PREMESSA
Innumerevoli sono gli studiosi che si sono occupati del fenomeno comico-umoristico
e che hanno cercato di spiegare le ragioni psicologiche e sociali del riso; tale
constatazione di fatto è una sicura prova dell'importanza che la questione riveste
nell'ambito della ricerca culturale. Per di più la letteratura anglo-sassone ha offerto
nel corso dei secoli brillantissimi esempi di scrittori satirici ed umoristici; perciò
vari anglisti hanno dedicato grande interesse a tali autori ed alle tematiche congiunte
alla loro scrittura.
Non va poi dimenticato che il riso, le battute di spirito, ed il linguaggio comico
in generale rivestono una grande importanza nel mondo teatrale e cinematografico, come del
resto nella vita sociale di ogni giorno.
Per tali ragioni e per un interesse del tutto personale, ho creduto opportuno
dedicare tale lavoro all'analisi dell'opera di uno scrittore umorista qual è George
Mikes.
Poichè non esistono su tale autore libri di critica, ho impostato la ricerca
basandomi sull'ampia bibliografia che tratta delle tematiche comico-umoristiche in
generale ed ho cercato quindi di valutare quale possa essere il contributo di una certa
letteratura, e nel caso specifico di tale autore, all'etica ed all'estetica
dell'esistenza.
Ho
cercato inoltre, applicando le diverse teorie sul comico all'analisi di una certa produzione artistica, di individuare,
attraverso confronti e parallelismi, quali siano effettivamente le caratteristiche del
fenomeno umoristico; soffermandomi con particolare attenzione sugli aspetti psicologici e
sociologici della questione.
CAPITOLO I°.
I.1 IL
TERMINE UMORISMO. LE ORIGINI.
Secondo la concezione ippocratica, ripresa poi nel II°secolo d.C. da Galeno e
successivamente, nella fisiologia medievale e rinascimentale, da Ben Jonson e Robert Burton, gli
"Humours" (umori) erano liquidi (1)
contenuti all'interno del corpo ed erano elementi fondamentali
per la preservazione dell'organismo. Il giusto equilibrio di tutti questi componenti era
necessario per una buona salute e la malattia derivava proprio dall'irregolarità di
questa mistura. Tale dottrina, detta dell'Umoralismo,
serviva quindi a stabilire il "temperamento" di un individuo, cioè il suo
"carattere" ed era alla base della individuazione patologica del tempo. Successivamente il temine
"Humour" venne ad indicare una condizione di squilibrio mentale, un vizio, una
mania, una valenza negativa dell'individuo.
Ben Jonson, nel suo "Every Man out of his Humour"
distingueva due tipi di "humour"; il primo legato alla natura intrinseca del soggetto
(True Humour) ed il secondo legato
alle condizioni sociali dell'epoca, alla moda (Adopted Humour). In
questo tipo di commedia, detta appunto "Comedy of humours" egli tratteggiò una
acuta analisi della società del suo tempo, che offriva umori e modi adatti alla
rappresentazione satirica. Non a caso nel Rinascimento apparve "L'Elogio
della Pazzia" di Erasmo da Rotterdam
che venne affermando l'embrione di quello che sarebbe stato il nuovo spirito critico delle
generazioni future.
L'opera è indicativa ed illuminante per poter meglio affrontare il fenomeno
umoristico, infatti parte proprio dall'autocritica e dall'analisi dei difetti dell'uomo
per evidenziare gli aspetti irrazionali o folli della psiche umana; guardando le cose alla
rovescia e facendo uso di strumenti come il paradosso e l'ironia, attacca satiricamente
tutte le classi sociali consolidate dell'epoca e va affermando una nuova libertà
intellettuale. Il mondo stava cambiando, il nuovo universo era alle porte, i grandi
pensatori non si accontentavano di un'interpretazione fissa della realtà, non accettavano
i "dogmi" e gli "idola" del passato e si battevano per affermare le
loro idee, le loro scoperte, i loro metodi. Fù di questo passo che attraverso le ricerche
e gli scritti di Galileo, Keplero, Copernico, Campanella, Bacone, Leonardo, Newton, Locke,
Hobbes ecc. la vecchia concezione del mondo
crollò e apparve l'attuale configurazione.
L'apporto della cultura e della ricerca anglosassone fu indispensabile al processo
di rinnovamento e nel frattempo nell'ambito letterario gli inglesi cominciavano ad essere
orgogliosi per l'eccellenza delle loro commedie e andavano affermando che queste erano
superiori a quelle degli antichi e dei moderni francesi grazie al loro "humour".
