamo che tutte le cose sono d'accordo nel considerare se stesse nel giusto e tute le altre nel torto.....Il fatto quindi che ci sia incertezza fra il giusto e lo sbagliato e che ci sia confusione nelle distinzioni dimostra che le distinzioni tra giusto e sbagliato sono dovute a parzialità di vedute e che in realtà le cose sono tra di loro concordi....Tutte le cose funzionano in obbedienza alla loro natura e se ne rallegrano. Fra di esse non vi è distinzione tra giusto e sbagliato.
Kuo Hsiang Hsiang Hsiu

La violazione delle leggi è una caratteristica della società umana...Da quando abbiamo gustato il frutto della conoscenza, abbiamo perduto l'innocenza e il paradiso terrestre...Il crimine è una delle belle arti: i soli crimini che mi fanno orrore sono quelli tollerati, quelli privi di rischi...la giustizia, apparato regressivo, non ha alcun rapporto con la virtù omonima....la giustizia si muove nell'ambito del pressappoco....il crimine non è mai un accidente bensì l'affiorare di una lunga frattura nascosta della vita sociale che tutto d'un colpo si svela.
J. Vergès

Le idee della classe dominante sono, in ogni epoca, le idee dominanti: cioè, la classe che detiene il potere materiale nella società, detiene allo stesso tempo quello intellettuale. La classe che ha a sua disposizione i mezzi di produzione materiale, allo stesso tempo ha il controllo di quelli della produzione mentale, dal che consegue che le idee di coloro che mancano di mezzi di produzione sono in generale soggette a quelli.
K. Marx

Se preghiera è andare a chiedere qualcosa a un dio che dà.... in una certa prospettiva atea non può esservi preghiera; ma se preghiera è "elevazione della mente" verso possibilità meta-
naturali che interessino emotivamente l'uomo e possano impegnarlo a fondo nel suo stesso lavoro sulla terra, allora non vedo più alcuna incompatibilità fra ateismo e preghiera.
A. Vasa

La libertà dell'uomo che vive oggi è la libertà dell'individuo isolato a causa del possesso reificato e reificante....una libertà che consiste nell'egoismo, nel ritirarsi in se stesso; una libertà per la quale la solidarietà e la relazione intervengono al massimo come "idee regolative"...Nella società borghese di oggi, la libertà individuale può essere soltanto un privilegio corrotto e corruttore, perchè si fonda sulla mancanza di solidarietà e sull'illibertà degli altri.
G. Lukacs

La nostra civiltà adopera il linguaggio in una maniera che potremmo qualificare immoderata: parliamo in ogni occasione, ogni pretesto è buono per esprimerci, interrogare, commentare...Questo modo di abusare del linguaggio non è universale; non è neppure frequente. La maggior parte delle culture che noi chiamiamo "primitive" si serve del linguaggio con parsimonia; in esse non si parla in qualunque momento e a proposito di qualunque cosa. Le manifestazioni verbali sono spesso limitate a circostanze prescritte, al di fuori delle quali le parole si risparmiano.
(vedi Trilussa che diceva: "La femmina che più piace è quella che più tace.)
C. Lévi-Strauss

Le dispute si sono moltiplicate, come se tutto fosse incerto, e queste dispute vengono condotte col massimo calore, come se tutto fosse certo. In tutto questo scompiglio, non è la ragione che conquista il successo, bensì l'eloquenza; e nessuno deve disperare di guadagnare proseliti all'ipotesi più stravagante, se ha arte bastante per rappresentarla sotto colori favorevoli. La vittoria non viene ottenuta dagli uomini armati, i quali maneggiano la picca o la spada; ma dai trombettieri, dai tamburini, dai musicanti dell'esercito.
D. Hume

L'analisi è buona come strumento del progresso e della civiltà; buona in quanto che scuote le convinzioni erronee, dissolve in nulla i pregiudizi, distrugge l'autorità, insomma, con altre parole, inquantochè libera, affina, umanizza e matura i servi per la libertà. Essa è cattiva, molto cattiva, inquantochè ostacola l'azione, danneggia la vita alle sue radici, è incapace di formarla. L'analisi può essere una cosa molto ripugnante, ripugnante come la morte, alla quale in fondo appartiene. Essa è imparentata con la tomba e con la sua famigerata anatomia.
Th. Mann

