ARS LONGA, VITA BREVIS

by Carl William Brown


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AFORISMI LETTERARI SULLA SALUTE, LA MALATTIA, I MEDICI, LA MORTE!


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   Voglio dedicare questi miei scritti al mondo dell'educazione e della sanità, a tutti i medici, gli infermieri e gli insegnanti che ho incontrato o a cui ho pensato nella mia vita ed in particolar modo alla dottoressa che per caso e per necessità mi ha seguito di più nel mio peregrinare, sopportando anche con una certa benevola simpatia le mie tristi e bizzarre riflessioni sulla vita, sulla morte e ovviamente sulla malattia! Inoltre voglio anche ricordare il Dott. Matthew Lukwiya, primario dell'ospedale di Lacor in Africa, contagiato e ucciso dal virus Ebola, sul cui espandersi nella regione aveva per primo lanciato l'allarme, ovviamente inascoltato dalle autorità di Kampala. Un tipico esempio di eroico operatore che drammaticamente ci fa rievocare la profonda e simbolica frase di Ionesco che suona più o meno così: "Un bravo medico deve morire con il suo paziente, se non è in grado di curarlo!".  Dedicato anche alla loro salute !!!!


INTRODUZIONE ROMANTICA E GENESI DEL LIBRO


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   La vita del Samurai è essere posseduti dal pensiero della morte. Se desideri sondare il cuore di un amico, ammalati. Non è importante vincere. Essere sempre all'altezza della situazione, questo è ciò che conta. Ogni cosa deve finire. Quando ci si accorge che è arrivata la propria fine, è bene accettarla con coraggio.
                                                        Citazioni tratte da "Hagakure" il decalogo del perfetto Samurai

   E' primavera. Oggi ritornando a casa da scuola ho visto sulla porta del mio condominio un annuncio funebre, è morto un vicino. Aveva cinquant'anni. Non lo conoscevo nemmeno, perché abitava nell'altra ala del palazzo, e vi sono delle entrate diverse. Non andrò al funerale, infatti sono restio a queste manifestazioni; in compenso però nutro un certo fascino per i cimiteri! Passano alcuni giorni e parlando con un collega scopro che un nostro conoscente, un profesore di quarant'anni, è appena morto di infarto. Povero Roberto, una specie di letterato anche lui, aveva persino fondato un'associazione culturale, Lizard, con qualche speranza di lucro, ma si sa, le lucertole hanno vita breve. Inutile dire che mi sono venute subito alla mente le parole di John Donne: "No man is an island, entire of itself; every man is a piece of the Continent, a part of the main;…. any man's death diminishes me, because I am involved in Mankind; And therefore never send to know for whom the bell tolls; It tolls for thee". Già, la campana aveva suonato anche per me! Suona nel nostro paese dove abbiamo un dottore ogni 177 abitanti, in totale 370.000 medici, compresi i dentisti, un record mondiale e suona in Sudan dove ci sono dieci dottori e altrettanti ospedali fatiscenti per circa sei milioni di abitanti. Già la campana, quella che mette fine alla nostra malattia più lunga. Forse è per questo che io mi sono sempre ritenuto poco sano, sarà il male di vivere, sarà il male del secolo, sarà la noia, sarà lo spleen, sarà la stupidità, ma? In ogni caso, qui da noi, per diffondere una certa competenza sanitaria sono previsti dei cicli di lezioni da tenersi nelle scuole a cura dei giovani medici disoccupati; mentre per il terzo, quarto e quinto mondo dovremo aver fiducia nelle previsioni dei guru dell'information technology i quali ci assicurano che tra qualche anno le potenzialità dell'e-learning online renderanno possibile il superamento di tutte le barriere ed il diffondersi di qualsiasi conoscenza. Forse però per gli ospedali ci vorranno un po' più di anni! A proposito, nel frattempo, proprio in questi giorni si apre il maxi-processo alle truffe sanitarie firmate dal Prof. Poggi Longostrevi, un medico ormai già morto suicida; gli imputati sono 248, in gran parte medici, ma anche politici e funzionari dell'ambiente della sanità milanese.

   Ma facciamo un passo indietro. E' un giorno piovoso, cupo, tetro, e c'è anche vento. E' il 17 novembre dell'anno 2000, è un venerdi. Di sicuro un buon giorno per nascere; sono sicuro che chi verrà al mondo oggi dovrà di certo essere una persona amabile! Io sono più triste del solito e sono solo, sempre più solo del solito. Morto, o quasi, attendo con fiducia che la situazione peggiori! Come sta? Devo mettermi in testa di ricavare il meglio da un brutto affare! To make the most of a bad job, è l'unica via d'uscita! Mi sento come in prigione e non vedo all'orizzone né Bonnie né Clyde che mi aiuteranno ad evadere da questa muraglia che mi circonda! Mi sento come nel braccio della morte! Ma del resto prima o poi ci dovremo passare tutti, solo che la mia attesa è più snervante, ed è anche per tale motivo che sto scrivendo questo libro! Spero che abbia la bontà e la voglia di leggerlo!

