PREMESSA

 

   Innumerevoli sono gli studiosi che si sono occupati del fenomeno comico-umoristico e che hanno cercato di spiegare le ragioni psicologiche e sociali del riso; tale constatazione di fatto è una sicura prova dell'importanza che la questione riveste nell'ambito della ricerca culturale. Per di più la letteratura anglo-sassone ha offerto nel corso dei secoli brillantissimi esempi di scrittori satirici ed umoristici; perciò vari anglisti hanno dedicato grande interesse a tali autori ed alle tematiche congiunte alla loro scrittura.

  Non va poi dimenticato che il riso, le battute di spirito, ed il linguaggio comico in generale rivestono una grande importanza nel mondo teatrale e cinematografico, come del resto nella vita sociale di ogni giorno.

  Per tali ragioni e per un interesse del tutto personale, ho creduto opportuno dedicare tale lavoro all'analisi dell'opera di uno scrittore umorista qual è George Mikes.

  Poichè non esistono su tale autore libri di critica, ho impostato la ricerca basandomi sull'ampia bibliografia che tratta delle tematiche comico-umoristiche in generale ed ho cercato quindi di valutare quale possa essere il contributo di una certa letteratura, e nel caso specifico di tale autore, all'etica ed all'estetica dell'esistenza.

  Ho cercato inoltre, applicando le diverse teorie sul comico all'analisi  di una certa produzione artistica, di individuare, attraverso confronti e parallelismi, quali siano effettivamente le caratteristiche del fenomeno umoristico; soffermandomi con particolare attenzione sugli aspetti psicologici e sociologici della questione.

 

 

CAPITOLO I°.

                                                   

 

 I.1  IL TERMINE UMORISMO. LE ORIGINI.

 

 

   Secondo la concezione ippocratica, ripresa poi nel II°secolo d.C. da Galeno e successivamente, nella fisiologia medievale e rinascimentale,  da Ben Jonson e Robert Burton, gli "Humours" (umori)  erano liquidi (1) contenuti all'interno del corpo ed erano elementi  fondamentali per la preservazione dell'organismo. Il giusto equilibrio di tutti questi componenti era necessario per una buona salute e la malattia derivava proprio dall'irregolarità di questa mistura. Tale dottrina, detta dell'Umoralismo, serviva quindi a stabilire il "temperamento" di un individuo, cioè il suo "carattere" ed era alla base della individuazione patologica del tempo.    Successivamente il temine "Humour" venne ad indicare una condizione di squilibrio mentale, un vizio, una mania, una valenza negativa dell'individuo.

  Ben Jonson, nel suo "Every Man out of his Humour" distingueva due tipi di "humour"; il primo legato alla natura intrinseca  del soggetto  (True Humour) ed il secondo legato

alle condizioni sociali  dell'epoca, alla moda (Adopted  Humour).  In questo tipo di commedia, detta appunto "Comedy of humours" egli tratteggiò una acuta analisi della società del suo tempo, che offriva umori e modi adatti alla rappresentazione satirica. Non a caso nel Rinascimento apparve  "L'Elogio della Pazzia" di Erasmo da Rotterdam che venne affermando l'embrione di quello che sarebbe stato il nuovo spirito critico delle generazioni future.

  L'opera è indicativa ed illuminante per poter meglio affrontare il fenomeno umoristico, infatti parte proprio dall'autocritica e dall'analisi dei difetti dell'uomo per evidenziare gli aspetti irrazionali o folli della psiche umana; guardando le cose alla rovescia e facendo uso di strumenti come il paradosso e l'ironia, attacca satiricamente tutte le classi sociali consolidate dell'epoca e va affermando una nuova libertà intellettuale. Il mondo stava cambiando, il nuovo universo era alle porte, i grandi pensatori non si accontentavano di un'interpretazione fissa della realtà, non accettavano i "dogmi" e gli "idola" del passato e si battevano per affermare le loro idee, le loro scoperte, i loro metodi. Fù di questo passo che attraverso le ricerche e gli scritti di Galileo, Keplero, Copernico, Campanella, Bacone, Leonardo, Newton, Locke, Hobbes ecc.  la vecchia concezione del mondo crollò e apparve l'attuale configurazione.

  L'apporto della cultura e della ricerca anglosassone fu indispensabile al processo di rinnovamento e nel frattempo nell'ambito letterario gli inglesi cominciavano ad essere orgogliosi per l'eccellenza delle loro commedie e andavano affermando che queste erano superiori a quelle degli antichi e dei moderni francesi grazie al loro "humour". Il primo che cercò di spiegare la particolare eminenza dello humour negli inglesi fu William Temple che nella sua Of poetry del 1690 asserì che la natura umoristica era propria della nazione inglese ed era dovuta alla ricchezza del suolo, alla tolleranza  del governo e all'incertezza del clima. (2) Il termine perdeva così la sua valenza negativa di "affected manner" e diventava un'espressione naturale e caratteristica di una nazione di uomini liberi e ricchi.