Tutto ciò che è relativo presuppone qualcosa di assoluto, e ha un significato solo quando è confrontato con qualcosa di assoluto. La frase solita "tanto è relativo" è ambigua e priva di senso. Anche la storia della relatività è basata su qualcosa di assoluto, cioè la determinazione metrica del continuo spazio-temporale; ed è compito particolarmente interessante la ricerca dell'assoluto, che solo può dare senso a qualcosa di relativo.
M. Planck

Per coloro che non sono capaci di credere, ci sono i riti; per coloro che non sono capaci di ispirare rispetto da sé, c'è l'etichetta; per coloro che non sanno vestirsi, c'è la moda; per coloro che non sanno creare, ci sono le convenzioni e i clichés. Ecco perchè i burocrati amano i cerimoniali, i preti i riti, i piccoli borghesi le convenienze sociali, i bellimbusti la moda, e gli attori le convenzioni teatrali, gli stereotipi e un intero rituale di azioni sceniche.
K.S. Stanislavskij

Così aveva stabilito Gargantua. La loro regola consisteva in questo solo articolo:

FA' QUELLO CHE VUOI

perchè persone libere, bennate, ben istruite, che frequentano oneste compagnie, sentono per natura un istinto e inclinazione che sempre le spinge ad atti virtuosi e le tiene lontane dal vizio: ed è ciò che essi chiamavano onore.
F. Rabelais

Idiota. Un membro di una sterminata e potente tribù la cui influenza negli affari umani è sempre stata imperiosa e dominante. L'attività dell'idiota non è confinata ad un particolare settore di pensiero, ma pervade e regola l'intero sistema. Egli ha l'ultima parola su ogni questione e le sue decisioni sono incontestabili. Egli detta le mode dell'opinione
pubblica e del gusto, limita la libertà di parola e circoscrive irrimediabilmente le linee di comportamento.
A. Bierce

Satana. Uno degli imperdonabili errori del creatore, repented in sash-cloth and axes. Being instated as an archangel, Satan made himself multifariously objectionable e fu alla fine espulso dal paradiso. A metà strada della sua discesa egli si fermò, chinò pensieroso per un momento la testa e decise di risalire. " C'è un favore che desidererei chiedere, disse". "Sputa fuori, avanti."
"L'uomo sta per essere creato, suppongo. Egli avrà bisogno di leggi."
"Cosa hai detto, disgraziato! proprio tu, il suo avversario più temibile, accusato sin dall'alba dell'eternità con l'odio per la sua anima, proprio tu, chiedi di fare le sue leggi?"
"Scusatemi; ma ciò che io voglio chiedere non è di fare le sue leggi, ma che egli possa di grazia farsele da solo."
Alla fine così fu ordinato e il desiderio del diavolo fu esaudito.
A. Bierce


L'uomo non è che una canna, la più debole di tutta la natura; ma è una canna che pensa. Non occorre che l'universo intero si armi per schiacciarlo; un soffio d'aria, una goccia d'acqua basta per ucciderlo.....Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. A ciò noi dobbiamo richiamarci e non allo spazio e alla durata che non sapremmo colmare. Sforziamoci dunque di ben pensare: ecco il principio della morale.
B. Pascal

E' dentro di noi un fanciullino che non solo ha i brividi, come credeva Cebes Tebano che primo in sé lo scoperse, ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra....Ma quindi noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena meraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello.
G. Pascoli

" Conterò poco, è vero" diceva l'Uno ar Zero, "ma tu che vali? Gnente, proprio gnente. Sia nell'azzione come ner pensiero
rimani un coso vuoto e inconcrudente. Io, invece, se mi metto a capofilia di cinque zeri tale e quale a te, lo sai quanto divento? Centomila. E' questione de nummeri. A un dipresso è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore più so' li zeri che je vanno appresso.
Trilussa

