DIEGO  CUGIA

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GESUSCONI E IL BUON DIAVOLO (Tratto dal libro Jack Folla Lettere dal silenzio) Rai Eri Mondadori

Ciao, Jack, volevo raccontarti brevemente un episodio che mi è capitato alcuni giorni fa. Aspettavo un treno che non arrivava mai ed ho iniziato una conversazione con una signora, imprenditrice, innamorata di Berlusconi. Sono rimasta allibita dalle cose che ha detto, ma mi sono anche resa conto che in questo strano Paese sono in molti a pensarla come lei.
Ha esordito affermando che "poverino" le fa pena (anche a me a dire la verità!), perché tutti lo trattano male mentre dovremmo essergli grati per il fatto che uno così ricco che poteva starsene in vacanza in una delle sue innumerevoli ville sta lavorando per noi. Ho cercato di far notare alla signora che probabilmente la sua decisione di entrare in politica era dovuta al fatto che non avesse più referenti politici che lo aiutassero e, siccome la diplomazia è una delle mie virtù, e la signora continuava a non capire, le ho detto che era sceso in campo perché non aveva più nessuno che gli parasse il culo e quindi doveva farlo da solo. Non ha capito.
Del processo imi-sir non sapeva quasi nulla a parte che Ilda Bocassini è comunista e che "tutti sono invidiosi di lui perché è ricco". Mi ha citato una frase detta-pare-dall'Avvocato buonanima "Un ricco non sa quanto un povero può essere povero. Ma un povero non sa quanto un ricco lavora". Secondo la sua interpretazione tutti i ricchi sono infaticabili lavoratori e non è servito spiegarle "Signora io non ho nulla contro le persone che accumulano ricchezza in modo onesto e corretto".
La chiudo qui, ma ti confesso che mi sono un po' demoralizzata, perché mi accorgo di vivere in un Paese dove le persone non si scandalizzano più di niente. Vorrei fare una domanda ai sostenitori di Berlusconi & C.: perché chiedersi di che partito è Ilda Bocassini e non chiedersi invece che prove concrete ci sono contro Previti?
Per mia natura non compro niente a scatola chiusa e non riesco proprio a idealizzare nessuno, e una cosa che mi ripugna profondamente è la malafede. Sentire un elemento come Bondi o come Taormina chiedere l'arresto di Prodi & C. lo trovo allucinante sulle basi di quello che hanno in mano. Naturalmente se ci fossero riscontri (come ce ne sono a montagne contro Previti), pretenderei che subissero anche loro processi e condanne.
Rosanna