  William Congreve in Concerning humour in comedy (1695) confermò le osservazioni di Temple ed un altro scrittore nel 1777 condensò la storia del "True humour" in poche parole dicendo: "At length Commerce, and her companion Freedom, ushered into the world their genuine offspring, True Humour." (cfr. nota 2).

  Un nuovo clima culturale, più liberale e democratico, più espansivo e scientifico, andava sempre più affermandosi, grazie anche e soprattutto alla grande Rivoluzione del 1688,  che aveva  reso consapevoli gli inglesi della loro libertà e delle loro forti potenzialità. E' evidente che il concetto di "Humour" andava sviluppandosi in stretta connessione con l'evoluzione del concetto di "Natura" che appariva  in tutte le sue più  varie manifestazioni, proprio nelle  classi  che avevano un ordinamento di regole più elastico, meno influenzato dai modelli culturali dell'epoca e dove i sentimenti naturali e primordiali erano parte integrante  di tale sistema di vita.

  A questo punto il termine aveva assunto valenze positive, indicava lo stato d'animo e la disposizione intellettuale di una classe liberale e ottimista, incline all'allegria, estremamente fiduciosa nelle proprie possibilità, attenta alla fenomenologia del reale, pronta a criticare e a divulgare. Lo spirito di questo nuovo atteggiamento è riscontrabile in un celebre brano dell'Addison (3) dove l'autore affermava che dalla Verità (Truth) nasce il Buon Senso (Good Sense), e da questo lo Spirito (Wit), il quale Spirito, sposandosi con una parente di linea collaterale, l'Allegria (Mirth) genera lo " Humour".

  Sin dalle origini dunque tale "Humour" si  caratterizzò come una realtà complessa; questo contribuì a generare  un po' di confusione, soprattutto in chi cercò di definirlo, tanto che nell'edizione dell'Enciclopedia Britannica del 1771 l'autore dell' articolo   sull' Umorismo,  invece  di  elaborare  una definizione precisa,  rimandò  i  lettori a due altre voci ecioè "Fluido" (Fluid) e "Spirito" (Wit). (4)

   Dunque     proprio  in  questo   periodo  storico  che  si preparò il terreno che genererà in seguito  scrittori  che  esalteranno con le loro opere la letteratura inglese e  con- tribuiranno al successo di quello che ormai era diventato un vero e proprio stile.

 

                              

 I.2  DALL'EPOCA ROMANTICA AI TEMPI MODERNI.

 

  Con l'epoca romantica le definizioni si sviluppano ulteriormente, sino a delineare il concetto di "Umorismo" in modo sempre più articolato e profondo. L'Umorismo sembra diffondersi sempre più con l'evoluzione culturale della società stessa e sembra diventare la caratteristica peculiare di quello che è ormai un nuovo spirito vitale, tipico delle popolazioni anglo-germaniche, infatti come scriveva il Nencioni: "L'antichità, nel suo felice equilibrio dei sensi e dei sentimenti, guardò con calma statuaria anche nelle tragiche profondità del destino. L'anima umana era sacra e giovine allora, né il cuore e l'intelligenza erano stati tormentati da trenta secoli di precetti e di sistemi, di dolori e di dubbi. Nessuna penosa dottrina, nessuna crisi interiore aveva alterato la serena armonia della vita e del temperamento umano. Ma il tempo e il Cristianesimo hanno insegnato all'uomo moderno a contemplare l'infinito, a paragonarlo con l'effimero e doloroso soffio della vita presente. Il nostro organismo è continuamente eccitato e sovraeccitato; e secolari dolori hanno umanizzato il nostro cuore. Noi guardiamo nell'anima umana e nella natura con una simpatia più penetrante, e vi troviamo delle arcane relazioni e un'intima poesia ignote nell'antichità.... Il riso d'artista e la comica fantasia di Aristofane, alcuni dialoghi di Luciano, sono eccezioni. L'antichità non ebbe, nè poteva avere, letteratura umoristica.... Si direbbe che questa  sia la  caratteristica delle letterature anglo-germaniche. Il cielo crepuscolare e l'umido suolo del Nord sembrano più acconci a nutrire la delicata e strana pianta dell'Umorismo." (5)

 

