MAXIM CRISTAN

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Se sono qui Lo hai voluto te E non chiedere ne come, ne perché Quando avrai quello Di cui hai bisogno Tornerò ad essere pensiero.
L'angelo

UNO ZIO FIGO

Non so se negli altri paesi è così, ma in Croazia tra tanti miti, esiste anche il mito dello zio d'America. Tutti hanno almeno uno zio in America. Certo, per un paese di grandi esodi storici, non dovrebbe essere niente di così eccezionale. Infatti, non lo è. Eccezionale invece, è l'uso dello stesso parente.
Difficile, che una persona croata(compreso quelli che frequentano il bar di via Garibaldi a Pola) finisca una conversazione senza aver nominato il proprio zio d'America. Accade veramente in molte occasioni, ma soprattutto quando vanno a chiedere un prestito da un amico che non gli può dire di no.
Uno dei miei amici che ha lo zio in America: "Non ti preoccupare! Anche se andasse tutto per storto, tu sai che ho sempre mio zio in America! Me li manderà lui i soldi per restituirteli! "
Non capivo, perché allora non glieli mandava subito i soldi, lo zio, invece di venire a chiederli a me. Mah, sarà qualcosa tra di loro, pensavo. Comunque, meglio così. Con questo zio, sembravo più tranquillo anch'io(non li ho visti mai, i dollari).
Un altro amico, per fare vedere a tutti che lui ha le prove per quello che sta dicendo, spesso urla: " Ma che ne sapete voi!? Il mio zio d'America dice che bisogna fare ; così, così e così! - Bèh, non si può certo mettere in dubbio quello che stava dicendo.
Però i più seguiti sono quelli che almeno per pochi giorni hanno visitato il loro zio in America. La gente offre loro da bere, chiede dei consigli per qualsiasi cosa e li sta ad ascoltare per ore a bocca aperta.
Uno che era stato da suo zio in America: "Eh, cari miei, voi poveretti (pausa 30 sec) non potete immaginare neanche metà di quello che ho visto io(pausa 2 min). Lì! (pausa 30 sec). Lì ci sono ..."- di solito me ne vado quando arrivano a questo punto, però quando tornavo dopo qualche ora, appena entrato sentivo: "E questo e niente! (pausa 5 min)- N.I.E.N.T.E. al confronto di quello, (pausa 1 min) che vi racconterò adesso"- (pausa, troppo lunga per me) - Il mio caro amico Baldo(un tipo superincazzato, seduto   sempre nel angolino, profondamente in ombra. Mi viene in mente che dopo tanti anni che abbiamo passato insieme in quel bar, non ho mai visto bene la sua faccia. Baldo era uno che, anche quando non c'era sole, camminava nell'ombra.),  per esempio, difficilmente chiudeva la serata, senza la sua  dichiarazione preferita: "Non rompetemi le palle! Perché, se faccio una telefonata a mio zio in A.M.E.R.I.C.A., Pola sarà  tropo piccola per nascondervi! " - Baldo aveva il vizio di cercarsi nemici dopo due bicchieri di rosso. Dopo che ne aveva bevuti quattro, li attaccava, dopo sei; chiedeva loro perdono. Ricominciava da capo dopo otto bicchieri. Certe sere, quando era in forma, riusciva a chiudere anche tre turni prima che lo portassero a casa. E alla fine, le donne.  Tanto piacciono alle donne tutti coloro che hanno questa   caratteristica famigliare così esotica. Lo zietto. Lo ziuccio.

