RASSEGNA DELLA MICROEDITORIA

ITALIANA CHIARI  BRESCIA

VILLA MAZZOTTI  9-10-11 NOVEMBRE 2007

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ANIMALI, UOMINI, POESIA E COMUNICAZIONE

Animale simbolico, l'uomo nell'immaginare il suo universo ha potuto considerarsi distinto dalla natura e credersi fatto ad immagine di Dio; l'animale è sempre stato lì a ricordargli la sua appartenenza alla natura.
J. Barrau

Il poeta albanese Çlirim Muça ormai scrive perfettamente in italiano e si può considerare, per i temi trattati, per lo stile, e per la sensibilità della sua poetica, a tutti gli effetti un autore europeo ed internazionale. In questo libro di poesie dal titolo L’Animale Triste, edito da Albalibri, Muça predilige la campagna alla città, le luci del cielo a quelle delle insegne, la natura, gli alberi e i campi all’urbanizzazione, e questo forse anche perché è cresciuto in un ambiente rurale e forse perché questo gli ricorda il giardino dell’Eden e la primordiale e bonaria innocenza dell’uomo. Il suo gusto per il paesaggio è dunque molto forte, così come molto intensi sono gli stati d’animo che richiamano alla mente la nostalgia per l’infanzia, i ricordi, e il desiderio melanconico ed irraggiungibile per un amore interminabile ed indistruttibile, e il dolore che ne segue e che genera la sua arte, (vedi poesia Il Mio Sogno: “Dai solchi del mio dolore è germogliata la poesia”. pag. 35) e l’autore che osserva, si intristisce, ricorda, e alimenta la sua nostalgia, la sua melanconia. Intanto il tempo passa, e i versi si accumulano, quasi come a formare una cura, una terapia, che porti il poeta altrove, (vedi la poesia Momenti Altrove: “Ci sono momenti che sono altrove…….La mia esperienza è intrisa di tristezza, indelebili sono le impronte del dolore”. pag. 42) e ancora “Il tempo che passa abbellisce i ricordi, dolceamaro fa sembrare il dolore”. (Vedi poesia Con Passo Leggero a pag. 45).


Ci sono nelle sue poesie una serie di rimandi ad una sorta di impotenza, di incapacità, di tristezza, di melanconia, che si mescolano a desideri di assoluto e di serenità; un romantico scontro tra l’ideale ed il reale, tra quello che vorremmo fare e quello che possiamo fare, tra quello che vorremmo osservare e quello che siamo invece obbligati a vedere.
E ancora nostalgia per la sua lingua madre, quasi un dolore per non poterla utilizzare nelle sue creazioni artistiche, e poi la vita che se ne fugge via, una candela che si consuma inesorabilmente ed il poeta che si erge nella sua solitudine ad affrontare con i suoi versi la forza distruttiva del tempo, (vedi la poesia O Cieli d’Autunno: “Lindo vorrei entrare nell’inverno che m’attende, per non sporcare le bianche lenzuola della solitudine”. pag. 19), ma è una battaglia persa in partenza e proprio qui sta la grandezza dell’autore, la sua apoteosi. Persino il paesaggio ne risente, e diventa triste come il poeta, (vedi la poesia Questo Cielo Piovoso: “Questo cielo è presagio di quello che verrà. Senza luce né vita, pesa sull’anima, come una lastra di marmo sulla tomba appena posata”. pag. 21).

Così nelle sue poesie si avvicendano le stagioni, la morte e la vita, ma soprattutto i ricordi, la melanconia, la nostalgia, la tristezza, è una sofferenza dilatata per come va il mondo, visto con gli occhi estremamente sensibili di un poeta, che si consola con i suoi versi, (vedi la poesia Il Crepitio delle Foglie Secche: “Germoglierà la primavera da queste foglie e il poeta rinascerà nella poesia, come la luce nascosta dalle ombre”. pag. 32). Qui possiamo vedere il tema tradizionale dello scrittore che cerca di sconfiggere la morte ed il tempo che passa con le sue creazioni artistiche che dureranno più a lungo di lui e che lo faranno rivivere nelle menti, nell’anima e nelle emozioni di chi leggerà i suoi libri, magari anche molti secoli dopo che se ne sarà andato. Questo è un desiderio che si evince chiaramente nei versi di apertura della poesia Fermati, Tempo! (pag. 59), in cui il poeta esorta il tempo a fermarsi, anzi con l’uso dell’imperativo sembra quasi che glielo ordini, ma poi consapevole del suo destino decide di impugnare l’arco metaforico della parola e “Con una freccia fisserò il sole nell’orizzonte colorato, come se fosse il tramonto dipinto dal divino”, ma ahimé, il tempo non si fermerà, anche perché viceversa non esisterebbero i ricordi, la nostalgia, la malinconia, le emozioni e la poesia, tutte cose che possono dare un minimo di senso alla nostra esistenza.