   Vorrei comunicare, mettere in comune, sapere, condividere, ascoltare e raccontare, ma non c'è tempo, e probabilmente non ci sono neanche gli attori più idonei! Tuttavia gli occhi azzurri, i capelli biondi e un vivace sorriso mi evocano un' ipotetica e perduta immagine della felicità che mi instilla nonostante tutto ancora una lieve e dolce rimembranza! Le mie poche occasioni infatti le ho da tempo perse e presto dovrò andar via, non ho più futuro! I corridoi bianchi dell'ospedale mi rammentano chiaramente la mia condizione, non è un incubo è la realtà! E' la vita che pian piano se ne và! Per questo cerco di dare la massima importanza al linguaggio, alla fine infatti non resteranno che le parole ad alimentare il mito, il rito, la ricerca, l'amore, il ricordo! Mettere in comune il dolore infatti, aiuta ad alleviarlo! Non sarà forse anche per questo che le grandi case farmaceutiche eseguono un gran numero di sperimentazioni senza etica sui bambini del terzo mondo, allo scopo di risparmiare tempo e fare più soldi, ma?

   Più tardi mi raffiguro il medico come un angelo forte e valoroso, senza sesso e senza età, che si affianca al mio corpo ormai minato e rincuorandomi mi assicura che combatterà per me e con me il nefasto potere della malattia. Ma è solo una metafora ed il poeta è destinato a morire solo, snobbato e dimenticato da tutti, fuorché dal dolore! Anche il professionista più bravo infatti, alla fine non può fare più niente e rimane impotente ed attonito a vedere il suo paziente che se ne va! Ne arriveranno altri e la vita continua! Forse è anche per questo che ho deciso di lasciare un lieve ricordo, sarebbe utile infatti che i nuovi pazienti nelle sale di attesa, invece di scalpitare e di innervosirsi, prendessero nelle loro mani un libro e lo leggessero e magari ne regalassero uno anche al proprio medico! Il tutto aiuterebbe a comunicare! Forse! In ogni caso sarebbe comunque un atto di fede e di stima nei confronti di chi ci assiste nei momenti meno facili della nostra esistenza! Magari in una di quelle nuove strutture assistenziali chiamate "hospice" dove una schiera di personale specializzato, assieme anche ai famigliari, se ci sono, aiuterà i malati a vivere sino in fondo un'agonia dignitosa e ad affrontare così una buona morte. Del resto ormai gli ospedali tradizionali sono riluttanti a ricoverare malati terminali, perché si tratta di persone che contribuiscono a peggiorare la percentuale dei decessi e a rovinare le statistiche. Negli ospedali di eccellenza si accudiranno solo coloro che hanno presumibilmente buone possibilità di guarigione! Per gli altri invece, ci saranno appunto queste case di cura della morte, vedi ad esempio la famosa Domus Salutis.


   Io non sono un dottore, o meglio sul certificato di laurea c'è scritto questo termine, ma mi occupo di linguaggio, e per il momento la stupidità non è tra le patologie più riconosciute, per cui non siamo colleghi! Già, la creatività, le forme espressive, le emozioni, la logica, la scienza, i misteri dell'universo. A pensarci bene però, anch'io forse potrei dare il mio contributo alla ricerca, al comportamento, alla medicina, a quell'etica che cerca di alleviare il dolore e le sofferenze. In ogni caso comunque, almeno sono un paziente! In questo forse c'è dunque una seppur labile effige della multidisciplinarità del mondo moderno! Un panorama globale! Poor is that man who has got no patience! E che non ha una biblioteca! Uno dei miei desideri più profondi è sempre stato quello di vedere scomparire la povertà, le ingiustizie, il dolore, ma ciò non è possibile; almeno diffondiamo il sapere e la conoscenza! Tutti dovrebbero essere dei dottori in qualcosa!

   Essere dottori in poesia però al giorno d'oggi non è molto conveniente, e poi che brutta definizione, dottori in poesia! No, la nostra umanità non può più sopportare tali titoli di studio! E' così, ribadisco il concetto con delle parole di Alda Merini: "Ogni poeta è un sacerdote e sopporta pene indicibili per regalare la propria parola agli altri. E' un improbo recupero di forze per avvertire un po' di eternità. La gente cerca di amalgamarlo col volgo, di confonderlo con il pantano, di farlo morire di asfissia tra polvere e reati, e il poeta muore veramente, vinto dalla stanchezza e dalla preghiera che non riesce più a risorgere. Mai più?"

   Come sta? Bella domanda! Vorrei parlare a lungo, ma non c'è tempo, e poi la profilassi non lo consente! Per questo ci sono gli psicologi! Ma la natura, dico io, citando Shakespeare, non può scegliere il suo corso! La malattia invece si, e un medico ormai non è più il mago stregone delle origini, ma un perfetto esecutore delle linee guida delle università e della case farmaceutiche, per cui purtroppo non c'è tempo! Si cura il corpo, ma l'anima invece di ristabilirsi sembra che peggiori di pari passo con la terapia! Rimane sconsolato il mio verbo, chissà chi lo ascolterà?