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
I. Svevo

Son dunque solo sulla terra, senza fratelli, né parenti, né amici, né altra compagnia che me stesso. L'uomo più socievole e il più disposto ad amare i suoi simili è stato proscritto per unanime consenso. Nella raffinatezza del loro odio hanno cercato quale poteva essere il tormento più sensibile per la mia anima, e hanno violentemente infranto tutti i legami che mi tenevano avvinto a essi.
J.J. Rousseau

Argante (solo nella sua camera, seduto davanti a un tavolino, spunta con dei gettoni alcuni conti del farmacista; parlando a se stesso, conduce il dialogo che segue) Tre più due cinque, e cinque dieci, e dieci venti. Tre più due cinque. "E inoltre, in data ventiquattro, un piccolo clistere insinuativo, preparatorio ed emolliente, per ammorbidire, umettare e rinfrescare le viscere di sua signora." Quel che mi piace del mio farmacista, il signor Fleurant, è che le sue note sono sempre scritte con molta eleganza: "le viscere di sua signora, trenta soldi". Sì, ma non basta l'eleganza, signor Fleurant, bisogna anche esser ragionevoli, e non scorticare i pazienti. trenta soldi per un lassativo: servo vostro, ma ve l'avevo già detto. Le altre volte me lo avevate messo venti soldi, e venti soldi nel linguaggio dei farmacisti vogliono dire dieci soldi: eccoli qua, dieci soldi.
Molière

Ai nostri tempi, (che taluni considerano l'ultima era del mondo) domina, tra la gente di bassa estrazione, una mania per cui, quelli che ne sono affetti, quando hanno racimolato e rubacchiato quel tanto che basta a sentirsi risuonar qualche pillaro in saccoccia e a comprarsi un pazzo vestito all'ultima moda con nastri e fronzoli di seta, o son riusciti a mettersi un po' in vista grazie a qualche fortunata combinazione, vogliono passar per cavalieri e nobili di antichissimo lignaggio; ma spesso spesso, dopo diligenti ricerche, si trova solo che i loro ascendenti erano spazzacamini, braccianti, carrettieri e facchini, i loro cugini mulattieri, giocolieri, ciarlatani e saltimbanchi, i loro fratelli sbirri e carcerieri, le sorelle cucitrici, lavandaie, granataie o addirittura puttane, le madri ruffiane o magari streghe, insomma, tutta la sequela dei loro trentadue antenati era così sporca e maculata quanto può esserlo la corporazione dei frittellai di Praga; già, questi nuovi nobili, il più delle volte, sono addirittura neri come se fossero nati e cresciuti nella Guinea.
H.J. Ch. von Grimmelshausen (1621-1676)

Stoltezza, errore, peccato, avarizia occupano i nostri spiriti e tormentano i nostri corpi e, come mendicanti che i loro insetti nutrono, educhiamo piacevoli rimorsi. Son caparbi i peccati, vigliacchi i pentimenti; le nostre confessioni lautamente ci facciamo pagare, e nel fangoso sentiero ritorniamo lieti, illusi d'aver lavato con lacrime vili tutte le nostre macchie. Sul guanciale del male, a lungo il Trismegisto Satana lo spirito incantato culla, e il ricco metallo della nostra volontà vien svaporato da quel dotto chimico. Regge il diavolo i fili che ci muovono......ipocrita lettore, - o mio simile, - o fratello!
Ch. Baudelaire

La visione che ha finito per dominare nella tradizione occidentale è quella della creatio ex nihilo, cioè di un gesto sovrano da cui tutto parte. La tradizione indiana si colloca all'opposto: c'è una pienezza che precede il mondo - ed è tutto ciò che già esiste, in uno stato di latenza, in Prajapati. Il mondo è il risultato del rompersi di questa pienezza e comincia a vivere nel momento in cui dilagano le acque che gli scorrono dentro.
Roberto Calasso

