AFORISMI GENIALI

di William Shakespeare


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Scelti e curati da Carl William Brown

Per l'Associazione Culturale Daimon Club www.daimon.org

La presentazione ufficiale del libro avverrà domenica 16 giugno alla Cascina Parco Gallo di Brescia

A breve uscirà la nuova edizione 2014

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CONCLUSIONI


Quanto deve stare un uomo sottoterra per marcire? In fede, se non è marcio prima di morire, che al giorno d’oggi ne abbiamo di cadaveri sifilitici cha quasi si sfanno a seppellirli, durerà un otto anni, o nove anni.
William Shakespeare

Siamo così arrivati al termine del nostro libretto, ma prima di prendere definitivamente congedo da voi, lasciatemi ancora dirvi alcune cose. Secondo il Prof. Harold Bloom la lettura infatti è l’esperienza dell’altro. Leggendo Dante o Shakespeare si scopre l’altro e dunque si rafforza il proprio io. Benché oggigiorno molti preferiscano leggere gli indici della borsa e gli andamenti delle principali azioni sui mercati internazionali, è fuori discussione che se non si leggono profondamente alcuni testi non si sa nemmeno quanto e di cosa si potrebbe diventare curiosi e quindi si correrebbe il rischio di rimanere intrappolati per sempre nella propria comune povertà spirituale.

È altrettanto ovvio che leggendo vari autori siamo portati a fare delle differenze in termini di eminenza, di estetica, di spessore, ma per quanto riguarda Shakespeare dobbiamo ammettere, ancora con Bloom, che è talmente grande che la sua lettura diventa una cosa globale. Egli ha scritto il testo della vita moderna, ha inventato l’umano, gli altri, noi. Secondo me quindi ha proprio ragione ancora Bloom quando afferma: “Se Dante nascesse oggi, non ci riconoscerebbe per quanto Shakespeare ci ha cambiato. L’essenza della poesia è l’invenzione e l’autore dell’Amleto ha inventato più di ogni altro.”

Leggere Shakespeare non è solo di moda, come andare a teatro a vedere i suoi drammi, ma è anche un motivo di studio e di approfondimento di tutte le tematiche della nostra vita. Tanto per fare un esempio banale pensate che autorevoli scuole di management come l’Università di Colonia in Germania o la Cranfield School in Inghilterra si ispirano alle tragedie di Shakespeare per scoprire i misteri dell’uso del potere e tutte le sue implicazioni più recondite. Tuttavia c’è anche da dire che la letteratura non sembra avere poi questa grande importanza agli occhi dell’uomo medio contemporaneo che anche se non dice con Mallarmé “La carne è triste, ahimè, e ho letto tutti i libri”, sembra in ogni caso avvolto in un’atmosfera di automatica indifferenza nei confronti di tutti quei valori che le umane lettere da sempre cercano di portare alla ribalta dell’attenzione.

Cosa fare allora? Di certo non incamminarci verso il confine del silenzio, del disinteresse, dell’egoismo e della follia, anche se proprio Amleto ci suggerisce che alla fine “il resto è silenzio”. Il silenzio in fondo equivale alla morte, dove tutti i ruoli stabili o precari che siano si azzerano nella verità del “teschio”. Alla fine è sempre il verme conquistatore che vince, per dirla con Poe, ma noi possiamo imparare una grande lezione da questo messaggio e cioè che imparare a morire significa proprio imparare a non servire più, perché avremo finalmente imparato ad essere liberi. Dobbiamo quindi imparare anche a perdere, a non temere gli eventi più funesti, se vogliamo insomma vivere più felicemente i nostri giorni.

Ed è quindi per questa ragione che ho pensato di inserire alla fine di questo libro il mio testamento letterario ed il lascito della mia associazione culturale, infatti spero sempre che questi miei scritti possano suscitare nel lettore un desiderio di approfondire quelle che sono le creazioni artistiche del suo prossimo. È ovvio che con questo discorso mi riferisco anche a tutti quegli editori, professori, politici o operatori commerciali che spesso sono più interessati alle questioni del proprio portafoglio, all’egoismo della propria vanità, al successo delle proprie labili convulsioni aziendali o accademiche, piuttosto che ad una seria, reciproca ed umana diffusione di tutte le opere della creatività artistica della nostra società. Soprattutto a loro quindi dedico questa parte finale di questo primo libro che la nostra associazione si è impegnata a pubblicare e a divulgare! E per chi accogliesse anche solo una parte dei messaggi che con esso abbiamo voluto veicolare, sappia che tra breve ci appresteremo a pubblicarne anche degli altri e più precisamente: un libro di aforismi umoristici, un libro di aforismi sulla salute, la malattia, i medici e la morte, un libro di aforismi d’autore contro il potere e l’autorità della stupidità, un piccolo libro dedicato alla storia del Daimon Club e della Daimonologia, un libro di poesie scelte tra i migliori autori di tutti i tempi, un libro di aforismi filosofici e letterari, ed infine un libro di aforismi esclusivi di Carl William Brown. Pertanto se qualcuno volesse collaborare con noi o avesse qualche suggerimento o critica da segnalarci, noi saremo ben lieti di mettergli a disposizione le nostre capacità e la nostra buona volontà. Inoltre se eventualmente ci fossero delle associazioni che desiderassero stampare dei testi a scopo benefico noi saremmo disposti anche a cedere i diritti d’autore di alcuni dei nostri libri e quindi a dare loro un prodotto finito pronto per andare in tipografia.

