AFORISMI GENIALI

di William Shakespeare


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Scelti e curati da Carl William Brown

Per l'Associazione Culturale Daimon Club www.daimon.org

La presentazione ufficiale del libro avverrà domenica 16 giugno alla Cascina Parco Gallo di Brescia

A breve uscirà la nuova edizione 2014

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81

O insopportabile, cupo istante! Perché non tramontano, in una immensa eclissi, il sole e la luna; e la terra, tremando, non si spalanca?

82

Lascia che ti abbracci, amara avversità, perché i saggi sanno che è la cosa più saggia da fare.

83

Il passero ha nutrito il cuculo per tanto, che infine i cuculetti se lo son mangiato.

84

Dentro la vuota corona che cinge ai re le tempie, la morte tiene la sua corte.

85

Combattere e morire è morte che annienta la morte.

86

Il mio regno è perduto? Ebbene il regno era la mia croce, che perdita è mai venire sollevati da una croce?

87

I pensieri, schiavi della vita, e la vita, pagliaccio del tempo, e il tempo, che contiene tutto il mondo devono fermarsi.

88

L’onore è solo un blasone buono per i funerali.

89

Il dolore non rispetta stagioni e ore di riposo, fa della notte giorno e del meriggio notte.

90

Da quando ogni villano vien fatto nobile, c’è più d’un nobile che vien fatto villano.
91

Chi è saggio da giovane, dicono, non vive a lungo.

92

L’ilarità m’increspa il viso, e io mi auguro sovente, quando mi lascerà, di scender nella tomba.

93

I cuori dei principi baciano l’obbedienza, tanto l’amano; ma verso gli spiriti protervi si gonfiano e infuriano come uragani.

94

Noi ingrassiamo ogni sorta di bestia per ingrassarci e ci ingrassiamo per i vermi. Un re grasso e un pezzente magro sono due pietanze di uno stesso desco; finisce tutto lì.

95

Come l’indigestione è madre di molto digiuno, così la licenza, praticata a eccesso, finisce in costrizione.

96

Siate per la morte in assoluto: sia morte che vita saranno più dolci.

97

Quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna aver pazienza: essa muta in burla la sua offesa.

98

Si vede spesso che le cose che abbiamo ci danno falsa sicurezza, mentre è la loro mancanza che ci giova.

99

I cambiamenti davvero lamentevoli sono dal meglio; dal peggio si ritorna alla risata.

100

Ma tutto è nulla: la pazienza è stupida e la ribellione è degna di un cane rabbioso.

101

La pace è proprio una paralisi, un letargo; è monotona, sorda, sonnolenta, apatica, e genera più bastardi di quanti la guerra non uccida uomini.

102

I piccoli dolori, vedo, vengono guariti da un dolore più grande.

103

I poveri sottomessi ai potenti sognano tutti come me. Si risvegliano e non trovano nulla.

104

Preferisco eliminare i pericoli che temo, anziché temere di essere eliminata.

105

Ah! Ah! che cosa sciocca è l’Onestà! e la Fiducia, sua sorella giurata, una sempliciotta.

106

I libri per me, valgono più del mio ducato.

107

Combattiamo con parole docili fin quando il tempo non ci presti amici e gli amici spade soccorrevoli.

108

Se viviamo, viviamo per calpestare dei re, se moriamo, viva la morte quando con noi muoiono principi!

109

Un veleno si può usare come cura.

110

A un sottile traditore non occorre avvocato.

111

È il tempo che regola gli orologi, quel vecchio beccamorto spelato. Lasciamo fare a lui?

112

Le serpi striscianti si nascondano pure nell’erba per mordere con la lingua; noi abbiamo spade spietate che parleranno per noi e per la nostra causa.

113

Spesso chi è pecora si perde appena il pastore si allontana.

114

La pazzia dei grandi dev’esser sorvegliata.

115

La vita si è fatta tediosa, come una storia due volte ascoltata, che affligga il torpido orecchio di un uomo assonnato.