I siriani immaginarono che l'uomo e la donna , creati nel quarto cielo, si azzardarono a mangiare una focaccia, invece dell'ambrosia, che era il loro cibo naturale. L'ambrosia si esalava attraverso i pori; mentre, dopo aver mangiato la focaccia, bisognava andare al cesso. L'uomo e la donna pregarono un angelo d'insegnar loro dove si trovasse detto luogo. Vedete, disse l'angelo, quel piccolissimo pianeta laggiù, a circa sessanta milioni di leghe da qui? E' il gabinetto dell'universo; andateci subito. essi ci andarono, e ci restaronoi. E da allora il nostro mondo è quel che è.
Voltaire

Ecco un ordine chiaro e costante tra gli animali di ogni specie: dappertutto c'è ordine. Quando nella mia vescica si forma una pietra, ciò avviene per effetto di una meccanica ammirevole: degli umori calcarei passano a poco a poco nel mio sangue, si infiltrano nei reni, passano per gli ureteri, si depositano nella mia vescica, vi si riuniscono grazie ad un'eccellente attrazione newtoniana; si forma una pietruzza, si ingrossa, io soffro mali mille volte peggiori della morte, sempre grazie al più bell'assetto del mondo; un chirurgo, che ha perfezionato l'arte da Tubalcaino, viene a piantarmi un ferro acuto e tagliente nel perineo, afferra la mia pietruzza con le sue pinzette; quella si spezza sotto i suoi sforzi per effetto di un meccanismo necessario e, in virtù di questo meccanismo, io muoio fra i tormenti più atroci. E "tutto questo è bene", tutto questo è l'evidente conseguenza di prinicpi fisici inalterabili........."Non esistono mali," dice Pope nella sua quarta epistola sul suo "Tutto è bene", o se ci sono dei mali particolari, essi compongono il bene generale."..........Si è arrivati perfino a pretendere che questo sistema è consolante: "Dio," dice Pope, "vede con lo stesso occhio morire l'eroe e il passero, disgregarsi un atomo o mille pianeti, formarsi una bolla di sapone o un mondo."
Voltaire

" Il fatto che la ragione sviluppi una sua antitetica , che per Hegel è governata dalla potenza della negazione e della contraddizione, e che deve essere estesa , oltre che alla cosmologia, a tutte le idee, a tutti i concetti e a tutti gli oggetti, significa che la ragione conosce l'infinito, l'Assoluto, la totalità, giacché quest'ultima non può essere espressa se non mediante la contraddizione. Rifacendosi così alla dialettica Kantiana nel suo senso positivo, Hegel arriva a svilupparla come logica della contraddizione e a farne l'anima del suo sistema, anzi, l'espressione stessa della vita e dello spirito." Franco Volpi in L'arte di ottenere ragione di Arthur Schopenhauer a Cura di F. Volpi Pag. 122 Adelphi 1991
Da questo passo possiamo vedere come la natura fondamentale dell'umorismo che è intrinsecamente appunto il sentimento del contrario sia intimamente legata ad una matrice filosofico dialettica che si esprime attraverso la logica dell'arte e della parola.

E' un peccato che fin dall'antichità dialettica e logica siano state adoperate come sinonimi, e che quindi io non sia così libero di separare il loro significato, come altrimenti vorrei, e definire la logica come "la scienza delle leggi del pensiero, cioè del modo di procedere della ragione", e la dialettica come "l'arte del disputare". Quindi la logica ha evidentemente un oggetto puramente a priori, determinabile senza l'intervento dell'esperienza, ossia le leggi del pensiero, il procedere che la ragione (logos) segue se è lasciata a se stessa e non è disturbata....La dialettica invece tratterebbe della comunione di due esseri razionali, che di conseguenza pensano insieme, cosa da cui, non appena essi non concordino come due orologi sincronizzati, sorge una disputa, cioè una battaglia spirituale. Come pura ragione i due individui dovrebbero concordare. Le loro divergenze scaturiscono dalla diversità che è costitutiva dell'individualità, e sono dunque un elemento empirico......La natura umana comporta infatti che quando nel pensare in comune....A si accorge che i pensieri di B sul medesimo oggetto divergono dai suoi, egli non va per prima cosa a riesaminare il proprio pensiero per trovare l'errore, ma presuppone che questo si trovi nel pensiero dell'altro: cioè l'uomo è per natura prepotente, vuole avere ragione: e ciò che consegue da questa proprietà è l'insegnamento della disciplina che io vorrei chiamare dialettica e che tuttavia, per evitare malintesi, chiamerò dialettica eristica. Essa sarebbe dunque la dottrina del modo di procedere della naturale prepotenza umana.
Arthur Shopenhauer