Ovviamente il discorso che ho appena fatto vale per tutti. Io credo infatti, come sostengono anche i grandi innovatori della filosofia tecnologica e commerciale della rete, che anche il mondo del business nella sua essenza profonda, è fondamentalmente umano, e che la tecnica senza estetica alla lunga non interessa nessuno. Il vero linguaggio del commercio del resto è la naturale conversazione tra degli esseri umani. È proprio perché credo che il mondo del web sia la condivisione di interessi e di bisogni che vi invito dunque a sostenerci e a collaborare con noi. Vi ricordo infatti che l’innovazione più importante di questa rivoluzione elettronica risiede proprio nella condivisione di interessi e bisogni e la messa in comune di conoscenze, competenze e capacità. Solo così infatti la nostra umanità potrà crescere e risolvere i problemi spinosi che la assillano e solo così chi lavorerà per il successo di tutti ne otterrà dei considerevoli benefici. In ogni caso, io la mia parte ho cercato di farla e visto che a questo punto, per il momento, ho terminato tutto quello che avevo da dire vi saluto affettuosamente, invitandovi ancora una volta a riflettere su questi ultimi testi shakespeariani.

“Essere, o non essere - questa è la domanda: se sia più nobile per la mente soffrire i colpi e le frecce dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, finirli. Morire, dormire - nient’altro, e con un sonno dire fine alla stretta del cuore e ai mille tumulti naturali che eredita la carne. È una consumazione da desiderare devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare; e qui è lo scoglio. Perché, in quel sonno di morte, quali sogni possono venire, dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale, deve farci esitare. Ecco il motivo che dà alla sventura così lunga vita. Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo, il torto degli oppressori, l’offesa degli arroganti, gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge, l’insolenza delle cariche ufficiali, e gli insulti che il merito paziente riceve dagli indegni, quando da solo potrebbe darsi la sua quietanza con un semplice pugnale? Chi vorrebbe portare pesi, per imprecare e sudare sotto una faticosa vita, se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte, il paese inesplorato dal cui confine nessun viaggiatore ritorna, sconcerta la volontà e ci fa sopportare i mali che abbiamo piuttosto che volare ad altri che non conosciamo? Così la coscienza ci fa codardi tutti, e così il colore naturale della risoluzione è contagiato dalla pallida cera del pensiero, e imprese di grande altezza e momento, per questa causa, deviano dal loro corso e perdono il nome di azione.”
William Shakespeare dall’Amleto

“Ch’io mi volga indietro a guardarti. O tu, muraglia che ricingi quei lupi, sprofonda nella terra e non proteggere più Atene! Diventate incontinenti, matrone! L’obbedienza sparisca nei fanciulli! Schiavi e pazzi, strappate i grinzosi senatori dai loro seggi e amministrate le leggi in loro vece! In pubbliche bagasce mutatevi all’istante, fresche virginità! Fatelo sotto gli occhi dei vostri genitori! Voi, falliti, tenete duro, e invece di pagare, fuori i coltelli e tagliate la gola dei vostri creditori! Servi giurati, rubate! I vostri austeri padroni sono ladri a man bassa e saccheggiano in nome della legge. E tu serva, va’ nel letto del padrone, poiché la tua signora è di bordello. Figlio sedicenne, strappa la gruccia imbottita del tuo vecchio padre zoppicante e con essa spaccagli il cervello! Pietà, timore, devozione agli dei, pace, giustizia, verità, domestica reverenza, riposo notturno, buon vicinato, cultura, costumi, arti e mestieri, gerarchie, riti, consuetudini e leggi, decadete nei vostri deleteri opposti, e solo viva il caos! Pestilenze che colpite gli uomini, ammassate le vostre potenti e infette febbri su Atene, matura alla rovina! E tu, fredda sciatica, storpia i nostri senatori, così che lussuria e libidine, nel cuore e nel midollo della nostra gioventù, in dissolutezza! Rogne e pustole, disseminatevi sul petto degli Ateniesi e la loro mèsse sia una lebbra universale! L’alito infetti l’alito, sì che la loro società, come la loro amicizia, sia solo veleno! Da te voglio portar via nient’altro che nudità, o città detestabile! Prendi anche questa con innumerevoli maledizioni! Timone se n’andrà nelle foreste dove troverà bestie selvagge molto più miti dell’uman genere. Confondano gli dei (uditemi voi tutti. buoni dèi!) gli ateniesi, dentro e fuori queste mura! E concedano che con la vita di Timone cresca anche il suo odio per tutta la razza degli uomini, grandi e umili! Amen.”
William Shakespeare dal Timone d’Atene

“Il mondo è tutto un palcoscenico, e uomini e donne, tutti, sono attori; hanno proprie uscite e proprie entrate; nella vita un uomo interpreta più parti, ché gli atti sono le sette età. Primo, il bambino sbava e piange in braccio alla nutrice, poi lo scolaro, piagnucoloso, con la sua cartella e il volto infreddolito dal mattino, che si trascina svogliato, come una lumaca, verso la scuola; e poi l’innamorato: sospira come una fornace la ballata triste composta per il sopracciglio dell’amata; poi il soldato, pieno di strampalate imprecazioni, baffuto come un gattopardo, geloso dell’onore, impulsivo e pronto al litigio, sempre alla ricerca, anche nella bocca del cannone, d’una reputazione da quattro soldi; e poi il giudice, pancia rotonda, piena di bei capponi, occhio severo, e rasatura a dovere, saggio acume, pedanteria aggiornata, recita la sua parte; la sesta età ti trasforma in un debole pantalone in ciabatte, le lenti al naso ed una borsa al fianco, calzoni d’un tempo ancora conservati, un mondo, un mondo troppo largo per le sue gambe rinsecchite, e la voce, da maschio, di nuovo ridotto al falsetto infantile: striduli fischi dal suono incrinato; l’ultima scena, infine, a conclusione di questa varia strana storia, è una seconda infanzia, puro oblio, senza denti, occhi, gusto, senza niente.”
William Shakespeare da Come vi piace