   Di medici ne ho conosciuti parecchi, visto che da sempre il mio corpo ha fatto i capricci! Non sono però mai riuscito a comunicare bene con loro, anche se la mia preparazione non è delle più scarse! Anzi! Ma non è questo il vero nocciolo della questione! Anni fa mi recai a pagamento da un famoso otorinolaringoiatra, un chirurgo abilissimo che mi chiese come mai avessi aspettato così a lungo a decidere di farmi operare, la mia lapidaria risposta fù, - ars longa, vita brevis - e così dopo alcuni mesi entrai nell' ospedale in cui un giovane allievo potè cimentarsi nell'arte che stava via via apprendendo! Sono passati ormai alcuni anni, il famoso chirurgo è morto di tumore già da tempo ed io non mi attarderò troppo a lungo dal raggiungerlo. Ecco, quì iniziamo ad avvicinarci già di più alla tematica fondamentale del mio lamento! Ascolta caro erede!

   Dopo il banale intervento al setto nasale, negli anni a seguire ho lavorato assiduamente alla mia opera ed ai miei progetti, scrivendo circa ottomila aforismi letterari e filosofici contro il potere e l'autorità della stupidità, creando varie iniziative su internet, continuando ad insegnare e vivendo nella maniera più concreta e maledetta il mio disagio esistenziale, cercando di anestetizzare in questo modo il mio inappagato desiderio di felicità e di comunicazione! Ma il beffardo destino non mi ha perdonato ed è così che è arrivato anche il tragico momento dove mi sono ritrovato a frequentare più medici del previsto e dove la mia, o forse è meglio dire la nostra, impotenza nei confronti della malattia, della morte, del dolore e della stupidità si è manifestata in tutta la sua drammaticità! La crudele fatalità del caso insomma aveva deciso di vendicarsi, forse perché non ama chi si ribella troppo contro la somma autorità della natura!

   Mi sono ritrovato così in compagnia di una certa depressione, mista ad un forte nervosismo, per non parlare poi del restante stato d'ansia della mia salute e di stress delle mie meningi, e così come al solito ho cercato un po' di conforto nelle parole di chi poteva consolarmi nel profondo! Devo dire che avrei anche avuto bisogno di un supporto umano, ma non disponendo al momento di una persona che mi amasse, non me la sono sentita di frequentare un ristoratore d'anime di professione e così sono rimasto solo con i miei medici, la mia letteratura, il mio computer, ed i miei aforismi! Inutile dire che alla fine mi sono ritrovato sempre di più ad assumere i panni della cavia, della macchina, del sofferente, e sempre meno quelli dell'artista ribelle di un tempo, anche se mi restavano pur sempre i miei scritti e le mie facoltà!


   Oggi è una bella giornata, c'è il sole, non fa troppo freddo e le grandi piogge dei giorni scorsi sono solo un romantico ricordo, ma io non sono troppo allegro, anzi! Guardo fuori dalla finestra e mi rendo conto che non è più come una volta, mi sento più debole e il mio stato d'animo è in preda ad una pungente melanconia. Le inconsapevoli e labili illusioni dei primi accertamenti sono ormai acqua passata, e la complessità dei vari protocolli non aiuta di certo a stare di buon umore. Avrei forse bisogno di una donna che mi amasse, ma ormai tutto ciò non è più possibile, è scaduto il tempo! L'unico rimedio concreto sarebbe invece un "idealized analyst", una persona che crede "negli abbracci e non nei farmaci" come nel film interpretato da Robin Williams, God Will Hunting, Genio Ribelle il titolo italiano, ma nella vita non si può avere tutto, o no? Tra le altre cose questa deve anche essere la filosofia di pensiero delle grandi case farmaceutiche del mondo che si ostinano a non rendere liberi i brevetti dei propri farmaci per le zone più povere del pianeta. I medici senza frontiere non sono d'accordo, ma evidentemente il loro potere non è poi così determinante.

   Ritorno sempre con la memoria alla prima ragazza di cui mi innamorai seriamente, naturalmente non corrisposto! Avevo quindici anni, e lei era gracile, bionda, con dei riccioli angelici, occhi azzurri come il mare e una certa aria snob, ben mimetizzata, da figlia di ricchi artigiani fortemente imborghesiti. Già da allora avevo capito che la mia vita sarebbe stata abbastanza sfigata, poi con il passar del tempo mi resi conto che in effetti il mio destino era più che maledetto, fino alla resa finale dei conti, in cui il saldo, anche se può contare su una certa ironica positività, risente pesantemente della mia filosofia nichilista e negativa. Per questa ragione penso che il vero oggetto di questo scritto sia la morte, e tutto quello che le gravita attorno, la vita, la malattia, la sofferenza, l'amore, la lotta! Ora che è arruolato, deve cercare di combattere, si tratta in effetti di una vera e propria guerra! Già la guerra, cara dottoressa, la madre di tutte le cose, come sosteneva Eraclito!