La mia opinione da bar, cara Rosanna, o se preferisci da pensilina della stazione di Orte Scalo (ma è proprio in luoghi
come questi che l'opinione pubblica ti afferra la gola alla vigliacca), è che la tua signora del treno s'identifica con Berlusconi perché è il riassunto dell'italiano medio così come la lucertola è il riassunto del coccodrillo.
Craxi non era un italiano medio, Andreotti di medio ha solo due dita, Berlinguer era un signore dalla parte dei poveri. Berlusconi no, è perfettamente medio, è l'italiano più comune d'Italia, nella luce e nell'ombra. Berlusconi pensa, agisce e si comporta come farebbe un italiano da bar, se avesse la fortuna, o perché no, la tragedia, di trovarsi al suo posto. La sinistra su questo punto tace perché è terrorizzata dall'infinita potenza di questa simbiosi. Tra l'italiano medio e Berlusconi c'è stata una premessa: Io sono ciò che tu hai sempre sognato di essere, e una promessa (di quelle che possono fare solo il Cristo o i marinai): seguimi e diventerai come Me. - Questo formidabile patto mediatico fra nature simili è stato reso possibile da tre fattori concatenanti. Il primo l'ho già detto: Berlusconi, in alto come in basso, è la sintesi (e la sublimazione) dell'italiano medio. Secondo. Grazie alle sue televisioni (e ora anche alla Rai) Berlusconi sta completando l'opera, facendo gli italiani a sua immagine e somiglianza. Terzo. Gli ultimi cinquant'anni di storia d'Italia, intessuti di appalti truccati e di bancarottieri impuniti, di segreti di Stato e di stragi, di corruzione generalizzata e di scellerate alleanze politica-mafia, sembravano aver trovato un minimo argine con l'inchiesta di Tangentopoli. Una volta sporcate (per colpa degli uni, degli altri, o di tutti) anche quelle Mani Pulite, negli italiani sono sopravvenuti il cinismo e la caduta di ogni remora morale, anche per l'assoluta mancanza di esempi alti.
In questo Paese Senza Modelli è comparso lui, un esempio medio, ma così assurdamente medio da sembrare un fumetto, mezzo Paperino mezzo Paperone, un italiano modello che si è fatto indossare dalla maggioranza degli italiani come il golf più comodo del nostro guardaroba, addirittura rivendendocelo come nuovo, perché è un venditore così cinico che neanche la fantasia orwelliana avrebbe potuto architettarlo, e per quanto riguarda 1'autopubblicità, con le sue Tv, è stato secondo solo al Cristo con i Vangeli.
Sorvolando o addirittura ignorando come facciamo noi, cara Rosanna, i fondamenti "spirituali" (c'è poco da ridere) dell'avvento di Berlusconi, la sinistra rischia di rimanere a bocca aperta per altri cinquant'anni.
Se la tua signora in attesa del treno (e milioni di altre signore e signori in attesa che dal cielo piovano le lasagne) hanno deciso che Berlusconi gli sta a pennello come un golf, il più familiare dei golf, un motivo profondo c'è, e più noi continueremo a scandalizzarci più loro l'indosseranno come una bandiera. Perché Berlusconi quegli italiani medi li ha capiti (aiutati è un'altra cosa) e il centrosinistra no.
In verità, in verità vi dico che Berlusconi li ha confessati, perdonati e purificati, con il suo esempio terreno, proprio quello che a te, me, e all'altra metà d'Italia indigna, anzi ci fa incazzare assai, ma che non possiamo pretendere che la signora del treno capisca, così come certe mogli tradite, a dispetto dell'evidenza, si rifiutano di accettare che il marito ha l'amante.
In verità, in verità vi dico che il dio degli italiani medi, disceso da una parabolica di Milano 2, non ha parlato al cervello del popolo italiano ma alla sua pancia, emozionandola e scombussolandola come Colui che incendiò il cuore e le menti di dodici pescatori facendone i suoi apostoli.
In verità, in verità vi dico che Berlusconi ha parlato (e perdonato e assolto) a quelli che io le tasse non le pago tanto al governo sono tutti ladri, quelli che mi sono fatto la terrazzetta abusiva speriamo che non mi becchino (o mi condonino) quelli che assessore mi raccomando colori l'area con un pennarello giallo e anche il mio terreno diventa edificabile poi sistemiamo la cosa fra adulti e vaccinati, quelli che prima si vergognavano a dire "sporco negro" e adesso non più, quelli che prima si nascondevano piuttosto di ammettere "a me il fascismo piaceva" e adesso non si nascondono più anzi si fanno ritrarre in prima fila, quelli che "a Silvio non lo fanno governare", quelli che non sapevano come cazzo fare a riciclare i soldi guadagnati ed esportati illegalmente e adesso lo sanno, quelli che prima si vergognavano di apparire schifosamente ricchi e ora non più, quelli che prima non si sarebbero mai sognati di ammettere pubblicamente di non aver letto un libro in vita loro e di comprare solo la "Gazzetta dello Sport", e adesso se ne fanno quasi un vanto. Potrei continuare all'infinito elencando i peccati dell'italiano medio. Non ce n'è uno che Gesusconi non abbia già redento..,
Ma sarebbe un'analisi imbecille e partigiana se non vedessimo anche i pregi dell'italiano medio che lui ha galvanizzato, i timori legittimi e gli spauracchi che ha allontanato, i valori che ha rispolverato. Ha parlato allo spirito d'iniziativa dei piccoli imprenditori, promettendo meno "lacci e lacciuoli" e meno tasse. Ha parlato a chi, con angoscia arcaica, teme i diversi e gli extracomunitari e l'ha rassicurato. Ha parlato di "grandi opere" e di una modernizzazione e un rilancio dell'Italia. Ha parlato come certi presidenti americani sanno parlare al cuore degli Stati Uniti nei momenti difficili, e anche quest'imitazione del Cristo Usa gli è riuscita. Ha parlato di poliziotti di quartiere contro la piccola criminalità. Ha parlato di adozioni più facili, di pensioni più ricche, di burocrazia da snellire. Ha parlato ai ceti che la sinistra si era dimenticata di dover rappresentare e difendere, compresi gli operai, e soprattutto i più giovani di loro gli sono andati dietro, e non ho mai capito che cosa c'era da stupirsi.
Tu mi dirai, Rosanna: sì, però sono tutte promesse non mantenute. E che vuol dire? Anche il Cristo vero prometteva la vita eterna ma, che mi risulti, non c'è stato un morto uno, che sia tornato in diretta alla Tv a raccontarcela.
La fede è così: prendere o lasciare. E la tua signora in attesa del treno, la sua fede in Berlusconi non la lascia mica con la ragione, la lascerà solo per un'altra emozione di intensità pari e contraria, di quelle pancia a pancia, e a patto che il suo dio dalla bianchissima dentiera l'abbia delusa (ipotesi che si sta già concretizzando, non per merito del centrosinistra e dei suoi troppo tristi dèi, ma per un virus autodistruttivo del signore del centrodestra). Ma quest'ultima, l'ammetto, è una fede soltanto mia, tanto che gli ho dedicato un beneaugurante timer a scalare, in testa a ogni articolo che scrivo.
Se la magistratura gli innalzerà la croce, o se il governo dovesse cadere per qualche ribaltone, Berlusconi conquisterà la vita politica eterna (in "martirologia" è più dotto di un gesuita, e anche senza ricorrere alle persecuzioni dei santi è un vittimista come e meglio di ogni italiano medio).
Se al suo sogno, per quanto già mezzo fallito, il centrosinistra gli opporrà quella così disgustata visione alternativa del mondo di cui è stato capace, con colpevole snobismo, fino a oggi, non si capisce perché la signora del treno dovrebbe cambiare religione.
Tutto quello che posso dirti, Rosanna (ma lo ripeto, sto rispondendo dal bar, fra videopoker e stecche da biliardo, alla tua lettera scritta da una pensilina della stazione), è che, senza scandalizzarsi più di tanto e rimettendosi l'indignazione in tasca, l'altra metà degli italiani deve accettare, piaccia o no, che Berlusconi ha innestato la marcia di una nuova comunicazione politica dalla quale sarà impossibile ritornare indietro.
Non si risponde con comizi anni Cinquanta a chi ha fatto saltare da un pezzo il tavolo televisivo delle regole delle tribune politiche di ieri, e neanche con un glabro faccione di Rutelli ai cento faccioni col mascara del Cavaliere. Così si rischia solo di essere patetici. È ora di capire che Berlusconi sta comunicando con gli italiani in modo messianico, e a un messia, per quanto malconcio, non si risponde con un politico, si risponde con un mito.
È più profonda di una battuta da bar, credimi, ma ne conserva tutti i limiti. E il più grande (ma se lo guardi meglio, assomiglia a un miracolo) è che forse i miti sono finiti. Berlusconi ne è stata l'ultima conferma.
Conclusione da bar dello sport di destra: i moltissimi italiani che hanno ancora bisogno di un mito si terranno Berlusconi anche dopo la prova-provata che mito non è, perché rinunziare ai sogni è molto più difficile che rinunziare alla realtà.
Conclusione da bar dello sport di sinistra: da quella torre di Babele dell'opposizione a Gesusconi, scenderà un buon diavolo con la sua novella di un forte ideale collettivo, un poco più realistico, e meno egoista e insolente dell'altro, il quale diavolo d'uomo, proprio per essere stato costretto a interpretare tutte le lingue dei partiti di Babele, saprà riassumerle in una soltanto, universale, quella che si comprende sotto le pensiline come quaggiù tra i Campari e le barzellette di Totti, quella comunicazione sottopelle che riaccende le emozioni della gente, non le più razziste e discriminatorie, ma quelle un pochino più nobili che, nei momenti oscuri della Storia, sanno parlare alla testa e al cuore di un popolo.
E una volta al governo, come fanno gli statisti e gli autentici padri di famiglia, ricorderà a tutti che sognare è bello ma stare svegli è ancora meglio, e riporterà il Paese nel mondo degli adulti, attraverso la riscoperta della sua dignità, della sua giustizia, della sua cultura, della sua storia, della sua libertà, delle sue antiche tradizioni e della sua vocazione a essere la culla d'Europa e non il leccalecca di un presidente degli Stati Uniti.
Fine della favola e di JF di oggi.


