DESMOND MORRIS

librarybann.gif (6877 byte)
 

Turchese_e_grigio.gif (1558 byte)

Sponsored Links and Publicity

Turchese_e_grigio.gif (1558 byte)

Turchese_e_grigio.gif (1558 byte)

newani.gif (2181 byte)   Per una ricerca veloce in tutta la Daimon Library   newani.gif (2181 byte)

Turchese_e_grigio.gif (1558 byte)

Sponsored Links and Publicity

Turchese_e_grigio.gif (1558 byte)

bookpium.gif (2870 byte)

Turchese_e_grigio.gif (1558 byte)

Ricerca personalizzata

Turchese_e_grigio.gif (1558 byte)

Sponsored Links and Publicity

Turchese_e_grigio.gif (1558 byte)

L'ANIMALE DONNA

Introduzione

Questo libro accompagna il lettore in un tour guidato del corpo femminile, illustrandone i molti tratti insoliti. Non è un testo di medicina, o lo studio in laboratorio di uno psicologo, ma il ritratto di uno zoologo, che vuole celebrare le donne, come esse sono nel mondo reale, nel loro ambiente naturale.
La femmina umana ha subito mutamenti radicali nel corso dell'evoluzione, assai più del maschio. Si è lasciata alle spalle molte delle qualità femminili degli altri primati e, nelle sue vesti di donna moderna, è diventata un unicum di un genere straordinario.
Ogni donna ha un bel corpo, bello perché è il brillante risultato di milioni di anni d'evoluzione. E ricco di stupefacenti adattamenti e impercettibili perfezionamenti che lo rendono il più rimarcabile tra gli organismi del pianeta. Nonostante ciò, in momenti e in luoghi diversi, le società umane hanno cercato di imporsi sulla natura, modificando e adornando il corpo femminile in migliaia di modi diversi. Alcune di queste elaborazioni culturali erano gradevoli, altre dolorose, ma tutte tendevano a rendere la femmina umana ancora più bella.
Le concezioni locali della bellezza possono variare enormemente, e ogni singola società umana ha elaborato delle idee precise su che cosa sia più attraente. Alcune culture amano figure snelle, altre le preferiscono più rotonde; alcune amano i seni piccoli, altre quelli grandi; alcune preferiscono i denti bianchi, altre addirittura li limano; alcune rasano le teste, altre adorano le chiome lunghe e folte. Persino all'interno della cultura occidentale vi sono contrasti stridenti, a mano a mano che il volubile mondo della moda muta le sue priorità.
Di conseguenza, ogni capitolo (il libro scorre dalla testa ai piedi) non soltanto spiega gli interessanti tratti biologici che tutte le femmine umane condividono, ma affronta anche i vari modi in cui questi tratti sono stati esagerati o soppressi, sottolineati o sfumati nelle diverse epoche e culture, cercando così di dare un ritratto a tutto tondo del soggetto più seducente al mondo: l'animale donna.

Una nota personale. Questo libro riflette la fascinazione di una vita per l'evoluzione e lo status della femmina umana. Alcuni anni fa, la mia ossessione mi ha portato a realizzare una serie per una televisione americana intitolata The Human Sexes, dove esaminavo alcuni dettagli della natura delle relazioni tra maschi e femmine umani, in tutto il globo. Più viaggiavo, più ero offeso e arrabbiato dal modo in cui le donne sono trattate in molti paesi. Nonostante le conquiste della ribellione femminista in Occidente, vi sono ancora milioni di donne in altre parti del mondo considerate «proprietà» dei maschi e membri inferiori della società. Per loro, il movimento femminista non è mai esistito.
Per me, in quanto zoologo e studioso dell'evoluzione umana, questa tendenza verso la dominazione maschile significa semplicemente deviare dalla strada lungo la quale l'Homo sapiens si è evoluto nel corso di milioni di anni. Il nostro successo in quanto specie fu dovuto alla divisione dei compiti tra maschi e femmine, dove i maschi si sono specializzati nella caccia. Quando si vive in piccole tribù, questo significa che, mentre i maschi sono via a cacciare, le femmine rimangono al centro della vita sociale, a raccogliere e preparare il cibo, allevare i piccoli, a occuparsi dell'organizzazione generale del villaggio. Mentre gli uomini diventavano sempre più bravi in quell'unico, loro compito, le donne diventavano sempre più brave nell'affrontare diversi problemi allo stesso tempo. E questa differenza della personalità è ancora con noi, oggi. Nell'evoluzione non si è mai posto il problema se un sesso dominasse sull'altro. Contavano l'uno sull'altro per la sopravvivenza comune. C'era un equilibrio primigenio tra i sessi umani, erano diversi, ma uguali.

Questo equilibrio è andato perduto quando la popolazione è cresciuta, quando sono apparse città sempre più grandi, quando i membri delle tribù sono diventati cittadini. La religione, in quanto centro delle società umane, ha svolto un ruolo importante. Nei tempi antichi, la divinità principale è sempre stata femminile, ma poi, con il diffondersi dell'urbanizzazione, la Grande Dea ha subito un disastroso mutamento di sesso e, per dirla in termini semplici, la benigna Dea Madre si è trasformata in un autoritario Dio Padre. Con un Dio maschio e vendicativo a supportarli, nel corso dei secoli spietati sacerdoti di sesso maschile hanno assicurato il potere e uno status sociale più alto a se stessi e agli uomini in generale, a spese delle donne, cadute nella scala sociale assai più in basso del loro diritto di nascita e di evoluzione. È questo diritto di nascita che le suffragette e poi le femministe hanno cercato di riottenere. Si può pensare che queste donne abbiano chiesto un nuovo rispetto sociale, nuovi diritti. Ma in realtà hanno semplicemente cercato di farsi restituire il loro antico, primitivo ruolo. In Occidente vi sono ampiamente riuscite, ma altrove la subordinazione femminile continua a prosperare.
Dopo aver completato The Human Sexes, ho continuato a pensare sempre di più a questo argomento, e quando l'editore mi propose di preparare una nuova edizione di un mio libro del 1985, Bodywatching (Il nostro corpo, Milano, 1986), decisi che, invece di seguire il testo originale e affrontare entrambi i sessi, avrei dedicato il nuovo libro soltanto al corpo femminile. In Bodywatching avevo esaminato il corpo umano dalla testa ai piedi, affrontando un sesso alla volta. Ho mantenuto lo stesso schema in questo libro, accompagnando il lettore in un tour anatomico, dalla testa ai piedi, o per essere più preciso, dai capelli agli alluci. Alcuni passi dell'originale Bodywatching sono stati incorporati, ma molto poco: cominciata come la revisione di un vecchio libro, L'animale donna si è rivelato un lavoro quasi del tutto nuovo.
In ogni capitolo presento gli aspetti biologici di una parte specifica del corpo femminile, quegli aspetti che tutte le donne condividono, e poi continuo esaminando i diversi modi in cui diverse società hanno modificato quelle qualità biologiche. È stato un viaggio di scoperta coinvolgente. Mi sarebbe davvero piaciuto sapere quando avevo diciotto anni tutto quello che so adesso, dopo aver scritto questo libro, sulla complessità della forma femminile.


L'EVOLUZIONE

Per uno zoologo, gli esseri umani sono scimmie senza coda con dei cervelli molto grossi, ma il tratto più sconcertante è la portata del loro incredibile successo. Mentre le altre scimmie tremano nei loro ultimi rifugi, in attesa dell'arrivo delle motoseghe, sei miliardi di umani infestano quasi l'intero globo, diffondendosi con una velocità e capillarità tali da aver trasformato la natura in modo drammatico, come un'invasione di locuste giganti.
Il segreto del loro successo è la capacità di vivere in popola¬zioni sempre più numerose in luoghi dove, persino alla massima densità, riescono ad adattarsi agli stress della vita e a continuare a riprodursi in condizioni intollerabili per qualsiasi altra scimmia. Unita a questa abilità, c'è un'insaziabile curiosità che li spinge a cercare sempre nuove sfide.
Questa magica combinazione di socialità e curiosità è stata resa possibile da un fenomeno evolutivo chiamato neotenia, grazie al quale gli esseri umani mantengono anche nella vita adulta caratteristiche giovanili. Gli altri animali amano giocare quando sono piccoli, ma perdono questa proprietà quando crescono. Gli esseri umani giocano per tutta la loro vita, sono la specie di Peter Pan, che non cresce mai. Naturalmente, una volta diventati adulti, chiamano il giocare in modi diversi: ne parlano come di arte o ricerca, sport o filosofia, musica o poesia, viaggi o intrattenimenti. Come i giochi dell'infanzia, tutte queste attività coinvolgono innovazione, rischi, esplorazione e creatività. E sono queste attività che ci hanno resi davvero umani.
Gli uomini e le donne non hanno seguito il cammino evolutivo nello stesso modo. Entrambi hanno percorso un bel tratto lungo il sentiero degli «adulti-bambini», ma sono avanzati a velocità lievemente diverse in alcuni tratti: gli uomini sono un po' più infantili nel loro comportamento, le donne nella loro anatomia. Facciamo qualche esempio.
All'età di trent'anni, gli uomini sono quindici volte più soggetti agli incidenti delle donne. Questo perché l'elemento di rischio ha una presenza ben diversa nel gioco degli uomini che in quello delle donne. Anche se questa caratteristica fa facilmente, finire gli uomini nei guai, era preziosa nei tempi passati quando, per poter aver successo nella caccia, gli uomini dovevano essere pronti ad affrontare situazioni rischiose. Le donne primitive, invece, erano troppo preziose perché potessero correre dei rischi cacciando, mentre i maschi della tribù erano spendibili, e quindi hanno fatto del pericolo la loro professione. Se qualcuno di loro fosse morto, non ci sarebbero state conseguenze sul tasso di natalità di una piccola tribù, ma se fossero morte delle donne, allora quel tasso sarebbe calato drasticamente. Va ricordato che, in epoca primitiva, c'erano così pochi esseri umani vivi sul pianeta che un alto tasso di nascite era fondamentale.
Questo è anche uno dei motivi per cui ci sono più inventori che inventrici. Il correre rischi non è qualcosa di solo fisico, è anche mentale. L'innovazione comporta sempre dei rischi, significa provare qualcosa di sconosciuto, piuttosto che affidarsi a delle tradizioni solide e sicure. Le donne dovevano essere caute. Nel loro ruolo primitivo di centro della società tribale, responsabili di quasi tutto a parte la caccia, non potevano permettersi di compiere errori costosi. Nel corso dell'evoluzione, hanno imparato a fare diverse cose nello stesso tempo; sono diventate più fluenti nella comunicazione verbale; il loro senso dell'olfatto, l'udito, il tatto e la visione a colori erano più raffinati di quelli dei maschi; divennero migliori nutrici, geni¬tori più sensibili. Infine, acquisirono una maggiore resistenza alle malattie: la salute di una madre è di vitale importanza.
Tutto questo ha portato a una differenza tra il cervello del maschio e quello della femmina: gli uomini mantengono di più le caratteristiche da "ragazzino" di quanto facciano le donne con le qualità da "ragazzina". Gli uomini diventarono più ricchi di immaginazione, e a volte perversi. Le donne più sensibili e generose. Queste differenze si adattavano ai loro ruoli nella società. Si completavano l'un l'altra, e quel completamento si rivelò un successo.
Fisicamente, le cose sono andate piuttosto diversamente. A causa della nuova divisione dei compiti che si stava evolvendo, gli uomini dovevano essere più forti e più atletici per poter cacciare. In media, il corpo di un maschio comprende 28 chili di muscoli, quello di una femmina soltanto 15. Di conseguenza, sempre in media, un maschio è del 30 per cento più forte, del 10 per cento più pesante, del 7 per cento più alto di una femmina media. Il corpo femminile, centrale per la riproduzione, deve essere meglio protetto contro la fame. Di conseguenza, il corpo ricco di curve di una donna contiene il 25 per cento di grasso contro il 12,5 per cento di un maschio nerboruto.
Questa consistente presenza di grasso nella femmina rappresenta una caratteristica fortemente infantile, accompagnata da un'intera schiera di altri tratti giovanili, assai utili. I maschi adulti sono stati programmati dall'evoluzione a essere molto protettivi verso i propri figli. Per crescere bene, i piccoli degli umani, con il loro lento accrescimento, richiedono l'assistenza di entrambi i genitori. Le risposte paterne ai corpicini grassi e rotondi dei piccoli umani erano così forti da poter essere sfruttate anche dalle femmine adulte. Più tratti infantili mostrano le donne, più risposte protettive possono stimolare nei loro compagni.
Il risultato fu che la voce femminile restò più alta di quella maschile. Le voci maschili profonde raggiungono i 130-140 Herz al secondo; quelle acute femminili i 230-255 Herz al secondo; in altre parole, le donne conservano delle voci infantili. Le donne, inoltre, hanno tratti del viso più bambîneschi e, soprattutto, mantengono la capigliatura dell'infanzia. Mentre i lineamenti dei maschi adulti si induriscono e appesantiscono tra baffi, barbe e petti villosi, le donne mantengono le loro facce infantili, lisce e con i lineamenti delicati.
Quindi, per riassumere, a mano a mano che i sessi umani progredivano sul cammino dell'evoluzione verso una neotenia sempre maggiore, i maschi si comportavano sempre più come bambini, mostrando invece minori mutamenti fisici, mentre le femmine sviluppavano sempre più caratteristiche fisiche infantili, mostrando invece minori qualità mentali infantili.
In questo capitolo ho elencato le differenze tra i sessi umani, ma è cruciale ricordare che entrambi sono cento volte più «infantili» in ogni aspetto degli individui di entrambi i sessi delle altre specie. Le differenze tra uomini e donne, è importante sottolinearlo, sono molto reali e molto interessanti, ma ciò nonostante sono lievi. Mi sono soffermato qui su di esse soltanto perché è importante stabilire, fin dall'inizio, che il corpo di una femmina umana è più avanzato (cioè più «neotenico») di quello del maschio. Comprenderlo aiuterà a chiarire molti elementi dell'anatomia femminile che incontreremo nel nostro viaggio dalla testa ai piedi. Non spiega tutto, certo,
perché vi sono stati molti altri mutamenti evolutivi altamente specializzati nel corpo femminile, soprattutto in ciò che riguarda la sessualità e la riproduzione. Tutto questo rende il corpo della donna un organismo altamente evoluto e íncredibilmente raffinato. Come vedremo...


