IL MONDO DEL CINEMA

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CERCA IN TUTTO IL SITO UMORISTICO

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Il cinema è come la vita senza le sue parti più noiose diceva il vecchio Hitchcock e quindi non poteva di certo mancare in questo sito, anche se a dire il vero la maggior parte della sua produzione ha poco a che fare con l'umorismo nero. Vedremo quindi di fare del nostro meglio parlando di uno dei pochi film sull'argomento, che guarda caso non poteva che essere stato girato ed interpretato da Charlie Chaplin, il mitico Charlot. A questo grande eroe del cinema di tutti i tempi, al più grande clown dello schermo è proprio dedicato questo piccolo saggio di C. W. Brown, nell'attesa che questa sezione si possa riempire di notizie interessanti ed umoristiche sulla grande epopea della settima arte!

Certo il cinema comico aveva sin dall'inizio avuto successo perché si prendeva gioco dei poliziotti, dei ricchi e dei gonzi, sminuendo non poco quella falsa dignità del potere che ogni giorno opprimeva le persone comuni, ma Chaplin andò oltre, ben oltre il senso del bene e del male, proprio come Blake e Nietzsche, rivelandoci che la nostra esistenza non è altro che un impossibile assurdità. Chaplin era un grandissimo anticonformista, questo era il suo più grande pregio e per alcuni il suo più grande difetto, tanto che l'America lo costrinse ad espatriare e a rimanere all'estero pur di evitarsi la prigione!

Il cinema del grande attore regista è sempre stato caratterizzato dal fondersi di opposte emozioni, dalla perfetta integrazione di pathos e humour, dalla denuncia lucida, comica ed emotiva delle grandi follie e delle grandi ingiustizie del mondo. Così la valenza comica dei suo capolavori viene a mitigare la consapevolezza tragica della nostra esistenza cercando contemporaneamente di far capire al grande pubblico i rischi della nostra umanità in preda alla sua spietata stupidità.

Così dopo la denuncia al mondo delle follie del potere e della dittatura politica e militare in grande stile, rappresentata nel film Il Grande Dittatore del 1940, Chaplin passa alla denunica dei rischi dell'ipocrisia e della spietata logica nichilistica presente all'interno dell'uomo medio borghese impegnato a fondo nella sua misera routine giornaliera attraverso il film Monsieur Verdoux del 1947, grande opera, spesso snobbata e non capita dalla critica e dalla stampa, in cui il grande regista da una magnifica prova del suo portentoso senso dell'umorismo nero e della sua vena surrealista.

Monsieur Verdoux si apre sull'immagine di una lapide, con la scritta: Henry Verdoux 1880-1937 e una voce fuori campo dice: "Permettete che mi presenti: Henry Verdoux". Si capisce bene che si entra subito nel vivo del racconto macabro grottesco delle grandi imprese del nostro eroe, o meglio del nostro anti-eroe, come dirà Flaiano il quale farà notare come Verdoux non sia assolutamente un mostro, ma un uomo assolutamente normale, uno di quelli su cui la società fa assegnamento per la sua difesa. Ebbene l'avvertimento di Chaplin è che questo pilastro del nostro mondo comincia a tarlarsi e si sta trasformando nell'essere più pericolo e più delinquenziale che popola il nostro pianeta, vale a dire l'uomo!

Se per il generale von Clausewitz, ha detto Chaplin, la guerra era la continuazione della politica con altri mezzi, per Verdoux il delitto è la continuazione degli affari con altri mezzi. Non c'è più alcuna logica, né alcuna morale dunque, se non quella della "mors tua vita mea", del conflitto, della competizione e del guadagno! Il film corre perciò sul binario continuo della sdrammatizzazione che trasforma il macabro in grottesco e la tragedia in farsa.   Verdoux è dunque disperato dentro perché è il mondo ad essere disperato, e quindi sa che per difendersi in un mondo di spietati bisogna essere spietati!  Certo bisogna tuttavia anche sapere che il crimine non paga se condotto su piccola scala e Verdoux lo sa infatti la sua dichiarazione finale recita: "Uccidere una persona è un omicidio, ucciderne un milione è eroismo".

Monsieur Verdoux è comunque un tranquillo personaggio della media borghesia e crede in tutte le istituzioni più solide della sua classe, il denaro, le banche, la famiglia, il matrimonio, la legge, la conversazione; come tutti i suoi colleghi ama la natura, i giardini, gli animali, le buone maniere ed ha persino un cuore tenerissimo! Non ama la volgarità, l'eros più sfrenato, le carni troppo esibite, troppo vitalistiche ed è così che con il suo spirito puro uccide la bellezza di quattordici donne e si guadagna perciò un posto di tutto rispetto nei grandi eroi neri della letteratura mondiale.