L'INCOSCIENTE

Io proclamo l'incoscienza quale antidoto alla falsa coscienza di oggi. Preferisco avvolgermi nella sua grande ombra rigeneratrice piuttosto che essere accecato dalle mezze verità.
Quali sarebbero? Sentiamo.
"L'illusione di essere sempre informati su tutto, di poter comunicare a tu per tu con chiunque, di conoscere gli altri e se stessi e la presunzione di aver scardinato grazie alla teologia, alla psicologia, alla tecnologia e alla biogenetica la cassaforte dell'universo. Al cospetto di questa coscienza collettiva, io m' inchino, vi saluto, e ritorno nelle tenebre del plasma. Preferisco essere un nanobio di un decimillesimo di millimetro, la metà del più piccolo batterio conosciuto che un essere umano cosciente di sé. Voi trascorrete l'esistenza cercando di trovarvi, io la passo cercando di disperdermi".

Tratto dal romanzo - L'incosciente - di Diego Cugia Edizioni Mondadori.

.....perché l'incosciente, più che sottrarsi ai propri doveri, rifugge semmai dalla propria sicurezza. È come un risparmiatore che, inspiegabilmente, si rifiuti di incassare le cedole delle sue obbligazioni o i dividendi azionari. Ma non fatevi ingannare dalle apparenze. Il tornaconto c'è, anche nella disperazione: l'incosciente accelera la caduta nel buio sperando di rivedere la luce prima degli altri.

L'incosciente rilancia comunque, lui solo sa che si può rilanciare infinitamente, e che è proprio questa inarrestabile caduta a tentarlo, insinuandogli la terribile dolcezza di perdere.


c'è dunque chi preferisce essere un nanobio di un decimillmo di millimetro, la metà del più piccolo batterio conosciuto, che un essere umano cosciente di sé. Oggi li chiamano "perdenti". Categoria alla quale mi pregio di appartenere non senza qualche vezzo.

(Tratto dal libro Jack Folla Lettere dal silenzio) Rai Eri Mondadori


LA TANA DEI DISERTORI

La guerra unifica i popoli. La guerra può unificare perfino l'Europa. La guerra fortifica i giovani. La guerra ti forgia nel dolore. La guerra ci fa finalmente capire che i cattivi sono altri. La guerra distrugge ricchezze, ma ne crea di nuove, stupefacenti, basta essere i più furbi. La guerra fa fare l'amore. Mio zio, in Russia, si fece sei cosacche di seguito ed è un benemerito delle armi italiane. La guerra fa pregare di più. La guerra suggerisce parole famose e ci fa entrare nella storia. La guerra fa risparmiare fatica ai giornalisti perché i titoli occupano mezza pagina. La guerra fa vendere le medicine ed esaurire le scorte dei supermercati. La guerra allarga i confini, tonifica e rassoda le natiche. La guerra è bella anche se fa male, come dice De Gregori. La guerra è generosa con i poveri perché li sfoltisce un po'. Siamo in guerra? Era ora. Qua non succede mai un cazzo. In guerra si possono scopare le infermiere, oltretutto sono le più sicure. La guerra ci fa esclamare "Oooh" come al circo. Ah, si fanno un sacco di conoscenze nei rifugi antiatomici, sapete? E poi la guerra produce ottime annate di vedove di guerra che sono i bocconcini migliori perché hanno già pianto abbondantemente per un altro.
La guerra rimescola le carte del mondo, crea nuovi scenari, prepara dopoguerra fantastici. La guerra è maschia e fa smettere di fumare perché le bionde ce l'hanno solo gli americani. Gli americani ci liberano sempre, tranne che dal fumo.
"Mamma, com'era il sapore della cioccolata?"
"Zitto e lavati col sapone di sego. Vedrai, in guerra ti piaceranno persino le lumache in brodo, i crauti e le rane bollite. 1 bambini non fanno i capricci in guerra, e se li fanno, vanno al fronte coi fucili di legno."
La guerra tiene svegli anche senza caffè. I pensionati possono continuare a crepare di fame, i disoccupati non possono romperci, le tasse non si discutono e le barzellette sono proibite. In guerra. Se violenti qualcuno, in guerra, è okay. Se rubi, è bottino di guerra. Se uccidi era tuo dovere e la patria ti darà una medaglia.
Per cui piantatela di scrivermi e-mail che siete contro la guerra. lo sono il caporalmaggiore Giacomo Folla, classe di ferro '57, e non vedo l'ora di immolarmi per la nazione. Ma per cosa l'avete preso questo programma, per una tana di disertori? Dio-dio-dio che angoscia, fratelli.

Tratto dal libro - Jack l'uomo della folla - di Diego Cugia Rai Eri Mondadori


BRANI TRATTI DAL LIBRO - ALCATRAZ - DI DIEGO CUGIA (1998) RAI ERI MONDADORI

1 giorno all'esecuzione l'albatro 3957 di Alcatraz dispiega le ali della libertà per venirvi a cercare uno per uno, nei pensieri, nella memoria e nelle vostre notti. Proviamoci a incontrare, quest'ultima: sedetevi a gambe incrociate, in silenzio, quando tutto dorme. Guardatevi allo specchio. Respirate regolarmente e senza emettere alcun suono. All'inizio sentirete un leggero fastidio, superate il malessere, andate avanti. I più forti tra voi individueranno il profilo di un volto simile al vostro. Non abbiate paura. Continuate a fissare lo specchio respirando regolarmente. Quando ti sentirai osservato dal te stesso che guardi, mi avrai trovato. Addio fratelli, addio specchi. Hasta siempre.