I GENITALI

Eccoci arrivati alla parte davvero tabù del corpo femminile. Come sorgente di grande piacere sessuale, i genitali dovrebbero essere celebrati, eppure tra persone educate si evita persino di accennarvi (la commedia I monologhi della vagina è un'unica eccezione a questa regola). Ma perché è così? Perché siamo così riluttanti a parlare di questa importante zona dell'anatomia femminile? Per trovare la risposta è necessario far scorrere a ritroso l'orologio, fino a tornare nelle epoche primitive.
Quando i nostri antichi antenati assunsero la posizione eretta, scoprirono di offrire, loro malgrado, una visione frontale di se stessi ogni volta che si avvicinavano a dei compagni. Prima, quando avanzavano su quattro zampe, i genitali erano completamente nascosti e ben protetti. Per mostrarli, dovevano assumere una postura particolare. Adesso erano in mostra ogni volta che un animale umano si volgeva verso un altro. Era impossibile per un adulto avvicinarsi a un altro adulto
senza che ciò avesse un carattere sessuale. Per celare questi segnali, sia i maschi sia le femmine presero a indossare un qualche tipo di copertura sopra le regioni genitali: nacque così il perizoma.
Il perizoma ha tre vantaggi. Non solo riduce la forza dell'esibizione sessuale quando ci si trova in contesti pubblici non sessuali, ma, secondo, intensifica la sessualità dei momenti intimi in cui viene tolto. Terzo, aiuta a proteggere le delicate regioni genitali dalle superfici dure dell'ambiente naturale.
Oggi, ogni volta che ci si spoglia per il caldo, l'ultimo capo di abbigliamento a resistere è sempre un equivalente del perizoma. A meno di non essere dei nudisti convinti, noi riserviamo l'esibizione dei nostri genitali quasi esclusivamente ai nostri partner sessuali. Soltanto con i bambini molto piccoli, in una fase chiaramente presessuale, passiamo sopra a questa regola.
Nella maggior parte delle culture, non ci si affida soltanto alle consuetudini, ma si impone anche un controllo formale del pudore: è contro la legge esibire i propri genitali in pubblico. Generazioni di pii frequentatori di chiese hanno risposto alla chiamata dal pulpito: «II nudismo è... privo di vergogna come il diavolo stesso... lo zenit della ribellione umana contro Dio».
Ma che cos'è, esattamente, che dobbiamo assolutamente nascondere? Nel caso della femmina adulta, c'è assai poco da vedere. Sotto il pelo pubico, e in parte oscurata da esso, c'è una piccola fessura verticale creata da una coppia di grandi labbra, pieghe di carne che proteggono le più delicate labbra interne, le quali circondano l'apertura vaginale. Sul vertice della fessura c'è un piccolo cappuccio di pelle che copre parzialmente la clitoride, un minuscolo bottone di carne altamente sensibile, proprio sopra l'apertura urinaria, l'uretra. E questo è tutto. A confronto con l'equipaggiamento sessuale maschile può essere soltanto descritto come visivamente modesto. Eppure, l'attenzione che attrae è enorme, e gli sforzi fatti per nascondere questa zona sono stati davvero stravaganti, per non dire altro.
La causa dell'eccitazione che questa zona del corpo genera non si trova tanto nelle sue qualità visive quanto in quelle tattili. Nessun'altra parte del corpo femminile è così sensibile al tatto durante i rapporti sessuali, sia che si tratti di dita, labbra, lingua o pene. La struttura del pene maschile, per parte sua, ha alcuni aspetti significativi. Se paragonata al pene delle altre scimmie, l'organo umano é alquanto inusuale. Gli manca 1'os penis, il piccolo osso che scatta in posizione per fornire ai primati inferiori e superiori una rapida erezione. Al contrario, il membro umano la raggiunge grazie alla vasodilatazione.
Quando il suo proprietario è sessualmente eccitato, il sangue entra nel pene più rapidamente di quanto possa uscirne. Questo non soltanto irrigidisce il pene, ma ne aumenta anche notevolmente la lunghezza e, soprattutto, la larghezza. Il risultato è che, quando viene inserito nella vagina, preme sulle pareti interne e sulle labbra, suscitando una forte risposta erotica nella femmina che le permette di condividere il crescente eccitamento sessuale del maschio a mano a mano che la copula procede.
Questo può sembrare un ovvio e inevitabile meccanismo dell'accoppiamento, ma differisce notevolmente da ciò che accade tra gli altri primati. La scimmia femmina riceve alcune rapide spinte dal sottile e ossuto membro del suo maschio, e nel giro di un attimo l'accoppiamento è terminato. Tra i babbuini, per esempio, l'accoppiamento normalmente richiede soltanto otto secondi, e 1'eiaculazione si verifica dopo solo sei spinte pelviche. Persino un accoppiamento insolitamente lungo non richiede più di 15-20 secondi. Di conseguenza, una scimmia femmina non conosce la lenta, crescente eccitazione sessuale e l'esplosivo orgasmo sperimentato dalla femmina umana. Infatti, il pene umano ha uno spessore tale da scatenare sensazioni intense quando si muove sulla superficie dei genitali femminili, durante le protratte spinte pelviche della nostra specie. L'orifizio sessuale femminile, circondato da pieghe di pelle altamente sensibili, riceve un massaggio ritmico e ripetuto dal pene, a sua volta stretto dalle pareti interne. A mano a mano che l'eccitazione femminile cresce, sia le piccole sia le grandi labbra divengono ipersensibili al tatto e si gonfiano di sangue, fino a raddoppiare le loro dimensioni normali. Dopo una stimolazione prolungata, la femmina raggiunge un climax che, unico caso tra i mammiferi, è fisiologicamente molto simile a quello del maschio. Questo significa che entrambi i partner ricevono una congrua ricompensa per le loro fatiche sessuali e l'incontro, a differenza di quello delle scimmie, può portare a un forte legame emotivo tra i due partner. Il fatto che la femmina umana (a differenza della femmina delle scimmie) non dia alcun segnale chiaro al maschio quando è in ovulazione, significa anche che la maggioranza degli accoppiamenti non hanno uno scopo procreativo, ma servono invece a stringere ulteriormente il legame affettivo. Quando gli esseri umani fanno l'amore, fanno letteralmente l'amore.
I genitali esterni femminili, nel loro insieme, sono chiamati vulva. Vale la pena guardarli più da vicino, uno per uno:
Il monte di Venere. Chiamato anche pube, è formato da un cuscinetto di tessuti grassi, ricoperto di peli. È situato proprio sopra le labbra, dove protegge l'osso pubico dall'impatto del corpo maschile durante i momenti più vigorosi del rapporto sessuale. Svolge anche un ruolo importante nell'eccitazione sessuale perché è ben fornito di terminazioni nervose. Ogni massaggio accidentale o deliberato di questa regione provoca intense sensazioni erotiche, e alcune donne affermano di poter raggiungere l'orgasmo semplicemente così. Il pube diventa più sensibile se si rimuove la sua copertura di pelo pubico, il che può in parte spiegare la popolarità delle cerette all'inguine.
Il monte di Venere non appare fino alla pubertà, quando l'improvviso aumento del livello degli estrogeni dà il via alla sua formazione. A ogni modo, le donne eccessivamente magre, fanatiche delle mode, talvolta non sviluppano questi tessuti grassi e, di conseguenza, la vulva sembra essere posizionata più in avanti del solito.
Le grandi labbra. Conosciute anche come labia majora, le carnose labbra esterne di solito coprono le labbra interne, a meno che le gambe non siano tenute spalancate. Quando sono chiuse, creano una fessura verticale che è chiamata velo genitale o «pudendo». La loro pelle, dalla quale spunta qualche rado ciuffetto di peli, è simile a quella del resto del corpo, oppure può essere di una sfumatura più scura. Le grandi labbra, ricche di ghiandole odorose, si possono considerare l'equivalente femminile dello scroto del maschio.
Durante un'intensa eccitazione sessuale, le grandi labbra spesso si arrossano e si scuriscono. Hanno dimensioni variabili, a seconda della quantità di grasso presente che, in alcuni individui, può rendere queste labbra più arrotondate e prominenti.
Le piccole labbra. Le labia minora, conosciute anche come nymphae. Posizionate all'interno delle carnose grandi labbra, queste labbra più piccole, più piatte (prive di tessuti grassi) hanno la forma di un paio di ali delicate, ricoperte da una membrana mucosa completamente priva di peli e altamente sensibile, mantenuta umida da un fluido secreto dai vasi sanguigni appena sotto la superficie. Durante l'accoppiamento, queste piccole labbra ricevono una stimolazione tattile così prolungata dal pene eretto che si gonfiano e si riempiono di sangue fino ad assumere una colorazione rosso intenso. L'assenza di questo rossore in una donna che sembrerebbe provare un orgasmo è di solito un segno di inganno.
C'è una discreta varietà nella forma di queste piccole labbra, che possono essere minuscole e lisce, oppure increspate, rugose, ad ala o pendenti. Tra i Boscimani dell'Africa del sud le piccole labbra possono essere così lunghe da sporgere dalla vulva simili a due dita di carne. Secondo alcuni studi, nelle donne di questo popolo possono arrivare a misurare anche 15 centimetri e possono essere ripiegate nella vagina. Uno studioso afferma che raggiungono persino i 20 centimetri, e c'è un poco credibile resoconto del 1860 secondo il quale una madre boscimana: «Poteva ripiegare indietro le sue nymphae fino a farle incontrare sui glutei». Per questo, sono state chiamate anche «il grembiule degli Ottentotti», o il «Tablier Egyptien». A lungo si è dibattuto se le loro dimensioni siano una caratteristica genetica o il risultato di una pratica culturale di allungamento artificiale.
Le tecniche per allungare le piccole labbra sono ricomparse in Occidente in anni recenti, insegnate come modo per aumentare il piacere sessuale. Comunque, le opinioni sull'argomento non sono univoche, alcuni critici affermano che delle piccole labbra lunghe possono creare problemi negli abiti stretti. Inoltre, delle piccole labbra sporgenti sono considerate brutte da alcuni scrittori, i quali sostengono che: «Una donna perfetta avrà sempre le piccole labbra simmetriche, e che non sporgono dalle grandi labbra; inoltre saranno lisce e senza eccessive pieghe, fessure o rughe».
I chirurghi plastici si direbbero d'accordo con quest'ultimo parere, dato che una delle operazioni più richieste sulla zona genitale è volta a ridurre le dimensioni delle piccole labbra o a renderle uguali, se una delle due è più grande dell'altra. La labioplastica, come è stata chiamata, è diventata la forma più comunemente richiesta di questa «chirurgia intima».
La vagina. Il canale vaginale è un tubo di carne di circa 8-10 centimetri di lunghezza, quando la donna non è eccitata sessualmente, perché allora raggiunge i 10-15 centimetri. A riposo, le sue due pareti si toccano reciprocamente. Durante la fase adulta, tra la pubertà e la menopausa, il rivestimento mucoso
della vagina è lievemente rugoso. Prima e dopo è liscio. Nelle vergini, all'esterno della vagina, una sottile membrana di pelle, simile a un colletto, chiude parzialmente l'ingresso. La presenza dell'imene ha avuto una grande importanza in passato, quando gli uomini pretendevano delle spose illibate. Quando questa membrana è lacerata dalla prima inserzione del pene maschile (la prima notte di nozze, secondo la tradizione), si ha una certa perdita di sangue. In alcune culture esporre le lenzuola macchiate di sangue è un rituale importante, la prova visibile della verginità della sposa nel letto matrimoniale. Le donne esperte, per fingere la loro castità, in passato usavano inserire delle piccole spugne imbevute di sangue di piccione nella vagina, oppure nascondevano una fiala di sangue animale sotto il cuscino per rovesciarla sulle lenzuola al momento adatto.
In epoca moderna, quando le ragazze amano praticare ogni tipo di sport, anche vigoroso, per non parlare dell'uso dei tamponi interni e della masturbazione, spesso l'imene si lacera prima della penetrazione sessuale. Come risultato, soltanto il 50 per cento delle donne moderne presenta il tradizionale sanguinamento quando ha rapporti completi per la prima volta. E stato di conseguenza sottolineato che, nella nostra società: «La verginità è un attributo spirituale e non fisico».