Così come un grande criminale che raccoglie dentro di se tutta l'angoscia dell'esistenza Verdoux continua dignitosamente il suo cammino fino a quando decide di farla finita e di consegnarsi alla polizia, per consacrare così definitivamente la libertà della sua arte comica ed immortale! Il mitico Charlot con questa sua grande opera ha fatto capire a chi ha orecchie per intendere che il nostro più grande nemico è dentro di noi e davanti ai giudici che lo condannano, tranquillo e sereno afferma:" Nell'atto di lasciare questa valle di lacrime, voglio dirvi soltanto: a ben rivederci. E presto".

Chaplin con questo film ci vuole quindi dimostrare che vivendo in una società ormai alienata, l'uomo può permettersi di tutto, anche la distruzione nichilistica della sua ontologica essenza ed è inutile condannare Monsieur Verdoux, perché noi lo condanniamo ad andarsene, ma lui ci condanna a restare! L'alienazione dunque non può far sopravvivere una qualsiasi forma di coscienza ed è questo il rischio delle nostre società opulente ed egoiste, popolate di tanti inconsapevoli Verdoux, che per di più non hanno nenache la minima parte della grande arte umoristica del nostro supremo Chaplin! 

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Sapete perché la vendetta è così buona? Perché è dolce e non fa ingrassare! A. Hitchcock
Il cinema è come la vita, soltanto senza le sue parti più noiose! A. Hitchcock
Sorridere? Fa bene alla salute! Dopo libri, mostre, saggi, adesso al sorriso e' dedicato perfino un museo: on line si trova una divertente galleria di immagini in continua crescita grazie al contributo dei navigatori, che possono partecipare anche a un concorso sul tema. Il museo del sorriso (in francese e in inglese) e' all'indirizzo: http://www.musee-du-sourire.com  
Cine-sadismi
Il cinema ha avuto nei confronti di De Sade un rapporto cruciale e variopinto. I primi a interessarsi alla sua opera furono i surrealisti. Il geniale regista spagnolo Luis Buñel dichiara nella sua autobiografia: "Avrei dovuto leggere Sade prima di qualunque altra cosa. Quante letture inutili!". E la sua opera risente molto dell'influenza dello scrittore francese. Ne l'Age d'or le citazioni da Justine e dal Dialogo fra un prete e un moribondo sono lampanti. Senza dimenticare le fantasie di Catherine Deneuve in Bella di giorno (1967) chiaramente ispirate alle pagine de La filosofia del Bouduoir. I surrealisti fecero di Sade una sorta di alfiere e padre del Nuovo Mondo che si proponevano di costruire sovvertendo qualunque regola morale, civile, sociale quello precedente avesse costruito e imposto.
Giovanni Colucci
Sadismi spagnoli
Un altro regista spagnolo, Jesus Franco, noto soprattutto ai fan del trash perché capace di sfornare film a raffica (di fatto la sua filmografia è incalcolabile), ha dedicato al Marchese diverse pellicole. L'isla de la muerte (1969, noto in Italia col titolo di Decameron francese) è una versione fanta-orrorifica di Eugenie, in cui la carenza dei mezzi e l'approssimazione della messa in scena mettono in forse la stessa comprensione della storia. L'anno seguente Franco propone un altro adattamento da Eugenie col titolo di De Sade 2000. Il risultato non merita neppure un commento visto che alcune scene sono prese a piè pari dalla versione precedente. Più interessanti sono Die Marquise von Sade (1976), film biografico che Franco girò per questioni economiche in Germania, e l'adattamento molto poco fedele di Justine dal titolo Justine ovvero le disavventure della virtù (1969). L'atmosfera del film è incerta tra lo squallore del voujerismo morboso e il ridicolo involontario eppure il cast stravagante (Klaus Kinski nel ruolo di Sade, una scollacciata Romina Power in quello di Justine e ancora Jack Palance, Akim Tamiroff e Sylva Koscina) ne fanno per alcune frange cinefile estremiste un cult movie.
Giovanni Colucci
La verità, tutta la verità, nient'altro che la verità
I due migliori film ad alto tasso di sadismo sono senz'altro il capolavoro di Pier Paolo Pasolini Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) e Marat-Sade (1967) di Peter Brook. Il primo (ultimo film di Pasolini e suo testamento spirituale) mette in scena le torture del più noto dei romanzi di Sade in una villa in cui alcuni gerarchi fascisti, durante la Repubblica di Salò, si sono rifugiati. La complicità tra il sadismo dei carnefici e il masochismo delle vittime, il rigore glaciale e insostenibile della regia, l'umorismo macabro portano lo spettatore in fondo al cuore nero dell'umanità e fanno di questo film un grido di morte e bellezza assolute.
Marat-Sade, tratto dal dramma di Peter Weiss, è invece una delle rare incursioni cinematografiche del grande regista teatrale Peter Brook. I temi dell'esuberanza della follia e della quotidiana banalità della norma, le riflessioni sul marcio del potere e sulla potenza dell'immaginario trovano espressione in una messa in scena barocca e parossistica, affascinante e grottesca.
Giovanni Colucci
Altri sadismi
Film degno di nota è anche Il teschio maledetto (1965), una produzione della Amicus (la casa di produzione horror inglese rivale della Hammer) per la regia di Freddie Francis, adattamento del racconto di Robert Block The Skull of Marquis de Sade. Lo spunto iniziale della pellicola vede Peter Cushing alle prese con il malvagio teschio redivivo del Marchese.
Del 1993 è invece il più brutto film di Tobe Hooper (Non aprite quella porta, Poltergeist), Night Terrors nel quale Robert Englund (Nightmare) è una malvagia reincarnazione di De Sade.
L'interesse per la vita e le opere del Marchese sembra rinascere nel 2000. Benoit Jacquot ha infatti presentato all'ultima edizione del festival di Venezia il suo Sade, notevole ricostruzione di un breve periodo della vita del Marchese in cui giganteggia uno strepitoso Daniel Auteil. In attesa che arrivi anche in Italia Quills di Philip Kaufman (L'insostenibile leggerezza dell'essere, Sol levante) che ha incassato diverse polemiche negli Stati Uniti e che vede partecipare Geoffrey Rush, Kate Winslet, Joaquin Phoenix e Michael Caine in quella che vuole essere la migliore ricostruzione cinematografica della vita del Marchese.
Giovanni Colucci
"Hymn of the corp sciolt"