“Nella comunità stabilirei che ogni cosa si dovesse regolare all’opposto di quel che si fa per solito. E difatti non ammetterei alcuna sorta di traffico. Né i magistrati avrebbero autorità alcuna. La cultura dovrebb’essere affatto sconosciuta. Le ricchezze, la povertà, gli impieghi servili non dovrebbero esistere. Né contratti, né diritti di successione, né confini, né divisioni di terre, né coltivazioni, né vigne: nulla di tutto questo. Non si dovrebbero conoscere alcun uso del metallo, né del grano, né del vino, né dell’olio. E nessuna sorta di occupazione. Tutti in ozio. Tutti, nessuno escluso. Ed anche le donne, ma innocenti e pure. Nessuna sovranità...”
William Shakespeare dalla Tempesta


P.S. Sempre a proposito di testamenti, visto che in questo libro troverete quello di Carl William Brown con il lascito del Daimon Club, qualcuno a questo punto potrebbe anche chiedersi se lo stesso Shakespeare ne avesse scritto uno? Bene, la risposta è affermativa, ma dato che tale testo, rispetto allo stile del nostro autore, è piuttosto convenzionale e conformista non ho ritenuto opportuno farvi alcun riferimento se non in questa breve nota finale, dove vorrei mettere in evidenza un aspetto quasi umoristico dello stesso documento, che risiede nel fatto che il grande poeta ha dedicato alla moglie una sola riga dei tre fogli in cui delinea una chiara immagine della sua famiglia e quindi della sua discendenza, in pratica solo poche parole che recitano: “Item, I give unto my wife my second best bed with the furniture”; frase forse non priva di un certo enigmatico significato, che ovviamente non ha mancato di suscitare l’interesse dei critici più illuminati. Comunque per chi fosse interessato ad approfondire la questione e a leggere per intero tale testamento aggiungo che ho provveduto a metterlo in linea nella sezione inglese del sito umoristico del Daimon Club www.daimonclub.it   ovvero www.daimon.org  Buon divertimento !

NOTE BIBLIOGRAFICHE

La presente raccolta di massime è stata realizzata consultanto l’intero corpus shakespeariano in formato elettronico in lingua originale presente su internet presso diversi servers e varie raccolte di citazioni sempre digitali. A tale proposito vi invito a visitare la Daimon Library all’interno del sito dell’associazione culturale Daimon Club (www.daimonclub.it, www.daimon.org) dove potrete trovare tutti gli indirizzi web dei vari siti in questione. Per quanto riguarda la consultazione delle opere di Shakespeare in italiano ho fatto riferimento all’edizione dei grandi tascabili economici della Newton Compton Editori Tutto il teatro di William Shakespeare, Roma 1990.
Ho inoltre consultato altre edizioni delle singole opere di William Shakespeare e principalmente nelle edizioni Penguin e Rizzoli.
Un ulteriore riferimento obbligato è stato il libro Dictionary of Quotations from Shakesepeare a cura di Margaret Miner e Hugh Rawson edito dalla Penguin Books, London 1995 e altri testi di critica, di citazioni e antologie varie letti durante la mia carriera di studente e di insegnante di cui voglio solo ricordare i seguenti: Introducing Shakespeare di G.B. Harrison Penguin Books, London 1979; Shakespeare’s Tragedies di Laurence Lerner, Penguin Books, London 1979; L’uomo e il potere di Giorgio Melchiori, Torino 1973; I sonetti dell’immortalità di A. Serpieri, Milano 1975; L’impossibile puritanesimo di Amleto di Alessandra Marzola, Longo Editore, Ravenna 1985; Aforismi sul gran teatro del mondo a cura di Anna Luisa Zazo, Oscar Mondadori, Milano 1992; Massime per i governanti a cura di Luigi Brioschi, Guanda Editore, Parma 1992.


IL TESTAMENTO DI CARL WILLIAM BROWN


Omaggi inaugurali

Ci gît et dort en ce solier qu’amour occit de son raillon, un pauvre petit écolier qui fut nommé Francois Villon oncques de terre n’eut sillon. Il donna tout, chacun le sait : tables, trétaux, pain, corbillon. Galants, dites en ce verset….Freres humains qui après nous vivez, N’ayez les cœurs contre nous endurcis, Car, se pitié de nous pauvres avez, Dieu en aura plus tôt de vous mercis.
François Villon

D’ora in poi voglio immaginarmi la morte come una tenera e affettuosa mamma che con estremo amore, stringendomi sorridente al suo seno per tutta l’eternità, invece di darmi la vita me la toglierà.
Carl William Brown

Forse l’uomo mostra nel modo più evidente quale sia il suo senso dell’umorismo quando l’ultima, più dolorosa realtà, ovvero la morte, si insinua nella sua coscienza.
G. Kranz

La morte non è male; perché libera l’uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desideri. La vecchiezza è male sommo: perché priva l’uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiezza.
Giacomo Leopardi

Volendo fare uno scherzo di cattivo gusto al concetto stesso di esistenza, burlandosi della morte, si tolse la vita.
Carl William Brown

Compagni minatori io ve lo dico qui, questo mio canto è vano se voi non avete ragione. Se l’uomo ha da morire prima di avere il suo bene, bisogna che i poeti siano i primi a morire.
Paul Éluard

Non perdo mai occasione d’imparare a morire.
V. Alfieri

Insomma, lasciare nel mio testamento un vadecum che duri nel tempo e che si rivolga contro la banalità di tutte le divinità e lasci in eredità a tutti il mio anelito e i miei progetti di libertà.
Carl William Brown