In termini evolutivi, l'esistenza dell'imene è bizzarra. Il suo effetto è di rendere il primo atto sessuale sia doloroso sia difficile. Quale valore può avere in termini di sopravvivenza? L'unica spiegazione possibile è che l'imene serva a porre un ostacolo agli incontri sessuali precoci. Grazie a questo passo evolutivo, deflorare una ragazza è una soglia importante da varcare per un ragazzo, il primo incontro sessuale tra due giovani amanti è diventato significativo dal punto di vista emozionale. E per una specie sociale come l'uomo, questo ha un senso.
All'interno della vagina vi sono due zone di inusuale sensibilità, dei «punti caldi sessuali» che discuteremo più avanti. Il terzo inferiore della vagina, la parte più vicina all'apertura, è circondata da tessuto muscolare. Questi muscoli controllano le dimensioni dell'apertura vaginale, rendendola più stretta nelle donne giovani. Nelle donne più grandi, che hanno già partorito, questi muscoli diventano più deboli, e parte dell'aderenza vaginale va perduta. Poiché una vagina stretta è particolarmente gradita ai maschi, esiste oggi una nuova operazione di chirurgia plastica che riporta il canale vaginale alle sue dimensioni originali, creando l'equivalente genitale di un lifting facciale. I due terzi superiori della vagina, la sua sezione interna, è meno muscolare e può espandersi facilmente per accogliere il pene maschile. All'estremità più interna c'è la cervice, il collo dell'utero.
Durante l'atto sessuale, l'eccitazione intensa fa aumentare le dimensioni della vagina, ma anche al suo massimo è sempre abbastanza corta da permettere al pene di raggiungere la sommità, dove lo sperma può essere eiaculato sull'apertura cervicale. È attraverso questa che gli spermatozoi nuotano, compiendo il loro grande viaggio attraverso l'utero fino alle tube di Falloppio. Qui, se i tempi coincidono, incontreranno un minuscolo uovo in discesa, e uno degli spermatozoi si unirà a esso per dare inizio a una nuova vita.
Anche se le ovaie femminili contengono letteralmente migliaia di uova, ne matureranno non più di 400 durante la vita riproduttiva. Maturano al tasso di una al mese, e sono fertili soltanto quando scendono lungo le tube di Falloppio, un viaggio di 10 centimetri che richiede diversi giorni.
Oltre al passaggio vaginale e alle labbra che lo circondano, i genitali femminili vantano anche quattro «punti caldi» sessuali. Queste sono piccole zone di accresciuta sensibilità erotica, la stimolazione delle quali durante l'accoppiamento aiuta a portare la femmina all'orgasmo. Questi sono: la clitoride, il punto U, il punto G e il punto A. I primi due si trovano all'esterno della vagina, e gli ultimi due all'interno.
La clitoride. Questa è il più conosciuto dei quattro punti erogeni dei genitali femminili.
È situata alla sommità della vulva, dove le piccole labbra si uniscono. La parte visibile è piccola, grande come un capezzolo, l'equivalente femminile della punta del pene maschile, ed è parzialmente coperta da un cappuccio protettivo. Essenzialmente, è un fascio di 8000 fibre nervose, che la rendono il punto più sensibile dell'intero corpo umano. Ha una funzione puramente sessuale e aumenta di sensibilità e dimensioni (diventa più lunga, più gonfia, più eretta) durante l'accoppiamento. Nel corso dei preliminari è spesso stimolata direttamente dalle carezze, e molte donne che non raggiungono facilmente l'orgasmo vaginale, trovano più facile ottenerlo attraverso la stimolazione tattile, orale o meccanica della clitoride.
Un chirurgo australiano ha recentemente riferito che la clitoride è più grande di quanto si pensasse, perché la maggior parte di essa è nascosta sotto la superficie. La parte visibile è semplicemente la punta, il resto della sua lunghezza, il membro, giace al di sotto della superficie e si estende fino a circondare l'apertura vaginale. Questo significa che, durante le spinte pelviche, la sua parte nascosta viene massaggiata con vigore dai movimenti del pene inserito. La clitoride, quindi, è sempre stimolata durante il rapporto sessuale, anche quando la sua punta non è toccata direttamente. Il corpo della clitoride, comunque, è meno sensibile della punta esposta, di conseguenza il diretto contatto con questa ha sempre un forte impatto sull'eccitazione femminile. Alcune donne affermano che, con un ritmico rullio verso il basso del bacino, possono creare una frizione diretta sulla clitoride durante le spinte pelviche del maschio, e che in questo modo amplificano la loro eccitazione, ma questo richiede un ruolo predominante della femmina, cosa che non è sempre accettata dal maschio.
Il punto U. È una piccola zona di sensibile tessuto erettile localizzato sopra e ai lati dell'apertura uretrale. È assente al disotto dell'uretra, tra questa e la vagina. Meno conosciuta della clitoride, il suo potenziale erotico è stato soltanto recentemente studiato da alcuni ricercatori americani. Hanno scoperto che se questa regione viene accarezzata gentilmente, con le dita, la lingua, o la punta del pene, si ha una risposta erotica di inaspettata intensità.
A proposito dell'uretra, è importante accennare alla così detta «eiaculazione femminile». Nel maschio, il canale uretrale trasporta sia l'urina, sia il liquido seminale che contiene lo sperma. Nella femmina di solito si crede che trasporti soltanto l'urina, ma non è così. Alcune donne, quando provano un orgasmo insolitamente potente, emettono un liquido dall'uretra che non è urina. L'uretra è circondata da alcune ghiandole specializzate, dette ghiandole di Skene, o ghiandole para-uretrali, simili alla prostata maschile, le quali sotto uno stimolo estremo producono un liquido alcalino chimicamente simile al fluido seminale maschile. Le donne che sperimentano questa eiaculazione (la quale può andare, in quantità, da alcune gocce ad alcuni cucchiai) a volte pensano che l'estrema fatica muscolare dell'orgasmo le porti a urinare involontariamente, ma lo pensano soltanto perché non comprendono la loro stessa fisiologia. E neppure, incidentalmente, la comprendono alcune autorità mediche, secondo le quali queste donne soffrirebbero di una forma di incontinenza urinaria sotto stress, e suggeriscono delle cure chirurgiche. Un uomo, di recente, ha chiesto la separazione, accusando la moglie di urinare su di lui, tale è l'ignoranza sui genitali femminili.
Non è chiaro quale sia il valore di questa eiaculazione femminile, dato che avviene chiaramente un po' tardi per servire come lubrificante. La lubrificazione vaginale, infatti, è svolta dalle pareti della vagina stessa, le quali si coprono rapidamente di un film liquido, fin dai primi istanti dell'eccitazione sessuale.
Il punto G o punto di Grafenberg. È una piccola zona altamente sensibile situata 5-8 centimetri all'interno della vagina, sulla parete frontale o superiore. Battezzata secondo il suo scopritore, un ginecologo tedesco di nome Ernst Grafenberg, è talvolta romanticamente chiamata come «il punto della dea». Grazie
ad alcune ricerche sulla natura dell'orgasmo femminile svolte negli anni Quaranta, si scoprì che l'uretra femminile è circondata, lungo il suo corso, da tessuti erettili simili a quelli che si trovano nel pene maschile. Quando la femmina è sessualmente eccitata, questi tessuti si gonfiano. Nella zona del punto G questa tumescenza fa si che una piccola zona della parete vaginale si protenda nel canale vaginale. E proprio questo tratto di parete, secondo Grafenberg, sarebbe: «Una primaria zona erogena, forse più importante della clitoride.» Spiegò anche che il suo significato era andato perduto quando la posizione del missionario era diventata dominante nel comportamento sessuale umano. Altre posizioni sessuali sono assai più efficienti nello stimolarla e quindi nel favorire il raggiungimento dell'orgasmo vaginale.
Bisogna sottolineare che il termine punto G non fu mai usato da Grafenberg. Come menzionato sopra, lo chiamò una zona erogena, il che è una descrizione assai migliore di esso. Sfortunatamente, il moderno uso del termine «punto G» ha portato ad alcuni fraintendimenti. Alcune donne sono state spinte a credere, con grande ottimismo, che esista un bottone del sesso che si può premere come un pulsante, in qualsiasi momento, per scatenare un'esplosione di piacere. Deluse, ne hanno concluso che l'intera idea di un punto G sia falsa, e che non esista nulla di simile. La verità, come già spiegato, è che il punto G è una zona sessualmente sensibile di parete vaginale che sporge lievemente nel canale vaginale quando i tessuti erettili che circondano l'uretra si gonfiano. Le prime volte che se ne parlò ai convegni medici, diversi importanti ginecologi ne negarono l'esistenza, scatenando un'aspra controversia, ma più tardi, grazie a una serie di esaurienti dimostrazioni, anche costoro cambiarono opinione. Nel dibattito entrò anche la politica sessuale, quando alcune attiviste rifiutarono per partito preso l'idea stessa di orgasmo vaginale. Per loro, l'orgasmo clitorideo era l'unico politicamente corretto. Come avrebbero reagito alla recente messa in vendita di vibratori dotati di accessori specifici per stimolare il punto G non è registrato.
Cosa stupefacente, si è saputo di recente che alcune donne si sarebbero sottoposte a delle operazioni plastiche sul punto G. Si sarebbero, cioè, fatte iniettare del collagene in questa zona per aumentarne le dimensioni. Secondo una fonte: «Una delle ultime procedure più alla moda sono le iniezioni nel punto G. Sostanze simili a quelle utilizzate per aumentare le dimensioni delle labbra possono adesso essere iniettate anche nel vostro punto G per accrescerne la sensibilità. Proverete maggior piacere!». Suona più come una leggenda urbana che una realtà chirurgica, ma per quanto riguarda il miglioramento della sessualità femminile, quasi tutto è possibile.
Il punto A, Zona AFE, o Zona Esogena del fornice anteriore. Chiamata anche Epicentro, è una zona di tessuto sensibile che si trova all'estremità interna della vagina, tra la cervice e la vescica, descritta tecnicamente come la prostata degenerata della femmina. In altre parole, sarebbe l'equivalente femminile della prostata maschile, proprio come la clitoride è l'equivalente femminile del pene maschile. La stimolazione diretta di questo punto può indurre violente contrazione orgasmiche. A differenza della clitoride, si pensa che questa zona non soffra di ipersensibilità post-orgasmo.
La sua esistenza fu scoperta da un medico malese di Kuala Lumpur soltanto negli anni Novanta. Vi sono stati alcuni fraintendimenti sull'argomento, soprattutto riguardo all'esatta posizione del punto A, che spesso è stata descritta erroneamente. Si trova proprio sopra la cervice, nel punto più interno della vagina. La cervice dell'utero è la parte sottile che sporge lievemente nella vagina, formando attorno a sé una nicchia circolare. La parte vaginale di questa nicchia è chiamata fornice anteriore. Una pressione su di essa produce una rapida lubrificazione della vagina anche nelle donne che non sono normalmente sessualmente sensibili. Adesso, per stimolare questa zona, è possibile acquistare vibratori speciali, lunghi, sottili e ricurvi verso l'alto.
Gli studiosi della fisìologia sessuale femminile affermano, forse con un po' troppo entusiasmo, che se questi quattro centri erotici vengono stimolati di seguito, uno dopo l'altro, una donna può sperimentare molti orgasmi in una stessa notte. Si sottolinea, comunque, che ciò richiede un amante estremamente esperto e sensibile.
Due donne su tre non riescono a raggiungere l'orgasmo con la semplice penetrazione sessuale. Come ho detto più su, per la maggior parte di loro soltanto la stimolazione digitale o orale della clitoride garantisce il raggiungimento del climax. Questo significa che, per loro, i due «punti caldi» all'interno della vagina non tengono fede al loro nome. Il motivo sembra nascondersi nella monotonia delle posizioni sessuali. A un gruppo di ventisette coppie fu chiesto di variare, a scopo
scientifico, le posizioni del coito, assumendo quelle che consentono una maggior stimolazione dei due punti erotici vaginali: in questo modo tre quarti delle donne coinvolte nel test riuscirono a raggiungere regolarmente l'orgasmo vaginale.
In ultimo, i mutamenti dei genitali femminili durante l'eccitazione sessuale possono essere così riassunti:
Fase 1: l'inizio dell'eccitamento
Entro il primo minuto comincia la lubrificazione vaginale.
I due terzi più interni del canale vaginale cominciano a espandersi.
La cervice e l'utero sono spinti più in alto. Le grandi labbra cominciano ad aprirsi. Le piccole labbra cominciano a gonfiarsi. La punta della clitoride aumenta di dimensioni.
Fase 2: eccitazione piena
Continua la lubrificazione vaginale.
I due terzi più interni della vagina sono adesso completamente espansi.