   Questa è un'opinione condivisa anche da Giorgio Arcoleo, che evidenziò il ruolo fondamentale della Riforma Protestante e del Libero Esame nello sviluppo di questa nuova mentalità; " Finalmente nella materia come nello spirito sorge un nuovo mondo. E' un periodo di esultanza e al tempo stesso di mestizia e di riflessione: ma si rivela con due tendenze spiccate, l'una presso le razze germaniche, l'altra presso le latine: lì il Libero Esame o la Riforma: qui il culto della bellezza e della forza, la Rinascenza. I contrasti si moltiplicano nelle istituzioni, nelle leggi, nella letteratura.... Non è antitesi percepita dall' intelletto o intravista dalla  fantasia:  non è lotta contro la natura umana,  come nell'età di  mezzo;  è dissonanza che stride in tutte le sfere del pensiero e dell'azione: è il dissidio tra lo spirito nuovo e le forme vecchie. In tale situazione il trionfo dell'uno o dell'altra ha influenza sulle istituzioni, sulla scienza, sull'arte. Qui appunto va notata  la  differenza  che  spiega in gran parte, perchè l'umorismo ebbe tanto sviluppo presso le prime, e riuscì quasi nullo presso le seconde." (6)

 

    Da allora una miriade di pensatori cercarono di analizzare e spiegare il fenomeno; e tutti trovarono non pochi problemi nell'esprimere una definizione compiuta e soddisfacente.   Ognuno ha avanzato ipotesi più o meno azzecate, ma all'interno di questa confusione babelica sul termine e la natura degli umoristi, una cosa rimane evidente, ed è l'estremo interesse che la problematica suscita. Un altro aspetto palese è la nuova sensibilità e capacità critica di una cultura che porta l'uomo ad indagare sempre più nel profondo delle questioni, conservando però una calma riflessiva ed un atteggiamento civile e tollerante. Il Pirandello, parlando nel suo saggio dell'essenza dell'umorismo, notava argutamente: "La caratteristica, ad esempio, di quella tal peculiar bonarietà o benevola indulgenza che scoprono alcuni nell'Umorismo, già definito dal Richter: " Malinconia  d'un animo superiore che giunge a divertirsi finanche di ciò che lo rattrista." (7)

 

   L'autore citato da Pirandello coniò parecchie definizioni dell'umorismo e contribuì sicuramente a diffondere il prestigio di questo nuovo metodo nell'affrontare l'analisi del reale.  La descrizione  migliore, secondo il suo modo di intenderlo, è quella che riportò il Pirandello stesso nel suo saggio: "L'umore  romantico  è  l'atteggiamento grave di  chi compari il piccolo mondo finito con l'idea infinita: ne risulta un riso filosofico che è misto di dolore e di grandezza. E' un comico universale, pieno di tolleranza cioè e di simpatia per tutti coloro che partecipando della nostra natura ecc. ecc.." (8). La nuova sensibilità romantica e la tendenza ad affrontare la realtà in modo diverso e meno convenzionale risultano evidenti in queste citazioni. Anche il Croce rilevò, nel suo articolo sull'Umorismo le interpretazioni del  Richter : "Al Richter, com'è noto, risale la prima larga trattazione dell'umorismo, il quale secondo lui, era il comico romantico, un sublime a rovescio, quella disposizione per cui si cerca non più la stoltezza dell'individuo, ma la stoltezza del mondo." (9). Sigmund Freud nella sua opera (10) non tralasciò il Richter e riportò queste sue frasi: "La libertà genera motti di spirito ed i motti di spirito generano la libertà." e proseguì: "Profferire motti di spirito significa  semplicemente giocare con le idee."

 

   Dopo il periodo romantico, che ormai aveva digerito le varie conquiste intellettuali del Rinascimento e  dell'Illuminismo, il mondo acquisisce un'inedita maturità  e scopre altre frontiere: ed in questa ennesima avventura anche l'umorismo gioca il suo ruolo, come sottolinea indirettamente Domenico Volpi che  scrive: " Soprattutto l'umorismo è una porta aperta verso "altre dimensioni" della realtà, la quale non si ferma a ciò che è  tangibile e fruibile dai sensi, ma ha altri aspetti, può essere trasfigurato dalla fantasia, o dall'umorismo. Vedere "l'altra faccia" delle cose è non farsi condizionare da esse: superare la realtà immediata e conquistarne un'altra più profonda, da noi stessi creata, è segno della libertà dello spirito. E' disponibilità dell'animo ad ogni dono o sorpresa o scoperta gioiosa. E' un respiro più ampio. (11)

 

 

 I.3  GEORGE MIKES: NOTIZIE BIOGRAFICHE.