Il primo che cercò di spiegare la particolare eminenza dello humour negli inglesi fu William Temple che nella sua Of poetry del 1690 asserì che la natura
umoristica era propria della nazione inglese ed era dovuta alla ricchezza del suolo, alla
tolleranza del governo e all'incertezza del
clima. (2) Il termine perdeva così la sua valenza negativa di "affected manner"
e diventava un'espressione naturale e caratteristica di una nazione di uomini liberi e
ricchi.
William Congreve in Concerning humour in comedy (1695)
confermò le osservazioni di Temple ed un altro
scrittore nel 1777 condensò la storia del "True humour" in poche parole
dicendo: "At length Commerce, and her companion Freedom, ushered into the world their
genuine offspring, True Humour." (cfr. nota 2).
Un nuovo clima culturale, più liberale e democratico, più espansivo e
scientifico, andava sempre più affermandosi, grazie anche e soprattutto alla grande
Rivoluzione del 1688, che aveva reso consapevoli gli inglesi della loro libertà e
delle loro forti potenzialità. E' evidente che il concetto di "Humour" andava
sviluppandosi in stretta connessione con l'evoluzione del concetto di "Natura"
che appariva in tutte le sue più varie manifestazioni, proprio nelle classi che
avevano un ordinamento di regole più elastico, meno influenzato dai modelli culturali
dell'epoca e dove i sentimenti naturali e primordiali erano parte integrante di tale sistema di vita.
A questo punto il termine aveva assunto valenze positive, indicava lo stato d'animo
e la disposizione intellettuale di una classe liberale e ottimista, incline all'allegria,
estremamente fiduciosa nelle proprie possibilità, attenta alla fenomenologia del reale,
pronta a criticare e a divulgare. Lo spirito di questo nuovo atteggiamento è
riscontrabile in un celebre brano dell'Addison (3)
dove l'autore affermava che dalla Verità (Truth) nasce il Buon Senso (Good Sense), e da
questo lo Spirito (Wit), il quale Spirito, sposandosi con una parente di linea
collaterale, l'Allegria (Mirth) genera lo " Humour".
Sin dalle origini dunque tale "Humour" si
caratterizzò come una realtà complessa; questo contribuì a generare un po' di confusione, soprattutto in chi cercò di
definirlo, tanto che nell'edizione dell'Enciclopedia Britannica del 1771 l'autore dell'
articolo sull' Umorismo, invece di elaborare una
definizione precisa, rimandò i lettori
a due altre voci ecioè "Fluido" (Fluid) e "Spirito" (Wit). (4)
Dunque fù proprio in questo
periodo storico che si
preparò il terreno che genererà in seguito scrittori che esalteranno
con le loro opere la letteratura inglese e con-
tribuiranno al successo di quello che ormai era diventato un vero e proprio stile.
I.2 DALL'EPOCA
ROMANTICA AI TEMPI MODERNI.
Con l'epoca romantica le definizioni si sviluppano ulteriormente, sino a delineare
il concetto di "Umorismo" in modo sempre più articolato e profondo. L'Umorismo
sembra diffondersi sempre più con l'evoluzione culturale della società stessa e sembra
diventare la caratteristica peculiare di quello che è ormai un nuovo spirito vitale,
tipico delle popolazioni anglo-germaniche, infatti come scriveva il Nencioni: "L'antichità, nel suo felice
equilibrio dei sensi e dei sentimenti, guardò con calma statuaria anche nelle tragiche
profondità del destino. L'anima umana era sacra e giovine allora, né il cuore e
l'intelligenza erano stati tormentati da trenta secoli di precetti e di sistemi, di dolori
e di dubbi. Nessuna penosa dottrina, nessuna crisi interiore aveva alterato la serena
armonia della vita e del temperamento umano. Ma il tempo e il Cristianesimo hanno
insegnato all'uomo moderno a contemplare l'infinito, a paragonarlo con l'effimero e
doloroso soffio della vita presente. Il nostro organismo è continuamente eccitato e
sovraeccitato; e secolari dolori hanno umanizzato il nostro cuore. Noi guardiamo
nell'anima umana e nella natura con una simpatia più penetrante, e vi troviamo delle
arcane relazioni e un'intima poesia ignote nell'antichità.... Il riso d'artista e la
comica fantasia di Aristofane, alcuni dialoghi di Luciano, sono eccezioni. L'antichità
non ebbe, nè poteva avere, letteratura umoristica.... Si direbbe che questa sia la caratteristica
delle letterature anglo-germaniche. Il cielo crepuscolare e l'umido suolo del Nord
sembrano più acconci a nutrire la delicata e strana pianta dell'Umorismo." (5)