Introduzione e Premesse

Certo, fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di mettermi a redigere un testamento ancora in giovane età, anche se da sempre ho saputo che il saggio non solo deve essere sempre pronto a partire, ma anzi dovrebbe essere desideroso di andarsene al più presto! Infatti come dicevano già Seneca, Sofocle e forse anche Leopardi “Per l’uomo è meglio non nascere e se nasce è meglio che muoia al più presto.” Inoltre io sono sempre stato un grande surrealista e come diceva Henry Miller il surrealismo è semplicemente il riflesso del processo della morte. È una manifestazione di una vita rivolta verso l’istinto, un virus che accelera la fine inevitabile. Dunque in un certo senso sono già morto! Ma forse in fin dei conti penso che sia meglio così, fosse andata diversamente magari non sarei mai neanche riuscito a lasciare ai posteri questa mia eredità; per cui non posso che essere grato al destino che, ignorando il fatto che io fossi già morto, ha progettato la brillante e stupida idea di vedermi sotto terra nell’arco di qualche anno. Evidentemente ha sbagliato persona, ma nel contempo mi ha fatto anche un grande piacere!
Visto dunque che questa mia specie di congedo vuole in qualche modo rispettare lo stile tipico della letteratura testamentaria, ribadirò quindi sin da adesso che verso la fine del secondo millennio, o se preferite l’inizio del terzo dopo Cristo, il sottoscritto Carl William Brown, (oppure se volete optare per la trinità, i giovani Carl, William e Brown) nel pieno possesso delle sue facoltà mentali e cosciente del proprio declino fisico così come dei propri peccati, o meglio dei propri vizi, a causa del suo “Fatal Flaw”, consapevole che potrebbe venire meno da un momento all’altro si appresta a lasciare ai presenti e ai posteri questa sorta di lascito ereditario.

Ricordandomi a questo punto del Testamento di François Villon, un opera di circa 2000 versi scritta nel 1461 e stampata nel 1489, ed entrata a pieno titolo nella grande storia della letteratura francese, voglio a tal proposito sottolineare che il mio non è un lascito parodistico, ma è comunque un testamento assolutamente letterario che richiama ovviamente il contenuto satirico, poetico e filosofico dell’intera opera di C.W. Brown e non vuole dunque essere né una meditazione sulla morte, né una danza macabra, né un pentimento, né un tentativo di salvezza della propria anima, ma uno scritto assolutamente sereno che come nella migliore tradizione umoristica è consapevole di prestare fede al motto sempre vivo di Giordano Bruno “In Tristitia Hilaris, In Hilaritate Tristis.”

Venendo poi al contenuto del mio testamento vorrei anche ricordare il duca, lo scrittore francese François de La Rochefoucauld noto al pubblico letterario per aver scritto circa 400 famose massime che gli hanno reso gloria e popolarità e lo hanno consacrato tra i grandi della storia letteraria del proprio paese e non solo. Certo anch’io come il duca avrei rifiutato la candidatura alla prestigiosa Académie Francaise e spingendomi ancora più in là, come Sartre, avrei persino rifiutato il premio Nobel, ma questi sono dettagli e non hanno una stretta attinenza con il contenuto del presente lascito, anche perché essendo diponibili in rete siti e programmi che contengono decine di migliaia di citazioni, un autore deve essere consapevole di avere l’obbligo di offrire alla posterità qualcosa di veramente organico ed originale se vuole prendersi la briga di redigere un testamento e di organizzare un lascito.

Prima di passare dunque al nocciolo della questione voglio chiamare in causa persino Dante che nella sua Divina Commedia ha scritto più o meno circa 14.160 versi, equivalenti sempre più o meno ad una media di 4.720 frasi di tre righe ognuna, e non tutti di estremo significato concettuale, e non vi sto a ribadire la sua posizione all’interno della letteratura mondiale, di gran lunga maggiore a quella di gente che pur scrivendo o raccogliendo poche centinaia di massime o di citazioni ha comunque fatto una brillante carriera all’ombra di famosi ed avidi editori. Bene, tutto questo per dire che il sottoscritto avendo scritto più di 8.000 aforismi originali, tutti dotati di significato, per un equivalente di circa 25.000 righe e avendone selezionati ancora alcune migliaia tra le diverse decine di migliaia che popolano l’universo letterario mondiale, oltre ad aver scritto numerosi saggi, e ad avere svolto una seria attività di divulgazione culturale, si arroga appunto tutto il diritto di redigere e di diffondere anche questo umile testamento.

Naturalmente parlando di eredità e di testamento non posso di certo nemmeno dimenticare il grande Montaigne, che pure amava le citazioni, il quale mi ha insegnato che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, donandomi per sempre l’idea che chi ha appreso a morire ha disimparato a servire. Il saper morire ci libera infatti da ogni sudditanza e costrizione, dando un colpo mortale al nostro egoismo e alla nostra vanità. Ed io da buon cultore della filosofia so con Cicerone che il filosofare non è che prepararsi alla morte. Tutta la saggezza del mondo, continua ancora Montaigne, si riduce alla fine a questo, insegnarci a non temere la morte e chi dunque insegnasse agli uomini a morire insegnerebbe loro anche a vivere. Ecco, devo certamente tener presente anche questo nel mio lascito, cercando inoltre di sottolineare che ognuno dei miei aforismi avrebbe potuto diventare un saggio, e poi un racconto o un romanzo, e poi ancora avrebbe potuto dar luogo con gli altri ad infiniti intrecci testuali, se solo ne avessi avuto il tempo! Ma il tempo non c’è e allora quest’idea continuerà il suo cammino consapevole con Chomsky che da un numero finito di fonemi si possono creare infinite frasi, così come da una vita limitata negli anni si possono incoraggiare migliaia di vite nel futuro del tempo, affinché non io, non il mio nome, non i miei libri, ma lo spirito della letteratura, della vita, della morte, delle idee e della lotta venga tramandato.