   Il mestiere del medico, la sua figura che nel momento in cui nasce si identifica e si mescola con quella dello stregone, del mago, del sacerdote rituale, del potente imperatore! Mi ricorda il mitico Paracelso, nato nel cuore della Svizzera in una località tenebrosa, il ponte del diavolo, Teufelsbrucke, che fu allo stesso tempo medico, naturalista e filosofo, uno studioso in grado di interpretare i segreti e i mali dell'uomo come una parte del tutto universale. Ma anche i famosi dottori, furbi e pasticcioni di Molière, capaci solo di svuotare il corpo in un modo o nell'altro, con salassi di sangue e grandi purghe! E poi ancora i grandi medici dell'ottocento, epoca in cui nascono le figure grandiose del "medico condotto" e del medico di famiglia" e dove il concetto della scienza al servizio dell'uomo imponeva al medico di immedesimarsi nel ruolo irrinunciabile di operatore sociale. In un Galateo del Medico apparso nel 1873 si legge infatti: "Il medico si aggira e vive in mezzo al popolo; è depositario di suoi dolori e di sue speranze e anche a non volerlo diviene democratico d'indole". Una professione da amare insomma!

   "Si sente spesso affermare che la medicina è una scienza. Così non è. La medicina non è una scienza, è una pratica basata su scienze che opera in un mondo di valori." E' in altri termini una tecnica, dotata di un proprio sapere che differisce dalle altre tecniche perché il suo oggetto è un soggetto: l'uomo. E soprattutto, non è solo scienza. Nell'arte della cura infatti la tecnologia è una grande risorsa, ma l'uomo deve restare il suo fine ultimo, o primo. Così si esprime Giorgio Cosmacini nel suo libro il Mestiere di medico riportando in primo piano anche quella che è la nostra idea, la professione del medico è un'arte e come tale non può essere troppo distante da tutte le altre arti, e poiché l'arte è vita, purtroppo alla fine si trova a doversela vedere anche con la morte, con il dolore, con le ingiustizie! Così ci vengono alla mente gli ambienti poco allegri di alcuni ospedali e di alcuni ambulatori, dove ormai si fa sempre più fatica a vedere l'arte della professione e la sua umanità, e si assiste invece al triondo della tecnica, della tecnologia, della farmacologia e del business. Sempre più spesso la persona umana viene alienata e diventa sempre più macchina essa stessa, destinata ad essere rottamata per far fronte alle sempre nuove e incombenti esigenze della produzione. Il tempo è sempre più avido, e le sempre più cose che sappiamo ci fanno amaramente rendere conto che quelle che invece ignoriamo sono sempre ancora di più, e così la nostra angoscia invece di diminuire aumenta di pari passo con l'aumentare degli esami specialistici!


   La mia tesi di laurea consisteva in uno studio sull'opera e sull'umorismo di un autore ungherese, George Mikes, che però aveva sempre scritto in inglese. Leggendo tutti i suoi libri e molti altri testi sulla comicità e sull'umorismo ho scoperto che il riso fa buon sangue, aiuta a curare oltre che il nostro spirito anche il nostro corpo e così, senza citare troppe fonti, aumenta le difese del nostro sistemza immunitario e ci aiuta a combattere meglio le malattie. Da ciò devo dedurre che dovrei iniziare a ridere ora e assolutamente non smettere mai se non per necessità, alcuni minuti dopo il fatale e tragico evento della mia morte. In pratica dovrei diventare più positivo! Il massimo dell'umorismo nero insomma. Tuttavia esce in questi giorni in videocassetta la storia vera del medico con la vocazione del clown che credeva nella risata come terapia. Robin Williams è il protagonista di Patch Adams, una commedia di grande successo e campione d'incassi negli Stati Uniti. Una cosa è certa, i medici che ho sempre visto nei nostri ospedali sono tutti molto seri e spesso sembrano anche tristi, per cui un po' di allegria, e di buon spirito non farà di certo male alla nostra sanità! Per fortuna non sono il solo a pensarlo, infatti ci sono già degli animatori che si aggirano per le nostre strutture, soprattutto negli ospedali dove sono ricoverati i bambini, cercando di alleviare le sofferenze di una condizione poco piacevole con una ventata di sano e divertente buon umore!

   Quando il male fa la sua comparsa qualsiasi persona si tramuta in un paziente e si trasforma improvvisamente in un povero bambino, diventa più debole, più indifeso e comincia ad aver paura. A questo punto non è raro vedere nel proprio medico, una figura materna, o paterna e sviluppare nei suoi confronti tutte le aspettative e le speranze di chi ha un estremo bisogno di aiuto. Il più delle volte questo fenomeno è attenutato perché magari le patologie sono curabili e pochi incontri con il nostro salvatore ci liberano da tutte le nostre fobie, ma quando la malattia è incurabile, beh, lì il discorso cambia, e si fa molto più complesso. In questa situazione il medico talvolta non può fare più di tanto, e non importa se sia un medico di famiglia, uno specialista, un grande professore universitario e direttore di un efficiente dipartimento clinico o un giovane medico senza frontiere che opera in uno dei più disagiati luoghi della terra! A questo punto la tecnica non serve più a molto, e l'unica cosa che rimane a fronteggiare la drammatica situazione è la nostra umanità, magari aiutata da qualche fiala di morfina o da qualche altro efficace e indispensabile rimedio.