Appena entrava una donna, questa era subito costretta a sopportare uno dei miei amici che si buttava, dicendo: "Senti carina, ma tu lo sapevi che io ho uno zio in America che potrebbe ..." - dopo di che diceva un sacco di cazzate. Mi dispiace ammetterlo, soprattutto per voi donne, ma questa tattica funziona di brutto. Tutti hanno uno zio d'America. Tutti, tranne me. L'unico zio che non abitava in paese l'ho avevo in Italia, in Toscana, in una città super importante (almeno lo credevo all'epoca) di nome Tondo Bosco, frazione di S.Giorgiano di fronte a Montecarulli. Non lo avevo mai visto ma quelli che lo conoscono dicono che gli assomiglio molto. Beh, sicuramente ero molto frustrato da questa gente con i suoi zii supereroi, perchè avevo deciso di fare una piccola indagine sul mio zio mitico. Avevo paura di non trovarlo facilmente perché chissà dove lo avevano portato i suoi affari importanti. Volevo conoscerlo, ma soprattutto, volevo usarlo. "Porca puttana! Ve lo faccio vedere io, il mio zio d'America,  che si trova nel cuore della Toscana! È il più forte di tutti i vostri zii insieme!"- erano le ultime parole che ho detto al bar prima di partire. Sono riuscito pure a strappare un
acconto per le spese, dalle tasche del mio editore, perché, come gli ho spiegato, sarà una gran bella storia, questa.
Purtroppo nella vita non si può avere sempre fortuna. L'avevo trovato subito. Da allora ho avuto molte occasioni per usare la mia nuova arma, ma non l'ho mai fatto, perché, ... perché, ... va bèh lasciamo stare. La verità è che ho cercato in tutti i modi di allungare i tempi della pubblicazione della mia indagine, (sperando che se lo dimentichino) ma quelli, quando ti danno i soldi, non se lo dimenticano più. Così, per giustificare le spese, adesso anche voi scoprirete com'è il MIO zio d'America. (speriamo che non abbia esaurito il mio sacco di bugie, per che adesso ne ho veramente bisogno).

Saverio Salvo, piccolo uomo di Tondo Bosco, frazione di S.Giorgiano di fronte a Montecarulli, da quand'era ragazzino (cos'è rimasto per sempre) faceva sempre lo stesso sogno. (Lo ha realizzato qualche anno fa, anche se in un luogo ben diverso, però molto sicuro, almeno per altri. Dietro le sbarre. Anche se nessuno di noi può sostenere di essere fuori, più di lui.
Ormai il mondo è diventato una grande prigione, solo che le sbarre sono talmente distanti che noi non riusciamo a vederle. Beeello ! Troppo forte, questo pensiero. Mi è venuto in mente adesso mentre stavo per inserire qualcosa in suo favore dopo aver ammesso che mio zio supereroe si trova in un manicomio. Comunque, se vi chiedete come può realizzarsi un sogno in un posto così, ve lo spiego subito.
Una mattina, egli non si è svegliato più. Anche se ha aperto gli occhi, il suo sogno di sempre era diventato realtà. Era li, sulla sua nuvola che si dondola, ed era felice.
Da quel poco che sono riuscito a capire, ho ricostruito la sua storia. Sinceramente, all'inizio cercavo di cogliere ogni opportunità per farlo apparire più importante, più forte.

Non si sa mai. Supponiamo che questo libro abbia un successo strepitoso, che il mio editore decide di pubblicarlo anche in Croazia, (pure) e supponiamo che venga in mano a   qualche mio amico del bar di via Garibaldi a Pola, il quale  sicuramente ha uno zio in America, io, ripeto, io Maxim Cristan, non potrò mai più, dico mai più, alzare la voce, neanche se si parlasse della vita sessuale dei pinguini. Così ho provato a ragionare, ma era ancora peggio. Lo sbattimento era insopportabile dopo le grandi speranze. Alla fine ho deciso di raccontarlo così com'è, il mio zio. Veloce e senza pensarci troppo, sperando che vada bene ... voglio dire, male ... insomma, sperando di superare il limite che mi permetta di avere un contratto per il prossimo libro, e nel futuro sarò più attento, prima di andare a proporre delle idee.
Aspettate un po'! Una, straordinaria, mi è venuta già adesso. Potrebbe essere una buona idea di salvataggio. Mi presenterò con la edizione italiana sotto mano, entrerò nel bar, mi metterò in mezzo, e comincerò a urlare: "Eh! Eh!"mostrando il libro a tutti da lontano - "Hanno pubblicato un libro su mio zio! Gli ITALIANI! Mica i nostri balcanici! Su MIO zio! E! Dove sono i vostri zii adesso?! Se non hanno fatto qualche furto non sono apparsi neanche su qualche giornale locale di Queens ! Mio zio invece, si trova in ogni libreria, anzi solo nelle migliori librerie in tutta Italia, e come mi hanno appena comunicato, tra un po' anche d'America!"-  Mio zio d'America!" Silenzio assoluto. Questo si che è il mio sogno. Silenzio assoluto mentre parlo ad alta voce al bar di via Garibaldi (Colgo l'opportunità per salutare il signor Gianni e la sua signora). Quando scopriranno la verità probabilmente si ripeteranno le scene del telefilm (i più vecchi se lo ricorderanno) " Corri e scappa Badi."- Speriamo che allora sarò già famoso e che mi risparmieranno per quello.