Diciamo pure che il mio intento non è né un desiderio di immortalità, in cui affogare l’angoscia della morte, né una nostalgica sfida al tempo alla ricerca delle occasioni perdute, ma più semplicemente un desiderio di lasciare in eredità la passione e l’entusiasmo per un’idea, che si concretizza nel desiderio di comunicare e di condividere l’essenza più profonda di questa strana umanità. Un’idea che non mi ha portato come Dante ad esplorare i misteriosi palazzi dell’aldilà, ma che mi ha spinto ad osservare e a raccontare in forma di brevi pensieri tutta la storia della terrena vanità e della sua magnifica conduttrice, la divina stupidità. Questo è stato il mio viaggio nell’ade del potere e dell’autorità e lo spirito di lotta e di rivolta che lo ha guidato costituisce proprio il nucleo fondamentale del mio umile lascito. Io non avevo bisogno di andare da vivo ad interrogare i morti, io ero già uno di loro, e come tale al limite ho cercato di farmi sentire dai vivi, e poiché non penso di esserci riuscito al meglio, sto cercando di lasciare loro questo testamento, o perlomeno il simbolo della sua gestazione letteraria, comune e millenaria!


Contenuto del Testamento


La caratteristica principale di questo testamento è che in primo luogo non si affida ad un notaio, categoria che del resto per me non esiste, ricordate per me infatti esiste solo la stupidità; la seconda originale peculiarità è che non è nemmeno rivolto ad una singola persona o ad un ristretto nucleo di parenti, né tanto meno ad una fantomatica associazione, ma è pubblico e libero, vale a dire rivolto a tutti, indirizzato cioè a quegli uomini di buona volontà che lo leggeranno! E il suo contenuto non potrà nemmeno essere rifiutato, proprio perché costituito solo da idee che rimandano tutte ad un’idea originaria e complessiva, la quale anche se verrà snobbata, avrà raggiunto comunque il proprio obiettivo, e se ne andrà tranquillamente da un’altra parte! Il testamento non è tanto meno rivolto agli editori, o ad alcun scrittore in particolare, è tuttavia indirizzato ai loro spiriti e ai loro successori, così come è rivolto a tutte le persone di intelletto e di buon sentimento. Il lascito, così come il contenuto a cui si riferisce non ha assolutamente secondi fini, e non ha ovviamente bisogno del successo o della fama, poveri interessi che solo affliggono la stupida ed istintiva sete di vanità della maggior parte dei miseri viventi, le idee infatti non sanno cosa farsene né delle umane terraglie, né di beni di lusso che le coltivano! Le idee lottano solamente e per far questo basta la loro essenza!

Veniamo dunque all’oggetto del testamento: io, Carl William Brown, entità fittizia, che da sempre si è mossa nel grande universo della stupidità, intendo lasciare a tutti quanto segue: l’idea della mia opera. Non stupitevi, forse l’eredità non vi sembrerà gran che, ma vi assicuro che non è poca cosa. Le migliaia di aforismi che ho scritto e che ho selezionato potranno in futuro dar vita a nuove idee, la cui forma sempre diversa rimanderà tuttavia ad un unico concetto il quale costituirà a sua volta un’artistica lotta contro l’autorità del potere e della stupidità. Ma se vi sembra ancora poco, posso aggiungere alla mia eredità il testamento del “Daimon Club” che colmerà tutte le eventuali mancanze di questo mio scritto e a tal proposito aggiungo in questa sede quelle che sono le sue principali linee guida che completano con l’intera mia opera quella che da sempre è stata la mia idea e la mia occupazione principale, vale a dire comunicare, condividere, insegnare, tramandare, provocare, studiare, amare, soffrire e lottare. Tutto il mio lavoro e lo spreco delle mie forze non mi hanno di certo arricchito, né tanto meno mi hanno reso un grande sollievo e alla fine non sono nemmeno riuscito a capire la nostra umanità, non sono riuscito né ad odiarla, né ad amarla, ho però sempre cercato di conoscerla e di migliorarla, ma forse non usando i giusti mezzi, ed è allora proprio per questo che voglio lasciare questa mia ricerca, affinché i posteri la possano proseguire, criticare ed integrare, mitigando magari al tempo stesso un po’ anche il proprio egoismo.

Dovrete scusarmi ma in questo momento avrei preferito sentirmi come il peccatore pentito di Adler, ossia colui che ha potuto sperimentare tutte le soluzioni devianti della vita psichica o che, almeno, le ha sfiorate ed è riuscito, diventando saggio, a salvarsi, solo che io purtroppo non mi sono salvato. E mi conforta poco l’idea che nemmeno la nostra umanità riuscirà a salvarsi, anche perché il termine è assolutamente privo di alcun significato e quindi la metafora serve solo a veicolare il concetto che io non mi aspetto niente né voglio regalare niente, ricordate, voglio solo tramandare un’idea, starà poi a voi darle voce, o seppellirla, magari al più presto, quando cioè vi ritirerete nella vostra umile residenza finale, un regno piccolo, piccolo, buio e silenzioso. E non lamentatevi del mio stile, infatti un testamento non può di certo essere troppo allegro, infatti la morte anche se può venire considerata alla stregua di una poesia satirica e burlesca, raramente fa ridere, forse anche perché ormai da troppo tempo ci consola il fatto che forse è meglio mascherarla con il pianto; l’altra faccia della misteriosa medaglia!


Il Lascito del Daimon Club


Il Daimon Club, nato come uno stratagemma per divulgare il pensiero di C.W. Brown, nel ricco panorama delle offerte culturali di fine millennio, si è presto trasformato in una sorta di testamento finale, di lascito del suo artefice fondatore, sin troppo consapevole che in un marasma di informazioni l’unica via per riuscire a sopravvivere era quella di offrire in eredità ai possibili lettori, presenti e futuri, un’unica idea, coronata di vari testi e di varie iniziative, che attraverso vari mezzi cercasse di diffondere il suo spirito di lotta e di contrasto al potere e alla stupidità per il resto della pur labile eternità. Un’idea dunque, contenuta in un sepolcro, in un mausoleo dell’universale nullità, supportata da migliaia di concetti e di creazioni linguistiche che hanno lo stesso scopo, la stessa finalità, vale a dire lottare contro la povertà in favore di un’universale e creativa genialità.
L’intento del testamento è quello di trovare degli eredi che possano mettere a frutto lo spirito del suo contenuto e nel caso questo non fosse possibile nel breve periodo il suo fine diventerà quello di cercarli a lunga scadenza! Un’idea complessa quindi che vaga alla ricerca di sostenitori e che ramifica il suo contenuto all’interno dei Principi della Daimonologia Applicata, del Manifesto del Nuovo Surrealismo Nichilista ed Umorista e più vastamente all’interno dell’intera opera di Carl William Brown. Il tutto verrà messo in linea nel sito del Daimon Club, e verrà anche inserito in un Cd Rom disponibile gratuitamente a chi lo richiederà! È ovvio che trattandosi di un lascito, nel caso che al momento fatale non ci sia chi curerà l’intero progetto, il materiale del Daimon Club e l’opera omnia di Carl William Brown, saranno resi completamente liberi da qualsiasi forma di diritto d’autore e verranno ceduti a chiunque ne faccia richiesta.

