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MIA CARA

E' rimasto un libro sul comò
Con il segnalibro
Poche pagine dalla fine.
Due elefantini di vetro,
Ed un pullover.
E' rimasto un disco;
"The best of Ry Cooder"
E una foto: io, te e il vento.
Sono rimaste le tue risate
Che si sbattono contro i muri
Per tutta la casa, a non finire.
Ed io.
Sono rimasto anch'io
A volerti qui
Per sempre.
Mia cara.

Maxim Cristan

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UGUAGLIANZA

Lavori da mulo e la paga non basta,
tirare avanti è difficile.
« Ciao, sei stata dal dottore?
Del bambino che ha detto? »
« Le solite cose: che il tempo guarisce,
ci vuole pazienza. »
« Niente altro? »
« Sì, la prossima volta alle ventimila un ritocco di cinquemila.
Accettare, oppure: vada altrove signora.
Ma anche mio marito lavora...
Io signora ho studiato, vorrà bene che mangi.
Io signora Ho studiato. »
« Sai, Carlo alla pressa, stamane, si è schiacciato una mano.
Forse la perde. »

Walter Ferrari

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IL GATTO

Gioco, tracciandole sulle gote segni incomprensibili,
residuo, forse di un'infanzia mai realmente goduta?
Soddisfatta mi bacia

impiastricciandomi la fronte con le sue labbra di
zucchero filato.
Ma ad un tratto,
come se io avessi tentato di rubarle qualcosa che le
appartiene
- ed è giusto che lo viva da sola -
scompare.
Poco dopo, scostando le tende,
la scopro in giardino a rincorrere il gatto.

Walter Ferrari

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QUALUNQUISMO

L'occhio di fuoco frigge il selciato,
biancheggiano i trulli nel meriggio di afa.
Il vecchio sdentato dalla pelle rugosa
seduto sulla soglia
alla miseria fa guardia.
I rovi dannati gli accorciano il campo,
a breve distanza essi fan muro:
dell'uomo che piange
nessuno s'accorge.

Walter Ferrari

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IL RUFFIANO

«Signor Direttore, mi creda, non è colpa mia;    
è Rossi che lavora da cane.   
Per non parlare del Renzi che si porta gli   
    oggetti da casa   
e approfitta del tornio,       
o del Carli che la saluta davanti   
e alle spalle la calunnia. »   
« E Bonardi che fa? »
« Be', quello lavora e non parla.
A casa legge libri, non ha da preoccuparsi, è un
    idiota. »
« Stagli dietro, imbecille! »

Walter Ferrari

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IL  MESTIERE  PROMESSO

Vito è dal settanta che marcisce in galera.
    Nessuno ha dimenticato i due altezzosi babbei   
    che gli ammanettarono i polsi.
Alla madre:
« Non abbia timore,
per un po' glielo togliamo dalla marmaglia.
Suo figlio con noi starà bene,
dentro potrà apprendere un mestiere;
vedrà, tornerà gentiluomo. »
Nel rione, di Vito, ce ne sono a decine.
Conforta sapere che in mezzo al gregge belante
c'è chi trova il coraggio
di riprendere quanto gli è stato rubato
- negato da sempre -
e se va male poco importa,
anche la fabbrica martirizza le aurore.
Qualcuno è riapparso prima dell'esaurirsi della
    pena
o per buona condotta
o per il Presidente che non pagava le tasse.
Uno di questi racconta che tra gli amici,
là dentro,
che da molto non toccano donne
Vito ha imparato il mestiere « promesso ».

Walter Ferrari

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FRONTIERE

Alla mia cara e furba amica Valentina,
giovane e tenera ragazza clandestina
dalla soave e calda voce quasi divina,
ed alla sua piccola e povera bambina,
figlia di una felicità ormai in rovina,
dedico alcuni pensieri della mattina,
e qualche notturna sniffata di cocaina.

L'Erede del Becchino (Maestro di C.W. Brown)

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VIRUS

La malattia grave è una sentenza
senza appello, spietata e irreversibile,
perciò dalla sua prigione possiamo
evadere solo con una fuga coraggiosa e
definitiva! D'ora in poi, finalmente,
voglio dunque immaginarmi la morte come
una tenera e affettuosa mamma che,
stringendomi sorridente al suo seno,
senza fretta e per tutta l'eternità,
con estremo amore e una volta per tutte,
invece di darmi la vita me la toglierà!

L'Erede del Becchino (Maestro di C.W. Brown)

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