Saverio Salvo, da quand'era ragazzino, faceva un sogno molto particolare. Sentiva voci umili e dolci che lo chiamavano. Andava verso la finestra. Il cielo era pieno di stelle, che una dopo l'altra prendevano forme di donne, tutte nude e ancora più belle di quelle dei giornalini che nascondeva sotto il materasso. ( Se il nonno veniva a sapere che glie li ha rubato lui, gli spaccava una gamba con l'accetta. Si sentiva molto in colpa di aver peccato rubando, anche se il prezzo per il perdono gli sembrava un po' esagerato. Il padre Paolopierino, prete con cui si confessò, voleva due giornalini ( mai restituiti ) per verificare la gravità del peccato, più le cento preghiere di Padre nostro. ) Erano le donne, che lo chiamavano dal cielo: " Savè, vieni da me! " " No! Vieni da me! " " Da me! Da me!- e così tutte quante, facendo segni con le mani. Egli non capiva, perché le stelle parlavano romanesco, ma  dopo tutto, Roma è la capitale e gli sembrava giusto così.  Saltava dalla finestra senza pensarci due volte, facendo una capriola in aria e cadeva giusto al volante di una monoposto spaziale. Un UFO tipo Goldrake, che era parcheggiato nel cortile, sotto la finestra, di fronte alla casetta del cane. Un bastardo tanto cattivo quanto brutto, di nome Umberto. Andava su come un fulmine, Saverio. Era ancora più veloce del postino Corradino, che una volta al mese, quando arrivava con la sua "babbetta", faceva paura a tutto il villaggio. (Frenava, consegnava la pensione al nonno, si beveva un quartino, e prima che riuscivi dire: " Come mai hai sempre cosi fretta?"- era già lontano, lasciando dietro di é una nuvola di polvere e qualche gatto, rimasto secco lungo a strada che portava a ..., che portava a ..., purtroppo, Saverio non sapeva dove portasse quella strada. Non andava ai da nessuna parte. A Tondo Bosco stava bene. Nonno
diceva che il mondo è cattivo e sporco, appena metti il piede fuori. "Nelle grandi città, l'aria è talmente inquinata" spiegava il nonno - " che tra un po' la gente dovrà respirare a turno!"- Sapeva quasi tutto suo nonno. Era un uomo molto ntelligente. Certe volte anche troppo, e Saverio non riusciva capirlo, come quando, questo non gli permetteva di sedersi sul divano nuovo perché, come diceva, così ci durerà di più. )
Dopo aver raggiunto il cielo si buttava al volo su una nuvola, bianca e dolce come la panna, lasciando il suo UFO che se ne va. Le donne-stelle lo raggiungevano ridendo e sussurrando tra di loro. Si leccavano le labbra e avevano gli occhi luminosi, tipo quelli del nonno quando si faceva i sigari di quelle verdure dell orto. ( Beh, certe volte il nonno si comportava veramente in modo strano, pensava Saverio. Mangiarle nella zuppa o, niente male, anche in insalata poteva capirlo, ma fumarle gli sembrava un po' esagerato anche per il Re dei tirchi, come chiamava suo nonno la gente del villaggio. Una volta ha sentito dire che suo nonno porta un serpente in tasca. Saverio non lo aveva mai visto, ma dopo averlo sentito si teneva alla larga da quella giacca. Nonno risparmiava su tutto. Risparmiava pure sulle medicine prescritte dal medico. Ne prendeva solo metà. Tutti sapevano che il nonno aveva molti soldi. Li metteva da parte per tutta la vita senza spendere mai. Li nascondeva nel boschetto, dietro casa. Saverio lo aveva visto parecchie volte, di nascosto. Purtroppo, dopo la sua morte, non è mai riuscito a trovarli, quei soldi. Nonno era un vecchio molto furbo e spostava il suo rifugio almeno due volte al giorno, coprendo le tracce con l'erba e terra.
Saverio gli aveva chiesto diverse volte di comprargli un UFO come quello del sogno, ma nonno gli raccontava sempre la stessa storia: " Un giorno lontano, quando io non ci sarò più, arriverà un angelo bello e vestito tutto di bianco. Ti porterà in un posto pieno di tesori e tutte le ricchezze possibili. E tu, potrai prenderti tutto quello che vorrai. Così ti comprerai il tuo UFO, se ti interesserà ancora. "-" Di cui dubito, sinceramente."- Aggiungeva a bassa voce il nonno. Saverio era abbastanza soddisfatto dalla storia. Aveva solamente paura che l'angelo non trovasse la casa. Era un po' nascosta, rispetto alle altre case del villaggio, dietro ad un bosco di castagni. Sulla casa c'era un numero, ma Saverio non era sicuro se si trattasse di un sei oppure di duecentoventitre. Quel poco che nonno gli aveva insegnato non comprendeva i numeri. )
Stava da Dio, sulla nuvola. La facevano pure dondolare, le donne. Stava da Dio e non gli mancavano nemmeno i fagioli con cipolla fresca, il suo piatto preferito.
Gli faceva un bel effetto guardare il mondo da lassù. L'Italia, per esempio, gli sembrava fatta come un pallone preso a calci. Il pallone era la Sicilia.
Il sogno finiva qui. Si svegliava sempre tutto sudato alla mattina. Ma forse perché dormiva col cappotto (anche d'estate), Voleva essere pronto in qualsiasi momento. L'angelo non porta mica l'orologio. Per lui il tempo non esiste e può capitare in qualsiasi ora. Saverio non voleva farlo aspettare. Appena alzato, si metteva sopra una giacca nera. Era la sua uniforme quando giocava all'astronauta. Era una giacca che aveva trovato tempo fa, nella stalla, abbandonata insieme ad un binocolo. Probabilmente apparteneva a un brigadiere della seconda guerra mondiale. Era molto orgoglioso di quella giacca, perché il brigadiere aveva le sue stesse iniziali. Sopra la tasca sinistra, sul petto, c'era scritto; " SS BRIGADEN ".
Dopo la colazione Saverio saliva subito in soffitta, dove il nonno aveva puntato il binocolo, togliendo due tegole dal tetto. Così egli poteva osservare il cielo. Verso sera, quando le stelle cominciavano ad uscire, cercava sempre di scoprirne una nuova. Appena l'aveva trovata, la segnava sull'obbiettivo del binocolo facendo un graffio con un chiodo. Subito dopo le dava un nome. Erano troppe per quei nomi che conosceva, così cominciò a chiamarle con i nomi di qualsiasi cosa che lo circondasse; Padella, Forbicina, Sega, Calzina, Tiramolla, e così in avanti.
GRAFFFCRR, GRAFFFCRR, (onomatopea del suono che fa i1 chiodo sul cristallo)- "E te, mia cara, che sei così rossa e
gonfia, ti chiameremo; Brufolina."- Ne aveva appena scoperto una nuova.
Ormai è lassù, il mio zio d'America, con gli occhi luminosi e con il sorriso del tipo fuorissimo, ma supertranquillo.
È lassù con le sue stelle Padelle e le altre, sulla nuvola che si dondola. Vorrei tanto che non fossi così, ma, dico tra me e me, se è felice lui forse potrà far felice anche me. Salvami un posto in prima fila Savè, magari ti raggiungo tra un po' .


