VALENTINA PASCARELLI

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I GIORNI...

I giorni dell'incoscienza volano veloci come piume e provocano un solletico di cui non sai spiegarti il motivo. Intorno c'è solo polline di primavera, l'azzurro del cielo ti stordisce e ti fa sentire stranamente leggero - sto bene così, senza bisogno di niente - pensi, ma è merito di un sole nuovo se la tua pelle improvvisamente respira.

I giorni degli sguardi scivolano come stelle cadenti sotto lo spicchio di luna che stavi osservando distratto, con routinaria malinconia. E per un istante sei tutti i desideri che avevi scordato, ma troppo rapida è la scia di luce e troppo ovvia la luna per credere che qualcosa sia passato davvero. Abbassi le palpebre per ripararti dai brividi e tornare alla quiete.

I giorni del turbamento piombano improvvisi come il silenzio dopo una grande festa. Ti svesti lentamente, appoggiando la camicia di seta sulla sedia, e rimani ad osservare quel che rimane della tua maschera, improvvisamente lacerata. E c'è il tuo volto, dietro, sconosciuto e intero.

I giorni del timore gocciolano lenti nella notte, ti rigiri senza trovare pace dentro al letto e ti domandi come hai potuto dimenticare il rubinetto aperto, una volta ancora. Ma non ti passa nemmeno lontanamente per la testa di alzarti e andarlo a chiudere, speri anzi che, quando finalmente ti sarai addormentato, l¹acqua goccia a goccia inondi il pavimento e scivoli fin dentro le tue scarpe, perché in fondo vorresti naufragare.

I giorni del ripensamento squillano come un esercito di telefoni ansiosi, costringendoti a spostarti di stanza in stanza senza mai arrivare in tempo a rispondere. Assecondi la tentazione di staccare la spina. Ma qualcosa continua a squillare dentro la testa.

I giorni della tregua ti abbracciano di nuova tenerezza, come un vecchio maglione ritrovato insieme alla compagnia di te stesso. E cerchi di farli durare a lungo per prepararti con cura a quello che ti dici di non volere e vuoi che accada.

I giorni dell'attesa cadono come monete dalle tasche e rotolano con allegria tintinnante lungo il marciapiede, proprio lì dove immagini che fermerà il suo passo qualcuno.

I giorni della speranza ridono come bambini e tacciono, come folletti superstiziosi; sono fatti di musica e passi che non c'è bisogno di imparare, ci si muove con facile armonia anche nelle lunghe pause in punta di cuore.

I giorni dell'assedio rullano come tamburi in mezzo al petto, e giocano tiri mancini a chi si azzarda troppo, o troppo schiva. Ad ogni colpo troppo forte inferto, ad ogni eccesso di prudenza, corrisponde un dubbio inquieto che sprofonda la fantasia sotto la buca in cui prepari l'ennesima trincea, già, quasi, insensatamente rassegnato alla sconfitta.

I giorni della fuga graffiano come unghie di gatto quel tuo stesso volto congelato davanti allo specchio alla ricerca di un'espressione indifferente.

I giorni della resa hanno un sapore dolceamaro e troppi segni per poter decifrare il vero senso delle nuove contraddizioni in cui ti trovi. Butti via il copione, per scioglierti dal groviglio prosegui a braccio.

I giorni della scoperta scintillano come lanterne in mezzo al bosco, mistero pericoloso e tutto da esplorare, eternamente come altri mille uomini e donne ancora.

I giorni del silenzio sono quelli ruvidi come l'aria del primo mattino, pagine bianche, idee e destino da scompaginare, senza sapere niente e senza voler sapere, con le mani bagnate di parole.

I giorni delle domande pizzicano le corde senza emettere suono, bisogna saper immaginare le note chiuse dentro lo strumento, e, a poco a poco, trovarle.

I giorni ricominciano. Continuamente. E sono giorni di incoscienza, di turbamento, di speranza, di sguardi, di ripensamento, di scoperta, di domande. Ma tutto è diverso, ogni volta. O si spegne come debole fiamma di candela, si consuma, il fuoco. Bisogna scegliere se rischiare il fegato, come Prometeo, in cambio della conoscenza. E   l'unica scelta necessaria perché non sia solo un ammazzare il tempo questo stare al mondo.

I giorni che verranno depositano le loro ombre trasparenti sullo schermo della mente in corsa, e tu vorresti spegnere la luce ma non c'è nessuna luce accesa, viene da un'altra parte, al di là degli occhi, la visione. Forme di nuvole che si confondono, attraversate da aquiloni che proprio non si può sapere dove andranno, seguono il vento. Nessuno, nemmeno tu, li può fermare.


 

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