Vi volevo fare un pezzo che me l'hanno anche richiesto, ch'è intitolato l'"Inno del corpo sciolto", per ristabilire l'armonia... Non ve la spiego la canzone, tratta dall'omonimo inglese, "The hymn of the corp sciolt", e dal mio 33 giri "Amore lavati", un pezzo sull'igiene intima, che mi son trovato male a volte, quindi... Questo pezzo, amici, è un pezzo tragico, triste, che parla che bisogna fare la popò, e dice che più se ne fa meglio si sta. Dice anche altre cose tristi questo pezzo, che dopo fatta questa popò bisgnorebbe pulirsi dietro perchè non sta bene andare in giro sudici in quella maniera, eh...

Mah, è un pezzo sulla gioia, sull'allegria e sull'amore diciamo della vita, e di queste attività delle quali abbiamo parlato prima e sulle quali torneremo dopo. Ma vengo senza dubbio al fatto. Non la dedico a nessuno, che a volte si incazzano... Va fatta in silenzio mi raccomando, senza batter le mani perchè se si perde una parola siamo rovinati.
Roberto Benigni
Lo sventrapapere

Sesso: Ma cosa avete voi donne che attira così l'omo? Me lo avete a dire, oramai sono giunto all'età. Devo sapere cosa c'avete in quella zona là, giusto per saperlo. C'hai un trattore? Un treno? La Firenze Mare? La galleria del Monte Bianco? Fammi vedere un secondo, giusto per vedere un attimo quell'affare là. Mai visto? Sì, qualche volta sì, a dir la verità. Ma come mai attira tanto l'omo quell'azienda là? Piero Angela dov'è? Angela, ma lei ha fatto il viaggio dentro al corpo umano me lo vuol dire cosa c'è là nella donna? Già, si è fermato prima perchè lì è zona pericolosa. L'hanno messa al centro del corpo perchè così non ci si sbaglia mai. Come si chiama da piccini? La gattina, la chitarrina, la passerottina, la fisarmonica... ognuno le ha messo il nome suo, la picchia, la crepaccia, per i napoletani è la pucchiacca! E' bellissima, è focosa... La tacchina, la topa, la sorca, la patonza, la bernarda, la gnocca, la gnacchera, l'anonima sequestri. Poi i termini medici, la vulva... Oh, la vulva fa paura, guarda che vulva! E' spaventosa. Ce n'è anche per quello maschile: pisello, pisellino, pistolino, pipino, poi quando si cresce il randello, la banana, la verga, la mazza, il cetriolo, il pesce, l'uccello, lo sventrapapere, lo spaccapassere, il Blackedecker, il più lo butti giù e più ritorna su...
Roberto Benigni
Quando penso a Berlusconi

Politicamente corretto: Fermiamoci al concetto politico corretto: Berlusconi è un bischero. Fa schifo, no?