Il tratto più esterno delle pareti vaginali si gonfia per la vasocongestione.
L'apertura vaginale diminuisce di circa il 30 per cento, a causa del gonfiarsi delle pareti vaginali.
Le grandi labbra sono così aperte che l'orifizio vaginale diviene molto più evidente.
Le piccole labbra hanno adesso raddoppiato il loro spessore. Le piccole labbra mutano colore, dal rosa al rosso.
La clitoride è completamente eretta.
Fase 3: l'orgasmo
La fascia muscolare che avvolge il terzo più esterno della vagina comincia a contrarsi ritmicamente.
Le prime, più potenti contrazioni, avvengono al ritmo di una ogni otto decimi di secondo.
Il numero di contrazioni per orgasmo varia dalle tre alle quindici.
Le contrazioni muscolari si propagano attraverso la regione pelvica (e altrove).
Può verificarsi anche perdita dall'uretra di un liquido che non è urina, la così detta eiaculazione femminile.
Il tempo necessario a una donna per raggiungere l'orgasmo può essere anche di soli cinque minuti, ma il tempo medio, basato sullo studio di 20.000 orgasmi femminili, si è rivelato di circa venti minuti. Dopo l'orgasmo, la clitoride, le grandi e le piccole labbra, la vagina e l'utero tornano nella loro condizione normale e rilassata. Alcune donne riescono a provare anche orgasmi multipli, uno dopo l'altro in una rapida successione, mentre altre raggiungono un primo climax così intenso da non sentire il bisogno di ripeterlo per un certo tempo.
Secondo un'indagine svolta in Gran Bretagna nel 2003, una donna su quattro raggiunge sempre l'orgasmo quando fa l'amore; una su due spesso, una su otto raramente, e una su venti mai. Numeri come questi sono stati usati in passato per sostenere che le donne hanno una natura biologicamente meno sessuale degli uomini. È assai più probabile, invece, che gli uomini e le donne possiedano lo stesso potenziale sessuale, ma che a causa di pressioni culturali e sociali, gli uomini non siano più capaci di eccitare appieno le loro compagne. Il fatto che, nella stessa indagine, il 60 per cento delle donne abbia detto di raggiungere l'orgasmo con la masturbazione, suggerisce che l'inadeguatezza si trova non nei loro istinti sessuali, ma nelle tecniche sessuali dei loro compagni.
Vista la grande delicatezza, complessità e sensibilità dei genitali femminili, si immaginerebbe che una specie intelligente come la nostra li tratti con cura. Tristemente, non è sempre stato così. Per migliaia di anni, in molte culture diverse, i genitali femminili sono stati vittime di una sconcertante varietà di mutilazioni e restrizioni. Questi organi capaci di dare così tanto piacere, hanno sofferto una sciagurata quantità di dolore.
La forma più comune di aggressione che hanno subito è la circoncisione. Questa mutilazione si trova raramente in Occidente, sebbene ancora nel 1937 un dottore del Texas sostenesse la rimozione della clitoride come cura per la frigidità. Questa fu una stranezza isolata, ma in molte parti dell'Africa, del Medio Oriente e dell'Asia, la circoncisione femminile è stata una pratica comune e diffusa per molti secoli. E, ben lontana dall'essere ormai un ricordo, questa tradizione che prevede l'asportazione totale dei genitali esterni nelle fanciulle è ancora presente in più di venti paesi.
Diverse sono le motivazioni date per giustificare quest'operazione. Per esempio, si crede che se il pene di un uomo tocca la clitoride di una donna, l'uomo possa ammalarsi, diventare impotente o morire. E può morire anche il neonato se, al momento della nascita, entra in contatto con la clitoride della madre. La clitoride può rendere velenoso il sangue di una donna che allatta. I genitali esterni femminili emanano un cattivo odore e rendono insaziabili i desideri sessuali delle donne, spingendo i loro uomini a prendere droghe illegali per soddisfarle. La rimozione dei genitali esterni preverrebbe molti problemi femminili, come la pelle gialla, il nervoso, la bruttezza, problemi neurologici e il cancro vaginale. La ragione vera è, naturalmente, che ridurre il piacere sessuale di una donna aiuta a sottometterla alla tirannide del suo compagno.
Come si svolge quest'operazione? Nei casi peggiori, si asportano le grandi e le piccole labbra e la clitoride alle ragazzine tagliandole alla bell'e meglio e chiudendo poi l'orifizio vaginale con della seta, del filo animale o delle spine, lasciando soltanto una minuscola apertura per l'urina e il sangue mestruale. Dopo l'operazione, le gambe della ragazzina vengono legate strette per assicurarsi che si formi del tessuto cicatriziale permanente. Più tardi, quando si sposeranno, queste donne dovranno sopportare ulteriori sofferenze, quando i loro orifizi artificialmente ridotti saranno lacerati dal pene dei loro mariti. E come se questo non fosse già abbastanza, se i loro uomini si devono allontanare per un lungo viaggio, possono pretendere che la moglie sia di nuovo ricucita.
Questa forma estrema di mutilazione genitale femminile, 1'infibulazione, è chiamata talvolta Circoncisione Faraonica. Una forma appena meno mostruosa prevede soltanto la rimozione della clitoride e delle grandi e piccole labbra. Infine, una forma più moderata, a volte chiamata Circoncisione Sunnita (perché si dice sia stata raccomandata dal profeta Maometto), prevede la sola rimozione della punta della clitoride e/o del suo cappuccio.
La natura antisessuale di quest'operazione è stata chiaramente espressa da uno di coloro che la praticano: «Per prima cosa le esamino intimamente. Se la clitoride delle ragazze sporge in fuori e le eccita sessualmente sfregandosi contro la biancheria, allora è il momento di tagliarla».
Ogni anno non meno di due milioni di ragazzine sono tenute ferme con la forza, mentre urlano e si divincolano, e sono sottoposte a questa brutale operazione senza alcun tipo di anestesia. Gli strumenti utilizzati sono barbarici, lame di rasoio, coltelli o forbici, le condizioni igieniche pessime, le morti frequenti, ma sempre insabbiate. E una pratica difesa da tutti coloro che la sostengono con queste parole: «La circoncisione femminile è sacra, e la vita senza di essa sarebbe priva di significato».
I numeri di questo oltraggio contro le donne sono alti. Si stima che oggi vivano più di 100 milioni di donne in qualche modo circoncise. Alcune cifre, paese per paese: Nigeria, 33 milioni; Etiopia, 24 milioni; Egitto, 24 milioni; Sudan, 10 milioni; Kenya, 7 milioni; Somalia, 4,5 milioni. In più, il 90 per cento delle ragazzine che vivono a Gibuti, in Eritrea, e in Sierra Leone, e il 50 per cento di quelle che vivono nel Benin, Burkina Faso, Repubblica Centroafricana, Ciad, Costa d'Avorio, Gambia, Guinea-Bissau, Liberia, Mali e Togo hanno subito mutilazioni ai genitali. E la lista continua. Anche se l'Africa sembra essere la sorgente originale di quest'operazione, da lungo tempo si è diffusa anche in Medio Oriente, dove è praticata in Bahrein, Oman, Yemen e negli Emirati Arabi Uniti, e nel resto dell'Asia, dove è comune tra le popolazioni musulmane della Malesia e dell'Indonesia.
Persino in quei paesi dove le mutilazioni ufficialmente sono state messe fuori legge, tutto continua quasi come prima. In Egitto, dove fu proibita senza alcun risultato, la messa al bando fu cancellata nel 1997 da un fondamentalista musulmano che portò in tribunale il suo caso contro il governo e vinse.
Di fronte a questa situazione, i diplomatici e i politici maschi delle Nazioni Unite e di altre importanti organizzazioni si nascondono dietro frasi di convenienza come: «Mostrare rispetto per le tradizioni e i costumi locali». C'è poco da meravigliarsi della loro scarsa autorevolezza.
Poiché di recente l'opinione pubblica si è posta qualche dubbio su questo rituale, i mutilatori (che guadagnano discretamente da queste operazioni) si sono messi assieme e hanno costituito una associazione per proteggersi. Insistono che la circoncisione è, per una ragazzina: «... un modo semplice per limitare quella naturale promiscuità sessuale che genera sempre tensioni tra mariti e mogli». E hanno domandato ai loro governi di imporre una multa di mezzo milione di dollari a chiunque osi criticare 1'infibulazione sui inedia locali. Le autorità mediche, va da sé, sono assolutamente contrarie.
In Egitto, dove ogni giorno sono circoncise tremila ragazzine, uno dei principali teologi musulmani ha emesso una fatwa contro chiunque si opponga all'infibulazione, descrivendo questa operazione come: «Una pratica lodevole che fa onore alle donne». Poiché soltanto il 15 per cento della popolazione mondiale segue l'Islam, e tutti al di fuori dell'Islam (per tacere
dei molti al suo interno) condannano questa pratica, significa che quest'uomo, lo sceicco di Al Azhar, ha ordinato l'esecuzione di almeno 1'85 per cento dell'intera razza umana. Tra l'altro, questo sant'uomo non ha alcuna autorità per emettere una condanna, dato che non vi è alcuna menzione della circoncisione femminile nel Corano, e che la presunta affermazione di Maometto: «È permesso tagliare, ma se tagli, non eccedere», è stata dichiarata non autentica da altri studiosi musulmani.
1 seguaci dello sceicco sostengono i suoi atteggiamenti violenti. Quando una giornalista egiziana pose una domanda imbarazzante, le fu risposto di tacere, altrimenti: «Ti taglierò la lingua, e le lingue di quelli che ti hanno fatto nascere», e in un altro bizzarro sfogo, le fu anche detto che se si fosse fatta rimuovere la clitoride, avrebbe avuto una pelle migliore, in omaggio alla falsa credenza secondo cui la circoncisione femminile migliorerebbe la carnagione di una donna.
Per finire, vale la pena menzionare brevemente una recente pratica alla moda, il piercing ai genitali. Questa pratica si differenzia per due importanti motivi dalla mutilazione genitale che di solito si chiama infibulazione. Anzitutto, è volontaria ed è praticata soltanto su adulti consenzienti. Secondo, il suo scopo è decorare, sottolineare, stimolare e aumentare l'interesse sessuale nei genitali femminili, e non distruggerli.
Perché poi qualcuno possa desiderare di avere un orecchino o un anellino di metallo inserito in minuscoli fori praticati nelle parti più sensibili della vulva è difficile da comprendere per la maggior parte delle persone, ma per una piccola minoranza è diventata una eccitante nuova moda nella lunga storia dell'estetica umana.
Le principali forme di piercing ai genitali sono: Piercing verticale del cappuccio della clitoride. È il più popolare. Una sottile barretta di metallo chiusa alle estremità da del¬le piccole sfere attraversa verticalmente il cappuccio di pelle situato proprio sopra la clitoride. La sfera inferiore è in contatto con la clitoride e può stimolarla durante alcuni movimenti del corpo. Oppure, può trattarsi semplicemente di un anellino di metallo prezioso inserito verticalmente attraverso il cappuccio.
Piercing orizzontale del cappuccio della clitoride. In questo caso, il foro passa da un lato all'altro del cappuccio della clitoride. Di nuovo, si possono inserire o delle barrette di metallo con delle sfere alle estremità o degli anellini. Si dice che l'effetto sia più decorativo ma meno stimolante.
Piercing della clitoride. È estremamente raro, per ovvi motivi. La clitoride è troppo sensibile e, nella maggior parte dei casi, troppo piccola come efficace supporto per un orecchino.
Piercing del triangolo. L un piercing orizzontale alla base del cappuccio della clitoride. Se il piercing verticale al cappuccio della clitoride stimola la parte anteriore della clitoride, il piercing al triangolo ne stimola quella inferiore.
Piercing delle grandi o piccole labbra. Si inseriscono degli orecchini nelle grandi o nelle piccole labbra, su entrambi i lati della clitoride o dell'apertura vaginale.
Anche se questa nuova mania per la mutilazione decorativa di genitali femminili è probabilmente destinata a passare rapidamente, è un evento sfortunato in un momento in cui si stanno facendo così tanti sforzi per cercare di scoraggiare ogni mutilazione antisessuale imposta con la forza su milioni di ragazzine.
Se alcune donne moderne sono disposte a farsi perforare dolorosamente i genitali per seguire una moda triviale e passeggera, allora diventa più difficile protestare contro altre, più serie forme di manipolazione dei genitali, come 1'infibulazione. Ma, anche se entrambe le attività sono un'aggressione chirurgica contro la sensibile vulva, bisogna ricordare che, in un caso, si desidera accrescere il piacere sessuale, mentre nell'altro si vuole distruggerlo.