228 giorni all'esecuzione Jack Folla, il D.J. nel braccio della morte. Dici che è assurdo? No, fratello, la cosa assurda non è che sono un italiano nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti. La cosa assurda è che tu stai fuori. Che tutti lì fuori siete liberi e state di schifo. - Dov'è la tua libertà, tesoro? - Nei lager dei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato come bestiame che cosa vi aspettate di diventare, onorevoli? Vi tengono in vita solo perché dovete comprare. Consigli per gli acquisti? Fanculo. E il tuo primo stipendio - quando si decideranno a dartelo - sarà commisurato all'acquisto dei bisogni che ti hanno sparato nel cervello in televisione. Ti senti morire e che ti offrono? Un Magnum. E lo fanno leccare a una ragazza con una lingua da formichiere. Prova a offrirle un cremino e guarda dove ti manda. Così hai una paura fottuta ma scherzi e fai finta di niente. Finta di niente, finta di niente. Tuo padre è alcolizzato, finta di niente. Tua madre muore di cancro, finta di niente, finta di niente. Cazzo, forse ho 1'Aids. Finta di niente. Fai l'amore con lei e fai finta di niente, perché non hai più niente dentro, niente, non ti hanno lasciato più niente, ti hanno fottuto, ti hanno sbattuto dentro e hanno gettato le chiavi. Chi di noi due è nel braccio della morte? Io o te? Benvenuto ad Alcatraz, tesoro.

227 giorni all'esecuzione Se volete potete telefonarmi, scrivermi, mandarmi un fax. Non posso impedirvi di pregare per me né di sghignazzare augurandovi che mi ammazzino prima del tempo. Ma non azzardatevi a fare cortei pacifisti o a inviare suppliche di qualsiasi tipo al governo degli Stati Uniti. Toglietevelo dalla testa. Sono un maledetto condannato a morte non una foca monaca. Mi hai capito, persona per bene? Apri le orecchie, civile. Smettila di marciare in corteo, spegni l'accendino, piantala di ondeggiare, non sei un'odalisca. Sei contro la sedia elettrica, contro il disboscamento dell'Amazzonia, contro l'estinzione dei panda, contro gli evasori fiscali, contro i sequestri, contro la guerra, contro il buco d'ozono. Come c'è una cosa che fa schifo, tu protesti. Vedi di farti un giro, fratello, perché siamo tutti colpevoli, anche tu. Quando finalmente sarà chiaro, quando l'articolo uno della Costituzione reciterà Siamo tutti colpevoli, solo allora potremo dire: "Ecco, questa è democrazia". Ma attualmente non è così. Quindi non ti salti in mente di scandire il mio nome. Qui non sei allo stadio sei ad Alcatraz. Io sono Jack Folla non il Milan. Chiaro, persona per bene anticonformista e ecologista? Io non sono la tua bandiera e non faccio parte del branco. Sai una cosa, fratello? La gente per bene come te mi eccita.

208 giorni all'esecuzione Qui è tutto dannatamente senza speranza. Senza via di fuga. Tutto perfetto. Mi capisci? Ma se uno solo di voi firmasse una petizione per me, io ricomincerei a soffrire. Così, no. Vado al massimo. Non mi credi? Che fai se sei in macchina di notte e non vedi da qui a lì? Tieni gli abbaglianti accesi, giusto? Sottoterra è nera, non sai quanto, ma io tengo gli abbaglianti accesi al centro della fronte: un faro. Quando mi serve, lo sparo nel buio. Illumina quello che non vedo, le cose che non capisco, i pro e i contro. Il faro l'hai anche tu ma il generatore te l'hanno scaricato ad arte. Vi vogliono spenti perché non gli conviene che illuminiate quest'interminabile notte del mondo. Siete scomodi con tutti i vostri perché del cazzo. Vi tengono buoni facendovi consumare di tutto, così il faro diventa sempre più fioco, finché la luce si spegne. Non hai più un Io, sei un numero, sei massa, pollo da batteria. Se te n'accorgi e diventi troppo aggressivo ti danno un Serenase, il litio, un migliaio di volt, qualunque porcheria purché non rompi. Ti sto invitando a sfasciare le vetrine? A bucarti? A fare una strage? Sei fuori strada, ragazzo. Sto invitandoti a chiederti sempre che cosa stai facendo e perché cavolo lo stai facendo e se è giusto o sbagliato. Questa è la ragione che vale la vita. Sei fuori del branco, sei un rompicoglioni, ma sei tu. Unico, irripetibile. Tu, un grande albatro che vola sulla folla. Te la faranno pagare cara, puoi giurarci. L'albatro Jack è nel braccio della morte per questo. Forse un giorno ve la racconterò, adesso no.

210 giorni all'esecuzione il grande Jack è ancora vivo, fratelli. E questa è Alcatraz, l'unica vera radio libera italiana: quella che sta in galera. E tu come te la passi, amico? Che cos'è che non va? Avanti, coraggio, rispondi: che cos'è che non va? Perché fai quella faccia? E' il grande Jack che deve salire sulla sedia elettrica, non te. Allora? Che cos'è che non va? Non avrai paura della libertà, per caso? Pensa, puoi fare quello che vuoi. Perché non parti? Parti. Vattene. E dove vai? Sentiamo, dove fuggi, fratello? Ai Caraibi? In Kenia? E tu, sorellina, dove vai? Costarica? Tokyo? Honolulu? Parigi? New York? Quali soldi, quali impegni, quale lavoro, balle. Non mi fotti. Potresti partire benissimo. Lo so io perché non vai. Perché l'hai già fatto. Ci hai già provato e non è successo nulla. Quali avventure? Nulla. Quante stronzate hai raccontato al ritorno, vero? Invece, ogni città uguale all'altra, tutte fottutamente identiche, e mai nessuno che ti ha rivolto la parola. Tu pure: zitto come un impiccato. Avresti voluto urlare: "Sono qui". Ti vergognavi. Bel viaggetto organizzato. Sei fritto. Condannato. Il mondo non è quello che sognavi, se ne frega di te. Nessuno ti si fila per come sei, tutto quello che gli interessa è "quanto hai". Paga, ragazzo, paga. E quando hai finito i soldi, alza i tacchi. Non c'era bisogno di fare tanti viaggi. Sei ad Alcatraz. Sono anni che viviamo nello stesso
buco senza guardarci in faccia. Ma adesso è meglio che ti dai una mossa. Il tempo passa. L'esecuzione si avvicina. Stringimi la mano. Coraggio, ti tengo. Nuota controcorrente, fottitene, lascia che ridano. Guardali. Se riesci a vederli dietro le loro sbarre, ce l'hai fatta, ragazzo. E' andata. Sei libero, sei fuori, sei nato.