Per il momento il contenuto del Daimon Club non è completo, anche perché la sua natura è caratterizzata da un costante “work in progress”, e chiaramente uno dei suoi scopi attuali è quello di trovare sempre nuova gente che si unisca al progetto e che sia intenzionata in un modo o nell’altro a lasciare anch’essa in eredità qualcosa al pubblico dei lettori. Per questo il club si rivolge a chiunque senza alcuna distinzione di sorta e sempre per questo motivo garantisce anche a coloro che dovessero aderire all’iniziativa senza sapere bene quello che stanno facendo una perenne e dignitosa sepoltura nei meandri sconfinati della rete! La metafora del cimitero infatti si rende necessaria proprio perché uno dei nostri fini principali è quello di divulgare la nostra memoria e le nostre idee, insegnando al tempo stesso a non temere la morte, proprio allo scopo di vivere più dignitosamente e di poter contrastare meglio il potere della stupida vanità. Discorso ben difficile in un mondo dove la gente sembra pensare solo al prolungamento della propria vita e all’accumulo di banali proprietà terrene!
Ma noi amiamo le cose complicate e dato che siamo un po’ strani, viceversa non ci collocheremmo nemmeno nel filone dei grandi surrealisti, nutriamo l’illusione che il nostro progetto possa gettare un po’ di luce in mezzo a tutta quell’oscurità generata da sempre dalla vacua ottusità; perciò vi invitiamo ad intraprendere la nostra conoscenza e per eventuali chiarimenti ed approfondimenti vi esortiamo a leggere il nostro statuto, la carta dei nostri servizi, il testamento di Carl William Brown e a visitare le pagine dei nostri siti. Ricordate poi che tra qualche anno nessuno più saprà che siamo esistiti, è dunque forse un pensiero dolce sapere che parte delle nostre creazioni continueranno a vivere nel ricordo dei nostri ideali! E si sa, le idee non hanno bisogno né di cattedrali, né di monumenti, né di fondazioni, basta solo un po’ di vento e come la polvere si spargono nell’universo da cui provengono, da cui proveniamo!

In definitiva e per concludere questa breve introduzione testamentaria noi vorremmo contribuire a sperimentare l’idea di un vaccino contro l’umana stupidità e per fare questo comunicheremo il nostro progetto a giornali, editori, associazioni, scuole, docenti, ricercatori, studenti, lettori, webmasters e via dicendo, sempre con l’intento di lasciare in eredità a tutti una semplice idea, un’ideale anticonformista e libertario che ponga al primo posto, in una visione olistica della realtà, la ricerca, lo studio, la comunicazione e la collaborazione tra gli uomini e tralasci al tempo stesso le stupide bramosie di potere e di autorità che da sempre hanno caratterizzato la nostra vuota e stanca umanità.
Un’idea che potrà essere tramandata e che renderà felici tutti quelli che come noi e prima di noi l’hanno coltivata. Un’idea di fratellanza, di equità, di giustizia e di solidarietà, l’unica che possa dare un minimo di senso alla nostra bizzarra, misteriosa ed assurda realtà!

P.S. Per chi si ostinasse ancora a pensare che la letteratura e magari i miei scritti non servissero a niente e preferisse invece la concretezza di altri beni terreni voglio solo ricordare che tra qualche anno né le loro cianfrusaglie, né la loro vanità, né loro stessi esisteranno ancora, mentre le idee che io sto cercando di tramandare lasciandole in eredità esistono da quando esiste l’uomo e forse non moriranno nemmeno quando la specie umana scomparirà definitivamente dalla faccia di questo pianeta. Per cui se devo scegliere la cosa che vale di meno non ho dubbi e preferisco dunque il lieve ricordo degli ideali nel futuro piuttosto che un banale ammasso di terraglie nel presente. Vorrei inoltre spendere anche due parole per tutti quelli che magari pensassero che visto che ho già scritto il testamento ora non dovrei fare altro che morire, bene, voglio rassicurarli subito, infatti prima me ne sarò andato e prima mi leverò di torno il dispiacere di dover sopportare tutte quelle teste di cazzo che ancora circolano su questo pianeta e che ne dettano, ahimè, i suoi non troppo idilliaci e spensierati percorsi, quindi se fossi in loro non mi preoccuperei più di tanto, il lieto evento non tarderà a verificarsi!

In fede, senza tempo e senza luogo, Carl William Brown and The Daimon Club.

Per eventuali informazioni, chiarimenti, comunicazioni o collaborazioni visitate pure la nostra tomba www.daimonclub.it, www.daimon.org o scrivete ai nostri indirizzi e-mail: daimonclub@email.it, info@daimonclub.it Grazie ancora di tutto e mi raccomando, vivete a lungo e in salute!


