LA SAGGEZZA ORIENTALE

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Caro visitatore, simpatica navigatrice, in questa sezione troverai alcune delle radici della nostra filosofia, la Daimonologia, infatti la nostra metodologia deve molto agli antichi testi orientali, come del resto non tralascia assolutamente la storia della scienza, meditando a fondo sulle ultime teorie della fisica contemporanea, così come ci ha insegnato Fritjof Capra nel suo bel libro Il Tao della Fisica. Il tutto per dare origine a complesse e profonde tecniche di meditazione e di consulenza esistenziale che, tenendo conto di tutta la realtà, dell'unità armonica degli opposti e di tutte le nostre potenzialità creative, sono appunto riuscite a dare vita alla nostra metodologia e alle nostre filosofie etiche. (Si vedano a questo proposito le varie sezioni del nostro sito dedicate a questi argomenti! Per il momento dunque sarà anche sufficiente cominciare a riflettere sull'antica storiella riportata di seguito e su alcuni testi tipici della cultura orientale che abbiamo messo a disposizione, (si veda per esempio il Tao Te Ching di Lao Tzu (Also in English) o gli aforismi dei saggi orientali, in futuro poi, se ci seguirai, ti sveleremo la vera via del tao, della perseveranza, della logica, dell'etica e della serena saggezza; l'importante naturalmente è che il tuo spirito e la tua mente siano ben disposti a mutare, a cambiare, a conoscere, a migliorare, a ricercare, a comunicare, a rischiare e a vivere questo straordinario e misterioso viaggio che è la vita con entusiasmo ed un estremo desiderio di lasciare qualche traccia del nostro passaggio, per il bene di tutta l'umanità. 


Aforismi sulle strategie di guerra

Qui abbiamo inserito il libro L’arte della guerra di Sun Tzu e poi inseriremo l'arte segreta della strategia cinese per trionfare in ogni campo della vita quotidiana, in pratica il libro dei 36 stratagemmi. Un distillato di cinque millenni di strategia bellica che travalica l'ambito militare per adattarsi a tutti i settori della vita contemporanea. Qui sveleremo i consigli, le tecniche, le strategie, i segreti  per meglio capire le leggi del successo, del potere, dell'invincibilità e della stupidità. I 36 stratagemmi non hanno mai perso valore e ancora oggi in oriente sono considerati dei capisaldi per l'addestramento di qualsiasi manager, figuriamoci poi per quello dei genii. Così in occasione del nostro Attacco al Forte Carl William Brown è lieto di erudirvi in queste antiche e temibili arti del micidiale combattimento globale e definitivo. Join Us, don't be afraid !!!!


Saggezza orientale

Nell'antico Tibet in un famoso monastero vi era una scuola buddhista molto rinomata, guidata da uno dei personaggi più straordinari e carismatici dell'epoca.

Un giorno furono messi alla prova diversi studenti monaci i quali avrebbero dovuto progettare il più grande tempio mai immaginato, e avrebbero poi dovuto consegnare i frutti della loro arte al capo spirituale che avrebbe poi scelto il lavoro migliore.

Passarono mesi e mesi di intenso e duro lavoro dopo di che finalmente il grande giorno arrivò.

I disegni erano in genere stupendi e molto ben elaborati, ma su tutti ne spiccava uno, che alla fine venne scelto e premiato con grandissime lodi dal maestro; raffigurava uno scenario suggestivo di alta montagna, con delle vette isolate ed imponenti, tra due di queste, sospesa su un pauroso precipizio, una sottile passerella faceva da ponte, al centro vi era seduto in solitudine, piccolo punto insignificante nel grigio azzurro dell'immenso cielo, un monaco in catartica meditazione.
                                                                                                     William Daimon


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IL LIBRO DEI CAMBIAMENTI  I CHING