Questa è un'opinione condivisa anche da Giorgio
Arcoleo, che evidenziò il ruolo fondamentale della Riforma Protestante e del Libero
Esame nello sviluppo di questa nuova mentalità; " Finalmente nella materia come
nello spirito sorge un nuovo mondo. E' un periodo di esultanza e al tempo stesso di
mestizia e di riflessione: ma si rivela con due tendenze spiccate, l'una presso le razze
germaniche, l'altra presso le latine: lì il Libero Esame o la Riforma: qui il culto della
bellezza e della forza, la Rinascenza. I contrasti si moltiplicano nelle istituzioni,
nelle leggi, nella letteratura.... Non è antitesi percepita dall' intelletto o intravista
dalla fantasia: non è lotta contro la natura umana, come nell'età di
mezzo; è dissonanza che stride in
tutte le sfere del pensiero e dell'azione: è il dissidio tra lo spirito nuovo e le forme
vecchie. In tale situazione il trionfo dell'uno o dell'altra ha influenza sulle
istituzioni, sulla scienza, sull'arte. Qui appunto va notata la differenza che spiega
in gran parte, perchè l'umorismo ebbe tanto sviluppo presso le prime, e riuscì quasi
nullo presso le seconde." (6)
Da allora una miriade di pensatori cercarono di analizzare e spiegare il fenomeno;
e tutti trovarono non pochi problemi nell'esprimere una definizione compiuta e
soddisfacente. Ognuno ha avanzato
ipotesi più o meno azzecate, ma all'interno di questa confusione babelica sul termine e
la natura degli umoristi, una cosa rimane evidente, ed è l'estremo interesse che la
problematica suscita. Un altro aspetto palese è la nuova sensibilità e capacità critica
di una cultura che porta l'uomo ad indagare sempre più nel profondo delle questioni,
conservando però una calma riflessiva ed un atteggiamento civile e tollerante. Il Pirandello, parlando nel suo saggio dell'essenza
dell'umorismo, notava argutamente: "La caratteristica, ad esempio, di quella tal
peculiar bonarietà o benevola indulgenza che scoprono alcuni nell'Umorismo, già definito
dal Richter: " Malinconia d'un animo superiore che giunge a divertirsi
finanche di ciò che lo rattrista." (7)
L'autore citato da Pirandello coniò parecchie definizioni dell'umorismo e
contribuì sicuramente a diffondere il prestigio di questo nuovo metodo nell'affrontare
l'analisi del reale. La descrizione migliore, secondo il suo modo di intenderlo, è
quella che riportò il Pirandello stesso nel suo saggio: "L'umore romantico è l'atteggiamento grave di chi compari il piccolo mondo finito con l'idea
infinita: ne risulta un riso filosofico che è misto di dolore e di grandezza. E' un
comico universale, pieno di tolleranza cioè e di simpatia per tutti coloro che
partecipando della nostra natura ecc. ecc.." (8). La nuova sensibilità romantica e
la tendenza ad affrontare la realtà in modo diverso e meno convenzionale risultano
evidenti in queste citazioni. Anche il Croce
rilevò, nel suo articolo sull'Umorismo le interpretazioni del Richter
: "Al Richter, com'è noto, risale la prima larga trattazione dell'umorismo, il quale
secondo lui, era il comico romantico, un sublime a rovescio, quella disposizione per cui
si cerca non più la stoltezza dell'individuo, ma la stoltezza del mondo." (9). Sigmund Freud nella sua opera (10) non tralasciò
il Richter e riportò queste sue frasi: "La libertà genera motti di spirito ed i
motti di spirito generano la libertà." e proseguì: "Profferire motti di
spirito significa semplicemente giocare con
le idee."
Dopo il periodo romantico, che ormai aveva digerito le varie conquiste
intellettuali del Rinascimento e dell'Illuminismo,
il mondo acquisisce un'inedita maturità e
scopre altre frontiere: ed in questa ennesima avventura anche l'umorismo gioca il suo
ruolo, come sottolinea indirettamente Domenico
Volpi che scrive: " Soprattutto
l'umorismo è una porta aperta verso "altre dimensioni" della realtà, la quale
non si ferma a ciò che è tangibile e
fruibile dai sensi, ma ha altri aspetti, può essere trasfigurato dalla fantasia, o
dall'umorismo. Vedere "l'altra faccia" delle cose è non farsi condizionare da
esse: superare la realtà immediata e conquistarne un'altra più profonda, da noi stessi
creata, è segno della libertà dello spirito. E' disponibilità dell'animo ad ogni dono o
sorpresa o scoperta gioiosa. E' un respiro più ampio. (11)
I.3 GEORGE
MIKES: NOTIZIE BIOGRAFICHE.