   L'ospedale del futuro, dicono, non può permettersi di dedicarsi solo alla cura dei malati. Un ospedale moderno deve saper curare i malati, ma deve anche prendersi cura dei sani e, in particolare, deve convincersi che la cura dei malati e la ricerca sono due aspetti strettamente collegati alla terapia e alla prevenzione. Già la prevenzione, la cultura, la scuola, l'informazione e la pratica delle cose! Talvolta i soldi della ricerca quando ci sono si perdono nei rivoli melmosi della burocrazia o delle clientele e qualche abile imprenditore della medicina o della politica ogni tanto si suicida perché non regge il peso delle sue malefatte e di tutte le buone cose che avrebbe potuto fare per il suo prossimo e che invece per il suo stupido ed ottuso egoismo non ha fatto. E di nuovo ci giunge così l'idea della morte e con lei anche le tristi immagini della povertà, dell'ingiustizia, della sconfitta, del non sapere e della nostra ignoranza. Nel frattempo tuttavia la genetica avanza, la ricerca avanza, la tecnologia avanza, ma ahimè anche le malattie però si danno da fare e per non parlare del sud del mondo citerò solo la Russia, dove la diffusione dell'Hiv ha fatto si che i sieropositivi e i malati passassero dai 130.000 del dicembre 1999 ai 300.000 della fine del 2000. Un tasso di crescita che ha pochi eguali nel mondo e che farà si che a questo ritmo, entro due o tre anni, i casi potrebbero toccare il milione di unità. Certo rispetto alla strage del continente sub-sahariano che ospita il 70% dei 34 milioni di malati nel mondo, queste cifre sembrano ridicole, ma bisogna tuttavia considerare che i dati ufficiali, secondo molte organizzazioni non governative, andrebbero moltiplicati per dieci!


   Ora il sole si è coricato, la sera comincia a fare il suo ingresso nella mia stanza e nella penombra lacerata dalle luci del computer e della lampada a stelo inizio nuovamente a rattristarmi. Sono solo, o perlomeno così mi sembra, e come al solito mi sovvengono l'eterno e le morte stagioni, e le cure presenti e le future non mi danno tregua! E penso, chissà se riuscirò a morire in un letto di ospedale, magari accompagnato dal simpatico sguardo di una dottoressa che ha cercato invano di procastinare questo evento o se invece deciderò di togliermi la vita in una maniera un po' più violenta ed avventurosa, sparandomi magari un colpo in testa in un luogo lontano, squallido e isolato! Ma! Chi dice ma, comunque il cuor contento non ha! In ogni caso il mio spirito è da tempo morto e la cosa che mi sta più a cuore è divulgare i miei scritti, pertanto più che pensare al mio corpo è meglio che cerchi di consolare la mia anima! Per tale motivo già da questa estate ho iniziato a raccogliere dal mio archivio cartaceo e digitale aforismi sulla morte, sulla malattia e sui medici, aggiungendovi via via quelli che avevo scritto io sulle rispettive tematiche. Ho inoltre steso il mio testamento ed il lascito del Daimon Club, iniziando poi a sistemare tutti i miei scritti con l'intento di pubblicare l'opera globale nel mio sito su Internet nel più breve tempo possibile.

   E ogni tanto, durante questo lavoro, anzi direi spesso, mi venivano in mente le parole di Ippocrate, e le simpatiche figure di qualche dottore o di qualche dottoressa; devo inoltre aggiungere che in una situazione di tormento reale questa forma di conforto virtuale mi ha anche dato una certa melanconica forza che mi ha assistito nella realizzazione di questa raccolta e di questa introduzione. "La vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione è fugace, l'esperienza è fallace, il giudizio è difficile. Bisogna che non solo il medico sia pronto a fare da sé le cose che debbono essere fatte, ma anche il malato, gli astanti, le cose esterne". Già, "Dai tempi di Ippocrate infatti, l'aforisma è stato il veicolo letterario della classe medica…..L'aforisma rimane l'indiscusso contributo del medico alla letteratura". Questa è la frase di Howard Fabing che precede l'introduzione di Massimo Baldini al libro di Ippocrate Aforismi e Giuramento ed è da questa frase che partirò.
Di tutte le opere di Ippocrate, gli Aforismi hanno goduto di maggior fortuna e sono in assoluto l'opera medica che ha avuto più edizioni e più commenti. "Fino al principio dell'Ottocento, ha scritto Vegetti, gli aforismi erano considerati la Bibbia del Medico", e quindi anche se oggigiorno le cose sono notevolmente cambiate penso che non sia poi così fuori luogo dar vita ad una raccolta letteraria di aforismi che non pretenda ovviamente di condensare delle verità mediche o scientifiche, ma che in ogni caso cerchi comunque di stimolare il dialogo, la riflessione e la comunicazione tra tutti gli uomini, sani e malati, medici e pazienti! Certo, è fuor di dubbio che tutti gli operatori della sanità oggigiorno ritengono di svolgere una professione tecnico scientifica ormai completamente separata da quella filosofia naturalistica che pose le basi per il suo futuro sviluppo e non si sognano nemmeno lontanamente di assimilarsi a dei filosofi che, consapevoli delle nuove teorie del caos, si pongono con umiltà a scrutare la complessa stupidità della nostra realtà. Ed è proprio anche per questo che sto scrivendo questo libro, alla ricerca di equità, giustizia, solidarietà, rispetto, riflessione ed un po' di divertimento!
Certo i filosofi non fanno i soldi e i medici? Alcuni anni fa il movimento studenti distribuì un questionario nelle facoltà di medicina! Tra le altre vi era una domanda secca: "Perché hai scelto di fare Medicina?". La risposta più frequente fu: "per far soldi". E il medico dicevo, il medico cerca di far soldi e in molti casi forse ci riesce! Ma a me questo interessa poco, io voglio che il medico si senta di nuovo anche un antico filosofo e non perda quindi il piacere di comunicare e di spiegare la sua arte a tutti in modo tale che si possa raggiungere un "compromesso" tra l'avanguardia della ricerca medica e l'umanizzazione del rapporto medico-paziente, ottenendo così la formazione ottimale del "complete physician" ed un maggior rispetto del diritto alla salute di tutti gli esseri umani.