Questa grande ed antica opera vi potrà aiutare a gestire i cambiamenti e vi consiglierà nelle vostre decisioni, le quali ovviamente influenzeranno il vostro futuro, così come il vostro presente. Questo libro di natura pratica ed enigmatica, il cui autore è anonimo, ha influenzato profondamente le scuole classiche del pensiero cinese: il taoismo e il confucianesimo. La filosofia di base dell'I Ching è la semplicità stessa: in ogni situazione della vita, si può scegliere una mossa buona o una cattiva, ma visto che l'esistenza è una sequenza ingarbugliata di situazioni molto complesse, l'I Ching cerca di semplicare il contesto in due vie, quella migliore e quella peggiore. Se siete saggi scieglierete quella migliore, se siete stupidi sceglierete quella peggiore. Il libro e le sue indicazioni vi aiutano a interpretare il vostro cammino e a riflettere sulle vostre decisioni. Ovviamente le situazioni attuali sono influenzate, ma non determinate completamente da quelle passate, e le situazioni future sono determinate in parte dalla situazione presente, eredita a sua volta dal passato, e in parte dalle vostre decisioni odierne. Si è dunque liberi di scegliere le azioni migliori che potranno rendere la nostra vita più serena, o quelle peggiori che la metteranno a dura prova. L'I Ching ci aiuta a riflettere, ci indica alcune strade e alcuni consigli, ci fa meditare e alla fine lascia a noi la scelta. Senza lanciare le monetine, o interpretare gli esagrammi, ci sono dei software che oggigiorno ci possono venire in aiuto. Scaricalo dal nostro sito e buona fortuna!!!!


Il Benessere del massaggio

CORPO E ANIMA GUIDA ALLA SCELTA DEL MASSAGGIO

Che le manipolazioni guariscano da alcune patologie è un fatto ormai accertato: sciatalgie, dolori articolari, mal di testa, malattie venose, sono i malanni normalmente affrontati con i massaggi. E cresce pure il popolo di chi, affidandosi a mani sapienti, cerca anche benessere, relax, pelle morbida... Come sono in costante aumento le tecniche offerte dal supermarket del benessere. Ecco una guida ragionata.

AYURYEDA. Si basa sui principi dell'antica medicina indiana che concepisce la salute come frutto di un perfetto equilibrio tra corpo, mente e spirito. Chi riceve il massaggio è disteso su un lettino, con gli occhi chiusi, mentre la sua pelle viene cosparsa di oli essenziali. Caratteristica del massaggio ayurvediea sono i movimenti incrociati: si parte, per esempio, dalla punta della mano destra per finire all'estremità del piede sinistro. L'operatore sceglierà i movimenti di volta in volta più efficaci per il paziente, arrivando a ridurre lo stress, l'insonnia, la depressione e i dolori di varia origine.

SHIATSU. È un metodo per preservare e riacquistare la salute riequilibrando i sistemi di comunicazione energetica del corpo. Lo shiatsu agisce sui flussi di energia (definita dagli orientali Ki), che circola attraverso canali detti meridiani. L'operatore applica diversi tipi di pressione lungo questi meridiani e su diverse aree per preservare e riequilibrare il flusso attraverso organi, ghiandole,   
muscoli, articolazioni e sangue.

CINESE. Il massaggio è preceduto dalla diagnosi sui polsi. Il medico
non ascolta il polso cardiaco, ma tre punti in superficie e tre in profondità, sia sul polso destro che su quello sinistro. Riesce così a capire se c'è uno squilibrio nell'energia del corpo, e quali organi riguarda. Il massaggio cinese aiuta in caso di mestruazioni dolorose, recupero dopo una frattura, artrosi e problemi circolatori.

CHUA K'A. Nasce tra i guerrieri mongoli e di lì migra in Cina e fra i samurai. Il k'a è il prana, l'energia. Il chua k'a è la liberazione di questa energia per liberarsi da paure, timidezze, incapacità di decidere. É un massaggio lentissimo, strisciato e profondo, che talvolta sfiora il dolore senza mai raggiungerlo.

KEMBIKI. Movimenti leggerissimi quasi minimi, per risultati di grande intensità. Il Kembiki migliora la circolazione linfatica e l'ossigenzaione dei tessuti, fa bene agli indolenzimenti della schiena, a chi ha l'intestino pigro e soffre di dolori mestruali. Il massaggio sul dorso parte dall'osso sacro e sale verso la nuca; sull'addome, invece, si concentra sul basso ventre, e sul viso si procede dal naso verso le tempie.

LA DANZA DI BUDDHA. E' come uno spettacolo di danza. Evo    luzioni armoniose del massaggiatore che disegna con il suo corpo archi, figure racchiuse, immagini slanciate che terminano in un'azione sul vostro corpo e sciolgono schiena,gambe, collo. Si tratta dell'antico massaggio thailandese Nuad-bo-rarm, ideato nel 600 a.C. da Jivaka Kumar Vacta, veggente illuminato. È un massaggio molto energetico, dona elasticità alle articolazioni, migliora la postura, il tono dei tessuti, l'elasticità della pelle.