Già la morte, il poeta passeggia spesso con il pensiero della morte (vedi poesia A Spasso con la Morte pag. 43) anche se è la vita a bollire in lui come una febbre continua; è dunque anche questa una battaglia e Muça lo dice apertamente: “In continua guerra il freddo della morte con il calore della vita, nel mio corpo si svolge la battaglia”. (vedi la poesia Come Febbre pag. 44), ed è una battaglia che stanca, infatti il poeta ad un certo punto nella poesia Me ne Andrò afferma “Me ne andrò in punta di piedi, saltellando sui sassi levigati, portandomi dietro la mia anima stanca”. pag. 47). Ed è per questo che non serve affannarsi, non serve correre, la vita infatti fugge via già di suo. (Vedi poesia Perché Correre pag. 65). E poi anche l’amore, altro tema speculare alla morte e di natura fondamentalmente romantica, quello per la madre, ma anche per la donna che genera la vita, e la rinnova, (vedi la poesia In una Corona di Figli: “Mai labbra rugose seppero far sbocciare fiori di sorrisi freschi e carichi di sole, come le tue”. pag. 34)

Leggendo le poesie dell’autore possiamo dunque intravedere anche la sua inclinazione filosofica che in alcuni aforismi riesce a rendere perfettamente l’idea della sua poetica esistenziale, e ci aiuta anche a vedere più in profondità, come nella poesia intitolata Comprensione: “Comprendere d’essere nulla rende più leggero il peso dell’esistenza”. (pag. 66). Ma non si tratta di un nichilismo distruttivo, è soltanto il realismo sentimentalista di un buon idealista che in fondo sogna, e vorrebbe essere “L’angelo custode e il sogno del tuo sonno”. (Vedi la poesia Tu Dormi Adesso pag. 75) e anche la poesia dedicata a Borges, “Il mio sogno, sogno di un sogno che sogna di sognare”. (pag. 100).

Non manca poi nella sua produzione un’altra tematica fondamentale della poesia del novecento e molto cara ai poeti più profondi, ovvero il tema dell’Incomunicabilità, soprattutto ovviamente tra l’uomo e la donna, ( vedi la poesia Ero un Torrente di Dolci Parole: “Ero un torrente di dolci parole fermato da una diga di silenzi………..I nostri cuori parlavano a labbra mute anche se desiderosi di liberarsi dal morso del silenzio”. pag. 37), e anche qui il desiderio profondo di sperimentare l’amore, l’ intimità comunicativa delle anime, e di percepire la bellezza e l’armonia del suono della voce dell’amata, come nella poesia Oh, il Suono della tua Voce: “Oh, il suono della tua voce, dolce melodia! Vorrei essere l’aria che lo trasporta”. (pag. 77). E di nuovo il tema dell’isolamento, dell’incomunicabilità, nella poesia “Perché Trovare gli Altri”: “Perché trovare gli altri, se sto bene da solo?.......Stare con il proprio Io, è un’altra cosa: ci stimiamo a vicenda, ci trattiamo da pari”. (pag. 102), che ci evoca la famosa frase di Sartre, l’inferno sono gli altri.