LE NATICHE

Le natiche, seppur ingiustamente, sono il soggetto preferito della maggior parte delle battute sul corpo femminile. Fanno ridere; sono l'argomento di molte battute sporche. Il culo (XI secolo), il sedere e la coda (XIV secolo), il posteriore (XV secolo), il fondo schiena (XVI secolo), la seduta (XVII secolo), il didietro e il derrière (XVIII secolo), dove ci si siede (XIX secolo) fino ai più fantasiosi nomi del XX secolo, comunque siano chiamate, le natiche sono sempre viste come ridicole o oscene. Anche quando sono considerate una zona erotica, data la loro prossimità ai genitali, è assai più probabile che ricevano un pizzicotto o uno schiaffo, piuttosto che una carezza.
Bisogna cercare diligentemente attraverso l'intera letteratu¬ra per trovare parole di lode per questa regione dell'anatomia femminile. Nell'Amante di Lady Chatterley D.H. Lawrence spende qualche parola lirica sulla «procace, rotonda fermezza delle natiche», e Rimbaud le ammirò come «due archi che si protendono nel vuoto», mentre Byron ammise che una donna vista da dietro «è una cosa strana e bella d'ammirare».
Di recente, alcuni autori hanno dichiarato, in modo piuttosto oscuro, che: «Il culo è la faccia dell'anima del sesso», e che offre «un buffet di delizie». Il regista italiano Federico Fellini commentò, in modo altrettanto oscuro, che: «La donna con un sedere procace è un'epica molecolare della femminilità», una frase il cui significato ci sfugge. L'artista spagnolo Salvador Dalí andò anche oltre, insistendo che: «È attraverso il culo che i più grandi misteri della vita possono essere conosciuti». Questi sono comunque esempi isolati, ed è più facile trovare le natiche trattate in termini comici o volgari, un'attitudine negativa persistente, nonostante siano un tratto particolare e unico dell'essere umano. Infatti, i glutei nacquero quando i nostri antenati compirono quel passo gigantesco nell'evoluzione che li portò ad alzarsi eretti sulle zampe posteriori. l potenti, massicci muscoli del gluteo aumentarono drammaticamente le loro dimensioni, permettendo ai nostri corpi di restare sempre e davvero eretti. Sono questi muscoli che formano la coppia di rotonde emisfere alla base della schiena che oggi noi, ingrati, troviamo così ridicole.
E facile vedere come sia accaduto. Le natiche non sono sole. Tra di loro fa capolino l'ano, attraverso il quale passano, giorno dopo giorno, tutti i nostri rifiuti solidi e, ancor più infamante, occasionali emissioni di gas. E non è tutto: se ci pieghiamo in due, appaiono in piena vista i genitali, incorniciati dalle curve gemelle delle natiche. Quindi, per le natiche non c'è modo di sfuggire ad associazioni escretorie o sessuali.
Di conseguenza, l'esibizione delle natiche è vista sia come un insulto volgare, un simbolico defecare su un nemico, sia come una rozza oscenità, il mettere in mostra senza vergogna i propri organi sessuali. Nella società moderna, mostrare il sedere in pubblico può produrre reazioni che variano da risate imbarazzate a seria deprecazione, oltraggio e persino denuncia. Di recente, in Svizzera, la Corte suprema federale si è trovata ad affrontare la difficile questione se l'esposizione di un particolare sedere fosse offensiva o indecente. Ed era su questa sottile distinzione che poggiava la possibilità o meno di una condanna. Una donna svizzera, durante una lite furibonda con un vicino, aveva all'improvviso denudato il suo posteriore. Dato che c'erano dei bambini presenti, la donna era stata arrestata con l'accusa di atti osceni in luogo pubblico e condannata in un grado minore di giudizio. Dopo lungo dibattito, la Corte suprema liberò la donna e le concesse persino il rimborso delle spese legali. I giudici giunsero alla conclusione che: «II gesto rappresentava certamente un comportamento insultante e in quanto tale punibile, ma non lo si poteva considerare indecente perché nessuno organo della procreazione era stato coinvolto in quell'atto». Probabilmente, se si fosse piegata un po' di più quando aveva compiuto quel gesto di sfida la sua condanna sarebbe stata confermata.
Risposte così estreme a un sedere sono rare oggi, in Occidente. Chi si denuda durante degli eventi sportivi di solito scatena soltanto delle risate, come i goliardi delle università americane che espongono i loro fondoschiena dalle finestre dei dormitori. Come strumento di protesta, la nudità non è più quello che era una volta.
Lo sfoggio delle natiche è a volte reso più offensivo dalla frase: «baciami il culo». Presa alla lettera, questa frase è insultante perché chiede un umiliante atto di subordinazione. Ma c'è di più. Anche se probabilmente né colui che insulta né colui che è insultato lo sanno, si ritrovano presi in una versione moderna di una pratica occulta antica come il tempo. Per comprenderla, dobbiamo prima tornare alla Grecia antica.
La nostra visione delle natiche come di qualcosa di ridicolo non era affatto condivisa dagli antichi Greci. Per loro era un elemento insolitamento bello dell'anatomia umana, in parte per la loro elegante curvatura, ma anche per il potente contrasto con il posteriore dei primati. Gli emisferi umani erano così diversi dalle zone di pelle indurita (le callosità ischiali) sui magri sederi delle scimmie, che i Greci le videro, assai giustamente, come supremamente umane, affatto animali. Si diceva che la formosa dea dell'amore, Aphrodite Kallipygos, letteralmente la dea dalle belle natiche, avesse un sedere più esteticamente piacevole di qualsiasi altra parte della sua anatomia. Era oggetto di una tale adorazione che fu costruito un tempio soltanto in suo onore, rendendo i glutei l'unica parte del corpo umano ad aver mai ricevuto un tale onore.
Da questa antica considerazione delle natiche come squisitamente umane, nacque un'interessante leggenda. Se i glutei arrotondati erano il segno che distingueva gli umani dalle bestie, allora i mostri dell'oscurità dovevano mancare di questo particolare elemento anatomico. Fu così che il diavolo si guadagnò la reputazione di essere senza natiche. Gli antichi europei erano convinti che il diavolo, benché potesse assumere forma umana, non riuscisse mai completamente nella trasformazione, perché, per quanto tentasse, le sue natiche restavano sempre imperfette. La parte più gloriosa, più esclusivamente umana del corpo, era al di là persino del suo enorme potere.
Si pensava che questa debolezza provocasse grande angoscia al diavolo, offrendo così una opportunità per tormentarlo. Per infiammare la sua invidia, tutto ciò che bisognava fare era mostrargli il sedere nudo. Quell'improvvisa apparizione, ricordandogli la sua inadeguatezza, l'avrebbe costretto a distogliere il suo sguardo malvagio. Così, mostrare il sedere nudo divenne un modo per difendersi dal tanto temuto malocchio, un gesto prezioso ed efficace per scacciare le forze del male.
Usato a questo scopo, il sedere non fu mai visto come volgare o dissoluto. Fortificazioni e chiese antiche spesso sfoggiavano incisioni di femmine umane che puntavano le loro natiche arrotondate verso l'ingresso principale per scacciare gli spiriti maligni. Nella Germania di quei tempi, quando di notte si scatenava un temporale particolarmente pauroso, le donne sporgevano i loro sederi nudi dalla porta nella speranza di allontanare il potere del male ed evitare una tempesta catastrofica.
È assai probabile che questa sia l'origine del gesto moderno, e che oggi i buontemponi portino avanti un'antica tradizione cristiana senza saperlo. Con il diavolo fuori moda come grande nemico, sfoggiare il sedere è diventato semplicemente un gesto volgare. Da un atto di sfida religiosa è scivolato tra le esibizioni oscene di zone tabù del corpo.
Ma come si spiega la frase «baciami il culo»? Per comprenderlo è necessario esaminare antiche incisioni che ritraggono il diavolo. Se non ha le natiche, allora che cosa ha sopra le zampe posteriori? Risposta: là dove dovrebbero esserci le natiche, c'è un'altra faccia. Questa seconda faccia è quella che si credeva baciassero le streghe durante i sabba. Secondo i documenti dell'epoca, queste donne si difesero dalla disgustosa imputazione di aver baciato il posteriore del diavolo, sostenendo di averne soltanto baciato la bocca sulla sua seconda faccia.
Si tratta, naturalmente, di invenzioni della fertile immaginazione medievale, ma non è questo il punto. Le leggende e le credenze giunte a noi attraverso generazioni e generazioni superstiziose spiegavano che «baciare il culo» era un atto ripugnante compiuto dai seguaci di Satana e che, come tale, era un abominio. Quando la superstizione cominciò a svanire e infine a morire, si perse il ricordo delle sue origini ma, come spesso accade, quella frase popolare sopravvisse per essere incorporata in un insulto moderno.
Finora, abbiamo esaminato l'esposizione delle natiche soltanto come atto ostile, un antico gesto di sfida o un moderno insulto. Ma c'è un altro aspetto. In contesti completamente differenti, le natiche trasmettono anche un potente segnale di attrattiva sessuale. Le femmine di molti primati non solo hanno il posteriore vivacemente colorato, ma questo diventa sempre più vistoso e gonfio a mano a mano che l'ovulazione si avvicina, per poi tornare alla normalità. Questo significa che a un maschio basta uno sguardo per dire se una femmina della sua specie è sessualmente ricettiva. I primati infatti si accoppiano soltanto quando la femmina mostra questi esagerati gonfiori sessuali.
Le femmine umane sono diverse. Il loro posteriore non si gonfia e sgonfia seguendo il ciclo mestruale. Le loro natiche restano sempre sporgenti e la loro ricettività sessuale è sempre alta. Tra le strategie per creare un legame di coppia, la femmina umana ha esteso la sua disponibilità sessuale verso il maschio. Si unirà persino quando non può concepire, perché la funzione dell'accoppiamento umano non è più soltanto procreativa. Come sistema di ricompensa, aiuta a cementare l'attaccamento tra il maschio e la femmina, tenendo assieme quella unità vitale che è la famiglia umana. Come già sottolineato, per gli esseri umani accoppiarsi significa davvero fare l'amore, ed è importante che il corpo della femmina sia capace di trasmettere sempre segnali erotici.
Si potrebbe ribattere che se la funzione principale dei glutei nell'essere umano è quella di mantenerci eretti, le femmine non possono evitare di esibire sempre delle natiche sporgenti. Tuttavia, nella loro sessualità, le natiche femminili vanno oltre le richieste di un semplice meccanismo muscolare. Relativamente alle dimensioni del corpo, sono più grandi di quelle dei maschi, e non perché siano più forti, ma perché incorporano molto più tessuto grasso. Questo grasso addizionale è stato descritto come una scorta per i periodi di emergenza, più o meno come la gobba di un cammello, ma che questo sia vero oppure no, il fatto è che la sua natura così legata al genere sessuale lo rende un potente segnale femminile.