George Mikes nacque il 15 febbraio a
Siklós, un paese situato nell'Ungheria del sud. La famiglia era di origini ebraiche ed il
padre, avvocato, ne consentiva l'appartenenza alla classe dei professionisti, situata tra
l'aristocrazia e la classe dei lavoratori (contadini). Alfred Mikes era dotato di una
buona vena umoristica e si interessava di letteratura, non disdegnando l'hobby della
scrittura, doti che non mancheranno di influenzare il giovane George. La fanciullezza di
George fu spensierata, la sua educazione non eccesivamente severa, ma comunque ben curata;
egli stesso seguì infatti gli studi del fratello Tibor e della sorellastra, Hédy.
George restò orfano di padre all'età di dieci anni e due anni più tardi la
famiglia si trasferì a Budapest, dove la madre un anno dopo si unì in matrimonio col
fratello dell'ex-marito, che svolgeva l'attività di medico. George accettò di buon grado
la situazione, questo già a dimostrazione della sua serenità di spirito. Ecco come nella
sua autobiografia egli rievoca il fatto:
"My
very first reaction was to start crying bitterly and go on sobbing for a long time. It was
partly the shock, partly the effect of the tales of the Brothers Grimm. I had learnd from
those tales that people with step-fathers and step-mothers were the most miserable and
pitiable creatures on earth, so I felt very sorry for myself and Tibor. My second thought
was the peculiarity of my situation. I had never heard the expression: "deceased
wife's sister"- I only realised that Hédy my cousin was now to become my sister:
Dezso my uncle was now to become my father; and in a sense, my own mother by marrying my uncle, was to become my aunt. In Tibor alone could
I find reassurance, he seemed to be a rock in this sea of confusion, he was to remain my
brother. I need not have worried. Everything worked out well. Hédy and I fully accepted
each other as brother and sister from the very first moment to the last. I accepted my step-father, too." (12) |
La nuova famiglia non ebbe particolari problemi, grazie anche all'agiatezza della
situazione economica. La madre desiderava che il figlio diventasse egli stesso medico o
almeno avvocato, ma il piccolo George era di parere diverso ed aspirava invece ad
intraprendere la carriera giornalistica.
I risultati scolastici di George furono sempre soddisfacenti ed egli risultava
particolarmente brillante nelle materie letterarie, come del resto anche nelle
scientifiche. Finito gli studi liceali, ed ottenuta la maturità, George si iscrisse alla
facoltà di Legge ed iniziò contemporaneamente a frequentare la redazione di un giornale
locale: "A Reggel" (Il mattino.), l'equivalente dell'inglese
"Sundays". Negli anni a seguire George riuscì sia a diventare giornalista, sia
a laurearsi in legge (1934). Egli si interessava di vari argomenti, ma i suoi articoli
erano principalmente di critica teatrale, mondana e cinematografica. In questi anni
frequentava giornalisti, attori, intellettuali vari che si radunavano nei vari caffè di
Budapest e respirava un'aria dove il buon senso e, per meglio dire, il senso dell'umorismo
non mancava di certo: a questo proposito la
sua autobiografia è indicativa:
"The
joke was another speciality of Budapest. Jokes of course, were not invented there, not
even all the Budapest jokes. (I have written
a great deal about jokes and do not intend to repeat here what I have said before, but
during my previous researches I was struck by their ubiquitousness. The first appearance
of one joke was traced to the Paris Commune in 1871. It was resurrected in modern guise in
Hungary and Poland in 1945 and was being told in China in the late '70s.) Budapest prided
itself on its jokes, very often witty and to the point. But as Budapest regarded itself as
the City of Jokes, which had to respond with a joke to everything that happened...(Mikes
op. cit. pp.81). |
Il lavoro al giornale fu un tirocinio molto costruttivo, egli scrisse ogni genere
di articoli, con la sola eccezione di quelli sportivi e politici, che non mancheranno
invece nella sua produzione successiva.
All'epoca il periodo nazista non sembrava imminente e il giovane conduceva una vita
senza preoccupazioni. Cominciò a scrivere su una rivista di teatro e frequentava i soliti
amici giornalisti e attori. Poco tempo dopo la pressione nazista sull'Ungheria aumentò e
furono annunciate le prime leggi anti-ebraiche. Visto che George non aveva mai voluto
publicizzare il fatto di essere ebreo cominciò a maggior ragione a sentirsi in inbarazzo
e nel frattempo maturava l'idea di espatriare. Dapprima pensò di andare in Francia, poi
gli fu consigliato di recarsi in Inghilterra; e proprio la riuscì ad andare in qualità
di inviato di un paio di giornali di Budapest; avrebbe dovuto fermarsi una quindicina di
giorni per mandare notizie fresche da
Londra, ma in realtà non fece più ritorno, molto probabilmente anche a causa dello
scoppio della Seconda Guerra Mondiale. A Londra nonostante
i tempi non troppo felici e tranquilli, egli continuò ad avere una vita spensierata e
riuscì a diventare una grande giornalista e un
grande scrittore; proprio un individuo fortunato e felice, come egli stesso non tralasciò
di ammettere.