Siamo insomma di fronte ad un poeta sensibile, bravo, ad un autore che soffre, pensa, osserva, comunica, ricorda, spera, critica, sogna, e che si ferma spesso a meditare e ad ammirare il nostro universo come ben si capisce nella poesia Mi Fermo ad Ammirare il Tramonto, dove il poeta nei versi conclusivi recita appunto: “Davanti alla bellezza e alla dissennatezza del mondo mi fermo sovente”. (pag. 103), e così il poeta si interroga anche, e critica come nella poesia Vedo Uomini e Donne: “Vedo uomini e donne pieni di sé, mai uno che si chiede del perché della vita……importante vestirsi bene e mangiare”. (pag. 145), ma alla fine ci vuole un po’ di indulgenza, uno sforzo poetico ed esistenziale, un urlo di protesta, come nella poesia Il Grande Poeta: “Il grande poeta è colui che comprende i piccoli del mondo che soffrono le angherie e i soprusi del potere, denunciandolo con la bocca spalancata, a pieni polmoni senza paura, con quella bocca che a volte riempiono di piombo”. (pag. 104) e qui concludo confermando le intenzioni e la qualità del nostro autore, che chiunque potrà scoprire ed appurare leggendo questo libro e gli altri scritti precedentemente, e scoprendo così che in realtà Çlirim Muça è un grande poeta.

Carl William Brown del Daimon Club www.daimon.org  per L’Animale Triste di Çlirim Muça Albalibri Editore, Milano 2007 www.albalibri.com 

N.B. Il libro l’Animale Triste sarà presentato alla Rassegna della Microeditoria Italiana di Chiari (Brescia), presso Villa Mazzotti, nella sala al primo piano, Sabato 10 Novembre alle ore 18.30.


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L’ANIMALE TRISTE POESIE DI ÇLIRIM MUÇA ALBALIBRI EDITORE

Nostalgia degli stati d’animo dell’infanzia, tristezza del mondo, ricerca di Dio in una raccolta di Poesie. Ne parliamo alla fiera della piccola editoria di Chiari Sabato 10 novembre alle ore 18.30 nella sala al primo piano di Villa Mazzotti con Carl William Brown, eclettico personaggio fondatore del Daimon Club www.daimon.org e con l’autore, scrittore e poeta Çlirim Muça fondatore della Casa Editrice Albalibri di Milano www.albalibri.com Siete gentilmente invitati. Grazie!


Il poeta e scrittore Çlirim Muça, 42 anni, originario di Cerme Lushnje, nel sud ovest dell’Albania, sbarcato in Italia come clandestino nel 1991. Sed carmina non dat panem, a 25 anni prende la strada dell’immigrazione, e si lascia dietro tutto, con gli unici vestiti che indossa, con un po’ di pane e formaggio e una borraccia d’acqua affronta il lungo viaggio verso l'Italia. Quindici giorni di viaggio, attraverso la sua nazione e i Balcani, dieci chili di peso in meno, cinque anni di clandestinità, tredici diversi lavori. Nel nostro paese dorme sui treni alla Stazione Centrale di Milano, mangia alla mensa dei poveri, si lava dai frati. Per vivere fa il lavapiatti, l’aiuto cuoco, il pizzaiolo, il cameriere il manovale, l’imbianchino, il fattorino, poi l'impiegato e infine si sposa, forma una bella famiglia, e fonda la casa editrice Albalibri, il tutto senza mai perdersi d’animo, con la speranza e la voglia di fare. Era un clandestino, “un fuorilegge”, ma ha sempre cercato di rispettare le leggi. Così riesce a dar vita su carta alla sua prolifica opera e alle sue numerose creazioni, nascono in questo modo libri di poesie, di racconti, di drammi, di favole e inoltre Çlirim, grazie anche al suo entusiasmo, pubblica oltre ad autori albanesi, molti scrittori italiani, emergenti e no, e nel corso della sua intensa attività riesce così a scoprire dei veri e propri talenti e a dargli una certa visibilità attraverso le numerose letture pubbliche e le fiere della piccola editoria a cui partecipa in tutta Italia. Carl William Brown


"Imparerai più dai boschi, che dai libri"... (SAN BERNARDO DA CHIARAVALLE)

Perché dolore è più dolor, se tace.
Giovanni Pascoli

Dammi la mano, o mio dolore, vieni da me.
Charles Baudelaire

La vita è dolore. E si cerca in tutti i modi di lenirlo, raggiungendo sovente proprio l'effetto contrario.
Carl William Brown.