   Ho sempre letto molto, e ci tengo a restare informato, ma questo non mi ha salvato, e nemmeno tutta la scienza e la tecnica dell'umanità alla fine potrà impedire il tragi-comico evolversi degli eventi. Per questo ho trovato conforto in un paio di libri scritti da un medico, un certo Paolo Cornaglia Ferraris, un "medicus medicorum" come leggo sulla copertina del libro che illustra i simpatici disegni di un lupo in camice bianco, e di una pecora con un pigiama a righe verdino. Ecco, in questa mia introduzione ora voglio fare un omaggio al buon senso e all'onestà, e perciò riporterò alcuni brevi passaggi tratti da questi due testi, cogliendo anche l'occasione per salutarne l'autore.
"Chi persegue interessi che nulla hanno a che fare con quelli dei malati e con quelli di una professione dignitosa e nobilissima, capisca finalmente che il nostro lavoro di assistenza e di ricerca medica non è fatto per sottoscrivere compromessi di basso profilo. E' un grave danno che i malati si riducano a essere numeri in pigiama e accettino ricatti nel silenzio. Il mio invito anche a loro è quello di parlare, di partecipare, di scrivere. Scopo del libro è sempre stato quello di dar voce alla maggioranza silenziosa, perché i camici e i pigiami non si trovino più su fronti contrapposti." Queste frasi sono tratte dalla premessa alla seconda edizione di Camici e Pigiami, le colpe dei medici nel disastro della sanità italiana, dell'autore sopracitato e guarda caso combaciano proprio con l'intento della mia raccolta, che cercherà tra le altre cose di essere non solo divertente o irriverente, ma anche e soprattutto artistica ed umana.

   Anch'io da tempo insegno, ma non all'università, sono solo un professore di scuola superiore, e visto che anch'io tra i miei colleghi di più alto rango, si fa per dire, ho riscontrato un certo senso di superiorità, e una scarsa predisposizione al dialogo e alla diffusione delle opere altrui, vorrei citare ancora alcune frasi di Cornaglia-Ferraris. "Se provate a cercare un professore ordinario nelle ore di lavoro all'interno della cinta universitaria, potreste restare delusi. La presenza fisica di costoro, infatti è opzionale per tutti i docenti di prima fascia. E' una situazione analoga a quella pomeridiana per i magistrati nei vari tribunali….In una grande città padana il direttore dell'Istituto di Pediatria nel 1997 si è presentato in sede solo 92 volte, passando la restante parte dell'anno tra commissioni ministeriali, congressi sponsorizzati dalle varie ditte farmaceutiche e alimentari, nelle più amene zone del mondo. Nello stesso policlinico, il suo corrispondente primario ospedaliero ha dovuto invece assicurare alla Asl 37,5 ore settimanali di lavoro controllato dal timbro del cartellino- orologio…..Nessuno bada più a tale assenteismo, ormai più che sfacciato. Come il docente padano, infatti, si comportano la maggioranza degli accademici "potenti" e non solo a medicina. La cattedra di prima fascia è diventata da decenni non lo strumento per insegnare, ma quello per fare gli affari propri, finalmente senza che nessuno possa avere niente da ridire. E' il premio di una carriera fatta di umiliazioni, servilismi, sotterfugi, alleanze e tradimenti. Tutto, fuorché una struttura dedicata all'insegnamento e alla formazione dei giovani studenti in medicina." (Op. cit. pag. 34-35)
Già, forse quel medico di fama con cui volevo scambiare due parole non ha potuto proprio visitarmi perché aveva un gran da fare. Peccato però, avrebbe visto di persona la faccia segreta di quel compagno dell'erede del becchino che si faceva chiamare Carl William Brown, ma già il grande ricercatore non lo avrebbe di certo riconosciuto!