Questo segnale è accentuato da due altre caratteristiche femminili. La rotazione all'indietro della pelvi e l'ondeggiamento dei fianchi durante la camminata. Come menzionato in precedenza, la femmina tipica (che non deve essere confusa con l'atleta di sesso femminile, il cui corpo è stato profondamente mascolinizzato da un allenamento specifico) ha una schiena più arcuata di quella del maschio. In posizione di riposo le natiche sporgono di più all'indietro nella donna che nell'uomo, qualunque siano le loro dimensioni. Quando una donna cammina, la diversa struttura della gamba e dell'anca produce una maggiore ondulazione della regione delle natiche. Per dirla brutalmente, le femmine ancheggiano.
Quando queste tre qualità, più grasso, maggior sporgenza, e maggior ondulazione, si uniscono, il risultato è un potente segnale erotico per il maschio. Questo non avviene perché la femmina spinga deliberatamente in fuori il sedere e ancheggi consapevolmente davanti a dei maschi in ammirazione, ma semplicemente perché il suo corpo è stato disegnato così. Può, naturalmente, esagerare questo segnale naturale, se accetta di correre il rischio di apparire una caricatura, e agitare oltraggiosamente il sedere. Di recente, uno zelante osservatore ha calcolato che, durante uno spettacolo, la cantante Kylie Minogue ha agitato il sedere per 251 volte. Ma anche se una femmina non fa assolutamente nulla, la sua stessa anatomia trasmetterà costantemente dei segnali di genere.
Segnali che oggi, forse, sono meno vistosi che in passato; è infatti probabile che le femmine dei nostri antenati fossero assai più dotate di sedere delle loro controparti moderne. Le prove, naturalmente, non ci giungono dagli scheletri preistorici, ma dai dipinti e dalle statuine dell'Età della pietra, dove le donne sono rappresentate con fianchi enormi. Questa caratteristica ha resistito dall'Età della pietra all'arte preistorica di molte culture, ma poi è gradualmente scomparsa, attestandosi su proporzioni più moderne che, anche se sempre più ampie di quelle del maschio, sono meno estreme. Su queste primitive supernatiche sono nate numerose ipotesi.
Una sostiene che i nostri primitivi antenati si accoppiassero da tergo, come gli altri primati, quindi i segnali sessuali della femmina umana erano concentrati nel posteriore, come nelle altre specie. Quando guadagnammo la stazione eretta e i nostri muscoli posteriori si trasformarono in natiche, questa forma rigonfia divenne un nuovo segnale sessuale umano. Le femmine con i posteriori più grandi inviavano segnali sessuali più forti, di conseguenza le natiche continuarono a crescere
fino a diventare enormi. Grazie a queste nuove supernatiche, alcune femmine potevano inviare dei segnali sessuali superiori alla norma, ma alla fine queste divennero così grandi da interferire proprio con l'atto sessuale che invitavano. Il maschio risolse il problema passando alla copula frontale. Allora furono i seni a diventare permanentemente gonfi, mimando gli ampi emisferi delle natiche. Adesso erano le donne con dei superseni a inviare potenti segnali sessuali, dividendo il peso, per così dire, con le natiche, che potevano ora diminuire le loro dimensioni. Questa versione più tarda della femmina umana, meglio equilibrata e più agile, aveva un considerevole vantaggio sul più antico modello rivestito di abbondante grasso, e a poco a poco lo sostituì.
Se questa ipotesi è corretta, dovremmo aspettarci di trovare qualche sopravvivenza che la supporti. E qualcosa in effetti sopravvive ancora nei deserti sud-occidentali dell'Africa, dove le femmine dei Boscimani sfoggiano le supernatiche ritratte nelle figure dell'Età della pietra. Alcune donne dei Boscimani hanno dei sederi di dimensioni davvero sorprendenti, mostrandoci bene oggi quale dovesse essere l'aspetto di tutte le femmine umane migliaia di anni fa.
È stato sostenuto che paragonare gli europei della preistoria, che presumibilmente furono i modelli dei ritratti dell'Età della pietra, con i Boscimani di oggi, che vivono nel sud dell'Africa, è un controsenso, ma questa obiezione trascura la vera storia dei Boscimani. Le tribù di oggi non vivono in quei remoti deserti perché sono il loro ambiente naturale preferito. Vivono lì perché quello è l'ultimo angolo della Terra dove hanno potuto rifugiarsi, come ramo in estinzione della famiglia umana. I loro antenati possedevano la maggior parte dell'Africa, e hanno lasciato delle bellissime pitture sulla roccia a provarlo. Ma essi rappresentano l'antica Età della pietra, il periodo caratterizzato dalla caccia e dalla raccolta come forme di sussistenza. Con l'arrivo dei popoli della nuova Età della pietra dediti all'agricoltura, i primi contadini, i Boscimani furono scacciati dai loro territori, e oggi ne sopravvivono soltanto 50.000, un numero appena sufficiente per popolare una piccola città. In passato, invece, erano una delle forme dominanti della nostra specie, e non vi è alcuna ragione per pensare che quelle natiche molto ampie, una caratteristica chiamata steatopigia, fossero un'oscura bizzaria del deserto. È assai più probabile che nella primitiva fase della caccia della preistoria umana, le donne avessero di norma delle natiche enormi, e che gli artisti dell'Età della pietra scolpissero le loro figurine basandosi sulla realtà, piuttosto che su delle fantasie erotiche.
Quando le femmine più sottili e più agili arrivarono a dominare sulla scena, l'antica immagine con le grandi natiche non svanì completamente dalla mente umana inconscia. Ricompare di tanto in tanto in modi piuttosto inaspettati. Molti costumi popolari e movimenti della danza esaltano una regione delle natiche. Persino nella timida epoca vittoriana, con l'introduzione delle crinoline, allo sguardo maschile fu offerta una nuova, artificiale versione di steatopigia. Sellini, imbottiture, reti di filo metallico e molle di acciaio, tutto fu utilizzato per ricreare una regione posteriore dalle proporzioni da lungo tempo perdute. Le dame eleganti che portavano i sellini di crinolina nell'elegante società vittoriana sarebbero senza alcun dubbio rimaste scandalizzate da una simile opinione sul loro abbigliamento, ma oggi questo parallelo ci appare incontestabile. Nel XX secolo lo strumento più diffuso per far risaltare le natiche femminile sono le scarpe con il tacco alto. Questo genere di calzatura distorce la camminata delle donne in modo tale che i glutei sono spinti in alto e in fuori più del normale, e più del normale oscillano quando la loro proprietaria è in movimento.
Anche senza esagerazioni non necessarie, le natiche continuano a rappresentare ancora oggi uno dei principali punti erotici del corpo femminile. Abiti lunghi che nascondono le gambe sono spesso tagliati in modo da mostrare i contorni del sedere, seguendone con morbidezza i movimenti. Gli abiti corti, come la minigonna degli anni Sessanta, mostrano le natiche più direttamente, e i pantaloni stretti, anche se nascondono la carne, non lasciano alcun dubbio sulla precisa forma degli emisferi.
All'inizio degli anni Ottanta, vennero di moda dei jeans accuratamente disegnati, molto stretti e molto costosi, appositamente studiati per mostrare al meglio le natiche, come orgoglioso segnale sessuale della femmina appena liberata. L'autore di un libro intitolato Rear View (Vista sul retro), pubblicato all'epoca e dedicato esclusivamente all'impatto erotico delle natiche femminili, etichettò questa nuova moda in termini memorabili: «L'era delle natiche cominciò nel 1979, quando una portavoce sfoggiò il suo deretano vibrante e accuratamente disegnato sulla faccia sconcertata della televisione... Fu l'inizio di un nuovo fenomeno conosciuto come il jeans firmato».
Nel giro di pochi anni, i jeans si ritrovarono in competizione con pantaloni più larghi e informi, che riprendevano la loro linea dalle tute degli astronauti. Tuttavia, entrambi gli stili sono riusciti a sopravvivere l'uno a fianco dell'altro. Poiché i pantaloni femminili di un tipo o di un altro ormai dominano il mondo della moda, e le gonne perdono sempre più terreno tra le giovani, anche i vecchi jeans da lavoro, rozzamente tagliati, sono diventati un ricordo lontano. Oggi si fanno molti sforzi per rivestire le gambe femminili con qualcosa che sottolinei ed enfatizzi la regione delle natiche.
Una forma estrema di questa moda apparve nel 1992, quando un giovane stilista inglese introdusse quelli che lui chiamò «Bumster». Sono pantaloni con la vita così bassa da esporre la fessura tra le natiche. Così è cominciata una fase di enfasi sul sedere che ha dato origine a termini come «bassa couture», «guancia chic», e «derrière décolletage». Comunque, non tutti nel mondo della moda si sono divertiti quando un critico ha rimarcato che l'alta moda era caduta a livelli piuttosto bassi.
Nonostante queste riserve, le natiche femminili erano sul punto di godersi una nuova fase di apprezzamento erotico, invece dei soliti sberleffi e villanie e, quando il XX secolo finì, era questa la regione del corpo ad attirare più di ogni altra l'attenzione dei giovani. Un commentatore giunse a dire che: «Il sedere è diventato il nuovo seno».
Negli Stati Uniti è nato un nuovo stile musicale, chiamato Booty Rap, in origine un ramo del Southern Rap nero, che si è allontanato dalle sue radici a Miami con accattivanti canzoni dal titolo: «Libera la tua mente e il tuo culo seguirà», tanto per fare un esempio.
La parola «booty», bottino, è un altro eufemismo per le natiche. Nata nel XX secolo, allora rimase dapprima limitata allo slang dei neri americani. È diventata un termine comune soltanto all'inizio del XXI secolo, quando, nel 2002, apparve per la prima volta in un dizionario assieme all'aggettivo «bootylicious», definito come «sessualmente attraente, soprattutto per le natiche generose».
Nel 1999, la cantante attrice Jennifer Lopez divenne il centro di questa nuova attenzione per i glutei, quando i giornali sia in Europa sia in America annunciarono che aveva assicurato il suo molto ammirato didietro per un miliardo di dollari. Sebbene l'attrice abbia formalmente smentito, il fatto stesso che sia stato possibile inventare una storia simile e metterla in prima pagina sui giornali è un indizio del grado di interesse conquistato da questa parte dell'anatomia femminile, mentre il XX secolo arrivava alla sua conclusione e cominciava il XXI.
In Brasile hanno persino inventato una nuova parola per descrivere una donna con grandi e belle natiche, popuzuda, e sulla scena musicale brasiliana si assiste a un crescente culto del Popuzuda Rock'n'Roll. Le modelle ossute, con il loro così detto «heroin chic» e natiche indicibilmente più piccole di quelle di una donna comune, all'improvviso non sono più di moda.