116

Non ho fatto alcun male. Ma ora ricordo che sono in questo mondo terreno, dove fare il male è spesso lodevole, e fare il bene è talvolta considerata pericolosa follia.

117

Che cos’è il fasto, il governo, il regno, se non terra e polvere? E, per quanto si viva, dobbiamo morire.

118

Sono meglio io di te, adesso: io sono un matto, tu non sei nulla.

119

Morte, grottesco pagliaccio che stai ridendo di noi.

120

Che pazzo mondo! Che pazzi re!

121

Darò il mio vasto reame per una piccola tomba, una tomba piccola, piccola, una tomba oscura.

122

Ogni buon servo non esegue tutti gli ordini che riceve, è vincolato solo a quelli giusti.

123

Il mondo non è che una parola. Se fosse tutto vostro e poteste regalarlo in un fiato, come andrebbe via presto.

124

Il buono e il cattivo dipendono dal pensiero che li rende tali.

125

Non conosci giovinezza né vecchiaia, ma una specie di sonno pomeridiano in cui le sogni entrambe.

126

Gemendo, siamo venuti al mondo. Quando si nasce, si piange perché ci si ritrova su questo enorme palcoscenico di matti.

127

E, come l’edificio senza fondamenta di questa visione, così le torri ammantate di nubi, gli splendidi palazzi, i templi solenni, lo stesso immenso globo, sì, e tutto quel che racchiude, si dissolveranno, e, simili all’incorporea rappresentazione ora svanita, non lasceranno traccia.

128

Da quando la poca saggezza dei buffoni è stata messa a tacere, quel poco di pazzia che i saggi hanno s’impone fin troppo apertamente.

129

Da stracci sbrindellati fan capolino i vizi capitali: ricchi mantelli e toghe impellicciate nascondono tutto. Metti al peccato una corazza d’oro, e la lancia robusta della giustizia va in frantumi; vestilo di cenci e basterà per trafiggerlo la pagliuzza d’un pigmeo.

130

Nella corruzione di questo mondo, la mano dorata del delitto può scansare la giustizia, e si vede spesso la legge farsi accaparrare dalla sua preda. Ma lassù? Non ci sono scappatoie, lassù.

131

La pazzia, signore, gira attorno per il mondo come il sole, e raggia un po’ dappertutto.
132

Quando dicevo di voler morire scapolo non pensavo di vivere fino al giorno del mio matrimonio.

133

Alla forca la filosofia! Se la filosofia non può fare una Giulietta, svellere una città, rovesciare il decreto di un principe, non aiuta, non ha effetto.

134

Ama tutti, fidati di pochi, non fare torto a nessuno. Tutto è bene quel che finisce bene!

135

Non giudicate, perché siamo tutti peccatori.

136

Pompa regale, ecco la tua medicina! Rimani allo scoperto a soffrire quel che soffrono i poveri, per scuoterti di dosso il superfluo e darlo a loro.

137

Mentire essendo ricchi è più peccato che mentire per miseria; la menzogna di un re è più peccato di quella di un mendicante.

138

La magrezza che ci affligge, lo spettacolo della nostra miseria, sono uno specchio esaltante della loro abbondanza; la nostra sofferenza torna a loro vantaggio.

139

Una buona reputazione costruita sul delitto prospera nella prassi dei nostri tempi, e la legge, tenue ragnatela, cattura i moscerini, ma i colpevoli di maggior peso la spaccano.

140

Se è pazza, come credo, la sua pazzia ha una singolare forma di buon senso.

141

Meglio sarebbe s’io fossi dissennato: allora i miei pensieri sarebbero separati dai miei guai, e quando l’immaginazione è diretta altrove, i dolori perdono la coscienza di se stessi.

142

Le porte della misericordia saranno tutte chiuse…l’empia guerra, vestita di fiamme come il principe dei demoni, compirà, col suo volto annerito, tutte le gesta crudeli inseparabili dal saccheggio e dalla devastazione.

