CARISSIMI E GENTILISSIMI EDITORI

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4000 AFORISMI DI CARL WILLIAM BROWN ONLINE

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Qui di seguito riporto alcuni scritti che riguardano gli editori, e che sono stati oggetto o di lettere o di volantinaggio durante alcune manifestazioni, tipo il salone di Torino e via dicendo. E' chiaro che uno scrittore per essere letto e distribuito a livello nazionale ed internazionale ha bisogno degli editori, è tuttavia fondamentale mantenere nei confronti di questa importante categoria della nostra società un atteggiamento sempre critico e propositivo, perché per un autore questo significa in primo luogo fare il proprio dovere e in secondo luogo contribuire alla diffusione di una sana predisposizione dialettica e comunicativa. E' pur vero che non sempre la controparte ascolta, anche perché in genere è molto impegnata nella gestione aziendale e nel cercare di portare a casa, se possibile, dei buoni profitti. Tuttavia questa è una predisposizione un po' riduttiva per lo sviluppo o se preferite l'involuzione della nostra comunità, anche perché non tiene conto del valore delle opere, né tantomeno tiene conto della pluralità dei testi e degli artisti. Per tali ragioni C.W. Brown, anche in questo caso, vuole dire la sua e come al solito non potrà fare a meno di usare il suo stile fortemente divertente e provocatorio.


Anche sugli editori ne potremmo dire delle belle, e infatti con un po' di pazienza faremo anche questo, infatti uno scrittore che è contro tutto non poteva naturalmente essere a favore degli editori, si fa per dire naturalmente. Resta il fatto che lo stesso Goethe auspicava per questa categoria un inferno su misura e c'è chi si è spinto persino a dire che è più facile camminare con Gesù Cristo sulle acque che a fianco di un editore. Bompiani poi ha chiaramente affermato che un editore è più spesso fatto di difetti che di qualità. E potremmo continuare. Ma non è ancora giunto il momento. L'unica cosa che mi sta a cuore ribadire è che molto spesso gli editori snobbano i giovani talenti sconosciuti per privilegiare i grandi fessi conosciuti e questo ad indubbio vantaggio della stupidità e della loro liquidità. Gli editori si comportano insomma da perfetti imprenditori dell'imbecillità e non si preoccupano molto della più nobile e duratura qualità. Insomma la realtà è che gli editori non amano gli autori sconosciuti ed esordienti e molto spesso non si degnano nenache di dare una misera occhiata alle loro opere. Vi sono poi i famosi docenti e direttori editoriali che monopolizzano e sclerotizzano tutto l'ambiente culturale gettando ulteriormente legna sul fuoco, preferendo passare anche per incompetenti piuttosto che degnarsi di leggere qualche pagina dei nuovi autori. Vedi il caso di Emanuele Severino, grande filosofo, professore ed accademico dei Lincei che mi ha risposto che di scrittura aforistica non se ne intende e quindi non può esprimere un giudizio sulle mie opere; e allora io mi chiedo, visto che la scrittura aforistica è tipicamente filosofica, come avrà fatto a capire tutti quei filosofi che l'hanno coltivata, da Eraclito, Bacone, Pascal e Wittgenstein a Nieztsche, Adorno, Sgalambro, e tutti gli altri. Mistero della fede. O forse sono troppo occupati a scrivere i loro libri e quindi non hanno il tempo di leggere quelli degli altri. Peccato, arriverebbero nell'aldilà, più preparati. Comunque per fare un omaggio a chi la pensasse come me, riporterò qui di seguito due o tre mie lettere di risposta ad alcuni editori, anche per far vedere a tutti che in fondo in fondo non mi sono poi così antipatici!


Spett. Adelphi edizioni s.p.a.

Via S. Giovanni sul Muro 14 20121 Milano

                                                                                                                        Brescia, 29-9-97

Oggetto: precisazioni alla lettera inviatami dalla Vostra Casa Editrice in data 23-9-1997.

 

Carissima Adelphi Edizioni,

Nella mia lettera di presentazione precisavo che avrei mandato maggiori dettagli riguardo la mia produzione nel caso l’Editore li avesse richiesti, non ho scritto che volevo mandarvi in lettura il mio lavoro, anche perché di libri ne ho scritti parecchi, ma forse mi sono espresso male. (Lo scrittore è infatti colui che ha dei problemi con la lingua, diceva R. Barthes).

Comunque aggiungo solo che sono un autore vicino, per sentimenti e ideali, a Nietzsche, Shopenhauer, Cioran, Wittgenstein, Kraus, Lorenz, Butler, Swift, Heine, Severino e Canetti, scrittori che mi hanno insegnato molto e che sono stati tra l’altro pubblicati anche dalla vostra casa editrice.