Un angelo
Mascherato in un corpo di donna
Sta ballando davanti a me.
Usa la musica che solo lui può sentire.
Ballando canta,
Parole sconosciute, ma divertenti.
Un angelo
Sta giocando davanti a me.
Segue le regole che solo lui può capire.
Salta, si gira,
Gioco sconosciuto, ma buffo.
Un angelo Bello come un angelo
Si esibisce solo per me.
In mezzo a tanta gente
Sono l'unico che lo vede.

Il presente racconto e la relativa poesia sono tratti dal libricino L'Angelo di Maxim Cristan. Milano 2001


BELLA LA PIAZZA

Non saprei proprio che cosa anticipare alla poesia successiva. Ricordo d'averla scritta al Duomo di Milano, una mattina d'estate 2001. Era presto, molto presto. Impiegai delle ore, seduto sulle scale davanti alla cattedrale. Scrissi diverse pagine, una poesia lunghissima, sostanziosa, condita con i sogni, desideri, obiettivi, ideali. A tratti banale, poi patetica, poi ancora, ridicola. Adesso, vista cosi, ridotta a mezza pagina sembra quasi una poesia seria. Ridotta a mezza pagina, perché la parte più grande, quella che manca, è misteriosamente sparita. Era dentro il mio blocco ed a un certo punto non c'era più. Nessuno degli interrogati sapeva dirmi niente a proposito e così, come speso avviene, quando il colpevole non si trova conviene inventarlo.
Incolpai il vento. Un paio di giorni fa lasciai i miei blocchi su una panchina al parco Sempione. Non saprei che cosa mi era saltato in testa. Forse fui indebolito da un attacco schizofrenico del tipo: Vorrei essere un altro. Questo mondo non ha bisogno delle mie cavolate, quantomeno scritte. Voglio trovarmi un lavoro normale e mangiare regolarmente...- Tornai quasi immediatamente e i blocchi erano per terra con i fogli sparsi ovunque. Credevo di aver recuperato tutto. In effetti, manca solo una gran parte della poesia successiva e pensandoci bene, il vento, quel giorno era decisamente maleducato.