Berlusconi: L'uomo che possiede tutto, che se compra "La Repubblica" non va in edicola, ma passa direttamente alla direzione e si porta via anche l'"Espresso" e l'intera Mondadori. Sempre con quel doppiopetto anni Trenta, sembra la parodia di un gangster: Al Cafone.

Berlinguer: Secondo me Berlinguer, insieme a Gozzano, è uno dei più grossi poeti del novecento. Lui era un buddista, aveva quella dolcezza indiana, quella calma, una via di mezzo tra Budda e Gozzano, una signorina Felicita di Nuova Delhi.

Al raduno dell'Ulivo: Ero a Milano e mi sono fatto prestare la Uno Bianca di Borrelli per venire qui. Tra poco vi devo lasciare perchè alle 18 ho una merenda con Mancuso. Con l'Ulivo ho un rapporto di amore-olio.

Destra e sinistra: Certo la destra viene meglio perchè è naturalmente più dotata per suscitare le risate. E' come i carabinieri. Perchè si fanno tante barzellette sui carabinieri e nessuna sui poliziotti? Comunque mi sforzerò anche di sfottere la sinistra. Veltroni-D'Alema: Kennedy contro Molotov. Magari regge.

Il comunismo: Il comunismo viene da sè, anche senza Berlinguer. Il comunismo è come prima di farsi la prima sega: si viene a letto, da sè. Si fa: Dio bono, cosa mi è successo? Niente, o fanciullo, sei venuto. Quello che non funzionava, ora funziona. Ecco il comunismo. Così il popolo è come un ragazzo prima di farsi la prima sega. S'arriva la mattina da sè. Cosa è successo? Niente, o popolo, sei venuto. Quello che non funzionava, ora funziona.

Boniver: Lasciatemi abbracciare una rarità: un socialista ancora libero!

Andreotti: E' un personaggio edificante, che spinge il pubblico giovane a identificarsi in lui. Farci un film? Sembra che non ceda i diritti. Chiedete a Riina, dice.

Berlusconi: Il partito di Silvio l'ho inventato io. Ci avevano messo cinquant'anni a creare una classe politica di ladri, e Di Pietro in un mese li ha fatti fuori tutti. Bella roba, e noi comici chi si prende più in giro? Così, con Berlusconi, abbiamo deciso di rifare tutto daccapo. Magari ci metteremo sei anni, a ricreare una bella classe politica di ladri e di corrotti, ma poi noi comici torneremo finalmente a lavorare.

Fini: L'ho incontrato una volta sola. Fini non è una persona che si possa giudicare avendolo visto una volta sola. E io non ho intenzione di rivederlo.

Bossi: La lega è sacrosanta, a Catanzaro se ne sentiva il bisogno. E poi mi è bastato lo slogan: "La lega ce l'ha duro". Mi ha subito fatto capire la serietà del partito.

Un milione di posti di lavoro: Non è un caso che tutti si sono messi a fare i comici e così è uscito un milione di posti di lavoro.

Berlusconi: Fin da piccolo disse: "O divento presidente del Consiglio o niente". E' riuscito a diventare tutt'è due.

Berlinguer: Lo conoscevo bene, l'ho preso anche in braccio, era una persona che sprizzava roba buona.

Berlusconi: L'ho conosciuto: gli ho dato la mano, mi ha lasciato tutt'olio, è proprio unto dal Signore, è proprio una cosa tutta unta, gli si mette un po' d'aceto e di sale e viene un'insalata, con Berlusconi, ch'è una cosa eccezionale.

D'Alema e Veltroni: Secondo me sono comunisti. Io sono stato una volta a mangiare a casa loro. M'hanno detto: "Vieni Benigni, vieni che ceniamo coi bambini". Sono andato là e ho capito cosa intendevano. C'era un pentolone enorme, un bollito, mi sono messo a mangiare, ho preso un piedino io, una cosina, è proprio lo zoccolo duro. Ho detto: "Guardate che io non mangio più niente", poi sono andato a pigliare il digestivo da Fini, lui si è bevuto due bicchieri di olio di ricino, due manganellate a testa e ci siamo addormentati.
....
Roberto Benigni

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