SURREALISMO E DADAISMO

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N'en doutez pas, ce sont les ennemmis de l'ordre qui mettent en circulation ce philtre d'absolu. Ils le passent secrètement sous les yeux des gardiens, sous la forme de livres, de poèmes. Le prétext anodin de la littérature leur permet de vous donner à un prix défiant toute concurrence ce ferment mortel duquel il ste grand temps de généraliser l'usage..... Achetez, achetez la damnation de votre âme, vous allez enfin vous perdre, voici la machine à chavirer l'esprit. J'annonce au monde ce fait-divers de première grandeur : un nuoveau vice vient de naître, un vertige de plus est donné à l'homme : le surrealisme, fils de la frénésie et de l'hombre. Entrez, entrez, c'est ici que commencent les royaumes de l'instantané Aragon, le Paysan de Paris, 1924

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Il Surrealismo (To read the English version, with several aphorisms and articles) è un movimento letterario e artistico fiorito in Francia all'indomani del primo conflitto mondiale, ma la cui data ufficiale di nascita si situa nel 1924, anno in cui uscirono il primo Manifesto del surrealismo di André Breton e il primo numero della rivista La révolution surréaliste. Il nome voleva  esprimere appunto la voglia di tanti giovani talenti di creare qualcosa che fosse più reale della stessa realtà. Molti surrealisti furono assai colpiti dagli scritti di Sigmund Freud e dalle teorie secondo cui, quando il nostro autocontrollo è attenuato, prende il sopravvento in noi il fanciullo o il selvaggio. Fu quest'idea a indurre il surrealismo a proclamare che l'arte non può mai essere il prodotto della ragione pienamente desta. I surrealisti possono ammettere che la ragione ci possa dare la scienza, ma affermano che solo l'irrazionale può darci l'arte. Anche questa teoria non è nuova come parrebbe sulle prime. Gli antichi parlavano di poesia come "sacra follia" e scrittori romantici come Coleridge e De Quincey sperimentarono deliberatamente l'oppio e altre droghe per sopraffare la ragione e lasciare libero campo alla fantasia. Anche i surrealisti vanno alla ricerca di stati mentali in cui possa affiorare ciò che è profondamente sepolto nell'inconscio. Sono d'accordo con Klee che l'artista non può determinare la sua opera, ma deve lasciarla maturare da sola. A un estraneo il risultato può apparire sconcertante, ma, se mette da parte i pregiudizi e lascia libero gioco alla fantasia, può giungere a partecipare allo strano sogno dell'artista. Gli antecedenti “storici” del surrealismo sono identificabili nelle esperienze più esasperate del postromanticismo francese, soprattutto in Rimbaud e Lautréamont, cui si aggiunse, con peso capitale, l'opera di Alfred Jarry. Il precedente più prossimo rimane invece il dadaismo, molti dei cui esponenti (André Breton, Paul Eluard, Louis Aragon, Philippe Soupault) divennero figure di primo piano del movimento surrealista. Contemporaneamente al dadaismo uscirono in Francia alcune riviste di rottura, come Sic (1916), diretta da Pierre-Albert Birot, Nord-Sud (1917), fondata da Pierre Reverdy, e soprattutto Littérature, diretta dai già citati Aragon, Breton e Soupault. Anche Max Jacob, i cubisti, il futurismo italiano, con Marinetti, e soprattutto Apollinaire contribuirono alla nascita del surrealismo, su cui agì inoltre in maniera determinante l'influenza delle teorie di Freud e della filosofia di Bergson. Se il dadaismo mirava infatti alla totale eversione delle idee cui era ancorato il mondo borghese, il surrealismo si propose non solo di rovesciare un ordine ritenuto decrepito, ma di contribuire al fondamento di un'umanità nuova ricercando l'autenticità dell'uomo e delle cose nella loro essenza profonda, al di fuori delle regole razionali e degli schemi logici. Capo ufficiale del movimento, il cui obiettivo si configurò all'inizio come esplorazione dell'inconscio, fu Breton, attorno a cui si raccolsero, oltre ad Aragon e Soupault, Eluard, Jacques Baron, Robert Desnos, Benjamin Péret, Pierre de Massot, Max Morise, Pierre Unik, Roger Vitrac, Antonin Artaud, Joseph Delteil, François Gérard. Nel 1920 apparve la prima opera dichiaratamente surrealista, I campi