CIKITSA. È una ginnastica d'altri tempi usata dai monaci indiani per dimenticare le tensioni che affliggono collo, spalle, schiena e scapole, spesso dovute a posizioni sbagliate e viziate. II Cikitsa però si può praticare solo in coppia con il massaggiatore. Le manovre più importanti sono sulla colonna vertebrale e tendono a sbloccare o donare elasticità a vertebre, dischi cartilaginei e legamenti che la compongono.

CONNETTINALE. Frizioni lente e profonde con cui si stimolano le connessioni tra le fibre che collegano le zone cutanee e quelle che vanno agli organi profondi. Il massaggio connettivale utilizza tre tecniche principali: movimento di palpazione e rotolamento, di presa a uncino, di spinta. Gli effetti della manipolazione si riflettono sugli organi interni, sui livelli ormonali, sul rilassamento della zona muscolare, sulla mobilità articolare, la vascolarizzazione e la postura. Può sottoporsi a questa massaggio chi è colpito da patologie dell'apparato locomotore, circolatorie, funzionali o infiammatorie degli organi interni.

LINFODRENAGGIO. Contro gambe pesanti e gonfie, ecco un massaggio che aiuta il sistema linfatico a drenare più efficacemente il liquido che ristagna nelle zone periferiche e superficiali dell'organismo con movimenti circolari, ritmici e armonici. Il drenaggio linfatico serve anche per favorire la cicatrizzazione di ferite e ulcerazioni, e a stimolare la rigenerazione dei tessuti dell'organismo.

CALIFORNIANO. La parola d'ordine è armonia, i movimenti sono ampi e avvolgenti. È come se l'operatore abbracciasse la persona che riceve il massaggio, per farle sentire che è gradita e accettata can gesti circolari, ritmici, estremamente fluidi, che aiutano la respirazione e le altre funzioni vitali dell'individuo. La pelle si tonifica, il sistema muscolare si rilassa, la circolazione sanguigna è stimolata, la digestione e l'eliminazione delle tossine viene favorita.

ROLFING. II metodo è stato inventato alla metà del Novecento da Ida Rolf, bio
chimica americana studiosa di omeopatia, osteopatia e yoga. Il Rolfing si svolge
nell'arco di dieci sedute di un'ora e mezza ciascuna. La manipolazione consiste
in un movimento di pressione che il rolfer effettua con le nocche, i polsi, i gomiti, seguendo una sorta di mappa che al termine del ciclo avrà riorganizzato tutto il corpo. Secondo il rolfing, i traumi passati sono in qualche modo scritti nel corpo, la manipolazione li libera, facendo affiorare così anche ricordi, immagini e sensazioni.

TRAGER. IL corpo viene mosso delicatamente, cullato ritmicamente per far dimenticare alla mente i suoi schemi e suggerirgli un più libero modo di muoversi e di essere. Alla base c'è il pensiero di Wilhelm Reich, maestro di Milton Trager, giovane medico americano, ex fisioterapista, che mise a punto questa tecnica per sbloccare il cervello: una specie di danza degli arti del cliente nelle mani dell'operatore. Le sedute di massaggio durano circa un'ora e mezza.


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L'IMPORTANZA DI RESPIRARE BENE Respirare bene è fondamentale. Ma pochi sanno respirare nella maniera giusta.

La respirazione è la base della vita.
Possiamo resistere senza cibo per una settimana circa, senza acqua per due o tre giorni, ma senza respirare solo per pochi secondi, o chi è particolarmente allenato per qualche minuto.
Sono poche le persone che riescono a respirare nel modo giusto.
Stiamo particolarmente attenti a ciò che si mangia, cercando i cibi migliori, magari biologici, o facendo diete particolari, prendendo integratori, per mantenere il nostro corpo al meglio, curiamo anche quello che beviamo, in Italia c'è un notevole consumo di acque minerali.
Nella maggior parte dei casi, la respirazione viene trascurata, è automatica, e quindi respiriamo quando l'aria e' tersa e cristallina magari in montagna, oppure in mezzo allo smog nel traffico caotico delle grandi città.
Respiriamo e non pensiamo al come respirare, ci limitiamo ad introdurre aria nei nostri polmoni, molto spesso ai limiti della sopravvivenza.
E' un dato di fatto che la maggior parte delle persone non sa respirare nel modo giusto.
E spesso quando una persona è magari in preda ad un attacco di panico dovuto all'ansia, inizia una respirazione troppo affrettata che provocando un'iperventilazione, porta ad un peggioramento dei sintomi.
In altri casi invece, cercando una chiusura verso i problemi esterni, si mantiene una postura errata, con le braccia strette e la schiena arcuata, impedendo una normale respirazione, che in questi casi diventa molto breve e sottile.
Per respirare nel modo giusto, bisognerebbe fare degli esercizi.
Il primo dei quali, molto semplice consiste nell'allargare le spalle, tenere la schiena dritta, e fare dei respiri piu' prolungati, trattenendo leggermente l'aria prima di espirare e mantendo sempre il nostro ritmo.