In una lettera a Camillo Pellizzi del gennaio 1926 Longanesi afferma: "Lo scrivere 250 righe su un argomento, ti posso assicurare essere inutile, quando con un bell'aforisma, o una battuta si può dire le stesse cose"; "Preferisco due parole a 100, purché in quelle 2 parole sian racchiuse le altre 100"; "I tuoi aforismi mi sono piaciuti e li ho preferiti ad un articolo, perché la rivista sarà fatta in massima parte da pezzetti, aforismi, ecc. 1° perchè sono più geniali, 2° più interessanti, 3° perché sotto l'aforisma si può velare meglio certe critiche e certi malcontenti". Gli aforismi proposti dall'"Italiano", specie nella prima fase (1926-1929), sono per lo più legati all'attualità, strumenti incisivi di militanza culturale e politica, tra cui sono esemplari gli attacchi contro "900" di Massimo Bontempelli. Mosso dalla sua irruente energia giovanile Longanesi scocca frecce velenose contro giornalisti e intellettuali di successo, gerarchi fascisti e tribuni popolari, figure e luoghi comuni borghesi, beffeggiando le onnipresenti maschere dell'opportunismo e della vanità. "Chi ha la disgrazia di vedere le cose un po' sottilmente e in maniera diversa dall'ordinaria", egli scrive il 30 giugno 1927, "corre sempre il rischio di pestare la coda ai cani. E' dunque necessario ch'egli calzi gli stivali e si premunisca d'un buon frustino."
Gino Ruozzi


Non riesco a convincermi che Dio abbia voluto introdurre nella creazione un essere così immondo come la donna senza dotarlo di qualche virtù. E non posso non riflettere sul fatto che Egli le ha concesso molti privilegi e motivi di pregio, di cui tre almeno grandissimi. Infatti ha creato l'uomo in questo mondo vile, e dal fango, e la donna in un secondo tempo, in paradiso e da nobile materia. E non l'ha formata dai piedi o dalle interiora di Adamo, ma dalla costola. In secondo luogo, il Signore, che può tutto, avrebbe potuto incarnarsi direttamente in un uomo in qualche modo miracoloso, e scelse invece di abitare nel ventre di una donna, segno che non era poi tanto immonda. E quando apparve dopo la risurrezione, Egli apparve ad una donna. Infine, nella gloria celeste, nessun uomo sarà re in quella patria ; ne sarà invece regina una donna, che non ha mai peccato.
U. Eco ; Il nome della rosa

(Parla Bruto prima della congiura). No, non voglio alcun giuramento...Quale bisogno abbiamo noi di uno sprone, oltre quello della nostra causa che ci spinga a trovare un rimedio ? Quale altro vincolo, oltre a quello di accorti romani che hanno dato parola e che non vogliono sapere di equivocare ? E quale altro giuramento, se non l'onestà impegnata, affinché questo si dia o che altrimenti, per questo si cada ? Che giurino pure i preti e i vigliacchi, i furbi e i traditori, e le vecchie carogne senza più forza alcuna, e, insomma, simili anime
tolleranti, le quali tutte accolgono con compiacimento le offese ; e fate giurare per cause perse quelle creature delle quali si sospetta, ma non vogliate macchiare la chiara virtù della nostra impresa col pensare che la
nostra causa e la sua esecuzione richiedano un giuramento, quando ogni goccia di sangue che scorre nelle vene di ogni romano, e che vi scorre nobilmente, diviene colpevole di ripetute bastardaggini, se egli infrange
la minima parte di una qualsiasi promessa che gli volle mai uscir di bocca.
Shakespeare. Giulio Cesare