Sono nato per conoscerti. per darti il tuo nome. Libertà.
Paul Eluard

Il poeta si fa veggente attraverso un lungo, immenso e ragionato disordine di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di follia; cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per conservarne soltanto la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto - e il sommo sapiente!
Jean Arthur Rimbaud

P.S. Le tre grandi divinità madri dei popoli orientali sembra fossero generatrici e annientatrici insieme; dee della vita e della fecondità nello stesso tempo che dee della morte.
Sigmund Freud

Eros e Thanatos, due tematiche inseparabili, profondamente romantiche ed affascinanti. Amore per il buon senso e odio per la vanità; pulsione di vita verso l'equità e pulsione di morte verso la stupidità.
Carl William Brown

I poeti sono gli ignorati legislatori del mondo, diceva Shelley; frase che ben si intona con quella divertente riflessione di Carl William Brown ispirata da Valéry che affermava: "Il vero genio è sconosciuto, sono i fessi invece ad essere molto popolari". Forse anche perché il poeta, come diceva Ortega, comincia dove finisce l'uomo. Ed ecco dunque riaffiorare il famoso tema della vita in morte e della morte in vita! L'ideale che si scontra con il reale avvicina lo spirito dei poeti di buon grado al surrealismo, che come diceva Henry Miller è semplicemente il riflesso del processo della morte; una manifestazione di una vita rivolta verso l'istinto, un virus che accelera la fine inevitabile, ma che, aggiungo io, ci lascia in eredità qualcosa di magico e di ben più longevo delle nostre misere, labili e silenziose esistenze.
Carl William Brown

Compagni minatori io ve lo dico qui, questo mio canto è vano se voi non avete ragione. Se l'uomo ha da morire prima di avere il suo bene, bisogna che i poeti siano i primi a morire.
Paul Éluard

La poesia, l'arte e la scrittura aforistica devono deviare dall'uso più comune e banale del nostro linguaggio, devono infrangere le norme sel suo uso quotidiano, solo così potranno disvelare la vera realtà delle cose, che ci risulta nascosta perché troppo semplice, troppo abituale. La scuola di Praga

Dobbiamo chiarire subito che non esiste alcuna manifestazione artistica senza poesia nel suo DNA, non potevamo quindi dimenticarci della sublime musa e visto che sono già in troppi infatti a non tenerla in debita considerazione, dobbiamo ancora dire che nessuno può essere considerato un artista senza essere nel suo intimo un poeta. La poesia del resto anche per Platone non è pratica della ragione, ma è quasi una forma di delirio, di religione, di illusione. Il tardo Platone delle leggi giungerà persino a proporre una serie di norme restrittive e censorie dell'attività dei poeti, applicazioni che non servono ai nostri giorni dove è il mercato a occuparsi di fare in modo che la poesia rimanga ai margini della società. In effetti la poesia suscita una certa tristezza ed una certa inquietudine che mal si adattano alle moderne e tecnologiche paure di fine millennio. Forse perché come diceva Leopardi la poesia per essere tale deve suscitare qualcosa di lontano, quindi deve essere necessariamente melanconica e nostalgica, proprio perché la felicità è sempre o passata o futura, ma mai presente. Ecco forse perché l'uomo contemporaneo che invece vorrebbe essere felice ora e subito non la gradisce molto.
Carl William Brown

E’ una cosa abbastanza assodata che anche i personaggi più famosi tra qualche anno saranno morti e nessuno più si ricorderà di loro. C’è dunque una sola via per dare un senso alla propria memoria ed appunto quella di considerare maggiormente la poesia e la voce dei letterati. Dobbiamo dare spazio alla loro creatività ed unirci a loro, facendo sentire i loro lamenti. La poesia è certamente una forma di religione e di illusione, proprio questo pensava anche Matthew Arnold, soprattutto quando crede di poter, come si auspicava il Leopardi stesso nella Ginestra, creare tra gli uomini una forma di solidarietà e di amore. Purtroppo invece la poesia diventa triste e scomoda proprio perché non fa altro che rivelarci la tremenda solitudine dell'uomo, e la fugacità di quelle cose che solamente gli possono arrecare un po' di sollievo in questo difficile cammino che è la vita umana. La poesia insomma non riesce a scalfire quello che anche per Kant è il male più grande dell'uomo, l'egoismo intrinseco della specie e spesso non fa altro che rivelare a chi la frequenta la terribile solitudine dell'artista, il tragico dolore dell'uomo e le enormi difficoltà di comunicazione tra gli esseri viventi. E' in definitiva quasi sempre un disperato tentativo di comunicare che si perde negli sterminati e gelidi silenzi dell'universo.
Carl William Brown