Per tutto il resto della sua vita egli visse a Londra, eccetto naturalmente i brevi
periodi, dedicati ai viaggi, trascorsi all'estero. Egli in un primo tempo continuò a
mandare articoli ai giornali di Budapest, poi successivamente riuscì ad impiegarsi presso
la B.B.C. (Sezione Ungherese.)
La Comunità Ungherese a Londra era cospicua e George viveva assieme ad altri
intellettuali ed artisti, frequentando persone destinate ad avere un buon successo nelle
rispettive carriere, come ad esempio Arthur Koestler, André Deutsch ed altri. La sua
attività di scrittore iniziò con dei libri che raccontavano storie di personaggi
coinvolti con gli incalzanti avvenimenti di guerra in Europa e non portavano neanche il
suo nome, ma erano spacciati per racconti autobiografici dei protagonisti. Di questo passo
George conobbe editori e scrittori vari ed iniziò a farsi strada nel mondo della
letteratura.
In questi anni Mikes si sposò, ebbe un figlio, Martin, e con altri amici fondò il
movimento degli Ungheresi Liberi di cui occupò varie cariche.
Alla fine della guerra, un suo libro, il lavoro di un reporter e non di uno
scrittore, come pensava lui, intitolato, We Were to Escape che raccontava
la storia di un capitano slavo scappato dalla Germania, ebbe un notevole successo e fu
venduto in un attimo. La recensione
del "Times Literary Supplement" diceva così: " There is a peculiar kind
of
Slav humour in this work, and all through this narrative it is more or less present. Even
without it, the story would be one of the best that has come out of the war... It is
something new in the way of escapes from P.O.W.
camps and is full of thrills and exiciting adventures with humour added, it has the light
touch that turns unpleasant and indeed horrifying experience into good reading. Even the
appalling monotony of camp life.... is presented in a comic light." (13)
Questa recensione fece capire a Mikes di avere buone possibilità di riuscita come
scrittore, egli infatti nella sua autobiografia scrisse:
"After
some heart-searching I was driven to the conclusion that I might as well attempt to write
something which would not cause me painful surprise to find described as humorous. One
phrase especially reverberated in my memory: "... the light touch that turns
unpleasant, indeed horrifying experience into good reading.". I sat down and told all
about my unpleasant, indeed horrifying, experiences among the English. The result was a
little book, called How To Be an Alien. (op.cit. pp. 162). |
Il piccolo libro ebbe grande fortuna, varie edizioni si susseguirono e gli editori
stranieri comprarono i diritti di pubblicazione. Questo diede a George Mikes una certa
stabilità economica e così nel 1951, cinque anni dopo la pubblicazione di How To Be an
Alien, lasciò
il suo lavoro
alla B.B.C.
Da allora, dopo essersi separato dalla prima moglie e sposato nuovamente, cominciò a girare il
mondo ed a scrivere libri, a cadenza quasi annuale, sulle sue nuove esperienze di vita nei
vari paesi del mondo. La sua produzione
letteraria quindi fu largamente influenzata dai suoi viaggi e soprattutto dal suo stile
umoristico. Mikes scrisse per quasi tutti i giornali inglesi e venne regolarmente invitato
ad esprimere le sue opinioni alla B.B.C. Nei primi anni cinquanta seguì proprio per la
B.B.C. la Rivoluzione in Ungheria, sulla quale scrisse anche un paio di libri.
Mikes conobbe parecchi uomini famosi, tra i quali figurano: Albert Einstein, Arthur
Koestler, Graham Green, J.B.Priestley ed altri; egli fu accettato nei Clubs più esclusivi
di Londra, questo a testimonianza che come voleva la madre egli era diventato un vero
"Gentleman" alla fine.
Negli ultimi anni della sua vita, Mikes non tralasciò di mettere a disposizione la
sua vasta esperienza ed abilità nel mondo della scuola e si prodigò quindi come preside
di un istituto.
Per gli ungheresi egli rimaneva l'uomo che era emigrato ed era diventato uno scrittore inglese, per gli
inglesi rimase
Mikes, l'Ungherese.