In ogni caso, se un giorno di primavera tardata, in qualche vicolo affollato in centro di   Tokyo, o in periferia di Sydney, o in Cina;
o sulla strada che porta verso i campi di cacao in America latina, vi sarà qualcuno destinato a trovare i miei fogli con l'altra parte della mia poesia, spero ne faccia un buon uso.


Bella la piazza, questa mattina. I monumenti grandiosi,
la cattedrale completamente rinnovata,
la gente,
imbalsamata con cura,
seduta, tranquilla,
con lo sguardo annebbiato
in attesa di un caffè.

Una cartolina tridimensionale,
la piazza, questa mattina.
La vita riprodotta in cera
Con i minimi dettagli,
esposta,
per ricordarci ogni mattina
che il mostro dentro di noi
avrebbe vinto sin dal principio.

Splende la piazza questa mattina.
Sul cielo, costruito apposta
gli spazzini scelti lucidano
la scritta fatta tutta d'oro:
NIENTE PAURA
ANDREMO TUTTI IN PARADISO

Forse è giunta l'ora
che io smetta di inseguire le illusioni
e non ricordo nessuno
a cui potrei tornare.
La luce che credevo magica
è un fuoco
senza calore, senza fumo,
che sembra vero
solo perché brucia.
Credo proprio che sia il caso,
di smetterla ad inseguire le illusioni
anche se non credo proprio
d'aver impensierito
i topografi urbani
della mia piccola città
in provincia.


GELIDO BASTARDO

A Milano, d'inverno, se ti ritrovi in mezzo a una strada, hai l'opportunità di scoprire che il freddo avvolte assume una vera e propria personalità. Milano certo non è la Siberia, o L'Alaska. La temperatura non scende mai sotto i 3-4 gradi sotto zero, ma la sola consapevolezza di passare la notte intera al aperto e anche la notte successiva e del restc tutte le notti fino alla fine di questo inverno, che non è che iniziato, aumenta la sensazion a tale punto che cominci a parlargli, al freddo, a considerarlo una cosa viva. Ti metl a trattare, con il freddo, a offrirgli dei sacrifici per ottenere... per sopravvivere, ecco, per sopravvivere.
Ho visto la gente della strada ad avere le allucinazioni per colpa del freddo e, grazie a Dio non troppo a lungo, potevo sentire da vicino l'odore gelido della grotta nella qualg il freddo ti conduce, sia come il suo prigioniero per una partita di scacci, sia quando ti costringe di recitare le poesie per addormentarsi.
Me, personalmente, mi salvarono proprio le poesie, le quali erano talmente noiose di farlo addormentare quasi subito.
Così scappai, correndo, camminando, e poi ancora correndo per le strade di Milano, producendo il calore da se.

Toh! Gelido bastardo! In questo momento sto scrivendo con il sole in faccia! E' primavera del 2003 e l'inverno prossimo mi organizzerò meglio. Ti mostrerò le corna da dietro una finestra vera, seduto su una stufa.

Città di Milano.
Probabilmente inverno.

Il freddo gela i pensieri al principio.
Le parole escono a caso.
Siamo rimasti soli
In questo posto
Dove gli esseri non rimangono.

Acqua.
Esce dalla terra
E vola verso il cielo.
Un uomo sul giornale sorride
Dice; che domani forse non esiste più.
Conviene fare tutto adesso, subito.
L'immagine è ferma
su quello che vorrei.
Non so se ci sei ancora.
L'odore marcio nasconde
Il tuo profumo.

Sono pazzo di te,
ma ormai sono pazzo comunque.

Bella la piazza e Gelido Bastardo sono tratti dal libricino Un Libro Inutile di Maxim Cristan. Milano, 2003.


 

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