 

  George Mikes nacque il 15 febbraio a Siklós, un paese situato nell'Ungheria del sud. La famiglia era di origini ebraiche ed il padre, avvocato, ne consentiva l'appartenenza alla classe dei professionisti, situata tra l'aristocrazia e la classe dei lavoratori (contadini). Alfred Mikes era dotato di una buona vena umoristica e si interessava di letteratura, non disdegnando l'hobby della scrittura, doti che non mancheranno di influenzare il giovane George. La fanciullezza di George fu spensierata, la sua educazione non eccesivamente severa, ma comunque ben curata; egli stesso seguì infatti gli studi del fratello Tibor e della sorellastra, Hédy.

  George restò orfano di padre all'età di dieci anni e due anni più tardi la famiglia si trasferì a Budapest, dove la madre un anno dopo si unì in matrimonio col fratello dell'ex-marito, che svolgeva l'attività di medico. George accettò di buon grado la situazione, questo già a dimostrazione della sua serenità di spirito. Ecco come nella sua autobiografia egli rievoca il fatto:

 

"My very first reaction was to start crying bitterly and go on sobbing for a long time. It was partly the shock, partly the effect of the tales of the Brothers Grimm. I had learnd from those tales that people with step-fathers and step-mothers were the most miserable and pitiable creatures on earth, so I felt very sorry for myself and Tibor. My second thought was the peculiarity of my situation. I had never heard the expression: "deceased wife's sister"- I only realised that Hédy my cousin was now to become my sister: Dezso my uncle was now to become my father; and in a sense, my own mother by  marrying  my  uncle, was to become my aunt. In Tibor alone could I find reassurance, he seemed to be a rock in this sea of confusion, he was to remain my brother. I need not have worried. Everything worked out well. Hédy and I fully accepted each other as brother and sister from the very first moment to the last. I accepted my  step-father, too." (12)

 

  La nuova famiglia non ebbe particolari problemi, grazie anche all'agiatezza della situazione economica. La madre desiderava che il figlio diventasse egli stesso medico o almeno avvocato, ma il piccolo George era di parere diverso ed aspirava invece ad intraprendere la carriera giornalistica.

  I risultati scolastici di George furono sempre soddisfacenti ed egli risultava particolarmente brillante nelle materie letterarie, come del resto anche nelle scientifiche. Finito gli studi liceali, ed ottenuta la maturità, George si iscrisse alla facoltà di Legge ed iniziò contemporaneamente a frequentare la redazione di un giornale locale: "A Reggel" (Il mattino.), l'equivalente dell'inglese "Sundays". Negli anni a seguire George riuscì sia a diventare giornalista, sia a laurearsi in legge (1934). Egli si interessava di vari argomenti, ma i suoi articoli erano principalmente di critica teatrale, mondana e cinematografica. In questi anni frequentava giornalisti, attori, intellettuali vari che si radunavano nei vari caffè di Budapest e respirava un'aria dove il buon senso e, per meglio dire, il senso dell'umorismo non mancava di certo:  a questo proposito la sua autobiografia è indicativa:

 

"The joke was another speciality of Budapest. Jokes of course, were not invented there, not even all the  Budapest jokes. (I have written a great deal about jokes and do not intend to repeat here what I have said before, but during my previous researches I was struck by their ubiquitousness. The first appearance of one joke was traced to the Paris Commune in 1871. It was resurrected in modern guise in Hungary and Poland in 1945 and was being told in China in the late '70s.) Budapest prided itself on its jokes, very often witty and to the point. But as Budapest regarded itself as the City of Jokes, which had to respond with a joke to everything that happened...(Mikes op. cit. pp.81).

 

  Il lavoro al giornale fu un tirocinio molto costruttivo, egli scrisse ogni genere di articoli, con la sola eccezione di quelli sportivi e politici, che non mancheranno invece nella sua produzione successiva.

  All'epoca il periodo nazista non sembrava imminente e il giovane conduceva una vita senza preoccupazioni. Cominciò a scrivere su una rivista di teatro e frequentava i soliti amici giornalisti e attori. Poco tempo dopo la pressione nazista sull'Ungheria aumentò e furono annunciate le prime leggi anti-ebraiche. Visto che George non aveva mai voluto publicizzare il fatto di essere ebreo cominciò a maggior ragione a sentirsi in inbarazzo e nel frattempo maturava l'idea di espatriare. Dapprima pensò di andare in Francia, poi gli fu consigliato di recarsi in Inghilterra; e proprio la riuscì ad andare in qualità di inviato di un paio di giornali di Budapest; avrebbe dovuto fermarsi una quindicina di giorni per mandare notizie fresche  da Londra, ma in realtà non fece più ritorno, molto probabilmente anche a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. A Londra  nonostante i tempi non troppo felici e tranquilli, egli continuò ad avere una vita spensierata e riuscì a diventare  una  grande  giornalista  e  un grande scrittore; proprio un individuo fortunato e felice, come egli stesso non tralasciò di ammettere.