Omaggi Conclusivi


Per poter vivere con intensità la mia lunga agonia ho dovuto ricorrere a vari stratagemmi: all’amore, alla morte, all’arte, all’umorismo, al vizio, allo studio, alla malattia...
Carl William Brown

Sono nato per conoscerti. Per darti il tuo nome. Libertà.
Paul Éluard

La vita è solo errore, e la morte è conoscenza.
Johann Christoph Friedrich von Schiller

La morte non ha alcun potere sugli scrittori, uno dopo l’altro se ne vanno, ma c’è sempre da qualche parte qualche ignoto individuo seduto in una poltrona che li fa rivivere.
Carl William Brown

Se il fine di ogni uomo è la morte, perché mai dovremmo considerare malato chi decide di anticipare i tempi, in fondo è solo un precursore, un catalizzatore di un processo inevitabile, un enzima.
Carl William Brown

L’inchiostro più sbiadito è migliore della memoria migliore.
Proverbio cinese

Perché dolore è più dolor, se tace.
Giovanni Pascoli

Anche la miseria è un’eredità.
Riccardo Bacchelli

La lotta contro il potere è la lotta della memoria contro la dimenticanza.
Milan Kundera

Ma chi ha detto che il tempo fugge inesorabilmente, io non porto l’orologio e ho tolto quello a muro, non faccio distinzione tra il giorno e la notte, lavoro sempre, e sin da giovane mi sono spesso sentito vecchio e stanco, per cui la morte non mi troverà impreparato. Per me il tempo non fugge, è l’uomo a scappare!
Carl William Brown

Nessun uomo è un’isola...; ogni uomo è un pezzo del Continente....; la morte di qualsiasi uomo mi diminuisce perchè faccio parte dell'umanità; e perciò non chiedere mai per chi suona la campana; essa suona per te.
J. Donne

L’immagine della vita non è che la fotografia di quel negativo che verrà sviluppato soltanto dalla morte.
Carl William Brown

Quando facciamo piani per la posterità, dovremo ricordarci che la virtù non è ereditabile.
Thomas Paine

La morte dell’individuo, in linea di principio, non è meno assurda che la morte di tutto il genere umano.
H.M. Enzensberger

L’evoluzione umana. Un crescere della potenza della morte.
F. Kafka

L’assenza di potere significa paralisi, annientamento e morte; la sua presenza invece significa stupidità, autorità e ovviamente vanità.
Carl William Brown

Tutti devono morire ma non tutte le morti hanno eguale valore... La morte di chi si sacrifica per gli interessi del popolo ha più peso del Monte Tai, ma la morte di chi serve il potere, di chi serve gli sfruttatori e gli oppressori, è più leggera di una piuma.
Mao-Ze-Dong

Combattere e morire è morte che annienta la morte.
W. Shakespeare

Sul punto di ritornare all’inferno per l’ennesima e definitiva missione, tra i dolori più atroci e l’angoscia dei suoi cari Carl William Brown con la sua sbalorditiva lucidità esclamò: “Non preoccupatevi per me, l’importante è la salute. Mi riguarderò, mi rifarò vivo! Addio.”
Carl William Brown

Per quanto mi riguarda, chiedo di essere portato al cimitero in un furgone da sgombero.
A. Breton

La morte è il genio ispiratore della filosofia.... tutte le religioni e tutte le filosofie sono un contravveleno alla certezza della morte.
A. Shopenhauer

Chi non ha paura della morte è perché ha imparato a disprezzare la vita e chi disprezza la vita non può far altro che amare disperatamente la libertà.
Carl William Brown

Imparando a conoscere i mali della natura, si disprezza la morte; imparando a conoscere quelli della società, si disprezza la vita.
Nicolas de Chamfort

Se gli uomini si conducessero sempre al fianco la morte, non servirebbero si vilmente.
U. Foscolo

In punto di morte: Dio mi perdonerà: è il suo mestiere.
H. Heine

Ahimè! quanto dev’essere felice la morte dell’uccello, nei boschi!
G. de Nerval

Certo la morte non è uno spettacolo molto divertente, ma quando penso alla vita, non posso far altro che ammettere che non è poi neanche così triste.
Carl William Brown

Darò... il mio vasto regno per una piccola tomba, una tomba piccola, piccola, una tomba oscura.
W. Shakespeare

Proprio perché la vera arte aspira a contrastare la morte deve anche essere funzionale a migliorare la vita e non solo quella dei collezionisti.
Carl William Brown

Le tre grandi divinità madri dei popoli orientali sembra fossero generatrici e annientatrici insieme; dee della vita e della fecondità nello stesso tempo che dee della morte.
S. Freud

Eros e Thanatos, due tematiche inseparabili, profondamente romantiche ed affascinanti. Amore per il buon senso e odio per la vanità; pulsione di vita verso l’equità e pulsione di morte verso la stupidità.
Carl William Brown

Essere, o non essere - questa è la domanda: se sia più nobile per la mente soffrire i colpi e le frecce dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, finirli. Morire, dormire – nient’altro, e con un sonno dire fine alla stretta del cuore e ai mille tumulti naturali che eredita la carne. È una consumazione da desiderare devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare; e qui è lo scoglio.
W. Shakespeare

È irragionevole temere di essere presi per matti in un mondo di matti.
Orazio

La morte? Una mia antenata.
Carl William Brown

La vita fugge e non s’arresta un’ora e la morte vien dietro a gran giornate e le cose presenti e le passate mi danno guerra, e le future ancora.
F. Petrarca

La fede è un mistero, l’amore è un mistero, la morte è un mistero! Comunque a me i misteri non sono mai piaciuti.
Carl William Brown

Libero è solo chi è saggio, perché solo il saggio è padrone di se stesso, non teme né la povertà né la morte, né le catene, sa tener testa alle passioni e disprezza gli onori: privo di bisogni che lo fanno dipendere dalla volontà altrui, ha tutto in se, perfetto e compatto come una sfera sulla cui levigata superficie nulla di estraneo può fermarsi e contro cui il destino sempre si scaglia furiosamente senza mai riuscire a intaccarla.
Orazio

Penso che pubblicare la propria opera costituisca per ogni artista un legittimo desiderio di comunicazione, e penso anche che sia altrettanto auspicabile per il mondo delle lettere dare voce ad un autore che ha scritto ben più di 8000 aforismi originali! Tuttavia nel mondo dell’editoria non è detto che sia automatico dare spazio ad uno scrittore come me e dunque credo che se questo non avverrà, non sarà stato del tutto vano e privo di senso dedicare parte della mia vita a scrivere contro il potere e l’autorità della stupidità e lasciare poi in eredità a questa svogliata umanità la mia opera colma di critica e di morente idealità.
Carl William Brown


Qui si conclude dunque la mia laica e sfiduciata preghiera, Amen !!!!!!