   In questi libri di Paolo Cornaglia Ferraris ci sono molti spunti interessanti e visto che dobbiamo rendergli il grande merito di essere stato il primo medico a trattare in modo fortemente critico le malefatte che rigurdano alcuni membri della sua categoria di certo avremo ancora modo di inserire alcune sue citazioni all'interno della raccolta! In ogni caso vi invito a leggere i suoi libri e a meditare, magari avendo anche la buona volontà di scovare da questa raccolta anche qualche brillante aforisma che un giorno vi potrà forse servire! In fondo il medico deve interfacciarsi con il nostro dolore e per questo deve essere pronto a tutto, anche a cogliere con serenità una certa letteratura di critica. "Comunicare con malati e parenti, invece, presuppone una sensibilità individuale che certamente è dote naturale, ma che dovrebbe anche essere oggetto di specifico insegnamento. Ancora oggi, invece, la scienza del comunicare in medicina è totalmente ignota. Sarà toccato a tutti di avere ascoltato un medico e di averlo salutato con la sensazione di non aver capito e di non essere stati capiti. Sarà capitato a molti di sentirsi intimiditi o addirittura terrorrizzati di fronte alla comunicazione di una diagnosi fatta con fretta e senza capacità di partecipare al carico emozionale che ogni malattia accertata porta con sé per l'individuo e la sua famiglia." (Op. Cit. Pag. 39) Già, sarà capitato a tutti, o forse no, chissà ! Comunque il mio intento è quello di creare degli stimoli affinché in una visione olistica del sapere tutti facciano degli sforzi per migliorarsi, i pazienti e come loro tutti gli individui, soprattutto a partire dalle ambienti scolastici, per apprendere più cose relative alla scienza medica e i professionsiti del settore affinché si impegnino ad essere i più limpidi nel loro difficile linguaggio.



CONCLUSIONI


   E così siamo quasi giunti alla fine di questa mia introduzione, anche perché sono stanco di scrivere in questa forma e per di più sono anche un po' confuso! E' ormai sera inoltrata, presto arriverà la notte, il sonno e chi s'è visto s'è visto, infatti forse al giorno d'oggi non c'è più spazio per la letteratura, per gli aforismi, per l'umanizzazione dei medici o dei pazienti, per il dialogo e la comunicazione! Del resto anche gli scrittori che sprecano tante parole sui buoni sentimenti poi alla fine sono i primi che snobbano la vera collaborazione, sempre che naturalmente non si tratti di affari, o di intravedere la possibilità di fare soldi, in questo caso allora sono molto servizievoli e disponibili! In ogni caso il ruolo dell'agitatore sociale e culturale è proprio di criticare e di invitare alla riflessione, se poi non raccoglie dei frutti non importa, la cosa fondamentale è tuttavia che abbia cercato di seminare qualcosa! E poi se non potremo costruire distruggeremo, a partire dal proprio io, dal proprio fisico, dalla propria mente! In fin dei conti infatti nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma! In questa ottica dunque potremmo vedere raffigurarsi un nuovo rapporto tra medici, infermieri, pazienti, e perché no letterati, un rapporto di collaborazione e di crescita umana oltre che culturale! Di certo non riusciremo in ogni caso a sconfiggere la morte ma almeno potremo, come citava già Freud, connettere a tal punto le nostre vite a quelle degli altri in modo tale che l'accorciamento della durata vitale propria risulti sormontabile, ma per riuscire in questo grande intento dovremo anche riuscire ad identificarci con gli altri in un modo assolutamente intimo, fraterno, simpatico e compassionevole! Ed è proprio perché penso che in questo processo possa ovviamente giocare un ruolo fondamentale anche il linguaggio, la letteratura e soprattutto l'umorismo che ho dedicato la mia vita a scrivere e a cercare di divulgare i miei lavori così come quelli degli altri!

   I moderni scritti di Moody, le affermazioni di Chapman, di Grecwald, di Martin, di Fry attribuiscono un valore positivo all'elemento sorriso-riso. Il riso inosmma farebbe buon sangue, dicono! In ogni caso solo negli ultimi anni specialisti di vari campi della psicologia e della medicina hanno iniziato lo studio sperimentale dell'umorismo e del ridere. Tra questi anche un autore italiano Mario Farnè ha cercato di dare un contributo alla divulgazione di queste tematiche scrivendo un libro dal titolo significativo di Guarir dal ridere. L'autore è uno psicologo ed è perciò che forse dovrebbe capire bene gli aforismi dedicati alla sua disciplina contenuti in questo mio libro. Comunque! In ogni caso se volesse ampliare la sua biblioteca sull'argomento, io sarei felice di mettergli a disposizione il mio materiale così come ovviamente il mio testamento. Ma del resto già Freud scriveva nel suo libro Il motto di spirito e nei suoi articoli sull'argomento che lo humor è un mezzo per ottenere il piacere nonostante le emozioni penose che intervengono……e per il grande autore la grandiosità dell'umorismo risiedeva evidentemente nel trionfo del narcisismo, nell'affermazione vittoriosa dell'invulnerabilità dell'Io. "L'Io rifiuta di lasciarsi affliggere dalle ragioni della realtà, di lasciarsi costringere dalla sofferenza, insiste nel pretendere che, i traumi del mondo esterno non possono intaccarlo, dimostra anzi che questi traumi non sono altro per lui che occasioni per ottenere piacere." E che ci fa dire: "Guarda, così è il mondo che sembra tanto pericoloso. Un gioco infantile, buono appunto per scherzarci su!". Un'attegiamento intellettuale insomma che ci consente di sfidare l'universo e la sua stupida assurdità con un arma che agisce da parafulmine, da "Shock absorber", ma che in ogni caso alla fine ci conduce comunque alla tomba, alla morte e qui lasciamo intervenire ancora Freud: "La morte fa coppia con l'amore. Insieme governano il mondo. Questo è il messaggio del mio libro Al di là del Principio di Piacere. Da principio la psicanalisi riteneva che solo l'amore fosse importante. Oggi sappiamo che la morte lo è altrettanto. Da un punto di vista biologico ogni essere vivente, per quanto intensamente la vita bruci in lui, anela al Nirvana, anela alla cessazione di quella "febbre chiamata vita" (E. A. Poe For Annie), anela al petto di Abramo. Il desiderio può essere mascherato dalle più varie circonlocuzioni. Ciò non toglie che lo scopo ultimo della vita sia la sua stessa estinzione!"