In ogni caso, comunque la pensiate, c'è da aggiungere che scrivere poesie non è assolutamente facile e per di più come riteneva Coleridge nessuno è mai stato un grande poeta senza essere nello stesso tempo anche un grande filosofo, e quindi è chiaro che il compito si fa sempre più arduo. Ma noi che ci sentiamo un po' folli, e R. Burton ci conforta rammentandoci che tutti i poeti sono pazzi, crediamo di poter scorgere nella poesia, che del resto a volte si può benissimo identificare con la prosa, come ci ha insegnato T. Mann, una forma d'arte che si avvicina ai nostri intenti e che comunque rimane un utile e divertente esercizio della parola e dell'intelletto. Inoltre si spera che come sostenne in un suo discorso R. Kennedy la poesia aiuti l'uomo, quando il potere lo spinge all'arroganza, a ricordarsi i suoi limiti, e lo aiuti altresì a purificarsi dalle sue malefatte, dai suoi abusi, dalle sue meschinità e ipocrisie. Siamo dunque proprio nell'ambito delle illusioni, ma non è detto. La poesia, come la letteratura in generale, deve spingere anche all'azione, dev'essere un'opera pragmatica e civile, con intenti che possono senz'altro essere anche politici e sociali. Per questo talvolta la poesia diventa anche umoristica e satirica e aiuta i nostri ideali repressi ad uscire allo scoperto e a gridare parole di protesta, dandoci al tempo stesso il conforto della fantasia, della risata, e del buon umore che cerca di vendicarsi per tutti i torti e le ingiustizie subite. Alla fine sarà poi vera gloria, ai sempre più esigui lettori l'ardua sentenza.
Carl William Brown


ANIMALI

Alcune settimane fa un navigante che si era imbattuto in uno dei miei video messi su youtube ha scritto un commento, in cui si diceva che gli ultimi 23 secondi del filmato erano inutili, al che io gli ho risposto che anche il mondo è inutile, perciò!!!
Carl William Brown

Qoelet 1, 18: "Molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere, aumenta il dolore". E Leopardi diceva, più si sa, più il mondo scema. Forse è per questo che il nostro poeta vuole rimanere strettamente attaccato alla terra e ai nostri sentimenti più primordiali.

Ma a volte sono proprio le cose più inutili e superficiali ad essere al centro dei nostri desideri e a costituire la parte fondamentale sia della creazione artistica, sia della nostra avventura esistenziale, ovvero per dirla con Oscar Wilde “Non c’è nulla più necessario del superfluo!”.
E lo stesso discorso vale anche per la poesia.

Animale simbolico, l'uomo nell'immaginare il suo universo ha potuto considerarsi distinto dalla natura e credersi fatto ad immagine di Dio; l'animale è sempre stato lì a ricordargli la sua appartenenza alla natura.
J. Barrau

Ormai gli animali della giungla non sono che fenomeni da parco protetto, una civiltà estinta come quella degli indiani; ottimi argomenti per sfornare videocassette, documentari e cdrom per le vere bestie feroci dell'umanità.
Carl William Brown

La ricerca del partner è una delle forze più potenti nel regno animale, per questo non dobbiamo mai considerare concluso il nostro cammino, infatti se non è detto che esista un partner ideale, può darsi per certo che esista l'idealità della ricerca.
Carl William Brown

L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne.
Anonimo

L'uomo è un animale sociale che detesta i suoi simili.
Eugene Delacroix

Qual è l’animale più pericoloso? Tra gli animali feroci il tiranno; tra gli animali domestici l’adulatore. (Biante)

Dopo essersi accoppiato ogni animale è triste. (Aristotele)