INDICE GENERALE


Un breve prologo di C.W. Brown
Shakespeare e il suo tempo di C.W. Brown
La reputazione di Shakespeare
Le opere di Shakespeare
Aforismi geniali
Conclusioni di C.W. Brown
Note bibliografiche
Il Testamento di C.W. Brown
Indice generale


Questo libro non è in vendita. Pertanto la sua distribuzione ad opera dell’Associazione Culturale “Daimon Club” è finalizzata solo ad un’operazione di sensibilizzazione letteraria e sociale. Grazie per la gentile collaborazione. (Da inserire solo nella versione senza prezzo di copertina.)

L’analisi delle passioni e dei sentimenti umani, le speculazioni sulla natura umana e sui suoi desideri di felicità, la critica del potere e la speranza di poter comunicare attraverso i secoli hanno reso l’arte di Shakespeare immortale ed è per questo che i suoi pensieri ed i suoi scritti sono giunti sino a noi vivi più che mai. Ogni giorno in tutti i teatri del mondo vengono rappresentate le sue creazioni ed i suoi testi sono così rimasti vitali ed inossidabili alle inclemenze del tempo e della morte.
“È dubbio”, ha scritto Samuel Johnson di Shakespeare, “che fra tutti coloro che gli sono succeduti si possan raccogliere più massime di conoscenza teorica, o più regole di pratica prudenza, di quante lui solo ne abbia date al suo paese. Anche per questo dunque il pubblico lo ama così tanto.
Leggere Shakespeare, scriveva Thomas De Quincey centocinquanta anni fa, “è per molti una delle necessità primarie della vita: cercano le sue opere come si chiede il pane quotidiano”.
Questa raccolta di massime tratte dall’opera omnia di Shakespeare vuole dunque essere un’operetta originale, da leggersi come un piccolo racconto surrealistico, come uno strano, ma pungente flusso di coscienza del nostro eccezionale e strabiliante autore, che a distanza di molti secoli vive ancora al nostro fianco e ci fa come sempre una buona e simpatica compagnia.

Carl William Brown è uno scrittore italiano che si impegna nell’ambito dell’insegnamento, della divulgazione culturale e della provocazione artistica e letteraria. Autore di ben più di 8000 aforismi originali (mille dei quali sono disponibili gratuitamente in rete), di vari saggi, e di vari articoli, nel 1997 fonda il Daimon Club (www.daimonclub.it, www.daimon.org), associazione culturale su Internet di stampo eclettico e surreale che al suo interno conta ormai parecchi artisti e più di 800 pagine in costante evoluzione. Il sito del club, curato dallo stesso C.W. Brown, costituisce inoltre una vera e propria guida per la navigazione in rete, ecco perché visitandolo potrete reperire migliaia e migliaia di aforismi, libri elettronici gratuiti, software utilissimi per lo studio delle lingue straniere e della letteratura, e ancora potrete trovare buone opportunità per la promozione di qualsiasi attività legata alla creatività dell’arte, della pedagogia, della critica e dell’imprenditoria.

In copertina un’immagine che ritrae dei cigni, evidente riferimento al Teatro Swan, e sullo sfondo un paese con il volto di Shakespeare.


N.B. Anno 2004. Carl William Brown ha deciso di mettere tutto il testo a disposizione dei lettori della rete e nel fare ciò preannuncia la stampa di una nuova edizione dell'operetta largamente ampliata e piena di stimolanti nuovi sorprese. Grazie a tutti per la collaborazione. Chi volesse pubblicare parte di questi scritti online o su carta è pregato di chiederne il consenso all'editore. E' assolutamente vietato l'uso commerciale.


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Per acquistare il testo! Per chi ne ordina una sola copia il presente libro è disponibile a 10 euro, (Prezzo di Copertina) spese di spedizione incluse, successivamente si applicheranno vari sconti a seconda del numero di copie ordinate. (Il pagamento avverrà in contrassegno o a seguito di un versamento sui nostri conti correnti.) La versione commerciale destinata ai librai e agli edicolanti con un prezzo di copertina di 10 euro è disponibile a 6 euro per un ordine fino a 10 copie e a 5 euro per un ordine superiore alle 10 copie. Da notare che sono poi possibili ulteriori accordi e che in questi casi noi emettiamo delle regolari fatture. Vi ricordo inoltre che per i soci del Daimon Club il testo è disponibile a 5 euro, mentre alle associazioni possiamo cedere lo stesso volume (Senza prezzo di copertina) ad una cifra anche inferiore, intorno ai 2-3 euro, purché ne vengano ordinati almeno una ventina di copie. A questo proposito vi invito a visitare la nostra sezione dedicata al no-profit. In ogni caso per qualsiasi informazione vi invito a scriverci al seguente indirizzo daimonclub@yahoo.com

N.B. Sul territorio il libro è disponibile fisicamente nei seguenti punti vendita.

P.S. Tutti gli altri estremi per contattarci, per effettuare eventuali pagamenti o per inviarci del materiale li trovate nella pagina dello statuto della nostra associazione. Per ulteriori dettagli sulle nostre strategie vi invito inoltre a visitare le nostre pagine dei servizi e delle promozioni, nonché la nostra pagina dei libri consigliati e infine il nostro Daimon Shop.


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