Egli scrisse sempre in modo brillante e divertente senza trascurare però di essere
acutamente critico e saggio, come risulta evidente dal brano conclusivo della sua
autobiografia:
"Unlike
Malcom Muggeridge, I do not look forward to death with eager anticipation. He hopes to get
to heaven but he may, of course, get the shock of his life-death by getting nowhere at
all. I do not expect to survive in any form or fashion and have no desire to do so. What a
horrible place this world would be if all the people ever born were still around. What a
burden it wuold be on the Ministries of Pension all over the world. Being born involves
the certanty of death. Only those countless millions, the unborn ones, are really safe.
They will not die, but neither can they have any fun. I think it is one of the beauties of
life that it is not eternal. It would be a frightful bore to go on and on and on, even in
reasonable health. Besides, I am used to being dead. Death is simple non-existence and we
are all used to non-existing. I did not exist in 500 b.C. or in 50,000 b.C. or in 1793.
Why should not existing in 2217 or 3117 be any different? Death is simply the end of the
story. If one is lucky, a good end to a pleasant story, for me, if I am lucky, it will be
simply the last anecdote." (op. cit. pp. 242-243). |
Infatti poco prima egli aveva asserito:
"Looking back at my life, it seems that it has been a long string of anecdotes."
Al tempo in cui scriveva
queste frasi, correva l'anno 1982, cinque
anni dopo, il 31 agosto, George Mikes moriva.
BOOKS BY
GEORGE MIKES.
THE EPIC OF LOFOTEN
|
1941 |
WE WERE TO ESCAPE
|
1945 |
HOW TO BE AN ALIEN
|
1946 |
HOW TO SCRAPE SKIES
|
1948 |
HOW TO BE AFFLUENT
|
? |
WISDOM FOR OTHERS
|
1950 |
MILK AND HONEY
|
1950 |
DOWN WITH EVERYBODY
|
1951 |
SHAKESPEARE AND MYSELF
|
1952 |
UBER ALLES
|
1953 |
EIGHT HUMORISTS
|
1954 |
LITTLE CABAGGES
|
955 |
ITALY FOR BEGINNERS
|
1956 |
THE HUNGARIAN REVOLUTION
|
1957 |
EAST IS EAST
|
1958 |
THE A.V.O. A STUDY IN INFAMY
|
1959 |
HOW TO BE INIMITABLE
|
1960 |
THE RICHES OF THE POOR
|
? |
SWITZERLAND
FOR BEGINNERS |
1962 |
PRISON (a
symposium edited by G. Mikes) |
1963 |
MORTAL
PASSION (a novel) |
1963 |
HOW TO
UNITE NATIONS |
1963 |
EUREKA:
RAMMAGING IN GREECE |
1965 |
TANGO: A SOLO ACROSS SOUTH AMERICA |
1966 |
THE DUKE OF BEDFORD'S BOOK OF SNOBS(main
author Bedford John Russel) |
1967 |
NOT BY SUN ALONE: A JAMAICA JOURNEY |
1967 |
BOOMERANG: AUSTRALIA REDISCOVERED |
1968 |
THE PROPHET MOTIVE: ISRAEL TODAY AND TOMORROW |
1969 |
THE LAND OF THE RISING YEN: JAPAN |
1970 |
HUMOUR IN MEMORIAM |
197O |
HOW TO RUN A STATELY HOME |
1971 |
ANY SOUVENIRS? CENTRAL EUROPE REVISITED |
1971 |
THE SPY WHO DIED OF BOREDOM |
1973 |
CHARLYE |
1976 |
HOW TO BE DECADENT |
1977 |
ENGLISH HUMOUR FOR BEGINNERS |
1980 |
TSI-TSA: THE BIOGRAPHY OF A CAT |
1981 |
HOW TO BE SEVENTY: AN AUTOBIOGRAPHY |
1982 |
ARTHUR KOESTLER: THE STORY OF A FRIENDSHIP |
1983 |
HOW TO BE POOR |
1983 |
HOW TO BE A GURU |
1984 |
HOW TO BE GOD |
1986 |
I.4 EIGHT HUMORISTS. LE PRIME ANALISI SULL'UMORISMO.
George Mikes è un giornalista, un narratore, un attento testimone delle diverse
realtà che lo
circondano, ed essendo per di più un autore brillante costella tutta la sua opera
di considerazioni e riflessioni sull'umorismo.
Egli si ritiene solo un arguto osservatore, peraltro "molto saggio", come evidenzia nel corso dei suoi scritti (14), e non fa altro che cogliere tutti idiversi aspetti del mondo che ci circonda e li sottopone poi ad una spietata e rigorosa analisi attraverso le potenti lenti del suo raffinato microscopio intellettuale.
E' la realtà stessa che gli offre il materiale per le sue creazioni, egli si
limita a cogliere i lati paradossali e divertenti del mondo in cui viviamo, sempre in How
To Be a Guru egli riporta infatti:
"For a
long time I, as a beholder, was convinced that humour - as I have just pronounced - was in
my eyes. I could not help seeing everything around me as grotesque, funny, contradictory.