220 giorni all'esecuzione Ciao amico, sei entrato nel braccio della morte. Ce l'hai fatta. Hai chiuso. Ricordi? Avevi quattordici, quindici anni. Se qualcosa andava male - la scuola, a casa, í primi amori - ti sembrava di avere davanti una prospettiva infinita. Un giorno saresti diventato un grande manager, un giornalista, uno scrittore di bestseller, un chirurgo, un giorno saresti diventato qualcuno. Avresti avuto una donna con due tette così, vero? E tu, sorellina, con chi sognavi di farlo: Sean Connery? Poi la vita parte con le prime legnate e tu hai iniziato con i compromessi, vero fratello? A casa non cì sono più soldi. Qualcuno si ammala. Un amico muore. Problemi di droga. Non trovi lavoro. Lui o lei ti molla. Le illusioni cadono una dopo l'altra. Tu incassi, bleffi, rilanci, ma il fiato è sempre più corto. Ti ridimensioni ancora. Fai sogni sempre più piccoli. E a forza di ridimensionarti, sei finito in qualche schifo di posto a fare finta di vivere, finta di lavorare, finta di amare. Ma quei sogni di quattordicenne non ti mollano mai, ti stanno addosso tutte le notti come una muta di cani. Nel frattempo, se anche si realizzassero qui e ora, tu non saresti più all'altezza di indossare quei sogni, vero sorellina? Se incontri James Bond che vestito ti metti, tesoro? Hai una faccia che fa paura e non ti entra più niente. Non apri alla porta, ecco che fai. C'è 007 che ti aspetta sulla sua Jaguar sotto casa e tu? Come hai detto? "Stasera sono stanca"? A James Bond?... E tu hai poco da ridere, maschio. Per uscire con Sharon Stone ti vestiresti come un cacciatore. Con una cartucciera di Viagra. È finita. Chiuso. Molto, molto bene. Ora possiamo cominciare. Siete ad Alcatraz, fratelli. Ripartiamo dalla nostra fine.

27 giorni all'esecuzione Parlo sia ai quarantenni sia ai ventenni. Ci siamo spenti come candeline. I nostri fondischiena sono diventati calamai, ciascuno ci immerge il suo pennino, scrive chi siamo e cosa vogliamo. Ormai vogliamo quello che ci hanno fatto credere. Siamo spenti, pigri e disperatamente fighi. Il cinema, la pizza, ci si vede a casa di Paolo o di Francesca. Pettegolezzi, tanti, i soliti. Federica s'è messa con Augusto, Filippo s'è fatto la Punto con la tappezzeria da coatto, Luigi da quando s'è laureato è diventato più stronzo del solito, voi dove andate quest'estate? Tutti appesi ai telefonini come scimmie alle liane. Che carachiri collettivo. Poi mi telefonate: "Beato te che stai ad Alcatraz! Almeno tu ce l'hai la data di scadenza!". Brutte bestie da terza elementare, ve la volete assumere la responsabilità d'essere vivi? Ci sono famiglie che non leggono neppure un giornale. "Tanto sono tutte stronzate." No, lo stronzo sei tu, fratello. Ti credi d'aver già capito tutto, e non sai niente. Non avete le palle, non avete resistenza, non avete cuore. Al primo ostacolo rinunciate. E se Jack o chi per lui vi fa pensare, cominciate a starnazzare come galline: "Basta, ci metti l'angoscia, cerca d'essere più positivo". Positivo? lo sono negativo, negativo nero. Ipocriti. Pur di non affrontare la realtà siete stati capaci di chiamare sieropositivi perfino i disgraziati che si sono beccati l'Aids. Beati loro, giusto? Almeno conoscono la data di scadenza. Per sfuggire al dolore d'esistere vi fate di tremila porcherie inutili con il risultato che continuate a mettervi un tappo sempre più grosso sull'anima. Siete spumanti incazzati, pronti a esplodere, il primo che se ne accorge vi fa marciare come burattini. Riattraversate le fiamme, scendete dai vostri sentieri finto-alternativi e tornate sulla strada. II primo che si azzarda a prendere una scorciatoia mandatemelo ad Alcatraz. Io non vi sto dicendo scendete in strada e marciate con gli altri. Invertite la direzione, prima di tutto marciate dentro voi stessi, e da lì prendete lo stradone che porta agli altri. Non le sentite le grida d'aiuto? Sapete dove ve li ficcherei quei telefonini? State affogando in un'orgia di parole inutili, quella che provate non è angoscia è noia. Il giorno che diventerete intelligenti parleremo dell'angoscia. Adesso alzate le chiappe e date la mano a qualcuno. il suo sorriso ve la farà passare almeno fino a stasera. La noia di essere inutili.