In Gran Bretagna, sta diventando sempre più popolare un concorso annuale per la premiazione del "Didietro dell'Anno", naturalmente femminile. Cominciato in sordina negli anni Ottanta, a mano a mano che si avvicinava l'alba del XXI secolo ha ricevuto sempre maggiore pubblicità. Su entrambi i lati dell'Atlantico, la domanda di prodotti cosmetici destinati a migliorare i glutei è in costante crescita. Esistono già alcuni indumenti femminili tagliati in modo da sollevare ed evidenziare il sedere. Infine, anche i chirurghi plastici riferiscono di un improvviso aumento delle richieste di sederi più voluttuosi, ottenibili sia attraverso iniezioni di grasso sia impianti di silicone. Sono interventi che possono costare anche 10.000 dollari, ma la cosa non sembra aver fatto da deterrente.
Le donne non desiderano soltanto glutei più grossi, li vogliono anche più fermi e compatti, per apparire più giovani oltre che più voluttuose. Vogliono un didietro doppiamente migliorato. Uno dei centri mondiali per questo tipo di chirurgia è il Brasile, dove si stima che oggi lavorino non meno di 1600 chirurghi plastici. Pare che sia un intervento così diffuso laggiù che, se si soggiorna in un albergo a Rio, è facile ritrovarsi dei dépliant pubblicitari di chirurghi plastici rivali assieme alla inevitabile Bibbia Gideon.
Quanto a lungo durerà questa moda per natiche generose, ma ferme e ben proporzionate, è difficile dirlo, ma è chiaro che il mondo della moda e la cultura popolare continuano a tornare sulla primitiva regione delle natiche come focus erotico. Certo, abbiamo abbandonato da molto tempo la locomozione a quattro zampe, ma il posteriore delle femmine, con il suo richiamo sessuale, rifiuta di svanire dalla mente inconscia del maschio. È stato persino suggerito che l'universale simbolo dell'amore, quel cuoricino stilizzato, sia in realtà basato sulle natiche. Di certo, assomiglia assai poco al vero cuore, ma con la sua fenditura nella parte superiore ha una rassomiglianza birichina con le natiche femminili viste da dietro. Forse anche qui troviamo di nuovo al lavoro una immagine primitiva della mente umana.
Fino a ora abbiamo analizzato le natiche come strumenti di insulto e come oggetti sessuali, ma c'è un terzo modo in cui questa parte del corpo è stata messa in mostra, e cioè la sottomissione. La presentazione delle natiche in una posizione umilmente china ha rappresentato per molto tempo un gesto di pacificazione. Sotto questo aspetto non vi è alcuna differenza tra il comportamento di un individuo umano che si sottomette e un primate nella stessa condizione. In tutti i casi, chi presenta il posteriore dice: «Offro me stesso nel passivo ruolo femminile. Per favore, mostra la tua dominanza montandomi, invece che attaccandomi». Le scimmie subordinate di entrambi i sessi presentano il posteriore alle scimmie dominanti, di nuovo di entrambi i sessi. L'individuo dominante raramente attacca un subordinato, o lo ignora, o altrimenti lo monta brevemente accompagnando l'atto con alcuni stilizzati movimenti delle pelvi. Come esibizione di sottomissione, mostrare il posteriore è un'azione preziosa perché consente a un debole subordinato di restare vicino a un potente dominante senza essere attaccato.
In alcune società tribali è stato osservato che l'inchino, come cerimonia di saluto, è fatto dando le spalle alla persona che si saluta. Questo assomiglia così tanto a una presentazione del posteriore che è difficile non vederne la correlazione con la tipica azione di sottomissione dei primati. Una forma molto più comune di presentazione del posteriore si vede quando un bambino viene punito con una sculacciata. La vittima deve prima chinarsi nella stessa posizione di sottomissione dei primati e poi, una volta adottata proprio la posizione che, se fosse una scimmia, lo salverebbe dall'attacco, è ingiustamente assaltato con una mano o una frusta. Per alcuni esseri umani dominanti si direbbe che l'umiliazione di questa posizione non sia sufficiente.
A causa delle loro implicazioni sessuali, i contatti interpersonali sulle natiche sono sottoposti a rigide restrizioni. Al di fuori della sfera della coppia, una pacca o urto schiaffetto sul retro possono essere usati in tutta sicurezza come segnale di amicizia soltanto quando non vi sia alcun pericolo di implicazione sessuale. Utilizzato tra amici a una normale riunione sociale può facilmente essere frainteso, e si preferisce allora dare una pacca sulla schiena, invece che sul sedere, a meno che non si voglia deliberamente inserire una sfumatura sessuale. La pacca sul sedere è di conseguenza limitata a contesti specifici, per esempio genitore e figlio piccolo; oppure tra sportivi durante violenti giochi di squadra. In entrambi i casi, si tratta di relazioni così lontane da ogni coinvolgimento sessuale che nessun fraintendimento è possibile. Per contrasto, parenti e anziani o amici di famiglia che sfruttano la differenza di età per palpare il sedere delle ragazzine adolescenti, godendosi un contatto sessuale mascherato da innocuo contatto pseudoparentale, possono essere la fonte di notevoli fastidi.
Tra amanti, afferrare le natiche è un gesto comune, sia nel corteggiamento sia nella copula. Accompagna di frequente gli stadi più avanzati del baciarsi e dell'abbracciarsi, quando l'abbraccio scende dalla schiena alle natiche, a mano a mano che l'eccitazione cresce. Nelle sale da ballo all'antica, dove gli estranei possono abbracciarsi mentre danzano, un partner maschile può approfittare della situazione lasciando cadere la mano giù per la schiena della sua compagna fin sulle natiche. Nella classica caricatura di questa strategia che si vede nei film, ben presto si ritrova la mano malandrina rimessa nella sua posizione originale.
Durante gli avanzati stadi della copula, la stretta alle natiche si fa sempre più serrata, a mano a mano che le spinte pelviche si fanno più vigorose. È durante questa fase di contatto fisico che la forma semisferica dei glutei si lega intimamente nella testa degli amanti con intense sensazioni sessuali.
Ed è ancora questa connessione con la sessualità a causare violente reazioni verso l'antico e una volta famoso passatempo italiano della manomorta. Qualsiasi ragazza giovane e carina che si avventurava per le strade di una città italiana aveva alte probabilità di ritrovarsi le natiche pizzicate da qualche sconosciuto ammiratore. A seconda del suo retroterra culturale, avrebbe potuto rispondere con orgoglio, divertimento, irritazione od oltraggio. L'autore di un lavoro satirico intitolato How to be an Italian (George Mikes N.d.R) elencò i seguenti tre fondamentali tipi di pizzicotto: Il Pizzicato: un rapido pizzicotto eseguito con pollice e medio. Raccomandato ai principianti. Il Vivace: un pizzicotto più vigoroso, fatto con più dita, ed eseguito diverse volte in rapida successione. Il Sostenuto, un pizzicotto prolungato, fatto ruotando la mano e da usarsi su «crinoline viventi».
Le moderne femministe non trovano affatto divertente questo argomento, e sono arrivate persino a scendere in strada a caccia di natiche maschili da pizzicare in gruppo come forma di vendetta.
Come area potenziale per la decorazione del corpo, le natiche non offrono grandi possibilità. Sono troppo intime per mostrare l'abilità dei tatuatori e, dato che ci si siede sopra, sono inadatte per attaccarvi degli ornamenti. Le natiche tatuate non sono comuni, tranne che tra i veri fanatici. L'unico esempio di natiche ingioiellate viene da uno studio del XVII secolo, Man Transformed, di John Bulwer, nel quale l'autore descrive un indigeno dall'aria particolarmente infelice con dei gioielli che gli pendono dalla natica sinistra. Bulwer commenta: «Tra le altre sconcertanti tradizioni di alcune nazioni, ricordo... un certo popolo, che in un assurdo sfoggio di coraggio, si trafiggeva le natiche per appendervi delle pietre preziose». Cosa che deve essere assai sconveniente e fastidiosa, oltre che pregiudizievole a una vita sedentaria. In ultimo, c'è la questione dell'ano femminile usato come orifizio sessuale. E stato stimato che circa il 50 per cento delle donne occidentali ha sperimentato un rapporto anale almeno una volta nella vita. Soltanto una su dieci lo ha trovato sufficientemente gradevole da farlo diventare un elemento regolare della propria attività sessuale. In altre parti del mondo questi numeri sono molto più alti. Una indagine svolta presso 5000 famiglie in Brasile ha rivelato che più del 40 per cento delle coppie rurali e del 50 per cento delle coppie urbane: «Considerano i rapporti anali un elemento normale della sessualità».
Anatomicamente, l'ano è ricco di terminazione nervose, e quindi ha un discreto potenziale come sorgente di piacere fisico. Comunque, dato che fisiologicamente è un'uscita e non un ingresso, l'evoluzione non l'ha disegnato per accogliere una penetrazione. Biologicamente parlando, il sesso anale non è una attività naturale, e non è aiutata da una lubrificazione prodotta da ghiandole specializzate o da altri adattamenti, come quelli che giungono in aiuto della penetrazione vaginale. Ciò nonostante, nel corso della storia, l'ano è stato spesso costretto a giocare il ruolo di vagina simbolica. E ciò per quattro ragioni principali.
In passato, prima che fossero disponibili i profilattici, il sesso anale era usato come forma primitiva ma efficiente di controllo delle nascite. Questo è esplicitamente mostrato nelle figurine precolombiane di terracotta provenienti dall'antico Perú. Ogni volta che l'artista scolpisce una coppia unita in un rapporto sessuale, la penetrazione è vaginale, a meno che non vi sia un neonato che dorme di fianco a loro. Quando c'è un neonato presente, il modo dell'artista per mostrare che i due hanno già una famiglia, la penetrazione maschile è chiaramente anale.
Questa forma di contraccezione è sopravvissuta fino a oggi in molte parti del mondo, soprattutto in America Latina, in parte dell'Africa e in Oriente. Dove, per qualsiasi motivo, i profilattici non sono disponibili (povertà, ignoranza o dogmi religiosi) è assai probabile che, nonostante i rischi per la salute, si usi la penetrazione anale come semplice forma di controllo delle nascite.
Un secondo motivo è che questo tipo di penetrazione permette alle giovani coppie di indulgere in incontri sessuali prima del matrimonio senza che la partner femminile perda la verginità. Ciò accade soprattutto in certe culture del Mediterraneo, dove l'esposizione delle lenzuola macchiate di sangue la mattina dopo il matrimonio è una prova ancora richiesta dell'illibatezza della sposa.
Un terzo motivo riguarda la diffusa repulsione maschile per il sangue mestruale. Dato che la femmina umana è sessualmente ricettiva anche durante il ciclo, e poiché spesso il maschio desidera godere del sesso anche in quei giorni, ma è inibito dal sangue, il sesso anale fornisce una possibile alternativa.
Infine, oltre a evitare gravidanze indesiderate, lacerazioni all'imene prima del matrimonio, o contatti con il sangue mestruale, il sesso anale è impiegato anche come variante erotica tra le coppie in cerca di novità. Tutte assieme, queste ragioni spiegano l'ampia frequenza di un'attività spesso soggetta a violenti tabù.