That was how and why I had been labelled as a humorist. I could not help it, that was my
destiny, the inevitable result of my genes and my early upbringing. Through no fault of my
own I reflected a distorted image of the world. Then slowly, very slowly, it dawned on me
that I was mistaken. I see the world as it is. It is the world that is grotesque, funny,
and paradoxical, not my view of it. It is the world that is distorted, not my vision. I am
a sober observer, objective and matter-of-fact. It is the world that is crazy." (pp.
11) |
Le deduzioni di Mikes sono le stesse di molti
altri illustri scrittori; Erasmo e Camus, Voltaire
e Twain la pensavano allo stesso modo ed Henry
Fielding nella sua prefazione a Joseph
Andrews scriveva: "And perhaps, there is one reason, why a comic writer
should of all others be the least excused for deviating from nature, since it may not be
always so easy for a serious poet to meet with the great and the admirable: but life every
where furnishes an accurate observer with the ridiculous." (15)
Mikes aveva iniziato ad esplorare l'umorismo con
una raccolta di saggi dal titolo Eight Humorists(16);
nella parte introduttiva del testo vi sono
alcune speculazioni letterarie di carattere piuttosto generale, ma egualmente
significative:
"By
trying to write a book of serious essays about humorists and thus - at least as far as
appearances are concerned - giving them the treatment usually allotted to more serious
writers, I have tried to do a service to my own literary class and - If I may say so -
first of all to myself." (pp.10) "A
humorist is a writer, like the rest. He may make superficial fun on manners, he may crack
jokes on the obvious or again he may be a serious and profound critic of society." (pp.11) |
L'opera è un'apologia dello scrittore
umorista e tende ad asserirne il valore, a volte sminuito da alcuni critici che
elargiscono i loro favori ad autori considerati più seri e nobili. Al tempo stesso Mikes
mette in luce alcune caratteristiche peculiari dell'umorismo: per esempio il suo piglio
intellettualistico:
"Great
tragedy is more emotional, and consequently less intellectual, than great humour." e
ancora: "Tears may be reckoned superior to laughter since tears cleanse us while
laughter makes us feel guilty." (pp. 12). |
Sembra emergere da queste affermazioni la natura inquisitoria, di giudice severo,
che pertiene all'umorista, intento a denunciare ed evidenziare i difetti del nostro
comportamento sociale e per questo a volte screditato, proprio perchè scomodo nei
confronti della falsa virtù e del vero vizio.
Mikes va già pian piano costruendo quella che è una vera e propria filosofia,
concernente tutte le tematiche fondamentali, dalla religione alla politica, dalla storia
alla sociologia, dalla psicologia all'economia. Già
in questo suo primo studio si chiede:
"What
is humour ? I don't know,.... Here it will suffice to say that essentially - at least for
me - it is no less and no more than the original Latin word denotes: flavour. It is simply
a special flavour, a way of looking at things." (pp. 13). |
Ciò implica l'idea di un attento osservatore che guarda, cerca di capire,
illustra, critica, ammonisce, spiega e racconta le assurdità della vita stessa e fa il
tutto con una certa soavità e con un brillante "fair play", consapevole che
nella nostra esistenza tutto è interrelato. Da
questa prospettiva egli si avvicina al pensiero del Nencioni
il quale considerava l'umorismo "Una naturale disposizione del cuore e della mente a osservare con simpatica indulgenza le contraddizioni e le
assurdità della vita." (17). Mikes continua:
"A
sense of humour is considered the flower of a noble soul. The man with a sense of humour
is supposed to be able to look at things with detachment and see the smallness in teh
great and the ludicrous in the magnificent. He is able to laugh at himself and this is
regarded as one of the supreme human qualities."(pp.14). |
Riscontriamo dopo queste affermazioni una
sorprendente analogia di opinioni con il già citato Richter che scriveva: "The observer of a
humorous situation must subjectively identify himself with the object of his laughter and
thereby the object of his laughter is himself as well, indeed all humanity, of which both
he and the object are a part...." (18).
Proseguendo nell'analisi ci si accorge
che non è del tutto semplice scoprire il vero significato della questione; per esempio il
Baldensperger
, ricordando anche le ricerche del Cazamian
edite nella Revue Germanique del
1906, sosteneva che l'umorismo sfuggiva alla
scienza per il grande numero delle sue variabili e affermava: " Il n'y a pas
d'humour, il n'y a que des humoristes." (19).
Dello stesso avviso troviamo un'altro illustre
studioso, il Croce che asseriva:
"Il critico letterario deve andare oltrequesteosservazioni generiche: deve
individualizzare. Per lui, non c'è l'umorismo, ma c'è Sterne, Richter, Heine..." (20).