Per questo vi ho inviato la mia modesta proposta, e per questo ringraziandoVi della solerte risposta mi riservo magari in futuro di inviarVi alcune pagine (una decina, scrivo apposta aforismi per venire incontro alla fretta della gente) della mia produzione, consapevole che anche se siete molto impegnati saprete trarre profitto dai consigli di A. Shopenhauer contenuti a pag. 43 del suo libro Sul mestiere dello scrittore e sullo stile. Adelphi edizioni, Milano, 1993.

Con stima Carl William Brown


Spett. Casa Editrice Einaudi

                                                                                              Brescia, 22-10-1997

Oggetto: chi non agevola le opere contro la stupidità, è chiaro che nella sublime divinità un orgoglioso alleato avrà.

Ho ricevuto la Vostra risposta di rifiuto alla mia proposta di pubblicazione e con essa il Vostro dispiacere per essere impossibilitati a non poterla prendere in considerazione. Non ne spiegate i motivi, anche perché sarebbe difficile reperirli, non conoscendo l’opera, ma posso comunque immaginarli. Eh, questa beata impotenza! Avete comunque tutta la mia solidarietà.

Del resto non mi dite niente di nuovo, se devo credere alle parole di un Vostro direttore generale, da vent’anni all’Einaudi, tale Piero Gelli, (non tutti si possono chiamare William Shakespeare) che già nel 1992 affermava sull’Indipendente: "Non ho mai pubblicato l’inedito di uno sconosciuto". Dunque tutto procede secondo le previsioni.

Vi è comunque un piccolo dettaglio e cioè che Carl William Brown non è proprio uno sconosciuto e lo sarà sempre meno col passar del tempo e con il diffondersi in rete dei suoi siti, dei suoi messaggi di posta elettronica, dei suoi volantini pubblicitari nelle scuole e nelle università, dei suoi piccoli annunci sui giornali e via dicendo. Ma questi sono comunque dettagli.

Tempo fa Voi avete pubblicato un piccolo libro Anche le Formiche nel loro piccolo si incazzano il quale ha avuto un ottimo successo, ecco io non mi incazzo mai, anzi sono un tranquillissimo umorista nichilista, uno che crede fermamente nel lavoro del prossimo, uno che con Riccardo II° combatte con parole docili fin quando il tempo non gli presti amici e gli amici spade soccorrevoli.

Non vi è nelle mie parole la benché minima vena polemica, anzi, scrivo soltanto queste brevi lettere di controrisposta per puro diletto e divertimento, ben consapevole che anche Moravia, Svevo, Proust, Tolstoj, Kipling, Byron e tanti altri, senza contare ovviamente quelli che grazie alle loro opere vennero purificati, hanno avuto dei problemi con il mondo dell’editoria, tanto che lo stesso Goethe auspicava persino che si creasse per il settore un inferno su misura.

Concludendo vi voglio fare i miei migliori auguri ed informarvi che ogni mia parola essendo sprecata contro il potere e l’autorità della stupidità, o, se preferite, contro la stupidità del potere e dell’autorità alla lunga troverà comunque un suo spazio, anche se minimo, del resto i virus ci hanno insegnato che anche le piccole entità, possono fare dei grossi danni. Per quanto riguarda poi il ritorno economico è chiaro che per un esponente della "Nuova Criminologia", un artista veggente e criminale alla Rimbaud, un filosofo, criminale dei criminali alla Nietzsche, che ha scritto persino degli aforismi rivoluzionari e criminali, non ci saranno problemi di sorta.

Con stima Carl William Brown


Spett. Casa Editrice Feltrinelli

                                                                                               Brescia, 14-10-1997

 

Oggetto: chi avendone la facoltà non favorisce le opere contro la stupidità si schiera necessariamente a fianco della tremenda divinità.

Gentile comitato di lettura,

Pensavo che un’opera vasta, diversificata e approfondita contro il potere, l’autorità e la stupidità, qual è la mia, fosse di un certo interesse per qualsiasi collana di qualsiasi casa editrice, ma evidentemente mi sbagliavo.

La stupidità e il potere infatti non sono sentite come entità negative contro cui lottare, infatti si vede anche dove ci stiamo dirigendo.

In ogni caso la mia ricerca e la mia lotta contro la banalità della vuota umanità continueranno, confortate dal parere favorevole degli "amici che non tradiscono" e che fanno sentire la loro voce anche attraverso i vostri testi. Nel frattempo magari le vostre "linee" diventeranno un po’ più "curve" e chissà!

Concludo consolandomi del fatto che è normale ricevere una risposta negativa da un editore, come fu e sarà normale per tanti altri, così come è normale giudicare un opera senza neanche conoscerla; per questo ho trovato interessante il saggio di A. Gruen la Follia della normalità, Feltrinelli, Milano, 1994.

AugurandoVi buone letture Vi porgo i miei più distinti e cordiali saluti.

Carl William Brown

Struggle against stupidity, if you can.

 

CONTINUA

 


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