   Ecco allora un altro buon pretesto, infatti scrivere e raccogliere materiale sui medici, la morte, il dolore e la malattia mi dava una nuova opportunità per divulgare anche i miei aforismi, il mio stile, la mia opera, il mio testamento e naturalmente le mie idee contro il potere e l'autorità della stupidità, del caos, dell'assurdità, della vanità! Scrivere, ricercare, e comunicare anche e soprattutto attraverso l'ironia, l'umorismo, la provocazione, il sarcasmo, il paradosso, la satira, la critica, e perché no, la distruzione di tanti luoghi comuni. Distruggere per creare, come dicevano il buon Eliot o il vecchio Bacon! Senza temere la morte, infatti il ruolo del filosofo come diceva Montaigne è quello di insegnare a morire, poiché chi non teme la morte, non accetta neanche la schiavitù e può quindi lottare per una sempre maggiore libertà cercando di far sentire il suo urlo di protesta; speriamo almeno che qualcuno ascolti, caro Camus!
E poi del resto ormai non ho più nulla da perdere, se non la mia schiavitù nei confronti di una vita troppo a lungo sfidata e martoriata dalla stupidità dell'universale assurdità! E inoltre, come recita appunto il grande Carmelo Bene, che tra le altre cose in questo momento è anche un nobile ammalato, anche il mio corpo non fa altro che implorare il ritorno all'inorganico e nel frattempo non si nega nulla, o quasi! Cercherò quindi di alleviare la maledizione della mia inquietudine approfondendo la conoscenza della mia cara ultima amica, la morte! E non pensate che sia cattivo, anche se Moravia diceva che i poeti devono essere cattivissimi, io per fortuna non mi ritengo tale! Tuttavia sono dalla parte del male, non potendo essere tra quelli che stanno bene. Cosa voglio fare, dunque? Cercare di unire il paradiso con l'inferno, come sempre d'altronde! Non utilizzando certamente uno stile comico, il buffo infatti è conciliante, rallegra le masse e fa felice la corte, ma usando invece lo stile del cadavere, il suo ghigno, il suo umorismo, la sua volontà di castigare la stupidità! Come al solito, del resto! Già, l'umorismo nero, quell'arte che come ci ricordava Freud ci insegna a non temere alcunché! Una strada un po' difficile da percorrere, ma non fa nulla, in fin dei conti la strada per l'inferno è sempre lastricata di buone intenzioni! E poi, caro erede, visto che nessuno sembra ormai interessato alle nostre sorti, se non da un punto di vista strettamente clinico o famigliare, l'unica cosa che ci rimane da fare è quella di ripetere come sempre il nostro grido di battaglia invitando tutti a lottare contro il potere e l'autorità della stupidità, e a vistare quindi il nostro sito www.daimon.org , dove vi sarà, tra le altre cose, anche la possibilità di accogliere i nostri lasciti e magari di continuare la nostra opera!

   P.S. In questo momento vorrei ringraziare anche un tal chirurgo che tempo fa mi scrisse su internet dicendomi che la lettura delle mie pagine online gli aveva fatto riscoprire il suo interesse per la letteratura aforistica! Spero dunque che questa raccolta possa avere lo stesso effetto anche sui suoi colleghi e magari forse anche sui miei! Infatti questo libro sarà reso diponibile in rete nel mio sito e quindi tutti potranno leggerlo gratuitamente, ricordando sempre che gli aforismi ivi raccolti non contengono sempre delle verità, ma in ogni caso hanno per lo meno lo scopo di far riflettere, divertire o magari anche irritare. Se poi qualcuno volesse ampliarlo o pubblicarlo non deve far altro che farmelo sapere, essendo consapevole sin d'ora che in me troverà la massima disponibilità. Ed ora ho proprio finito, e quindi mi appresto a salutarvi, non prima però di avervi ricordato che in appendice a questo libro, allo scopo di integrare i nostri messaggi, sono stati inseriti anche il testamento di Carl William Brown ed il lascito del Daimon Club! Ciao, ciao, allora e mi raccomando non dimenticatevi che la cosa più importante è sempre la salute, anche in punto di morte, ovviamente! In bocca al lupo!


AFORISMI LETTERARI SULLA SALUTE, LA MALATTIA, I MEDICI, LA MORTE!

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