GLI STRUMENTI DEL PRANOTERAPEUTA: LE MANI

Cosa serve al pranoterapeuta per utilizzare al massimo le sue capacita'

Lo strumento principale del pranoterapeuta ovviamente sono le mani.
E' dimostrata scientificamente la loro forza, attraverso vari test, il piu' conosciuto dei quali è la foto Kirlian, che mette in evidenza l'energia sprigionata.
Dalla foto Kirlian si evidenzia che l'energia non e' la stessa per la mano destra e per la sinistra.
Il pranoterapeuta ha una delle mani detta "radiante" che invia energia, e l'altra detta "assorbente", che ovviamente assorbe.
Quando sono a contatto, le mani del pranoterapeuta possono essere, a seconda del tipo di energia sprigionata, radianti o assorbenti.
Il sistema piu' efficace e più conosciuto per applicare la pranoterapia ad una persona che ha dei problemi è chiaramente quello di appoggiare le mani sulla parte dolente.
La maggior parte dei pranoterapeuti usa questo metodo, tenendo per qualche tempo le mani più o meno a contatto con il corpo della persona da trattare.
Di solito il pranoterapeuta attraverso le mani riesce a "sentire" il problema ed il punto dove intervenire.
Infatti, le mani, essendo la parte verso cui viene incanalata tutta l'energia del pranoterapeuta, funzionano come uno strumento di analisi.
E grazie a loro gli squilibri del campo energetico vengono evidenziati, e l'operatore può avvertire sensazioni di freddo, di caldo, pizzicori o leggere fitte, a seconda del problema che deve risolvere.
A quel punto si sofferma sulla parte finchè non sente attraverso le mani che l'equilibrio energetico è stato ristabilito.


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IL REIKI

Il Reiki, del sistema Usui Shiki Ryoho, è un metodo di guarigione molto semplice, riscoperto alla fine del secolo scorso da un monaco giapponese, il dr. Mikao Usui.

E' un metodo di risanamento e rilassamento molto semplice e produce buona salute, gioia e sicurezza.

Derivato dalla fusione delle parole Rei (energia universale) e Ki (energia vitale) il Reiki è un metodo di guarigione naturale estremamente semplice e agisce attraverso la trasmissione dell’energia sul piano fisico, psichico ed esperienziale.

Il processo di guarigione che viene avviato risolve i problemi alla radice, agendo sulle cause e non sui sintomi. Si tratta di una tecnica olistica.
L’energia canalizzata attraverso le mani di chi pratica il Reiki fluisce nel corpo del soggetto trattato dove è maggiormente necessaria.
A trarne beneficio è prima di tutto il corpo, ma contemporaneamente anche la sfera psichica viene armonizzata.

TRATTAMENTI: (ottenibili presso il Centro)
- una sessione completa di Reiki dura circa 1 ora (riequilibrio dell’energia in tutto il corpo).
- Un "trattamento mentale", che rilassa la mente, indicato a chi è sotto stress, dura 15-20 minuti.

CORSI: (si tengono regolarmente in vari centri )
- Nel 1°livello dell’insegnamento si riceve l’attivazione energetica che dona la capacità di canalizzare l’energia e una serie di insegnamenti orali sulla storia del Reiki, sulle sue applicazioni e sulle tecniche di guarigione.
- Il 2°livello, per chi ha completato il training di 1°livello e ha messo in pratica gli insegnamenti, approfondisce il lavoro interiore; si riceve l’attivazione ai simboli del Reiki unitamente alle tecniche per la guarigione a livello mentale ed emozionale.
- Il 3° livello è un cammino evolutivo, fatto con il proprio Master, per approfondire la propria scelta di crescita interiore. Con il 3° livello si ottiene la maestria del Reiki.