magnetici, di Breton e Soupault in collaborazione, secondo un proclamato metodo di ricerca collettiva e spersonalizzata. Nel 1924 uscì il Manifesto, di Breton, in cui il surrealismo veniva definito “automatismo psichico puro, tramite il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero”. Nello stesso anno uscì il primo numero della rivista La révolution surréaliste, che incluse, oltre a testi automatici, descrizione di sogni, ecc., anche un'inchiesta sul suicidio e aspri attacchi contro esponenti della cultura ufficiale, come Claudel e Anatole France. La fondazione del movimento coincise con una precisa volontà d'impegno politico, fondata sulla coscienza che solo una radicale trasformazione della società poteva permettere l'attuazione della meditazione teorica surrealista. Di qui gli entusiasmi per Trotzkij e il comunismo da parte di Breton, che pur formulò forti riserve su un'adesione incondizionata al partito, la cui politica culturale si scontrava con la rivendicazione surrealista della libertà d'espressione. L'anno 1925 vide i surrealisti schierati contro la guerra del Marocco, mentre Pierre Naville, condirettore della Révolution surréaliste, decideva di abbandonare il movimento e di assumere la direzione di Clarté, rivista politica di aperta obbedienza comunista. A partire da questo periodo si avvicendarono le clamorose sconfessioni di Breton nei riguardi di alcuni rappresentanti del gruppo, colpevoli in generale di eccessiva sottomissione a partiti politici e di infedeltà ai princìpi del movimento. Si collocano in questo clima le esclusioni, intransigenti e accompagnate sempre da polemiche, di Artaud, di Soupault, di Desnos. Fu questo anche il periodo delle più convincenti realizzazioni. Nel 1928 apparvero, di Breton, Nadja e Il surrealismo e la pittura (ristampato nel 1946); di Aragon, il Trattato dello stile (che è in realtà una violenta requisitoria contro i miti letterari); mentre il surrealismo cominciava a imporsi sul piano internazionale anche in campo artistico e il regista Luis Buñuel ne realizzava la trasposizione cinematografica, assieme a S. Dalí, con il film Un chien andalou. Nel 1929 uscì il Secondo manifesto del surrealismo, ancora a firma di Breton, richiamo ai princìpi del movimento e insieme proposta e definizione di nuove ricerche. La seconda guerra mondiale disperse il gruppo. Benjamin Péret raggiunse il Messico, Breton gli Stati Uniti, dove pubblicò, nel 1942, Prolegomeni per un Terzo manifesto del surrealismo e no.
Nonostante la sua complessa evoluzione, che dagli iniziali scandagli dell'inconscio condusse a una precisa presa di posizione di tipo politico-sociale, è agevole individuare nel movimento surrealista la presenza di alcune costanti che ne garantiscono l'autenticità. In primo luogo, sul piano morale, la volontà d'un rinnovamento dell'uomo, fondata, dapprima, sulle scoperte di Freud e, in un secondo tempo, sulla teoria di Marx, e la coscienza che gli strumenti di tale rinnovamento possono, ma non necessariamente, essere quelli dell'arte. Di qui la costante preoccupazione di infrangere il dominio specifico della manifestazione artistica (cui corrispose l'uso di tecniche disparate riprese da altre attività o discipline), come, parallelamente, la subordinazione dell'arte alla sua funzione rinnovatrice, di cui l'eversione e la rottura non rappresentano che una fase di passaggio. Le forme di questo processo e di questa intenzionalità investirono naturalmente tutti i campi dell'arte (dalla letteratura al cinema, all'arte figurativa) e spaziarono dall'uso dell'umorismo, inteso come via di estraniamento dal reale, alla funzione del “meraviglioso” in quanto libera manifestazione dell'immaginario, alle tecniche oniriche, che permettevano di rompere la discriminante tra la realtà del sogno e quella obiettiva (grande importanza rivestì, in questo ambito, l'impiego della cosiddetta “scrittura automatica”), alla rivalutazione della follia considerata come sintesi di due realtà normalmente inconciliabili. Tutti questi modi miravano a restituire all'uomo la dimensione della sua primitiva purezza e innocenza, sottraendolo agli schemi oppressivi e deformanti della civiltà, per un recupero della sua più profonda verità interiore.