Testi tratti dal libro L'animale donna di Desmond Morris Mondadori Editore, Milano, 2005


 

Turchese_e_grigio.gif (1990 byte)

daimonew.jpg (8097 byte)

Turchese_e_grigio.gif (1990 byte)

 Diamante_rosso7253.gif (591 byte) Sommario    Diamante_rosso7253.gif (591 byte)  Indice Autori   Diamante_rosso7253.gif (591 byte)  Home page   Diamante_rosso7253.gif (591 byte)  Join Us On Facebook   Diamante_rosso7253.gif (591 byte)  Join Us On Twitter

Turchese_e_grigio.gif (1990 byte)

     Copyleft © 1997 - 2020  by  WWW.DAIMON.ORG  and  CARL WILLIAM BROWN

Turchese_e_grigio.gif (1990 byte)


colorarr.gif (690 byte) Daimon Club colorarr.gif (690 byte) Daimon People colorarr.gif (690 byte) Daimon Arts colorarr.gif (690 byte) Daimon News colorarr.gif (690 byte) Daimon Magik
colorarr.gif (690 byte) Daimon Guide colorarr.gif (690 byte) DaimonLibrary colorarr.gif (690 byte) Daimon Humor colorarr.gif (690 byte) Links Exchange colorarr.gif (690 byte) C. W. Brown

librarybann.gif (6877 byte)

ordinabanner.gif (5058 byte)

daimongreenbanner2.jpg (10917 byte)

Visitus.gif (19125 byte)

website tracking