37 giorni all'esecuzione Scusate, potreste allontanarvi tutti dalla radio? Bastano pochi centimetri, giusto il necessario per non sentire tutto quello che dico. No, ecco, tu no, rimani. Non tu, lei, sì, proprio tu, ragazza che non ho e forse non ho avuto mai. Vedi, non resta che un mese all'esecuzione, ragazza, e io ho mancato all'appuntamento con te. Non mi confesso ai preti né a mamma e non cambio religione all'ultimo minuto. La mia religione sei stata tu. Ti ho inseguito per tutta la vita, ma quelle rare volte che t'ho incontrata non so che cosa mi sia successo. Diventavo troppo violento, o stupido, o troppo importuno o troppo terrorizzato, o tutte queste cose insieme. Sai, ragazza, sul disco mi sono sentito male. Ho avuto una vertigine violenta, come quando un aereo perde improvvisamente quota. Per un attimo ho temuto che mi avessero messo qualcosa nel caffè, e subito dopo mi sei venuta in mente, ragazza mia che non sei mai stata mia. Perdonami, non so bene cosa volevo dirti. Forse che sono responsabile del nostro appuntamento mancato e se vivrò una seconda volta tornerò a cercarti, ovunque e chiunque tu sia. Saranno molte le nostre sembianze e le nostre morti? Non lo so, ma ti prego: se vedrai un ragazzo, bruscamente, rivolgerti la parola fino a offenderti, o, altrettanto improvvisamente, piangere fino a offendersi, non andartene. Più gli uomini sono grandi, più piangono e hanno carattere, più hanno un pessimo carattere. Vedi, ragazza, questi uomini li chiamano disturbati. Se non possono avere tutto vogliono il nulla. Se non sono amati si fanno odiare. Sono gli uomini che conoscono, come i bambini e i poeti, l'arte di essere infelici. Non hanno invidie, tranne una, per i belli e mediocri, quelli alti con gli occhi azzurri che ti fanno ridere, ti divertono e che, per una sera, non ti fanno pensare.
Ragazza che non ho, devo chiederti un grande favore. Guarda al di là delle apparenze, in futuro. Ogni uomo ha bisogno di piangere una volta, a lungo, nelle tue braccia, prima di potersi liberare. Non è un debole, al contrario, ciò che ti chiede oggi te lo restituirà mille volte. - Dici che la RAI mi ha messo davvero qualcosa nel caffè? Come non detto, infatti non ho idea di quel che ho detto. Sono un corpo che non sa che cosa diventerà: fiore? polvere? oceano? Sono un cervello che non sa più che cosa pensa e sta per essere pensato da qualcosa di più grande. Tutto qui, ragazza che non ho. Davvero, la prossima volta, quando qualcuno ti dirà di un Jack: "Attenta, quello ha dei problemi", non chiuderti, apriti e accoglilo, almeno per un po'. "Quello" potrebbe essere il tuo amore.
Eviterò, adesso, di metterti un disco dei Pooh. Va bene?

139 giorni all'esecuzione Ormai faccio parte di questa galera come le sbarre, le porte d'acciaio, i cessi. Io sono in dotazione ad Alcatraz come la muffa, gli scarafaggi, i piatti della mensa. Io sono Alcatraz. Ma voi chi siete? "Noi possiamo aprire la porta" dite. "Noi possiamo telefonare, fumare, chiavare, andare al supermercato, al cinema, a mangiare una pizza." La differenza tra un condannato a morte e un cittadino libero è ridotta a un margine sottile come la crosta di una pizza. No, voi non sapete neppure che cosa sia la libertà come non saprete di avere un fegato fino al giorno in cui non avrete una colica. Se tornasse la dittatura allora lo sapreste. Avete smesso di sognare, di desiderare. Avete appaltato la libertà alle aziende che ve la restituiscono trasformata in cose da comprare. Sono le multinazionali del consumo che desiderano per voi. Siete diventati voialtri l'oggetto del desiderio. Sono gli oggetti che vi stanno comprando. Tu hai comprato una macchina nuova? No, fratello, è la macchina che ha comprato te. Tu sarai il suo schiavo con i soldi. I soldi per l'assicurazione, per il bollo, per la benzina, per i ricambi. Tu non hai comprato un cazzo, fratello. Sono i gelati, che ti leccano, gli occhiali che ti guardano, i computer che ti memorizzano e le automobili che ti guidano. Tu desideravi altro, ragazzo, ma non te lo ricordi più. Prova a ricordarti che cosa desideravi da bambino, prima che i genitori ti seviziassero con quintali di giocattoli inutili. Da quel tempo sei entrato ad Alcatraz. Sono anni che viviamo insieme in questa cella. Apri gli occhi, tesoro, la felicità non sai cosa sia, la libertà neanche, i desideri neppure. Usa il 3957 Jack Folla. Sono qui per questo.
Io sono tornato per insegnarti a sognare.

146 giorni all'esecuzione Siamo l'urlo della folla. Quello che avevate in gola da sempre e che avete avuto paura di gridare. Abbassate i cristalli della vostra auto e gridate con quanto fiato avete in gola. Spalancate le finestre di casa e gridate. Gridate nella tromba delle scale, in mezzo alla strada, nelle piazze, tra la gente. Gridate più forte che potete, sfogatevi, così non si può più andare avanti. Ma per cosa state vivendo? Per pagare le rate del mutuo? Le tasse dell'università? Per farvi la pensione? Gridate. Vecchi, giovani, bambini. C'è qualcosa che non va, lo sappiamo, lo sapete tutti. Per una volta non è colpa del governo, delle tasse, della tivù, o di quel fottuto del vicino di casa che fa pisciare il suo cane sul vostro zerbino. C'è qualcosa che non va e non è colpa dei preti, dei professori né dei calciatori o del brutto tempo. Non è colpa delle malattie né della vecchiaia, delle donne, di Clinton o delle borse asiatiche. Quel qualcosa che non va siamo noi te compreso, fratello. Noi l'errore, il più grave errore del nostro tempo. Noi, milioni, miliardi di noi colpevoli della nostra in felicità e di quella degli altri. Non dite "questo è pazzo", aspettate a trinciare giudizi, non voltatevi dall'altra parte. Lo sapete perché? Perché a forza di fregarvene di tutto e di tutti vi siete fregati con le vostre mani. Il telefonino nuovo e la BMW non ti daranno la felicità, bestiolina. Con l'aumento di stipendio ti c'impicchi, con l'eredità di tua suocera idem, se ti sposi ti sentirai pure peggio e se fai un figlio ti verrà un'angoscia da toglierti il fiato. Non c'è speranza, non c'è. Sei fottuto, siete fottuti, siamo fottuti tutti quanti, volete capirlo o no? Piantatela di fingere, tra voi e la felicità c'è un baratro come tra il sesso e un eunuco. La felicità non è né nei ricordi né nel futuro, non sta né a destra né a sinistra, né sopra né sotto, né in lui né in lei. La felicità, se vuoi, è solo qui e ora, in questo irripetibile momento alla radio della nostra vita. Afferrala, prendila, gridala: "Sono felice perché sono al mondo e sono libera". Te lo dice Jack, da Alcatraz, e non un dio dall'alto dei cieli. Te lo dice un condannato da sottoterra.
Un maledetto condannato felice.