  Per tutto il resto della sua vita egli visse a Londra, eccetto naturalmente i brevi periodi, dedicati ai viaggi, trascorsi all'estero. Egli in un primo tempo continuò a mandare articoli ai giornali di Budapest, poi successivamente riuscì ad impiegarsi presso la B.B.C. (Sezione Ungherese.)

  La Comunità Ungherese a Londra era cospicua e George viveva assieme ad altri intellettuali ed artisti, frequentando persone destinate ad avere un buon successo nelle rispettive carriere, come ad esempio Arthur Koestler, André Deutsch ed altri. La sua attività di scrittore iniziò con dei libri che raccontavano storie di personaggi coinvolti con gli incalzanti avvenimenti di guerra in Europa e non portavano neanche il suo nome, ma erano spacciati per racconti autobiografici dei protagonisti. Di questo passo George conobbe editori e scrittori vari ed iniziò a farsi strada nel mondo della letteratura.

  In questi anni Mikes si sposò, ebbe un figlio, Martin, e con altri amici fondò il movimento degli Ungheresi Liberi di cui occupò varie cariche.

  Alla fine della guerra, un suo libro, il lavoro di un reporter e non di uno scrittore, come pensava lui, intitolato,  We Were to Escape  che  raccontava la storia di un capitano slavo scappato dalla Germania, ebbe un notevole successo e fu venduto in un attimo. La recensione del "Times Literary Supplement" diceva così: " There is a peculiar kind

of Slav humour in this work, and all through this narrative it is more or less present. Even without it, the story would be one of the best that has come out of the war... It is something new in the way of escapes from  P.O.W. camps and is full of thrills and exiciting adventures with humour added, it has the light touch that turns unpleasant and indeed horrifying experience into good reading. Even the appalling monotony of camp life.... is presented in a comic light." (13)

  Questa recensione fece capire a Mikes di avere buone possibilità di riuscita come scrittore, egli infatti nella sua autobiografia scrisse:

 

"After some heart-searching I was driven to the conclusion that I might as well attempt to write something which would not cause me painful surprise to find described as humorous. One phrase especially reverberated in my memory: "... the light touch that turns unpleasant, indeed horrifying experience into good reading.". I sat down and told all about my unpleasant, indeed horrifying, experiences among the English. The result was a little book, called How To Be an Alien. (op.cit. pp. 162).

 

  Il piccolo libro ebbe grande fortuna, varie edizioni si susseguirono e gli editori stranieri comprarono i diritti di pubblicazione. Questo diede a George Mikes una certa stabilità economica e così nel 1951, cinque anni dopo la pubblicazione di How To Be an Alien,  lasciò  il suo  lavoro

alla B.B.C.

  Da allora, dopo essersi  separato  dalla   prima  moglie e sposato nuovamente, cominciò a girare il mondo ed a scrivere libri, a cadenza quasi annuale, sulle sue nuove esperienze di vita nei vari paesi del mondo.   La sua produzione letteraria quindi fu largamente influenzata dai suoi viaggi e soprattutto dal suo stile umoristico. Mikes scrisse per quasi tutti i giornali inglesi e venne regolarmente invitato ad esprimere le sue opinioni alla B.B.C. Nei primi anni cinquanta seguì proprio per la B.B.C. la Rivoluzione in Ungheria, sulla quale scrisse anche un paio di libri.

  Mikes conobbe parecchi uomini famosi, tra i quali figurano: Albert Einstein, Arthur Koestler, Graham Green, J.B.Priestley ed altri; egli fu accettato nei Clubs più esclusivi di Londra, questo a testimonianza che come voleva la madre egli era diventato un vero "Gentleman" alla fine.

  Negli ultimi anni della sua vita, Mikes non tralasciò di mettere a disposizione la sua vasta esperienza ed abilità nel mondo della scuola e si prodigò quindi come preside di un istituto.

  Per gli ungheresi egli rimaneva l'uomo che era emigrato ed era  diventato  uno  scrittore  inglese,  per  gli inglesi  rimase  Mikes,  l'Ungherese.