Io credo che tutto ciò che ha inventato questo nuovo Dio che tu chiami progresso sia solo una serie di prolunghe. L'automobile è una prolunga delle gambe, il telefono una prolunga dell'orecchio, il televisore dell'occhio e il computer del cervello ; ma nessuno di questi nuovi marchingegni, che io sappia, è mai riuscito a cambiare l'Uomo nel suo profondo. Passano gli anni infatti e, malgrado le nuove prolunghe immesse nel mercato, gli uomini continuano a comportarsi come sempre. Non ci sono forse, ancora oggi, uomini ambiziosi come Alcibiade, gelosi come Menelao e invidiosi come Tieste ? Quando, come spero, il progresso sarà capace di produrre ad un prezzo conveniente anche l'Amore e la Libertà, allora io diventerò un suo fervido seguace.
L. De Crescenzo. Oi dialogoi

L'animo umano ha bisogno di nutrirsi di speranza, così come lo stomaco ha bisogno di cibo. La vita invece spesso è amara e non concede scappatoie ai desideri dei mortali. Alcune verità sono senza alternative : tutti dobbiamo morire, chi è brutto non potrà mai diventare bello, chi è bello non potrà mai ritornare giovane e chi vive una vita opaca e senza entusiasmi sa che molto difficilmente riuscirà a cambiarla. E allora che fare ? Non resta che rifugiarsi nel mistero, evadere nel trascendente. Ed ecco fiorire da ogni parte le favole, gli extraterrestri, gli oroscopi, le droghe e gli estremismi politici.
L. De Crescenzo. Oi dialogoi

Per convincere l'uomo a lavorare e a produrre di più di quanto non sia capace di consumare, noi dobbiamo puntare tutto sulla voglia di arrivare prima degli altri. Dice Smith all'uomo : "Se tu lavori molto, io, in cambio di questo lavoro, ti darò tanti pezzi di carta sui quali scriverò 'una sterlina', cento o mille sterline, e tu sarai tanto più felice quanto più denaro riuscirai a mettere da parte. In pratica, il capitalismo fa affidamento sull'egoismo umano e sulla sua voglia di arraffare. Carlo Marx invece, avendo saputo da un certo Giacomo Rousseau che l'uomo era buono per natura, decise di far leva sulla bontà. In altre parole è come se avesse detto all'uomo : "tu devi lavorare per il bene della collettività ; poi tutto quello che riuscirai a produrre sarà diviso in parti uguali fra
gli uomini della nazione".
L. De Crescenzo. Oi dialogoi

Per la maggior parte delle persone la felicità consiste nel vivere bene. Ma una vita fatta di soli piaceri fisici, avverte Aristotele, è una vita di bestie. Qualcuno più evoluto pensa che la felicità possa consistere negli 'onori' ovvero nelle ricchezze, nel potere o nei simboli del potere. Questi piaceri, obietta ancora Aristotele, sono gratificazioni solo per modo di dire, in qunato rimangono esterni all'individuo senza arricchirlo davvero. Per Platone la felicità era l'Idea del Bene, del Bene in sé, come lo chiamava lui, una qualcosa cioè di separato, che proprio in quanto separato diventa irraggiungibile. Aristotele, in questo, bisogna convenire, era più pratico di Platone. Per lui il bene consiste nel realizzare l'attività che ci è peculiare. Che vuol dire ? Che se per l'occhio il massimo del bene è il vedere e per l'orecchio il sentire, per l'uomo il massimo del bene consisterà nello svolgere quelle funzioni che sono proprie degli uomini.
L. De Crescenzo

Un principe italiano del rinascimento, quando il prete che lo assisteva vicino al letto di morte gli chiese se aveva da pentirsi di qualche cosa, gli disse: " Si, di una: tempo fa ho ricevuto contemporaneamente la visita dell'imperatore e del papa. Io li ho condotti in cima alla mia torre ad osservare il panorama, ma non ho approfittato dell'occasione per buttarli di sotto tutti e due, cosa che mi avrebbe dato una fama immortale". Questa storiella citata da B. Russel nel suo libro Un'etica per la politica mi è sembrata una lode al mio impegno letterario, infatti la fama dovrebbe ricordarsi di me visto che ho cercato di far capire a tutti che pur di dare una benché minima parvenza di dignitoso significato alla propria esistenza vale la pena di buttare veramente giù dalla torre il potere e la stupidità, o perlomeno di tentare.
Carl William Brown