DADA E IL DADAISMO

Dadaismo o movimento Dada, movimento artistico e letterario, originatosi nel 1916, che prese denominazione dal termine francese dada (cavallo) appartenente al linguaggio infantile, scelto nel dizionario Larousse consultato a caso, in quanto privo di un serio significato.
Il movimento sorse simultaneamente a Zurigo, a New York e a Parigi, in piena guerra, come protesta di artisti (Tristan Tzara, Arp, Picabia, ecc.) contro l'assurdità universale: si proponeva di combattere la società, la cultura e l'arte tradizionali in nome dell'irrazionale, del caso, dell'intuizione. La fusione dei due gruppi di Zurigo e di New York avvenne nel 1918 a Losanna. Da Losanna il movimento dadaista si diffuse anche in Germania (con Max Ernst) e in Francia diede vita a numerose riviste, come Littérature di André Breton, fondata nel 1919, cui collaborarono, con Eluard, Arp e Max Ernst. I principali scrittori del dadaismo furono Tzara (Venticinque poesie, 1919; Sette manifesti Dada, 1924), Aragon (Moto perpetuo, 1920), Soupault (Rosa dei venti, 1920), Ribemont- Dessaignes, Eluard, Péret. Dopo aver affermato, con un anticonformismo spinto fino allo scandalo, la volontà di rimettere in discussione tutte le forme artistiche (realizzazione di poesie senza parole, papiers collés, oggetti assurdi), il movimento esaurì rapidamente lo slancio iniziale giungendo a forme di puro nichilismo artistico; dopo il 1920 confluì nel surrealismo o sfociò nell'azione rivoluzionaria. Picabia, Max Ernst, Marcel Duchamp e lo scultore Hans Arp furono gli artisti più rappresentativi del movimento: le loro opere sono caratterizzate da forme rudimentali, colori sobri, pitture con applicate citazioni poetiche e con materie estranee (legno, polvere d'oro e d'argento). Dicevamo appunto che lo scenario del coagularsi di Dada fu, tra la fine del 1915 e l'inizio del 1916, Zurigo: non a caso, e non senza conseguenze. La città svizzera era estranea al conflitto che s'era abbattuto sull'Europa ed ospitava, tra i molti fuoriusciti, anche poeti, scrittori, uomini di teatro, artisti contrari alla guerra e ad ogni modo non partecipi delle ideologie, "ideali" ed interessi ad essa sottesi, con conseguenze che implicitamente e trasversalmente carricano le loro opere e i loro gesti di significati politici, o almeno sociali, nel senso dell'opposizione alla società che il disastro aveva voluto e causato. Tra questa piccola folla eterogenea di intellettuali (c'era anche Lenin, che però nulla ha a che fare con i Dadaisti) il tedesco Hugo Ball (1886-1927), letterato e regista, apre il il 5 febbraio 1916 con l'amica Emmy Hennings (1885-1948), cantante e poetessa, il Cabaret Voltaire, dove Dada nasce e si esibisce. Vi si canta e danza, si suona, si fanno letture, anche simultanee, di poesia, si inscenano happenings; ed i pittori eseguono manifesti, maschere, decorazioni. Con Ball sono oltre al ricordato Richter, Tristan Tzara (1896-1963), rumeno di nascita ma scrittore di lingua francese; Marcel Janco (1895-), pittore e architetto rumeno; suo fratello Georges; Hans harp (1887-19669 e sua moglie Sophie Taeuber-Arp (1889-1943), pittrice; il medico e poeta Richard Huelsenbeck (1892-) Tristan Tzara pubblica nel 1918 il Manifesto, più propriamente ideologico che artistico, dove si esplicita che "Dada non significa nulla". I rivolgimenti succedutisi nel campo dell'arte nei pochi anni precedenti lo scoppio della grande guerra avevano come base comune l'esigenza di dare nuovi contenuti e nuove forme al messaggio estetico, anche attingendo a modi e tecniche inesplorati e non tadizionali; se la rottura con il passato era stata talora violenta e provocatoria, e se atteggiamenti troppo intelletualistici e individualistici avevano minato il messaggio tra artista e fruitore, pure non era mai stato messo in discussione il valoire dell'operazione estetica, mai negata la necessità di un'arte che fosse espressiva del presente, attraverso l'analisi razionale delle sue strutture, o l'interpretazione anche sentimentale dei suoi ritmi e delle sue cromie.
A fronte di tanto fervente sperimentalismo, di tanta ansia propositiva, si registra - in concomitanza con l'avvio del conflitto e poi sempre più quando si allarga e si fa più feroce - una posizione di radicale rifiuto di qualunque forma e di cultura e creazione artistica e anche di ogni comunicazione coerente, organica e ragionevole: quasi che lo scatenarsi irrazionale di odio bellico, l'impoverimento dei valori morali che esso testimoniava e lo scadimento della sostanza umana che presupponeva rendessero vano e inopportuno ogni tentativo di linguaggio. La nascita del dadaismo discende dall'atteggiamento nichilista, dissacratorio, estremamente riduttivo da parte degli artisti che rifiutano il concetto stesso di "creazione di opera d'arte" e propongono in sua vece l'assunzione e la scelta di banali oggetti quotidiani, privi di valore estetico in sé, ma caricati di una serie di valenze allusive, simboliche, concettuali anche grazie al titolo apposto dall'artista, che gioca sul doppio senso e su un'umoristica ambiguità. Affatto disinteressati alle qualità plastico-formali e anzi in aperta polemica con il formalismo puro dell'opera d'arte, i dadaisti riservano la loro attenzione al procedimento, all'azione polemica e provocatoria, al gesto paradossale che spiazza e decontestualizza l'oggetto, attribuendogli dei significati polivalenti. E' questa l'operazione di Marcel Duchamp, il quale non si è mai formalemnte riconosiuto come esponente del gruppo, che ha inaugurato ancora nel 1913-14 le mostre di ready made e si è messo in evidenza come uno degli artisti più intelligenti e provocatori del genere. Nasce l'arte concettuale. Il dadaismo si diffonde così in America grazie a Duchamp e in Europa gazie a Picabia fondatore del Dada spagnolo e compagno di Duchamp a New York, in germania grazie a Huelsenbeck e George Grosz, Otto Dix, Raoul Hausmann e John Heartfield; in Germania il dadaismo ha una spiccata vena polemica e si allea con la lega di Spartaco, che si esprime in collage e fotomontaggi di violenta denuncia sociale.