ORIGINI DEL REIKI:

Il sistema Usui della guarigione Reiki ha origine nella persona di Mikao Usui, giapponese, vissuto tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. Suo successore fu il dr. Chujiro Hayashi, che insegnò e praticò il Reiki in una clinica di Tokyo. Sua allieva fu Hawayo Takata (1932-1980) che portò il Reiki in occidente.

Prima della sua morte la signora Takata scelse la nipote Phillis Lei Furumoto quale suo successore per la diffusione del Reiki Usui Shiki Ryoho. Phillis Lei Furumoto è tutt'ora vivente ed è punto di riferimento per maestri e allievi.  Continua



LA MEDITAZIONE

La tradizione vuole che il principe Siddhartha Gautama, nato fra il 558 e il 536 a.C. a Kapilavastu, ai confini con il Nepal, rimase a godersi la vita nel palazzo di famiglia fino a ventinove anni, quando incontrò un vecchio, poi un appestato e quindi un corteo funebre. Conobbe così la vecchiaia, la malattia, la morte. Incontrò anche un asceta, lacero mendicante, ma con una grande e serena calma impressa nello sguardo. Il principe Siddharta capì che quella era la sua strada e lasciò il palazzo reale. Praticò l'ascetismo e visse per sei anni, nudo, nei boschi nutrendosi di bacche. E' da questa esperienza che gli derivò l'appellativo Bhudda Shakyamuni (il Shakya, asceta).  Bhudda, però, notò che le pratiche ascetiche troppo rigorose, generano, in chi le fa, aspettative elevate che, ingigantendo l'io, creano vanità e, talvolta, sete di potere. Cominciò così ad elaborare la "via del giusto mezzo", rifiutando ogni esagerazione, giudicandola inutile e, anzi, degna di rimprovero. Buddha non si è mai proclamato dio, né figlio di dio, né ha chiesto che venisse venerato come tale. L'atteggiamento di Buddha verso la religione è stato magistralmente definito da Carl Gustav Jung "la trasformazione degli dei in idee". In effetti il buddismo, al di là della enorme varietà delle scuole e delle tradizioni in cui si è articolato nel corso dei millenni, nella sua essenza, costituisce un raffinatissimo sistema di pensiero intessuto dall'intreccio tra filosofia e psicologia. Non a caso Jung, ma anche William James, un altro grande padre fondatore della psicologia, furono affascinati e culturalmente stimolati dal buddismo. Più recentemente, la medicina ha iniziato a indagare gli effetti delle tecniche meditative sul cervello e la loro efficacia riguardo alla salute.

La rivista di divulgazione scientifica britannica New Scientist, nel numero del 24 maggio, ha dato risalto alle dichiarazioni di Owen Flanagan della Duke University, North Caroline, riprese con grande evidenza da alcuni giornali italiani, sulla felicità dei meditanti. In realtà, lo studio ancora non è stato pubblicato, ma, alcuni mesi fa, un gruppo di neurobiologi danesi, ha pubblicato su Cognitive Brain Research, uno studio realizzato su otto maestri di meditazione, indagati, durante l'esecuzione di esercizi della scuola Yoga Nidra (yoga del sonno), tramite la PET (tomografia a emissione di positroni). Visualizzando l'attività del cervello dei meditanti, con un tracciante contenente un competitore per il neurotrasmettitore dopamina, i ricercatori hanno potuto vedere un notevole aumento del neurotrasmettitore nello striato ventrale, un'area del cervello che fa parte dei circuiti del premio, della gioia per una ricompensa. Questi circuiti collegano aree pre-frontali della corteccia ai nuclei della base (di cui fa parte lo striato ventrale) al talamo e al sistema limbico. I circuiti della gioia, il cui trasmettitore principe è per l'appunto la dopamina, vengono fortemente attivati ogniqualvolta ci sentiamo gratificati da un'esperienza piacevole e, anche da sostanze come anfetamine, cocaina e altre.