48 giorni all'esecuzione Adesso farò il Luca Sardella della radio, ma non vi parlerò di come curare le piante, ma di come badare a voi stessi. Restituisco un consiglio che mi donò, da ragazzo, un vecchio psichiatra di un manicomio di paese. E lo restituisco a tutti i fratelli e le sorelline di Alcatraz che mi scrivono di soffrire di crisi di panico. Se vi dico: sono un albatro con le ali in una camicia di forza di cemento armato, voi mi capite, vero? Il panico di rimanere bloccati in un ingorgo, in ascensore, allo stadio, è solo una delle infinite paure in hit parade. Sono paure devastanti e incomprese da chi non ne soffre, inclusi certi medici impazienti con i loro pazienti, quelli che se non vedono la ferita non sanno dove mettere le mani. In tasca. È un consiglio. Non toccateci l'anima, grazie.
Ma io la vedo quella ferita, fratello. È un terrore smisurato di perdere il controllo e di morire. È il tuo lo che si sfalda e si sgretola come un castello di sabbia a uno schiaffo del maestrale. È una paura che ti divora, anche quando non l'hai, fomentata dal terrore che ti venga. E allora viene, torna, ti fa battere il cuore parossisticamente, ti secca la gola, ti blocca le articolazioni, e può portarti al collasso e alla morte. Sì, è raro, ma si può anche morire di paura, come di solitudine, d'indifferenza e di vergogna. Le crisi di panico comprendono tutto questo, all'ennesima potenza. Non ne parlo per sentito dire, io non sono un eroe, io sono uno di voi, una parte di te, quella che ha paura. Ho rischiato di morire per una crisi di panico. Non riuscivo più a guidare, a nuotare, a fare un passo, perfino a chiedere aiuto.
Sono stato molto disturbato, un tempo.
Se può consolarti, fratello che ne soffri, posso assicurarti che agli imbecilli non vengono e il tuo Dna è marchiato da una qualità oggi fuori moda: la sensibilità. Questa tua "luna nera" - chiamiamola così - potresti anche ringraziarla, un giorno, perché coincide con quanto di più puro, di alto e di nobile custodisci dentro di te. La tua irripetibilità e la tua arte. In una crisi di panico c'è anche questo: una protesta. La parte migliore di te sta rifiutando di conciliarsi con il greve mondo esterno. Piantala di darle torto e di volerla normalizzare. Ha ragione lei. Quest'epoca mal si concilia con la sensibilità, l'originalità, l'arte. Detto questo, sappi che c'è chi ti comprende, è una minoranza, ma non sei solo. Mai. Jack sta parlandoti alla radio, ma ce ne sono mille, là fuori, pronti a raccogliere il tuo panico, devi cercarli, non puoi pretendere di parlare di baccalà in casa del macellaio.
Tanto per cominciare, sappi che una paura tira l'altra, come le patatine fritte. Devi, qui e ora, contrastare questa malattia, prima che degeneri in qualcosa di più grave. I medici ti prescriveranno dei tranquillanti. Bene. Il mio è un "eccitante" e agisce dopo l'intervento del medico. Ti do per certo che esistono degli psicofarmaci in grado di bloccare le crisi di panico. Trova il tuo e mettiti la boccetta in tasca. Non puoi fare senza, non siamo eroi. Ora sai che se ti verrà un attacco di panico lo potrai contrastare efficacemente con il numero tot di gocce che ti avrà prescritto lo specialista. Detto questo, evitale finché puoi. Viviti il tuo panico fino in fondo. Accetta la tua “luna nera”, invita a cena il mostro. Svegliati la mattina e programma, volontariamente, le cose che ti provocano il panico. Devi praticarle in modo graduale, aumentando, via via, gli obiettivi che ti sei posto. Conosco sorelle che riescono a malapena a guidare da casa all'ufficio e a ritornarsene indietro. Se un vigile le facesse girare a sinistra, cadrebbero in crisi, come Berlusconi. Dovete provarci senza vigile, perché le crisi di panico non contrastate peggiorano e le paure sono infinite. Girate a sinistra, non fuggite il mostro, cercatelo, magari vi fermerete dopo dieci metri, domani dovrete percorrerne undici, poi dodici. Anche se è umiliante, fatelo. Nessuno può salvarvi dalle crisi di panico, è una delle più illusorie cazzate che potete raccontarvi, soltanto voi potete riuscirci. Io non potevo più nemmeno nuotare, e quel vecchio medico dei matti mi suggerì di non nuotare verso il largo, non verticalmente come prima, ma orizzontalmente, a un metro dalla riva. Nel caso fosse arrivata la crisi, mi sarei tirato su in piedi. Da un metro dalla riva, passai a due, a tre, a quindici, fino a tornare a nuotare verso il mare aperto.
Per tornare a vivere, fratellini, bisogna accettare l'idea che si deve morire, come tutti. lo non ho il panico di essere originale, io tento di aiutarvi sul serio, con quell'infermiera che si chiama Parola, e se praticherete questa banalità, guarirete. A venticinque anni, di notte, mi sono fatto Milano-Reggio Calabria in macchina, da solo, uscendo regolarmente a tutti i caselli e andando a posteggiare sotto un ospedale. Ci ho messo tre giorni e mezzo, ma sono arrivato a Reggio, e al ritorno ci ho impiegato la metà. Di andarci in aereo non se ne parlava nemmeno.
Vi voglio bene, “appanicati”. Siete la parte migliore di questo Paese, quella che sta sott'acqua. Emergete, miei piccoli Nettuno. E anche voi, terrorizzate sirene. Ritmate questo inossidabile quotidiano con le vostre intermittenze del cuore. Venite fuori da quell'abisso di solitudine in cui vi siete inguattati, sorprendeteci con una delle vostre struggenti carezze. Il vuoto è di fuori, voi siete stracolmi. Versate un podi tenerezza e di rossore su queste città bianche e vuote. Ma fatelo subito, adesso. Contrastate chi non ha certo il panico d'invaderci con il suo ego trionfante. Vogliamo dubbi e insicurezza. Le crisi di panico ci danno fiducia. Facciamole esplodere nelle strade, saremo tutti più tranquilli. Questa finta sicurezza è feroce e ci uccide. Jack si fida di chi ha il panico di vivere.
Vota PPP, partito del panico popolare.