L’uomo, per il semplice fatto di essere uomo, di aver coscienza di sé, è, in confronto all’asino o al granchio, un animale malato. La coscienza è malattia. (Unamuno)


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DOLORE

Il dolore ci rimette in mezzo alle cose in modo nuovo.
(C. Rebora)

Avidamente allargo la mia mano: / dammi dolore cibo cotidiano.
(S. Quasimodo, Ed è subito sera)

Io non sono amico di certe mollezze sentimentali moderne; io credo che è molto bene per l'uomo di ripassare ogni tanto le lezioni e i precetti ch'egli ha avuto, direttamente o indirettamente, dalla sventura, e di non lasciarne estinguere, di rinnovarne il dolore, perché è il dolore che li conserva. E poi il dolore è un gran ricostituente dell'uomo, credete; e in certi casi è un confortante indizio di vitalità morale, perché dove non vi è dolore, vi è cancrena.
(A. Fogazzaro, Malombra)

Un evento morboso, specie se grave, è un'esperienza che comunque arricchisce la personalità del malato: le lunghe ore passate a riflettere, il ridimensionamento di tante questioni che prima sembravano di importanza vitale, la diversa disposizione di spirito nei confronti del mondo, la sperimentazione della sofferenza contribuiscono a modificare la persona rendendola più matura e consapevole.
(A.G. Sabatini, Medicina e morale)


La sofferenza: questa è infatti l'unica causa della consapevolezza.
(F. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo)

Io non sono un turista perdigiorno in vena di buone azioni: semplicemente non so resistere alla voce del dolore. E' una reazione fisica, prima che morale. Se un essere sofferente chiama io rispondo. Lo faccio per me - è evidente - ma non lo lascio morire da solo. Tutto qui.
(Mauro Covacich, Natale è anche un cagnolino)

I beni e i mali estremi non toccano gli animi mediocri.
(Vauvenargues)

Per farci esistere la materia ha bisogno di entità reali ed immaginarie. E' per questo che voglio considerare la brevità del tempo un valore assolutamente degno dell'eternità.
Carl William Brown

Tutti abbiamo forza sufficiente per sopportare i mali altrui.
(F. de la Rochefoucauld)

Più si è raffinati, più si soffre.
(A. Cechov)

Il dolore del poeta è di così mirabile natura che anche quando il suono ne è triste, l'eco ne è dolce.
(G. Pascoli, La ginestra)

La maggioranza dell'umanità vive un'esistenza di tranquilla disperazione.
(H.D. Thoreau)

La mia allegrezza è la malinconia.
(Michelangelo Buonarroti, Rime)

Si guarisce da una sofferenza solo a condizione di sperimentarla pienamente.
(M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto)

Chi aumenta sapienza, aumenta dolore.
(G. Bruno, De gli eroici furori)

Ah! veramente non so cosa / più triste che non più essere triste!
(G. Gozzano, L'ultima infedeltà)

Tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.
(G. Leopardi, Operette morali)

In quanto ai guai personali di ciascuno di noi, essi fanno impallidire quelli di qualsiasi romanzo.
(H. James, La lezione dei maestri)

In dieci anni di studi, ho imparato a tastare, manipolare, incidere, suturare, bendare, ingessare, togliere corpi estranei con la pinza, mettere il dito o infilare tubi in tutti gli orifizi possibili, iniettare, perfondere, esplorare tramite percussione, scuotere fare una "buona diagnosi", dare ordini alle infermiere, redigere un reperto a regola d'arte e fare qualche prescrizione, ma in tutti questi anni, non mi è stato mai insegnato ad alleviare il dolore, o a evitare che compaia. Non mi è mai stato detto che potevo sedermi al capezzale di un morente e tenergli la mano, e parlargli.
(M. Winckler, La malattia di Sachs)

L'omissione del sollievo del dolore è moralmente ed eticamente inaccettabile.
(Royal College of Surgery and of Anaesthetics)

Inno al dolore fisico.
(titolo di una poesia di R. Kipling, nella quale si sostiene che il dolore è capace di cancellare e annullare il rimorso, la pena e altre miserie dello spirito)