Tre e' il numero della Trinità, tre furono gli Angeli che visitarono Abramo, i giorni che Giona passò nel ventre del gran pesce, quelli che Gesù e Lazzaro trascorsero nel sepolcro ; le volte che Cristo chiese al Padre che il calice amaro si allontanasse da lui, quelle che si appartò a pregare con gli Apostoli. Tre volte lo rinnegò Pietro e tre volte si manifestò ai suoi dopo la risurrezione. Tre sono le virtù teologali, tre le lingue sacre, tre le parti dell'anima, tre le classi di creature intellettuali, angeli, uomini e demoni ; tre le specie del suono, vox, flatus, pulsus ; tre le epoche della storia umana, prima, durante e dopo la legge.
U. Eco. Il nome della rosa

Mi sembra che sia tipico della poca virtù delle popolazioni italiane non peccare per paura di qualche idolo, per quanto lo chiamino col nome di Santo. Hanno più paura di San Gerolamo o di Sant'Antonio che di Cristo. Se uno vuole conservare pulito un posto qui, perché non ci si pisci, come fanno gli italiani alla maniera dei cani, ci dipingi sopra un'immagine di Sant'Antonio con la punta di legno e questa scaccerà quelli che stanno per pisciare. Così gli italiani, e per opera dei loro predicatori, rischiamo di tornare alle antiche superstizioni e non credono alla resurrezione della carne ; hanno solo paura delle ferite corporali e delle disgrazie, e per ciò hanno più paura di Sant'Antonio che di Cristo.
U. Eco ; Il nome della rosa

Non dar lingua ai tuoi pensieri, e i pensieri aspetta di averli ben ponderati prima di convertirli in azioni. Sii affabile, ma non volgare ; agli amici provati tieniti unito con vincoli d'acciaio, ma non farti venire il callo alla destra stringendo tutte le mani che incontri. Guardati dal cacciarti in risse : ma se proprio ti ci trovi, che il tuo avversario ne esca augurandosi di non incontrarti più. Ascolta tutte le opinioni, ma sii riservato nei tuoi giudizi. Elegante il vestire in proporzione ai mezzi, ma senza sfoggio ; ricco, non stravagante ; perché l'abito rivela l'uomo. Non chiedere né dare a prestito perché che presta perde quasi sempre il denaro e l'amico, e il far debiti riduce il senso della parsimonia. E questo soprattutto : sii sincero con te stesso ; e ne seguirà, come la notte segue il giorno, che non potrai essere falso con gli altri. E ora addio : la mia benedizione faccia lievitare in te questi
consigli.
Shakespeare. Amleto

Capì chiaramente che tutto il male cui aveva assistito e la tranquilla sicurezza di chi lo commetteva, dipendeva solo dal fatto che gli uomini volevano fare una cosa impossibile : correggere il male, essendo impastati di male. Finalmente capiva il perché di tutti gli orrori che aveva visto, e sapeva cos'era necessario fare per eliminarli. La risposta era quella data da Cristo a Pietro : perdonare sempre, tutti, perdonare infinite volte, perché non esistono uomini senza colpe e dunque in grado di punire e correggere. "E i criminali ? Bisogna lasciarli impuniti ?" ; ormai non lo turbava più. Avrebbe un senso se si potesse dimostrare che le punizioni arginano i delitti e rieducano i colpevoli. Ma accade proprio il contrario : non è in potere dell'uomo giudicare. Egli aveva ormai capito che la
società e l'ordine esistono ancora non per merito di questi criminali legali che giudicano e puniscono, ma solo perché, malgrado tanta ignoranza, gli uomini si compatiscono e si amano.
Tolstoj. Resurrezione

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