Il circuito del piacere, su cui ciascuno può provare a costruire una esperienza di felicità, ha il suo terminale nelle cortecce prefrontali, che possiamo dividere in due grandi aree: la ventromediale e la dorsolaterale. La prima è il terminale delle emozioni, spesso anche negative. Nella depressione e nell'ansia la ventromediale è iperattiva a scapito della dorsolaterale che, invece, è il centro dell'attenzione, della memoria di lavoro, della percezione del tempo. Sull'ultimo numero di Consciousness and Cognition, Arne Dietrich del Laboratorio di neuroscienze dell'Università statale della Georgia, documenta che durante gli esercizi di concentrazione meditativa si ha una attivazione della dorsolaterale che ha effetti ansiolitici e antidepressivi. Al tempo stesso, altri studi documentano che, in fase di meditazione profonda, si ha una riduzione complessiva dell'attività delle cortecce prefrontali con effetti tali da rendere il cervello quieto e vigile al tempo stesso. A sostegno di ciò, troviamo sia studi di elettrofisiologia che dimostrano un netto aumento delle onde lente (onde teta) sia studi di neuroendocrinologia che dimostrano una potente regolazione del sistema dello stress con riduzione del cortisolo e della noradrenalina.

Gli effetti sul cervello possono darci una chiave interpretativa degli effetti positivi della meditazione regolare sulla salute, ripetutamente documentati, in particolare riguardo alle malattie cardiovascolari, all'ipertensione, ai disturbi dell'umore, come ansia e depressione, a disturbi gastrointestinali, come la sindrome del colon irritabile.
Nell'ultimo meeting annuale della Società americana di medicina psicosomatica, psichiatri dell'Università di Toronto hanno presentato i risultati di un programma di meditazione di 10 settimane che ha coinvolto circa 400 pazienti.
Le motivazioni delle iscrizioni al corso sono state: ansia e stress cronico, malattie o dolori cronici, depressione ricorrente. I medici hanno così riassunto i risultati ottenuti: "Alla fine dei corsi di meditazione abbiamo registrato robusti miglioramenti in termini di riduzione dello stress emotivo, dei disturbi fisici, un netto miglioramento della qualità della vita e un maggior senso di generale benessere, ottimismo e autocontrollo. Questi risultati sono stati ottenuti con meno di 30 dollari a partecipante che è meno de costo di tre sedute individuali di psicoterapia". Risultati analoghi sono stati docu mentati a livello scolastico con adolescenti "difficili" e tra i carcerati delle prigioni americane, tra cui anche la famigerata Sing Sing.

Poco dopo la morte di Buddha, 500 monaci si riunirono per sette mesi in una caverna, per trascrivere le regole. Da allora, il buddismo, nel corso dei secoli, si è espanso In tutta l'Asia, ovviamente subendo adattamenti derivanti dalla cultura dei paesi con cui è venuto a contatto. Il Buddismo si è precocemente diviso in tre grandi correnti: Theravada, Mahayana, Vajrayana, dalle quali deriveranno migliaia di scuole e grandi flioni di pensiero in tutto l'oriente. Tra questi, II Buddismo Tibetano, detto anche scuola Mantrayana o "Veicolo delle invocazioni". Ha come cardini i principi e i fondamenti della scuola Vajrayana, i gesti rituali (Mudra), le parole, i versetti sacri espressi o meditati (Mantra), i disegni con struttura geometrica (Yantra) e i disegni con la rappresentazione simbolica di forme cosmiche (Mandala). Il popolo abbinò, al raffinato e complesso pensiero Buddista, arcangeli, divinità tutelari, erinni, demoni e custodi derivati dalla religione precedente. In Tibet, Intorno al 1300, i monaci presero II potere temporale che tennero fino al 1956, anno della cacciata dal paese dei Dalai Lama da parte dell'esercito cinese. Da quel momento il 14° Dalai Lama, Tenzln Gyatzo, premio nobel per la pace nel 1989, vive In India a Dharamsala. In Europa, nel 1906 viene fondata a Londra la Società Buddista d'Inghilterra. Nel 1929 nasce a Parigi l'associazione "Les Amis du Bouddhisme". In America sono gli immigrati asiatici a diffonderlo.