Tutti i dolori sono sopportabili se li si fa entrare in una storia, o se si può raccontare una storia su di essi.
(K. Blixen)

Non devi avere rimorsi. Certo, hai causato dolore. Ma chi può dire di avere attraversato la vita senza avere inflitto sofferenza? E tu hai dato anche gioia.
(H. Walston in una lettera allo scrittore G. Greene)

Uomo non educato dal dolore rimane sempre bambino.
(detto italiano riportato ne I Buddenbrook di T. Mann)

Chi chiude un occhio causa dolore, chi riprende a viso aperto procura pace.
Salomone

I mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare.
Epicuro

Quando gioia e dolore diventano grandi il mondo diventa piccolo.
Gibran

Chi sradicasse la conoscenza del dolore estirperebbe anche la conoscenza del piacere e in fin dei conti annienterebbe l'uomo
Michel de Montaigne

E' più facile per l'immaginazione comporsi un inferno con il dolore che un paradiso con il piacere
Antoine de Rivarol

E' sincero il dolore di chi piange in segreto -Marziale Pensare è spaziare nell'infinito-
J.B.Lacordaire

Fra il dolore e il nulla io scelgo il dolore
William Faulkner

La morte non ha alcun potere sugli scrittori, uno dopo l'altro se ne vanno, ma c'è sempre da qualche parte qualche ignoto individuo seduto in una poltrona che li fa rivivere.
C.W. Brown

Il caos ha messo ordine nell'universo e spargendo dolore mette disordine nell'animo umano
Anonimo

Più a fondo vi scava il dolore, più gioia potete contenere.
Gibran Kahalil

Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria.
Dante Alighieri

Il minimo dolore del nostro dito mignolo ci preoccupa e ci turba molto di più del massacro di milioni dei nostri simili
William Hazlitt

Chi descrive il proprio dolore, anche se piange è sul punto di consolarsi.
Ojetti

Com'è straziante soffrire le sofferenze di un altro!
Bufalino

Il ricordo di un dolore è ancora doloroso; mentre quello di una gioia non è più una gioia
da "Solitudini"

L'amore è un fuoco nascosto, una piaga gradevole, un veleno saporito, una amarezza dolce, un dolore dilettevole, un tormento allegro, una ferita dolce e fiera, una morte blanda
Fernando de Rojaz

Anche le sofferenze immaginarie sono reali.
Morandotti

Chi sa soffrire tutto può osar tutto.
Vauvenargues

La felicità raduna, il dolore riunisce
Alfred Bougeard

Chi descrive il proprio dolore, anche se piange è sul punto di consolarsi.
Ojetti

La giustizia non è ardore giovanile e decisione energica e impetuosa: giustizia è malinconia
Thomas Mann in Disordine e dolore precoce

Mentre una persona ti racconta i suoi problemi, non pronunciare mai le parole "anch'io":
l'unico lenimento a un dolore è la sua straordinarietà
Anonimo

Se è vero che ci si abitua al dolore, come mai con l'andar degli anni si soffre sempre di più?
Pavese

Se il fine di ogni uomo è la morte, perché mai dovremmo considerare malato chi decide di anticipare i tempi, in fondo è solo un precursore, un catalizzatore di un processo inevitabile, un enzima.
Carl William Brown

Portare una corazza ti evita il dolore, ma ti evita anche il piacere
Celeste Holm

Anatomy of Melancholy di Robert Burton.

Melancholy, the subject of our present discourse, is either in disposition or in habit……This Melancholy of which we are to treat, is a habit, a serious ailment, a settled humour, as Aurelianus and others call it, not errant, but fixed: and as it was long increasing, so, now being (pleasant or painful) grown to a habit, it will hardly be removed.
In attacking his stated subject, Burton drew from nearly every science of his day, including psychology and physiology, but also astronomy, meteorology, and theology, and even astrology and demonology….Much of the book consists of quotations from various ancient and mediæval medical authorities, beginning with Hippocrates, Aristotle, and Galen. Hence the Anatomy is filled with more or less pertinent references to the works of others. A competent Latinist, Burton also included a great deal of Latin poetry in the Anatomy, and many of his inclusions from ancient sources are left untranslated in the text.

 

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