POESIE  FAMOSE E SUGGESTIVE

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I DIDATTORI

Resta ancora un odore tra i canneti:
di sangue e corpo una mistura, petalo
penetrante e nauseabondo.
Fra le palme le tombe sono colme
d'ossa disfatte e silenziosi rantoli.
Il raffinato satrapo conversa
con calici, collari e fregi in oro.
Brilla il palazzo come un orologio
e le risate rapide, inguantate
percorrono talvolta i corridoi
e si congiungono alle voci morte,
alle livide bocche seppellite.
Il pianto si nasconde come pianta
e fa crescere al buio foglie cieche.
L'odio si è costruito squama a squama,
colpo a colpo, nell'acqua del pantano,
col muso nella melma e nel silenzio.

Pablo Neruda

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ANNIE

Ascolta! E' una notte di gala
dopo la malinconia degli ultimi anni!
Una folla di angeli alati,
vestiti di veli, piangenti,
siedono nel teatro, per assistere
ad una recita di speranza e di paure
mentre l'orchestra soffia negli ottoni
a tutto fiato la musica delle sfere.

Mimi, nelle vesti del Dio dei cieli,
mormorano, bisbigliano basso,
volando vicino e poi lontano...
Semplici marionette, che vanno e vengono
ad un'asta di grandi oggetti senza forma,
che scivolano sulla scena avanti e indietro,
sventolando le loro ali di Condor,
invisibile sventura!

Questo dramma multiforme! Sta certo,
non lo dimenticherai!
Con i suoi Fantasmi sempre inseguiti,
da una folla che non sa misurarli,
lungo un cerchio che sempre ritorna
all'unico, medesimo punto,
e mossa dalla Follia ma ancor più dal Peccato
e dall'Orrore è l'anima della trama.

Ma guarda, nella folla dei mimi,
s'insinua una forma strisciante,
qualcosa rosso-sangue si contorce
dall'esterno della scena deserta!
Si torce, guizza! Con spasimi di morte
i mimi diventano suo pasto,
e i serafini singhiozzano, per le zanne di bestia
macchiate di sangue umano.

Spente, spente sono le luci, tutte spente!
E sopra ciascuna forma tremante,
la cortina di un funebre drappo,
cala giù con furia di tempesta,
e gli angeli tutti, pallidi e diafani,
sollevandosi gettano i veli, sentenziano
che la rappresentazione è la tragedia «Uomo»
e che il suo eroe è il Verme Trionfante.

Edgar Allan Poe

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SFORZATI I SAVI A VIVER COME STOLTI

Gli astrologi, antevista in un paese
costellazion che gli uomini impazzire
far dovea, consigliarsi di fuggire,
per regger sani poi le genti offese,
Tornando poscia a far le regie imprese,
consigliavan que' pazzi con bel dire
il viver prisco, il buon cibo e vestire.
Ma ognun con calci e pugni a lor contese.
Talché, sforzati i savi a viver come
gli stolti usavan, per schifar la morte,
ché 'l più gran pazzo avea le regie some,
vissero sol col senno a chiuse porte,
in pubblico applaudendo in fatti e nome
all'altrui voglie forsennate e torte.

Tommaso Campanella

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LA SFORTUNA

Per sollevare un così grande peso, Sisifo, ci vorrebbe tutto il tuo coraggio!
Benché si lavori di lena, l'Arte è lunga, il Tempo breve.

Lontano dai sepolcri illustri il mio cuore, come un tamburo abbrunato,
batte funebri marce verso un cimitero remoto.

- Non pochi gioielli vi dormono, sepolti nelle tenebre e nell'oblìo,
lontano da zappe e da sonde.

E non pochi fiori vi effondono contro voglia il loro profumo,
dolce come un segreto, in profonda solitudine.

Charles Baudelaire

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SONETTO DEL BUCO DEL CULO

Bruno ed increspato come un garofano viola
respira, umilmente rannicchiato tra il muschio,
umido ancora d'amore, che segue il dolce pendio
delle natiche bianche fino all'estremo dell'orlo.

Filamenti simili a lacrime di latte
hanno pianto al vento crudele che le respinge
attraverso piccoli ciottoli di fanghiglia fulva
per andarsene là dove il pendio le chiamava.

La mia bocca si accoppia alla sua ventosa.
La mia anima, gelosa del coito materiale,
ne fa il suo fulvo lacrimatoio e il suo nido singhiozzante.

E' l'ulivo stordito e il flauto carezzevole,
è il tubo in cui discende la celeste pralina
chanaan femminile nel dischiuso umore.

Paul Verlaine

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L' ANGOSCIA

Niente di te, mi commuove, né i campi
prodighi, né l'eco vermiglia delle pastorali
siciliane, né le sontuose aurore,
né la solennità dolente dei tramonti.

Rido dell'arte e rido anche dell'uomo, dei canti,
dei versi, dei templi greci e delle torri a spirali
che nel cielo vuoto innalzano le cattedrali,
e osservo buoni e malvagi con lo stesso sguardo.

Non credo a Dio, abiuro e rinnego
ogni pensiero, e quanto all'ironia vecchia ch'è l'amore,
oh come vorrei che non se ne parlasse più!

Stanca di vivere, ma tutta timorosa di morire,
come il vascello perduto, tra il flusso e il riflusso,
l'anima mia salpa per terribili naufragi.

Paul  Verlaine

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