124 giorni all'esecuzione Ad Alcatraz servono sempre lo stesso hamburger che mangiate voi, da San Francisco a Shangai e Pechino: Mao Donald's. Ve le ricordate le lenticchie di Santo Stefano Sessanio? Il salame di San Benedetto? La bottarga di muggine di Cabras? Potrei continuare per ore. Tutte le produzioni artigianali sono state spazzate via dall'omologazione industriale dei cibi. Fratelli, li ricordate gli odori di una volta? I più piccoli non li sapranno mai. Le storie si tramandano, gli odori si perdono. Che cos'era l'odore del mare in Sardegna nei primi anni Sessanta... Ecco perché non vorrei avere un figlio, mi vergognerei di aver goduto di profumi che, per lui, sarebbero semplicemente misteriosi.
Sapete, hanno introdotto nel granoturco informazioni genetiche dello scorpione per indurre le piante a elaborare la tossina del veleno, utile a difenderle da alcuni parassiti. Granoturco allo scorpione. Innocuo, dicono. Se fossi padre di un ragazzino e non rinchiuso ad Alcatraz, domani, sabato pomeriggio, lo porterei al cinema a vedere The Truman Show. Il cinema senza pop-corn non è cinema, e il pop-corn senza granoturco non è pop-corn. L'offrireste a vostro figlio un pop-corn allo scorpione? "È innocuo, mister Folla, si fidi. Cosa crede, che al suo bambino gli spunteranno le chele? Uah! Uah!"... Li conosco, li conosco... Eppoi scopriranno che le tossine del veleno sono contenute anche in quelle informazioni genetiche e attaccano il sistema nervoso. È già stato scoperto? O ho avuto un incubo. Noi europei siamo diventati pazzi per denaro. E da quest'altra parte dell'Oceano va pure peggio. Mentre il Terzo Mondo muore di fame, gli americani, solo quest'anno, hanno gettato nella spazzatura cinquanta miliardi di chili di cibo sprecato. C'è qualcosa che non va, lo capisci, fratello? Non può passarla liscia il mondo. Questo mondo quasi senza più guerre ma con una pace feroce, più tremenda di tutte le guerre del passato. Lo sapete che state mangiando carpe e tinche che pesano trenta volte più del normale? Hanno dentro informazioni genetiche dell'uomo. Magari di uno stronzo. Oggi è venerdì: pesce. Carpa al cartoccio. E ti mangi il Dna di Marzullo. Improvvisamente ti si sbarrano gli occhi, ti si allungano i capelli da pazzo, guardi tua moglie e le fai: "Ma le carpe vere erano un sogno, o sono i sogni che aiutano le carpe a vivere meglio?".

160 giorni all'esecuzione Voi spiate nella mia due per tre, nel mio buco di cemento armato sottoterra, ma non sapete che altri stanno spiando voi. Adesso, per esempio. State per spegnere la radio ed entrare in un autogrill. Le telecamere vi immortaleranno. Sapranno quanti panini vi siete sparati, quante coche, birre, chinotti, quanto avete speso, quanto tempo avete trascorso nel mercatino dove vi costringono a transitare facendo un giro del cazzo. Credete davvero che le telecamere servano per i ladri? Anche, ma vi pare che spendano centinaia di milioni solo per il furto di un Magnum? No, lo fanno perché le multinazionali siano informate di voi nei minimi particolari. Se consumate più questo che quello, la prossima volta troverete più questo che quello. Che bel servizio. Come sono gentili. Poi uscite, e vi becca 1'autovelox. Procedete, e vi stana il viacard. Pagate con la carta di credito, e anche loro sapranno dove siete stati. Vi sentite male, fate le analisi all'ospedale: parleranno di voi. Se non vi basta, alzate gli occhi. Shakespeare diceva che ci sono cose tra cielo e terra che noi neppure immaginiamo. Invece sì, si chiamano satelliti. Possono seguire una persona come un cane il padrone.
Adesso domandatevi se siete liberi.
Ma sarete liberi di chiedervelo ad alta voce?

117 giorni all'esecuzione Sei entrato ad Alcatraz, amico. Sei in una due per tre di cemento armato, la società ha chiuso la porta e ha gettato le chiavi. Ti senti soffocare, come al momento che nascesti, ma ormai sei espulso, nessuno ti potrà mai aiutare, sei fuori e sei dentro, non puoi andare avanti né tornartene indietro. Sei ad Alcatraz: la vita. Fattene una ragione, tesoro. Ti piaccia o non ti piaccia, questo è quello che passa il convento del mondo in questi nostri anni. La cura dell'infelicità non te la allunga la mutua e l'Europa ha altro da pensare che alle nostre illusioni perdute. Ma di una cosa ti prego: non mollare. Sii vigile, attento, fedele alle aspettative di quando eravamo ragazzi. Non temere di essere patetico, non temere di andare controcorrente, e il primo nemico da battere è la mediocrità. Ribellati, fratello, a chi ti considera un numero, non fare il gioco di chi fa di tutto perché questo interminabile sonno, quest'interminabile sonno collettivo della mia e della tua generazione continui. Incassiamo la sconfitta e ripartiamo.
Ma c'è qualcuno che mi sente? C'è qualcuno che mi sente? C'è qualcuno che mi sente? www.diegocugia.com


 

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