143

Vengono al sacrificio come vittime bene adorne, e alla vergine dagli occhi di fuoco della guerra calde e sanguinanti noi le offriremo. Marte nella sua armatura siederà sul suo altare immerso nel sangue fino alle orecchie.

144

Così comuni saranno sangue e distruzioni, così familiari le azioni più tremende, che le madri riusciranno solo a sorridere dinanzi ai figli smembrati dalla guerra.

145

Che lo spirito del primogenito Caino regni in tutti i petti, così che, essendo intento ogni cuore a un fine sanguinario, la scena feroce abbia fine, e l’oscurità dia sepoltura ai morti.

146

La corte, il matrimonio e il rimpianto sono come tre balli di una stessa festa: la corte è vispa come una tarantella, e ti mette il diavolo addosso; il matrimonio è lento e composto come un minuetto solenne; e quando tutti sono stanchi, ecco il rimpianto, che si balla barcollando come ubriachi fino a stramazzare nella tomba.

147

Da sempre l’ottusità del buffone serve ad affilare la lama dell’intelligenza.

148

Sta in noi essere così o così. I nostri corpi sono i nostri giardini; e la volontà è il giardiniere.

149

Non ci sono signori di più antica data che i giardinieri, gli affossatori e i beccamorti. Fanno il mestiere di Adamo.

150

Gli occhi delle donne: sono essi a costudire, da sempre, il fuoco di Prometeo. Sono essi i libri, le arti, le scienze di un’accademia che spiega, comprende e alimenta ogni umana realtà. Senza di essi nessuno avrà mai creato qualcosa di eterno.

151

Gli uomini migliori, così dicono, sono impastati di difetti, e per la più gran parte diventano molto più buoni per essere stati un po’ cattivi.

152

Facciamo i buffoni per divertirci, e spendiamo la nostra adulazione per brindare a coloro che la bevono e su cui, vecchi, vomiteremo tutto come veleno, con odio e con disprezzo.

153

Anch’io sono bastardo; viva i bastardi! Sono nato bastardo, educato bastardo, bastardo di mente, bastardo di coraggio, illegittimo in tutto. Un orso mica ne morsica un altro, e perché un bastardo sì?

154

Chi osa, chi osa alzarsi in piedi e dire, con sincerità, da uomo, “costui è un adulatore?” Se lo è uno, lo sono tutti gli altri, perché ogni gradino della società viene lisciato da quello che sta sotto.
155

Forse che la ghiandaia è più preziosa dell’allodola perché le sue penne sono più belle? O il serpente è migliore dell’anguilla perché la sua pelle screziata appaga l’occhio?

156

Quando le mie azioni apertamente rivelassero gli autentici sentimenti e la natura del mio cuore, allora non esiterei a indossare il mio cuore sulla manica perché i corvi lo becchino. Io non sono quello che sono.

157

Parassiti schifosi, untuosi e sorridenti, divoratori cortesi, lupi affabili, orsi addomesticati, buffoni della fortuna, amici da tavola, mosche della bella stagione, vigliacchi tutti inchini e scappellate, aria, fantocci, banderuole.

158

L’acqua scorre liscia dove il fiume è fondo, e sotto un aspetto innocente nasconde il tradimento. La volpe non abbaia quando vuole rubare l’agnello.

159

Per ingannare il mondo, assumi il suo aspetto, abbi il benvenuto nell’occhio, nella mano, nella lingua, appari come il fiore innocente, ma sii la serpe che vi si cela sotto.

160

Che farabutti amabili: amore poco, ma tanta cortesia. L’uomo è degenerato in una razza di scimmie e babbuini.


N.B. Anno 2004. Carl William Brown ha deciso di mettere tutto il testo a disposizione dei lettori della rete e nel fare ciò preannuncia la stampa di una nuova edizione dell'operetta largamente ampliata e piena di stimolanti nuovi sorprese. Grazie a tutti per la collaborazione. Chi volesse pubblicare parte di questi scritti online o su carta è pregato di chiederne il consenso all'editore. E' assolutamente vietato l'uso commerciale.


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