  Egli scrisse sempre in modo brillante e divertente senza trascurare però di essere acutamente critico e saggio, come risulta evidente dal brano conclusivo della sua autobiografia:

 

"Unlike Malcom Muggeridge, I do not look forward to death with eager anticipation. He hopes to get to heaven but he may, of course, get the shock of his life-death by getting nowhere at all. I do not expect to survive in any form or fashion and have no desire to do so. What a horrible place this world would be if all the people ever born were still around. What a burden it wuold be on the Ministries of Pension all over the world. Being born involves the certanty of death. Only those countless millions, the unborn ones, are really safe. They will not die, but neither can they have any fun. I think it is one of the beauties of life that it is not eternal. It would be a frightful bore to go on and on and on, even in reasonable health. Besides, I am used to being dead. Death is simple non-existence and we are all used to non-existing. I did not exist in 500 b.C. or in 50,000 b.C. or in 1793. Why should not existing in 2217 or 3117 be any different? Death is simply the end of the story. If one is lucky, a good end to a pleasant story, for me, if I am lucky, it will be simply the last anecdote." (op. cit. pp. 242-243).

 

  Infatti poco prima egli aveva asserito: "Looking back at my life, it seems that it has been a long string of anecdotes." Al tempo in cui scriveva queste frasi, correva l'anno  1982, cinque anni dopo, il 31 agosto, George Mikes moriva.

 

 

BOOKS BY GEORGE MIKES.

 

THE EPIC OF LOFOTEN

1941

WE WERE TO ESCAPE

1945

HOW TO BE AN ALIEN

1946

HOW TO SCRAPE SKIES

1948

HOW TO BE AFFLUENT

?

WISDOM FOR OTHERS

1950

MILK AND HONEY

1950

DOWN WITH EVERYBODY

1951

SHAKESPEARE AND MYSELF

1952

UBER ALLES

1953

EIGHT HUMORISTS

1954

LITTLE CABAGGES 

955

ITALY FOR BEGINNERS

1956

THE HUNGARIAN REVOLUTION

1957

EAST IS EAST

1958

THE A.V.O. A STUDY IN INFAMY

1959

HOW TO BE INIMITABLE

1960

THE RICHES OF THE POOR

?

SWITZERLAND FOR BEGINNERS

1962

PRISON (a symposium edited by G. Mikes)

1963

MORTAL PASSION  (a novel)

1963

HOW TO UNITE NATIONS

1963

EUREKA: RAMMAGING IN GREECE

1965

TANGO: A SOLO ACROSS SOUTH AMERICA 

1966

THE DUKE OF BEDFORD'S BOOK OF SNOBS

(main author Bedford John Russel)

1967

NOT BY SUN ALONE: A JAMAICA JOURNEY

1967

BOOMERANG: AUSTRALIA REDISCOVERED

1968

THE PROPHET MOTIVE: ISRAEL TODAY AND TOMORROW

1969

THE LAND OF THE RISING YEN: JAPAN

1970

HUMOUR IN MEMORIAM

197O

HOW TO RUN A STATELY HOME

1971

ANY SOUVENIRS? CENTRAL EUROPE REVISITED 

1971

THE SPY WHO DIED OF BOREDOM 

1973

CHARLYE

1976

HOW TO BE DECADENT

1977

ENGLISH HUMOUR FOR BEGINNERS

1980

TSI-TSA: THE BIOGRAPHY OF A CAT

1981

HOW TO BE SEVENTY: AN AUTOBIOGRAPHY

1982

ARTHUR KOESTLER: THE STORY OF A FRIENDSHIP

1983

HOW TO BE POOR

1983

HOW TO BE A GURU 

1984

HOW TO BE GOD

1986

                           

 

 

 

I.4   EIGHT HUMORISTS. LE PRIME ANALISI SULL'UMORISMO.

 

  George Mikes è un giornalista, un narratore, un attento testimone delle diverse realtà  che lo  circondano, ed essendo per di più un autore brillante costella tutta la sua opera di considerazioni e riflessioni sull'umorismo.

  Egli si ritiene solo  un  arguto osservatore, peraltro "molto saggio", come  evidenzia  nel  corso  dei suoi scritti (14), e non fa altro che cogliere tutti idiversi aspetti del mondo che ci circonda e li sottopone poi ad una spietata e rigorosa analisi attraverso le potenti lenti del suo raffinato microscopio intellettuale.