Così anche Robert Escarpit (21) e quasi
tutti gli studiosi che hanno analizzato il fenomeno anche in tempi più recenti e sotto
altre angolazioni, come ad esempio il La Fave
(22) che conclude: "L'essenza dello humour attende ancora il suo scopritore.",
sono concordi
nella generale difficoltà di definire
lo Humour.
Dunque non è fuori luogo che anche Mikes non riesca a dare una definizione ed una
spiegazione assoluta all'umorismo. Egli scrive, con il suo caratteristico stile:
"The
first difficulty in the definition of humour was that people approached it from different
angles. Aristotle looked at it from an aesthetic point of view, Bergson as a philosopher
and Freud as a psychologist. It is the story of rain, all over again." (pp. 17) |
Per
capire il paragone bisogna considerare il seguente passo, riportato poco prima:
"And
now I should like to return to the question: what is humour ? Well, what is rain ? It is
something different for the meteorologist and the farmer; for the bank clerc it may be the
phenomenon which spoils his week-end, for the cinema owner it may be the phenomenon which
makes his week-end profitable.... One can also say that whatever different individuals may
have, rain is still rain, and scientific definition will lead to precise results. But this
is not true. There is nothing magic about the methods which claim to be scientific.
Different sciences may reach different results, even
when dealing with the very
same case. Legal insanity, for example, is vastly different from medical insanity.
Physicians may diagnose a man sick: judges may call him a criminal. Medically he may be an
invalid, but legally he will be hanged." (pp. 16-17) |
Da queste considerazioni ci rendiamo conto di come Mikes sia estremamente
pragmatico nell'affrontare la questione, è infatti questa una delle caratteristiche
fondamentali della sua vena letteraria che ci evidenzia come lo scrittore spiritoso sia
estremamente legato alla concretezza della visione .
Si tratta di un sano empirismo che riesce a mettere in rilievo, attraverso la
dialettica metaforica, la relatività delle considerazioni scientifiche, come del resto è
stato sottolineato da eminenti studiosi quali Thomas
Khun, Paul K. Feyerabend, Albert Einstein ecc. (23) e dimostra al tempo stesso la
fragile consistenza di quelle regole e convenzioni che regolano la nostra società e che
non sempre si rivelano degne di rispetto, perlomeno del rispetto dell'umorista che fonda
proprio la sua arte sul tentativo di demolire quanto di più ipocrita e instabile viene
forgiato dalla mente dell'essere umano.
In questa introduzione G. Mikes non tralascia di sferrare alcuni attacchi ad
eminenti pensatori: "I could summarise here all the leading
theories but I shall not do so. They have
been summarised often enough in excellent treatises (see, for instance, F.L. Lucas: Literature
and Psychology ) nor will I go into the various classification between humour and
wit; or into the categories of comedy, wit, joke, satire irony, mimicry - the last
subdivided into caricature, parody and travesty. There are also enlightening
classifications, they do everything except answer the basic question: what is humour
?" (pp. 17)
Egli prosegue sostenendo la sua tesi con varie metafore ed approda ad affermare,
quasi come il Croce, che il "problema
umorismo" è una questione filosofica, più che estetico-letteraria: "Of course,
the problem of humour is not a literary but a philosophical question." (pp. 17), dopo
di che elabora alcuni giudizi che suonano tutt'altro che superficiali:
"Philosophy
- if it is a science - is the king of all sciences: philosophers have taught us all the wisdom about everything under
the sun; they have raised a mighty monument of human knowledge but they have not yet
solved even the very first question they posed themselves thousands of years ago. In fact,
they have never solved anything. Whenever they have succeded in proving anything, other
philosophers have equally convincingly proved its opposite. They have not solved the
meaning of the universe and the aim of life; nor have they solved the question: what is
humour." (pp.17-18). e prosegue: "We do not need to know what humour is - in the
proper philosophical sense - to go on enjoying humour. Just as we don't have to know what
life is to go on living. (pp.
18). |
Se Eugenio Camerini scriveva: "Difficile è definire l'umorismo:
fu tentato invano da parecchi esteti: ma, come il moto fu da quell'antico provato col camminare, così noi spiegheremo
l'umore col dimostrare gli umoristi nel loro carattere essenziale e negli andamenti del
loro carattere. (24), Mikes con una fantastica capriola
retorica afferma la priorità dell'umorismo, cioè di quel "flavour" che
egli stesso non sa definire esattamente, ma che conosce a fondo e che sa costruire
linguisticamente al fine di ottenere l'effetto desiderato:
"I, for one, am not certain at all that th |