I   LIBERTINI

Il termine libertini è solitamente riferito agli appartenenti ad un movimento culturale che ebbe la sua massima diffusione in Francia nel secolo XVII. L'origine del termine è tuttavia più antica e risale alle sette del "libero spirito" sorte nel sec. XIII in Italia, Francia e Germania. Ispirandosi "all'età dello spirito" profetizzata da Gioacchino da Fiore, queste sette propugnavano un panteismo teorico e una pratica amoralistica che consentiva un totale edonismo degli istinti, in particolare sessuali. Altre sette di libertini si diffusero poi anche negli anni seguenti appunto in Europa. Mentre la tradizione orientale con le famose pratiche del kamasutra e tantriche non aveva naturalmente niente da imparare dagli occidentali, anche perché là il rituale erotico sessuale è sempre stato più curato e sofisticato. In occidente i libertini rinascimentali avevano in comune la tesi panteistica di uno spirito animatore del mondo presente in ogni cosa e la convinzione che la redenzione operata dal Cristo restituisce all'uomo la possibilità della purezza e dell'ingenuità adamitica originarie, donde la liceità, per i membri della setta, di ogni azione conforme al desiderio. Queste tradizioni si intrecciarono nel rinascimento col naturalismo di Telesio, Campanella, e Vanini, con l'ermetismo panteistico di Giordano Bruno, con la magia di cardano e l'atomismo di Epicuro. Era in parte una concezione della vita Oraziana, Lucreziana e quindi sostanzialmente materialistica. In riferimento a queste premesse culturali, alle quali si aggiunsero il materialismo e lo sperimentalismo di Bacon, di Hobbes, di Galielo, Keplero, Newton e altri, che si sviluppò il movimento dei libertini o "liberi pensatori" del seicento, i quali vanno considerati come un episodio rilevante della lotta per la difesa della ragione, in opposizione anche politica all'intolleranza del controriformismo cattolico allora in piena espansione. Vi partecipano filosofi, letterati, magistrati, uomini politici, i quali operarono per lo più nascostamente, dando vita a pubblicazioni anonime e clandestine e a riunioni private di circoli ristretti e aristocratici che miravano a influenzare i vertici del potere. Sono poi da considerarsi nella schiera dei libertini numerosi poeti francesi del '600, i quali in composizioni spesso non pubblicate esprimevano l'amore per la sincerità e l'avversione per l'ipocrisia, e la concezione edonistica della voita come ricerca della felicità attraverso le sensazioni e le emozioni. Le tesi più radicali del movimento libertino si trovano esposte nell'anonimo Theofrastus Redivivus, trattato conmposto intorno al 1660 e che si collega al De Tribus impostoribus medievale (attribuito a Federico II di Svevia, ma anch'esso anonimo). Dio non esiste; le religioni derivano dal timore superstizioso dei popoli e dalla consapevole impostura dei legislatori che se ne servono come instrumentum regni; l'uomo e' un animale con l'unica prerogativa di possedere la parola (e a ciò si riduce l'anima); l'azione dell'uomo è interamente mossa dall'edonismo pratico; da questo deriva la legge naturale che si traduce in legge sociale secondo il principio di non fare agli altri ciò che non si vuole sia fatto a sé. Il fenomeno del libertinismo, combattuto da Morsenne, Pascal e forse da Cartesio, è stato a lungo sottovalutato dagli storici. Negli studi più recenti esso appare come il tramite sotterraneo che collega strettamente il pensiero rinascimentale e l'ermetismo con gli aspetti irrazionalistici, mistico-umanitari, rivoluzionari e blasfemi dell'illuminismo, attualmente al centro dell'interesse storiografico. Inoltre il pensiero libertino, attraverso Fontenelle e Bayle, influì sull'aspetto più noto e razionale dell'illuminismo: dalle teorie liberali di Locke al deismo, alla scienza newtoniana, alla critica sociale, religiosa e politica di Voltaire e infine al materialismo di Helvétius d'Holbach, Diderot e altri.


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