  E' la realtà stessa che gli offre il materiale per le sue creazioni, egli si limita a cogliere i lati paradossali e divertenti del mondo in cui viviamo, sempre in How To Be a Guru egli riporta infatti:

 

"For a long time I, as a beholder, was convinced that humour - as I have just pronounced - was in my eyes. I could not help seeing everything around me as grotesque, funny, contradictory. That was how and why I had been labelled as a humorist. I could not help it, that was my destiny, the inevitable result of my genes and my early upbringing. Through no fault of my own I reflected a distorted image of the world. Then slowly, very slowly, it dawned on me that I was mistaken. I see the world as it is. It is the world that is grotesque, funny, and paradoxical, not my view of it. It is the world that is distorted, not my vision. I am a sober observer, objective and matter-of-fact. It is the world that is crazy." (pp. 11)

 

 

  Le deduzioni di Mikes sono le stesse di molti altri illustri scrittori; Erasmo e Camus,  Voltaire e Twain  la pensavano allo stesso modo ed  Henry Fielding nella sua prefazione a Joseph Andrews scriveva: "And perhaps, there is one reason, why a comic writer should of all others be the least excused for deviating from nature, since it may not be always so easy for a serious poet to meet with the great and the admirable: but life every where furnishes an accurate observer with the ridiculous." (15)

  Mikes aveva iniziato ad esplorare l'umorismo  con una raccolta di saggi dal titolo Eight Humorists(16); nella parte introduttiva del testo  vi sono alcune speculazioni letterarie di carattere piuttosto generale, ma egualmente significative:

 

"By trying to write a book of serious essays about humorists and thus - at least as far as appearances are concerned - giving them the treatment usually allotted to more serious writers, I have tried to do a service to my own literary class and - If I may say so - first of all to myself." (pp.10)

"A humorist is a writer, like the rest. He may make superficial fun on manners, he may crack jokes on the obvious or again he may be a serious and profound critic of society." (pp.11)

 

 

  L'opera  è un'apologia dello scrittore umorista e tende ad asserirne il valore, a volte sminuito da alcuni critici che elargiscono i loro favori ad autori considerati più seri e nobili. Al tempo stesso Mikes mette in luce  alcune caratteristiche  peculiari dell'umorismo: per esempio il suo piglio intellettualistico:

       

"Great tragedy is more emotional, and consequently less intellectual, than great humour." e ancora: "Tears may be reckoned superior to laughter since tears cleanse  us  while laughter makes us feel guilty." (pp. 12).

 

  Sembra emergere da queste affermazioni la natura inquisitoria, di giudice severo, che pertiene all'umorista, intento a denunciare ed evidenziare i difetti del nostro comportamento sociale e per questo a volte screditato, proprio perchè scomodo nei confronti della falsa virtù e del vero vizio.

  Mikes va già pian piano costruendo quella che è una vera e propria filosofia, concernente tutte le tematiche fondamentali, dalla religione alla politica, dalla storia alla sociologia, dalla psicologia all'economia. Già  in  questo suo primo studio si chiede:

 

"What is humour ? I don't know,.... Here it will suffice to say that essentially - at least for me - it is no less and no more than the original Latin word denotes: flavour. It is simply a special flavour, a way of looking at things." (pp. 13).

 

  Ciò implica l'idea di un attento osservatore che guarda, cerca di capire, illustra, critica, ammonisce, spiega e racconta le assurdità della vita stessa e fa il tutto con una certa soavità e con un brillante "fair play", consapevole che nella nostra esistenza tutto è interrelato.   Da questa prospettiva egli si avvicina al pensiero del Nencioni il quale considerava l'umorismo "Una naturale disposizione  del  cuore  e  della  mente  a  osservare  con  simpatica indulgenza le contraddizioni e le assurdità della vita." (17).  Mikes continua:

 

"A sense of humour is considered the flower of a noble soul. The man with a sense of humour is supposed to be able to look at things with detachment and see the smallness in teh great and the ludicrous in the magnificent. He is able to laugh at himself and this is regarded as one of the supreme human qualities."(pp.14).

 

  Riscontriamo dopo queste affermazioni una sorprendente analogia di opinioni con il già citato Richter che scriveva: "The observer of a humorous situation must subjectively identify himself with the object of his laughter and thereby the object of his laughter is himself as well, indeed all humanity, of which both he and the object are a part...." (18).

  Proseguendo nell'analisi  ci si accorge che non è del tutto semplice scoprire il vero significato della questione; per esempio il  Baldensperger , ricordando anche le ricerche del  Cazamian  edite nella Revue Germanique del 1906,  sosteneva che l'umorismo sfuggiva alla scienza per il grande numero delle sue variabili e affermava: " Il n'y a pas d'humour, il n'y a que des humoristes." (19).

   Dello stesso avviso troviamo un'altro illustre  studioso, il Croce che asseriva: "Il critico letterario deve andare oltrequesteosservazioni generiche: deve individualizzare. Per lui, non c'è l'umorismo, ma c'è Sterne, Richter, Heine..."  (20).