Numerose sono le tecniche meditative, differenti a seconda della tradizione che si segue. Tutte puntano a realizzare uno stato di rilassamento e di benessere psichico profondi, presupposti per una vita cosciente e felice". Lo scopo della meditazione, infatti, è quello di liberare il meditante dalla sofferenza e restituirlo alla gioia per cui è fatto. Non c'è gioia però senza cambiamento. Il cambiamento passa attraverso la compassione verso sé e verso gli altri e sl persegue esercitando l'attenzione. Ma che tipo di attenzione? La "nuda" attenzione, cioè l'osservazione pura e semplice di ciò che accade dentro e fuori di noi, pensieri compresi, senza dare giudizi di valore, senza entrare nel merito. I pensieri vanno osservati, non coltivati, non scacciati, non trattenuti. In questo modo diventeremo consapevoli della possibilità di sperimentare il "vuoto della mente" e, nello stesso tempo, di essere rilassati e vigili. Del resto, è questa la condizione migliore per cogliere il nostro io profondo e prendere decisioni adeguate per la nostra vita. Ma dobbiamo anche sapere che una corretta meditazione non ha un fine, brilla di luce propria. E' questo li segreto per meditare bene: non occuparsi degli effetti ,dei vantaggi futuri, ma lasciare che mezz'ora di serenità entri nella nostra coscienza, come un patrimonio che nessuno ci potrà più sottrarre. (da A. Carosella e F. Bottaccioli, Meditazione, psiche e cervello. Tecniche Nuove.

Si pensa che la meditazione, come pratica mistica venisse esercitata dagli sciamani delle tribù che erano in contatto con gli spiriti. Anche il principe Siddharta dopo lunghi anni di meditazione raggiunse l'illuminazione. Pure i monaci cristiani "padri del deserto" si ritirarono per vivere in semplicità e meditando avvicinarsi a Dio. Ma anche i Musulmani della setta Sufis (dagli indumenti di lana chiamati Suf) intorno all'anno 1000 si abbandonavano alla meditazione.

La meditazione provoca una diminuzione dell'attività del lobo frontale del cervello, l'area più evoluta di questo organo, sede del pensiero, della consapevolezza e delle emozioni. La meditazione riduce il flusso di informazioni in entrata nel nostro cervello.
La meditazione riduce l'attività del lobo parietale che in genere è quello che elabora le informazioni sensoriali dell'ambiente esterno e presiede all'orientamento nello spazio e nel tempo. La meditazione riduce i segnali di attivazione del talamo e della zona reticolare mettendo il cervello in una situazione di calma e di rilassamento che rallenta la sua attività e la sua fretta nell'elaborare le risposte.

La meditazione potrebbe abbassare la pressione del sangue. Lo sostengono i ricercatori del College of Maharishi Vedic Medicine in Iowa che, insieme ad alcuni colleghi dell'università della California, hanno constatato come la meditazione trascendentale praticata per 40 minuti al giorno, ha un effetto positivo tangibile sull'accumulo di depositi di grassi nelle arterie, cioè la aterosclerosi.
La meditazione si serve di un'attività ritmica, che consiste nella ripetizione di un mantra, ossia una formula cui è attribuito un valore evocativo e quasi magico, nel controllo della respirazione e in ginnastiche rilassanti come il t'ai chi, per focalizzare l'attenzione sulla mente. La persona viene estraniata dal livello ordinario di coscienza e indotta in uno stato di consapevolezza passiva, in cui il corpo riesce ad affrontare stati d'ansia, insomma, ipertensione e dolore.

Nel subcontinente indiano e in molte zone dell'Asia la meditazione risale agli albori della storia, quando gli sciamani e gli stregoni evocavano il trance per comunicare con gli dei. Inizialmente si riteneva che bastasse fissare un oggetto per perdere coscienza (come nell'ipnosi), ma poi i mantra divennero strumenti indispensabili per liberare la mente.
Nell Oriente buddista la pratica della meditazione ha portato alla diffusione dello yoga, un sistema filosofico presto trasformatosi in autentico stile di vita, mentre nell'Occidente cristiano è divenuta preghiera: un modo per comunicare con Dio, più che una tecnica di rilassamento e liberazione della mente. Negli anni '60 la consapevolezza che la meditazione potesse essere una terapia fisica e spirituale edificante risvegliò la società occidentale. Nel frattempo, la meditazione trascendentale, introdotta da Maharishi Mahesh, maestro induista di yoga, catturò l'attenzione di personaggi molto famosi e di star del jet set.

La tecnica del mantra impiegata nella meditazione trascendentale richiede impegno: ogni mattina e ogni sera sedute per 15 o 20 minuti e recitate in silenzio per più volte il mantra suggeritovi da un maestro della dottrina. Come per la psicoterapia, ci sarà una forma di meditazione che più vi si addice, non necessariamente la prima che avete sperimentato. Il modo migliore per apprendere questa tecnica è partecipare a piccoli gruppi.    Daimon Age

 

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