  Così anche Robert Escarpit (21) e quasi tutti gli studiosi che hanno analizzato il fenomeno anche in tempi più recenti e sotto altre angolazioni, come ad esempio il La Fave (22) che conclude: "L'essenza dello humour attende ancora il suo scopritore.", sono  concordi  nella generale difficoltà di  definire lo Humour.

  Dunque non è fuori luogo che anche Mikes non riesca a dare una definizione ed una spiegazione assoluta all'umorismo. Egli scrive, con il suo caratteristico stile:

 

"The first difficulty in the definition of humour was that people approached it from different angles. Aristotle looked at it from an aesthetic point of view, Bergson as a philosopher and Freud as a psychologist. It is the story of rain, all over again." (pp. 17)

 

 Per capire il paragone bisogna considerare il seguente passo, riportato poco prima:

 

"And now I should like to return to the question: what is humour ? Well, what is rain ? It is something different for the meteorologist and the farmer; for the bank clerc it may be the phenomenon which spoils his week-end, for the cinema owner it may be the phenomenon which makes his week-end profitable.... One can also say that whatever different individuals may have, rain is still rain, and scientific definition will lead to precise results. But this is not true. There is nothing magic about the methods which claim to be scientific. Different sciences may reach different results, even  when dealing  with  the  very same case. Legal insanity, for example, is vastly different from medical insanity. Physicians may diagnose a man sick: judges may call him a criminal. Medically he may be an invalid, but legally he will be hanged." (pp. 16-17)

 

  Da queste considerazioni ci rendiamo conto di come Mikes sia estremamente pragmatico nell'affrontare la questione, è infatti questa una delle caratteristiche fondamentali della sua vena letteraria che ci evidenzia come lo scrittore spiritoso sia estremamente legato alla concretezza della visione .  Si tratta di un sano empirismo che riesce a mettere in rilievo, attraverso la dialettica metaforica, la relatività delle considerazioni scientifiche, come del resto è stato sottolineato da eminenti studiosi quali Thomas Khun, Paul K. Feyerabend, Albert Einstein ecc. (23) e dimostra al tempo stesso la fragile consistenza di quelle regole e convenzioni che regolano la nostra società e che non sempre si rivelano degne di rispetto, perlomeno del rispetto dell'umorista che fonda proprio la sua arte sul tentativo di demolire quanto di più ipocrita e instabile viene forgiato dalla mente dell'essere umano.

  In questa introduzione G. Mikes non tralascia di sferrare alcuni attacchi ad eminenti pensatori:     "I could summarise here all the leading theories but I shall not do so. They have been summarised often enough in excellent treatises (see, for instance, F.L. Lucas: Literature and Psychology ) nor will I go into the various classification between humour and wit; or into the categories of comedy, wit, joke, satire irony, mimicry - the last subdivided into caricature, parody and travesty. There are also enlightening classifications, they do everything except answer the basic question: what is humour ?" (pp. 17)

 

  Egli prosegue sostenendo la sua tesi con varie metafore ed approda ad affermare, quasi come il Croce, che il "problema umorismo" è una questione filosofica, più che estetico-letteraria: "Of course, the problem of humour is not a literary but a philosophical question." (pp. 17), dopo di che elabora alcuni giudizi che suonano tutt'altro che superficiali:

 

"Philosophy - if it is a science - is the king of all sciences: philosophers have  taught us all the wisdom about everything under the sun; they have raised a mighty monument of human knowledge but they have not yet solved even the very first question they posed themselves thousands of years ago. In fact, they have never solved anything. Whenever they have succeded in proving anything, other philosophers have equally convincingly proved its opposite. They have not solved the meaning of the universe and the aim of life; nor have they solved the question: what is humour." (pp.17-18). e prosegue: "We do not need to know what humour is - in the proper philosophical sense - to go on enjoying humour. Just as we don't have to know what life is to go on living. (pp. 18).

 

   Se Eugenio Camerini  scriveva: "Difficile è definire l'umorismo: fu tentato invano da parecchi esteti: ma, come il moto fu da quell'antico provato col  camminare,  così  noi  spiegheremo l'umore col dimostrare gli umoristi nel loro carattere essenziale e negli andamenti del loro carattere. (24), Mikes con una fantastica capriola  retorica afferma la priorità dell'umorismo, cioè di quel "flavour" che egli stesso non sa definire esattamente, ma che conosce a fondo e che sa costruire linguisticamente al fine di ottenere l'effetto desiderato:

 

"I, for one, am not certain at all that th